From Giorgio Armani to the Renaissance” è il titolo della prima mostra monografica dedicata ad Aldo Fallai. Il 9 gennaio, Villa Bardini ha ufficialmente aperto le sue porte alle fotografie di questo artista, o se preferite, all’arte di questo fotografo.
Alla conferenza stampa, Sergio Givone, assessore alla cultura del Comune di Firenze, citando Platone e Marsilio Ficino, ha riportato alla memoria il grande interrogativo dei filosofi che si chiedevano come fosse possibile il mistero dell’immagine. Quest’ultima infatti unisce in sé il nuovo, che stupisce, e l’antico di cui si fa portatrice attiva, mai passiva. È l’archetipo a cui noi ci affidiamo e in cui ci perdiamo, fino a ritrovare nella dialettica dell’immagine la giusta definizione per l’opera di Aldo Fallai: l’èidos, l’idea, quell’immagine che può essere colta solo con gli occhi della mente. Aldo Fallai rompe l’ordine cronologico, in quanto la forma è per sempre e il tempo non ha valore. Gli scatti vengono così definiti “lampi nel buio”, rimangono eternamente anche se dopo il tuono apparentemente scompaiono.
Raffaello Napoleone, AD di Pitti Immagine, rivela l’inscindibile legame tra moda e fotografia e tra Aldo Fallai e Giorgio Armani in reciproco sostegno e ispirazione. Tutto questo è visibile a partire dai colori, come il celebre grigio Armani, ma allora naturale chiedersi: è Giorgio Armani che ha inventato Aldo Fallai, o è Aldo Fallai ad aver inventato Giorgio Armani?
Scrive Martina Corgnati: «Fallai, certamente, racconta una moda per gente che vive un’epoca in rapido cambiamento, devota a nuove divinità e a nuovi, diversi comportamenti, una “borghesia illuminata” che non rispetta le ritualità del passato e che, come dice lui, forse non è mai esistita, ma che costituiva il desiderio e l’aspirazione antropologica nell’Italia degli anni Ottanta». Questo era l’inizio, e l’arte si evolve. Nelle 180 fotografie presentate nella Villa Bardini è riscontrabile la veridicità dell’affermazione scritta poco sopra: Fallai rompe la gerarchia “sdoganando il maschile nella moda”, dice sempre la Corgnati, dando la sua interpretazione dei soggetti. La modella di Fallai non è una STAR ma è una DONNA, vera, poco superficiale – e io aggiungerei “celebrale” – protagonista della sua vita. Così come l’uomo che diventa un personaggio ambiguo, narcisista, finalmente un nuovo soggetto. Forse un ragazzo padre, sicuramente un uomo moderno, la cui immagine rispecchia le trasformazioni che la società proponeva: l’uomo è libero di essere tante cose, con o senza provocazione. Con un procedimento alla Man Ray, Aldo Fallai costruisce set fotografici in cui chiede una totale interazione col modello, in un gioco di creatività condiviso tra “attore” e “regista”, come li definisce Carlo Sisi, già direttore della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, parlando di questa “avventura dell’atelier”.
Dagli anni Ottanta poi, Fallai elabora e realizza l’idea di ricreare, nei suoi stessi ambienti fotografici, opere d’arte, “quelle che gli piacciono”: come la Deposizione di Santa Felicita che viene reinterpretata e rivisitata dallo stesso Fallai attraverso nuovi volti, modelle e modelli, che conservano le pose del Pontormo e colori vibranti, quasi irreali. Un’operazione alla Bill Viola che permette di dar voce e un corpo moderno a opere immortali. Nasce lo scatto d’arte di Fallai che colpisce per la sua teatralità e violenza, tacita. Nuova per un fotografo di moda, ma nota al mondo artistico: impossibile non ricordare l’attività di Carlo Fabre e il suo lavoro sul Cristo del Mantegna.
Nell’ultima sezione in mostra al Museo Bardini sono esposte 24 foto che rappresentano la messa in atto di questa tecnica artistica: in due soli giorni di lavoro sono stati realizzati scatti che raffigurano “nuovi” modelli (una stagista, un cameriere,…) che agiscono e interagiscono con le opere d’arte presenti nello stesso museo. Un’“action photography” oserei dire.
La creatività di Fallai si rivolge poi ai giovani: in Villa sono presenti anche primi piani dal taglio squadrato, memori della pittura del Quattrocento, che ritraggono gli allievi dell’Istituto Marangoni che ha coinvolto il fotografo in alcuni progetti ed esposizioni.

Ma indipendentemente dalle citazioni d’artista palesi ed evidenti, citate in questo mio pezzo oppure viste direttamente dal vostro occhio attento, aggiungerei che l’Arte in queste foto si respira. Vive. Sin dai piccoli e delicati dettagli delle prime immagini di Fallai è possibile vedere un delicato “sfumato”, quasi leonardesco, a volte anche un effetto da “non finito” michelangiolesco. Il creatore di queste opere afferma di avere una posizione ben precisa sul ritocco delle foto: o è assente, totalmente (l’imago portatrice di veritas), oppure è prepotentemente presente, creando così, a mio avviso, un’immagine-sogno: l’Idillio dell’occhio, il mio, il vostro. La pioggia che batte sul vetro non solo si vede ma si sente, vicina. La fotografia che vince il tempo e lo spazio, devota alla pittura ma che momentaneamente la vince.

In un mondo di immagini, scegliamo solo poesie per gli occhi…

#writeyousoon

Aldo Fallai

Villa Bardini

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Villa Bardini

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Per vedere le foto/opere di Aldo Fallai, accedi alla sezione GALLERY:
http://www.artmoodon.com/gallery/nggallery/amo-album/aldo-fallai-da-giorgio-armani-al-rinascimento/

Info:
Aldo Fallai
Da Giorgio Armani al Rinascimento
Fotografie 1975-2013
Villa Bardini e Museo Bardini
Firenze

Patrocinio: Camera Nazionale della Moda Italiana
Promozione e organizzazione: Comune di Firenze – Musei Civici
Collaborazioni: Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron, Oltre La Moda, Istituto Marangoni
Ideazione: Aldo Fallai, Luigi Salvioli, Marcella Antonini
Curatori: Martina Corgnati, Luigi Salvioli, Carlo Sisi, ha collaborato anche Antonella Nesi
Contributo: Linea Più
Catalogo: Edizioni Polistampa 

AMO link:

http://www.pittimmagine.com/corporate/fairs/uomo/events/2014/fallai.html
http://museicivicifiorentini.comune.fi.it/bardini
http://multimedia.quotidiano.net/?tipo=photo&media=89002#10
http://www.artmoodon.com/2014/01/tra-rock-e-bellezza-pitti-85/

 

I was wearing: coat: De Coths + shirt: Zara + jeans: Nvy + shoes: Jeffrey Campbell, + bag: Braccilini + sunglasses: Yves Saint Laurant