Pazza idea”, la mia, di visitare la Galleria del Costume di Palazzo Pitti indossando un lungo abito da sera Armani.

Pensiero stupendo” diventa, il mio, se in tale spazio sono presentate due mostre che col lungo abito da sera vanno a nozze: “Donne protagoniste del 900” e “Il cappello tra arte e stravaganza”.

«Potresti dirmi – chiese, a un mio compagno di classe, il professore di storia dell’arte il giorno dell’orale dell’esame di terza media – qual è l’ “oggetto” oggi più usato nelle pubblicità?». Il mio compagno di classe non rispose, ma la soluzione era ed è costantemente sotto gli occhi di tutti: la donna.

Quella presentata però a Palazzo Pitti non è la donna, così, tout court, circondata dal suo anonimo e quotidiano valore assoluto ma è la domina, cioè la signora della moda, la madre dell’eleganza, l’ispiratrice proprio del prodotto pubblicizzato sul corpo di una donna comune nei tre secondi di “fama” di una pubblicità.

Vado incontro così, spontaneamente, a Rosa Genoni, Eleonora Duse, Donna Franca Florio, Antonella Cannavò Florio, Maria Cumani Quasimodo, Anna Piaggi, Susan Nevelson, Cecilia Matteucci Lavarini, Lietta Cavalli, Anna Rontani, Patty Pravo, Flora Wiechmann Savioli, Angela Caputi.

Cammino, saluto, mi fermo ed “è subito sera”. Sera. Notte. Sogno. Immagino le “vite degli altri”, le loro vite, i loro mondi paralleli lontani dal mio. E così, rispettosa del significato profondo del mio nome, dialogo con ciascuna di queste donne.

Lentamente mi spoglio del mio abito e, con desiderio assoluto, indosso i loro.
Vesto d’arte, di memoria e di Moda.
Nessuno mi vede, questo è il mio “pensiero innocente”…
È il culto dell’abito, preghiera sincera…

Rosa Genoni, considerata l’ “ideatrice della moda italiana”, ha saputo accostare alla sua passione per la moda il suo costante impegno civile, dimostrandosi innovativa in entrambi i campi. Parigi le suggerisce proprio la necessità di dare nuove ispirazioni anche alle operaie italiane, come nella capitale francese erano le opere del Louvre e i manufatti del Museé des Arts Décoratifs a regalare doni di creatività.

La Divina, Eleonora Duse, mi mostra le opere d’arte di Fortuny create per lei e proprio per l’esigenza scenica della grande attrice. Marcano i movimenti, accompagnano la teatralità, enfatizzano l’arte della drammaticità. Il vestito crea stupore, mistero, magia.

Donne protagoniste del 900

Mi sono innamorata dell’abito da cerimonia di Donna Franca Florio. Famiglia celebre in Sicilia e celebrata anche nel Gattopardo di Tomasi di Lampedusa.
È l’universo elitario, alto, irraggiungibile, ovattato, delicato come questo meraviglioso vestito nero.

Ricami ricchi come la personalità di Antonella Cannavò Florio. È Schuberth, il couturier romano delle dive del cinema, a vestirla e a ricoprirla di gioielli di stoffa.
Maria Cumani Quasimodo donna attiva, mai sazia dell’arte. Ballerina, attrice, grande attrice, musa del marito ed essa stessa poetessa, grande poetessa. Era solita vestire la sua energia. Come una dea, più femminile della stessa Afrodite.

Susan Nevelson, da giovane modella insoddisfatta, mi rivela la sua vera passione: dipingere. La pittura è donna, così come donne, entità a se stanti, sono i suoi abiti in mostra. Fu Ken Scott, suo partner artistico, a realizzarli. Questi è stato “un vero e proprio terremoto, un visionario americano con uno strepitoso talento per la moda”, dice Kim Coston. Colori fluo, “psichedelici”, insegnava a indossare l’eccesso senza mai essere eccessivo e Susan ha rappresentato e rappresenta, sempre, la forza vitale del marchio.
È l’icona dell’iconico brand, ancora oggi e ancora domani.

La moda è il presente, la novità, è curiosità, ma al tempo stesso è conoscere il passato. Per chi ne possiede l’abilità, significa saperne intravedere quello che sarà domani”: sono parole di Cecilia Matteucci Lavarini, le sento avvicinandomi ai suoi abiti da sera, eclettici come la donna che li ha portati. Ha donato i suoi abiti alla Galleria del Costume. La sua collezione è storia della moda, è già leggenda dello stile, è il suo “autoritratto”, ormai divenuto pubblico, così che gli abiti scelti “potranno vivere per sempre ed essere ammirati, amati come io li amo”.

