Come l’oggetto si presenta, così è opera d’arte. Definizione immediata. Primo impatto. Questo è il ready made.

Esistono, oggi, nel mondo tante forme di e per essere ready to; c’è il ready to wear, il ready to eat, ready to touch,… Addirittura, spesso, ci illudiamo gridando (più o meno scherzosamente): “Io sono nato pronto!”. Infatti, da questo, siamo passati al: pronti a vincere, pronti – attenti – via, pronti a tutto, pronti anche a perdere.

Ho scoperto, però, una nuova frontiera artistica dell’essere “pronti”: è l’opera di Giovanni Bonaldi che io definisco, con convinzione estrema, ready poetry.

Una volta entrati nella Galleria Mudima, si percepisce una forte aurea di spiritualità: è la sacralità della poesia. Il rapporto primo tra significante e significato viene così venerato dall’artista, rispettato nella sua natura ed espresso nella sua interezza. L’obbiettivo a cui si volge Giovanni Bonaldi, però, come fa notare Arturo Schwarz nel catalogo edito da Mudima, è quello di educare, negando così la funzione puramente ispiratrice dell’arte.

L’arte non ci comunica solo la fede nella poesia ma è anche messa “al servizio di un’idea”.

Una volta entrata nella Galeria Mudima, ho avvertito subito echi di poesia. Il mistero dell’arte-simbolo che non si svela (del tutto) ma ti tenta. È tentatrice. Attenta.

E così ho partecipato in prima persona al gioco dei ruoli. Come in letteratura c’è l’emittente e il destinatario, il “dedicante” e il dedicatario, così nell’arte di Giovanni Bonaldi c’è l’opera e lo spettatore: vivono e si scoprono in simbiosi. Sintesi perfetta. Sentita compartecipazione.

La lingua madre dell’artista è il dialetto bergamasco, la lingua madre della sua arte è l’ebraico.

La strada di casa è nella val Serina, la strada della poesia è negli insegnamenti di Riccardo Barletta e nell’amicizia con Alda Merini.

Dal 1997 e dai consigli di Roberto Sanesi le lettere e i numeri, che Bonaldi inseriva nei suoi lavori, si sono avvicinati al mondo ebraico. C’è stata un’evoluzione verso una cultura di cui Giovanni si era e si è perdutamente innamorato. L’artista però ha sempre saputo mantenersi a giusta distanza, non cercando mai di “scrivere un commento alla Cabala ebraica ma soltanto di mandarci uno tzlil, un suono che evochi quanto ha sentito” (Jean Blancheart).

Come la poesia è fatta di euritmia, di eufonia, assonanze, rime, allitterazioni, onomatopee, così l’arte di Bonaldi è fatta di tzlil da lui provati, da lui espressi, da me, da noi percepiti.

Ecco allora: “Il dialogo tra Sapienza e Intelligenza”, “Il vento delle parole ripone l’anima di mio padre”, “Un sacco d’amore”, “Bellezza”, “Elegante per noi”, “Rivelazione”, “Sognare un’attesa”… questi sono alcuni titoli, esempi esemplificativi di una ready poetry che comincia dall’udito e arriva alla vista, ma che lì non si ferma.

È un’arte che cerca una praticità (intoccabile) con strumenti, sistemi alchemici quasi magici, “Strumento musicale solista per esecuzioni di silenzi in scala angelica”, “Macchina alchemica generativa”, “Struttura metafisica dialogante per la raccolta e la fabbricazione di forme ideative”; è un’arte che racchiude i sentimenti, le idee, le emozioni, le raccoglie e silenziosamente si fanno sacchi, sacchetti: non contengono banale sabbia, ma rinchiudono il fato, l’amore, il silenzio, il sogno…

È il simbolo che non lascia indifferenti e scuote echi nascosti.

Dobbiamo tutti cercali e cercarci un po’ di più…

Partiamo dall’arte, amica fidata…

 

#readyART #theartgirlisready

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Giovanni Bonaldi - Tzlil, Fondazione Mudima

Info:
Mudima – Fondazione per l’Arte Contemporanea
Giovanni Bonaldi – TZLIL
chiusura mostra il 28 febbraio 2014

AMO link:
http://www.mudima.net

Credits
Photo: Edoardo Comirato

I was wearing: dress: Liu Jo + foulard: Roberto Cavalli + shoes: Jeffrey Campbell