I viaggi hanno un loro inizio e una loro, naturale, fine. Qualsiasi tipo di viaggio. Tutti accomunati dallo stesso destino: prima la meta, poi il ritorno.

Domenica 16 febbraio, però, ho vissuto e conosciuto l’eccezione che conferma la regola.

È il viaggio di Milano, la moderna città eterna.

La Lab-tourism, col Patrocinio della Regione Lombardia,ha ideato il progetto di rappresentare Milano attraverso una mostra fotografica in movimento. Milanesi sono il mezzo scelto, lo storico “Tram 1794”, e l’eccezionale artista d’eccezione, Davide Mengacci.

La serata inaugurale è stata giovedì 13 febbraio. La mostra è terminata domenica 16 con una giornata dedicata ai bambini e il ricavato della vendita dei biglietti andrà in beneficenza al reparto pediatrico del Fatebenefratelli.

L’originale idea nasce da un sogno fatto nel 2011 dal giovane proprietario di Lab-tourism, Cristiano Merizzi, affidata poi, a partire dall’anno successivo, ad Alberto Moioli.

Milano è la città in continua evoluzione. Freneticamente ti attrae. Ti cattura e poi non ti libera più. Il viaggio inizia con la nascita della città e, come già accennato, si volge a una vita senza fine. È “La città che sale” di Boccioni fatta realtà, come giustamente ricorda il curatore della mostra.

Cresce, si alimenta e si dimostra immortale.
Questa esposizione su rotaie ne è la sintesi perfetta.

Il ritmo costante della vita milanese è frenetico. Senza pause. Senza distrazioni.
A Milano non si cammina, si corre. Un passo segue l’altro, incessantemente, non permette di osservare. Di guardare davvero. Si perdono così tutti i dettagli, gli angoli nascosti. Si lascia cadere la storia di Milano per andare avanti, illudendoci, lontano. Questa mostra si propone di recuperare il tempo perduto a correre bendati. Permette di conoscere la romantica storia in bianco e nero di Milano pur rimanendo attaccati al finestrino. Il contrasto tra il colore della città grigia, che marcia e mangia, e il bianco e nero della storia, che ancora vive.
Antitesi poetica.

Ecco perché il viaggio di Milano è qui perfettamente riassunto. Dalla sua nascita verso nuovi futuri, nuovi exploits, verso il 2015, la gloria dell’expo, e oltre.

È il dialogo costante e incessante tra storia e futuro.

Romantico è il periodo scelto per presentare la mostra, romantico è il tocco nelle fotografie dell’artista, romantico è il cielo dell’inverno milanese con i suoi intricati e ordinati fili dei tram.

Piazza del Castello ore 15:15. Una volta salita sul tram adibito a festa per celebrare la fantasia dei bambini, Alberto Moioli mi racconta meglio il progetto. Lo ascolto con estremo interesse, lo stesso che lui dimostra in tutto ciò che fa. Ha deciso di affidarsi alle fotografie di Davide Mengacci perché in lui vede Milano e nei suoi scatti vede la moderna tradizione della “città che sale”. Mi confessa così che già sapeva quali opere avrebbe esposto perché da tempo collabora con Mengacci, come dimostrano importanti iniziative quali ad esempio l’esposizione a Lissone (2006) e “Suggestioni della strada” a Palazzo Giureconsulti di Milano (2008).

Per Moioli l’arte non deve mai essere fine a se stessa. L’arte deve dimostrarsi un “pretesto per”: per far conoscere il territorio, la tradizione, per educare ma anche, e soprattutto, per aiutare. Così la fotografia di Mengacci è portatrice attiva e attenta della storia di Milano, la insegna al viaggiatore, e sa aiutare, salva la vita.

L’arte è maestra e medicina. Salvifica. Cura l’anima, la mente e il corpo.
L’arte è ricordo.
La mostra è stata inaugurata in memoria di Gabriele Basilico, celebre fotografo, scomparso il 13 febbraio di un anno fa. È con questa ricorrenza che il progetto ha avuto inizio e “in un certo senso – afferma Moioli – a lui la mostra viene dedicata”.

