“Territori Instabili” riprende, ed io rientro da qui…

Paolo Cirio, artista concettuale, presenta in questa occasione la sua Loophole for all (Scappatoia per tutti). Intento salvifico dell’artista per tutti noi? No, so che però ci avete sperato! 

Paolo Cirio, unendo l’arte al digitale, critica i raggiri delle grandi aziende internazionali attraverso la pratica della “dislocazione della propria sede fiscale”, creando così gravi problemi a livello economico, statale, etc. L’artista cerca di indagare e allo stesso tempo di ricreare confini politico-sociali che sono andati perduti o che semplicemente sono, per così dire, “instabili”.

Eloisa Reverie Vezzosi, Paolo Cirio, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paolo Cirio, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paolo Cirio, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paolo Cirio, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paolo Cirio, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paolo Cirio, CCCStrozzina

Artista che ha superato fisicamente il maggior numero di confini geografici è Paulo Nazareth. A questi interessa “la fragilità e la precarietà della vita” e sensibilmente arriva a indagarla attraverso i suoi viaggi a piedi (noto è quello affrontato dall’artista dal Brasile a New York).
Nelle sue opere quello che più mi ha colpito e mi ha portato ad avvicinarmi con l’ascolto al suo vissuto è l’apparente paradossalità dei luoghi del suo fare arte. Ma se ci pensiamo bene è giusto così: l’opera artistica come riflessione e come scoperta di legami tra culture, uomini, storie e vite.

Eloisa Reverie Vezzosi, Paulo Nazareth, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paulo Nazareth, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paulo Nazareth, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Paulo Nazareth, CCCStrozzina

Kader Attia monta specchi come fossero colonne vertebrali: è questa la prima cosa che ho pensato. Ma ciascuno può riflettersi in essi e interpretarli a suo modo. L’artista crea opere eterogenee come esortazione al cosmopolitismo e all’assenza di “territori instabili”. Gli uomini infatti dopo guerre, dopo lotte e crisi sono sempre stati capaci di riunirsi e ricucire, di ricucirsi. Questo fa l’artista creando, con gli specchi, nuove immagini e nuove prospettive e, direi io, lasciando la parola all’uomo e alla sua coscienza.

Eloisa Reverie Vezzosi, Kader Attia, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Kader Attia, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Kader Attia, CCCStrozzina

Richard Mosse è l’artista che più degli altri mi ha portato in nuovi territori, superando i miei precari limiti e confini. Irlandese di nascita e sensibile alle difficili realtà dei conflitti politico-sociali, nel suo The Enclave tratta il tema della guerra tra il governo della Repubblica Democratica del Congo e gruppi di milizie locali per il controllo delle province del Nord e del Sud del Kivu.
L’artista si fa così portavoce, anzi porta-immagine, di questa realtà e di questa verità ma, ce le descrive usando un filtro diverso, una luce rosata quasi rossa (attraverso la tecnica dell’Aerochrome) che a tratti accompagna la crudezza e a volte la gioia, a tratti trasporta l’osservatore in un’atmosfera idillica e di festa, a volte lo lascia basito davanti allo spettacolo della natura altre volte ancora lo catapulta in un’anti-rêverie. Si percepisce il terrore, la paura e poi? Lo schermo si spegne, si riaccende e il “gioco” di colori ricomincia.

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

L’arte contemporanea rappresenta la vita, muta al mutare delle nostre esistenze e dei nostri cambiamenti. O così ci vuol far credere. Semplicemente potrei dire che noi e l’arte, l’arte e noi ci amalgamiamo a vicenda. Questa mostra, infatti, a mio parere, mette proprio in evidenza la vita: quella globale, generale, del mondo intero; ci coinvolge nella storia e nelle storie a noi contemporanee ma di cui noi magari ignoriamo l’esistenza. In questa sede l’arte, ancora una volta, si definisce universale nella sua particolarità e specificità di esperienze.

Il topico viaggio dell’artista appartiene anche al fruitore dell’arte che viene accompagnato al di là, lontano da limiti e confini perché entrambi, osservatori erranti, trovino ciò che magari non hanno cercato mai. Magris mi aveva insegnato questo, che “viaggiare non vuol dire soltanto andare dall’altra parte della frontiera, ma anche scoprire di essere sempre pure dall’altra parte” (L’infinito viaggiare).

Questa mostra ha colpito la mia sensibilità nel profondo, ma Stendhal può attendere…

Eloisa Reverie Vezzosi, CCCStrozzina

Eloisa Reverie Vezzosi, Richard Mosse, CCCStrozzina

Bookshop, Palazzo Strozzi, Eloisa Reverie Vezzosi

Bookshop, Palazzo Strozzi, Eloisa Reverie Vezzosi

Eloisa Reverie Vezzosi, Palazzo Strozzi

Eloisa Reverie Vezzosi, Palazzo Strozzi

 

“Territori instabili #parteprima” : http://www.artmoodon.com/2013/12/territori-instabili-parteprima/

Info:

Territori instabili. Confini e identità nell’arte contemporanea”

Centro di Cultura Contemporanea Strozzina, http://www.strozzina.org

Palazzo Strozzi, http://www.palazzostrozzi.org

Firenze

Visitabile fino al 19 gennaio 2014

Catalogo edito da Mandragora Firenze

 

Si ringraziano:

Fondazione Palazzo Strozzi, Ufficio stampa, Lavinia Rinaldi

il personale della mostra, in particolare Alessandra, Ester, Elisabetta.

 

Credits:

Styling: Federica Marchi e Eloisa Reverie Vezzosi

Photo: Benedetta Sani

Make up: Aurora Concato

I was wearing: Alberta Tanzini + shoes: Jeffrey Campbell