Lietta Cavalli costruisce pura arte di stoffa. Abiti che si mostrano e si rivelano pezzi unici d’autore. Nessun colore fluo, nessun eccesso, questi attirano lo sguardo per la loro raffinatezza quasi naturale. Sono arrivata a pensare: “Quegli abiti sono così e così dovevano essere”, come se Lietta Cavalli elaborasse opere in linea con i bisogni stessi che la stoffa ha di esprimersi. Aiuto reciproco tra creatore e creatura, di moda, di gusto, di arte, di idee e pensieri. Lei, figlia d’arte lo è davvero: madre pittrice e nonno celebre pittore, Giuseppe Rossi; e pensare che tutto questo l’avevo capito guardando i modelli esposti a Palazzo Pitti. Tutto quello che fa è pezzo unico e indimenticabile: la materia si fa vestito, si fa accessori, si fa oggetto d’arredo.

 È lo stile che ti riempie la vita, non solo l’armadio.

 Anna Rontani e i suoi abiti raccontano l’intensa e frenetica vita di una mondana donna dagli alti interessi intellettuali. Donna in voga, abiti in voga. Donna amante del viaggiare, tessitrice di libri e narratrice di mode. Potrei quasi dire che tutto quello che toccava diventava oro. Sicuramente ciò che le ha permesso di essere sempre se stessa sono state la curiosità e il suo essere “aperta al mondo”.

Donna haute couture, a partire dagli accessori: come lo sfavillante top da cocktail e la romantica sopragonna dolcemente rosa.

Patty Pravo è. Il concetto è chiaro a tutti. Donna icona senza alcun bisogno di presentazioni. Ha da sempre vestito musica, ha da sempre cantato originalità. E ditemi che non siete d’accordo con me, tanto per parafrasare un altro suo celebre pezzo.

Rappresenta l’Italia, e la nostra Arte nelle sue molteplici forme e declinazioni. Lei stessa è abile nel cambiare forma, nel tras-formarsi, reinventarsi. Gianni Versace, Gucci e Roberto Cavalli sono i creatori dei suoi “costumi di scena” donati dalla stessa cantante a Palazzo Pitti in occasione della mostra. Grandi nomi e grandi echi che si chiamano e si richiamano.
Patty Pravo sa stupire e l’allestimento realizzato per i suoi abiti alla Galleria del Costume è perfettamente in linea con il suo obbiettivo costante di far gridare “wow”.

Donne protagoniste del 900

L’excursus di gioie e gioielli termina con le opere-accessori di Flora Wiechmann Savioli e Angela Caputi che, in momenti diversi, hanno saputo rispondere alla domanda e all’esigenza della domina e non della donna. Gioielli come piccole sculture, fanno risplendere la pelle, illuminano l’anima. Hanno un’aurea intorno alla loro storia, alla loro bellezza, alla loro inavvicinabilità.

Moda è social art. Moda è dialogo.
Il vestito che parla col cappello, il cappello che ascolta l’abito.
Sono gli stili in costante comunicazione.
I cappelli presentati alla Galleria del Costume sono definiti stravaganti, e mai definizione fu più corretta…
È l’eccesso che fa l’arte?” Potreste pensare voi.
Non è detto – risponderei io – è semplicemente l’arte che ama la stravaganza”.

Così tra emittente e destinatario mi sono trovata in mezzo io.
Per una volta, ho fatto “la bambola” in stanze piene di manichini.
Una volta ancora, come tante, ho trasmesso le mie sensazioni provate in stanze piene di vite.
Queste donne sono immortali. Sono le dee pagane della nostra realtà. Sono muse. Sono memorie. Sono abiti che aspettano solo nuovi occhi a cui poter raccontare…

#musedARTE #musediMODA

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Donne protagoniste del 900

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

Il cappello tra arte e stravaganza

I was wearing:

first look: black dress: Armani + shoes: Miami’s black shoes
second look: taiwanese black and white dress + truosers: Gap + shoes: Just Cavalli

Credits:
Photo: Benedetta Sani

Info:
Galleria del costume di Palazzo Pitti, Firenze
Donne protagoniste del 900”, permanente
Il cappello tra arte e stravaganza”, fino al 18-05-2014

AMOlinks:
http://www.uffizi.firenze.it/it/mostre/mostra.php?t=52711ebdf1c3bce00c000096
http://www.uffizi.firenze.it/mostre/mostra.php?t=52971339f1c3bcac11000465