Accompagnano le immagini, didascalie mai banali. Sono letture di viaggio, oserei dire. Alberto Moioli ha scelto di raccontare Milano e le sue storie attraverso immagini e parole. Non ha aridamente riportato il nome, la data, l’autore, e le poche e sterili informazioni che solitamente leggiamo accanto alle opere. Ha descritto ciò che l’occhio vede e ha scritto la storia nascosta che la mente vuole conoscere. Ha raccontato il “dietro le quinte”. Io l’ho letto e adesso mi appartiene.

Osservando la terza fotografia (Parco Sempione – Ponte delle sirenette), ho scoperto così che: «“Il ponte delle Sirenette” -che negli anni ’30 scavalcava il Naviglio in via San Damiano”- è detto anche delle “sorelle Ghisini”, così soprannominato dai milanesi sin dagli anni ’40, in virtù del materiale con cui le statue che capeggiano all’ingresso del ponte sono state realizzate, la ghisa appunto. Le statue rappresentano due sirene che imbracciano simbolicamente un remo aprendo la strada al ponte che rappresenta il luogo d’eccellenza per gli innamorati di Milano».
Soffermandomi alla sesta fotografia ho conosciuto la storia dei “lavandai”: «Il Vicolo dei lavandai si trova in prossimità della darsena dei Navigli milanesi, uno dei luoghi più affascinanti di Milano. Si osservi come il Vicolo sia in realtà dedicato ai lavandai, non alle lavandaie, un particolare che non tutti conoscono e che nasce dal fatto che nell’800 questa occupazione maschile era addirittura oggetto di una confraternita. “Il fosset” era alimentato dalle acque del Naviglio Grande e la cassetta di legno, priva di uno dei lati corti nella quale i lavandai s’inginocchiavano per strofinare i panni senza schizzarsi le gambe lavandoli, si chiamava nel dialetto locale, il “brellin”. L’area mantiene tuttora grande fascino nonostante la scomparsa dei lavandai ed anche i termini d’allora ricorrono nelle insegne dei locali più caratteristici della zona».

12 foto. 12 angolazioni. È il ritratto di Milano.

Mi sono sempre definita una Milano-city lover, senza mai conoscerla davvero. Domenica ho potuto viverla e parlare con lei. Lei personificata. Lei persona.
Firenze-Milano è un’ora e quaranta di treno.
Milano-Milano è un viaggio che dura una vita.

Così chiedo curiosa al Maestro Mengacci: «Cosa mi può dire della sua Milano?»
E lui risponde pronto: «Milano è la mia città. Ci sono nato, vissuto e continuo a viverci. L’ho vista crescere attraverso l’obbiettivo. L’ho fotografata da tutta la vita, da quando avevo 18 anni fino ad oggi, senza fine».

#Milanooperadarte

Davide MengacciDavide Mengacci

Davide Mengacci

Davide Mengacci

Davide Mengacci

Lab-tourism for Kids

 

Cristiano Merizzi, Marinella Guglielmo, Alberto Moioli ed io

"La città che sale"

INFO
Lab-torusim: Cristiano Merizzi, titolare e Marinella Guglielmo, key account
Curatore della mostra: Alberto Moioli
Patrocino: Regione Lombardia
Main sponsor: Silvia Slitti Luxury Services, 3A Health Care, Map2App, Match Picture Italia, Progresso, Fondazione Vozza

Special thanks to:
Alberto Moioli
Cristiano Merizzi
Davide Mengacci

AMO links:
http://www.labtourism.net
https://itunes.apple.com/us/app/labtourism/id810978924?mt=8
http://www.youtube.com/watch?v=9L0i4tSxshY&list=UU8jfUtx5t9jn7iUj_kohONA&feature=c4-overview
http://foto.tevac.com/2008/04/28/suggestioni-della-strada-mostra-fotografica-di-davide-mengacci-a-milano/
http://www.comune.lissone.mb.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/1788

 

I was wearing: coat: Celyn B + golf: Stephanel + jeans: Nvy + shoes: Just Cavalli