Chi dice donna, dice dono.
Dice giusto,
dice bello.

Chi dice donna, dice?

Per festeggiare insieme questo 8 marzo, ho pensato di rendervi partecipi di una riflessione, fatta da donne per le donne.

Ho deciso di porre il mio interrogativo a Sandra Landi, scrittrice e saggista italiana, attiva nel campo dell’antropologia culturale e delle scienze sociali. Specialista di storie di vita, in particolare di storie di donne, ha collaborato con le maggiori case editrici nazionali. Ha unito all’impegno nella scrittura, quello politico per il movimento femminile e giovanile. 

L’argomento centrale delle domande è il rapporto tra la donna e internet, e la sua ricerca di indipendenza attraverso l’arte (in genere).
 La donna ha affermato se stessa lottando contro la xenofobia maschile, contro la definizione di femmina, e ancora adesso cerca di difendersi dalla violenza che l’uomo le muove. Ma oggi come può la donna emanciparsi attraverso l’arte?
La tecnologia arma a doppio taglio può aiutare la donna a crearsi una sua indipendenza?
La letteratura è sempre stato considerato motivo di affermazione e liberazione della propria persona, ma oggi la parola ha ancora un valore forte? Oggi, in un mondo in cui vince un’appagamento visivo e in cui domina il culto dell’immagine, la parola ancora viene letta? 

Il problema è che la parola non viene letta in modo trasversale, la crisi della lettura riporta dati veramente impressionanti, anche se il numero delle lettrici supera di gran lunga quello dei lettori.
L’ibridazione feconda fra le varie arti resta un obiettivo prioritario, da qualsiasi parte si intenda muoversi.
L’esplorazione e la ricerca dell’inedito, del non detto, del non rappresentato, del non avvolto nella banalità del quotidiano, resta il compito prioritario di qualsiasi intellettuale.

A proposito della tecnologia, però, vorrei sottolineare come questa sia solo uno strumento da usare come tanti altri, ma nella consapevolezza che tutto questo mondo appartiene all’istantaneità, mentre tutto ciò che è cultura richiede lentezza e lunga durata. Ricordi l’edizione di Griseldascrittura dedicata alla Lentezza?

Ben venga tutto ciò che aiuta e alimenta la comunicazione, ma senza dimenticare che la pienezza di una comunicazione passa attraverso rapporti reali (fisici, corporei e quindi anche intellettuali ed erotici) fra persone, significa azione di scambio di munus, di doni che arricchiscono chi dà e chi riceve in un insieme, in un cum in cui ognuno è dono, in cui ognuno si arricchisce con la diversità dell’altro.

Anche l’indipendenza, se non ci si vuole accontentare dell’effimero, deve scaturire da una cultura dell’indipendenza. E questa non si costruisce sommando occasioni o momenti isolati o in un moltiplicarsi di strumenti, ma in un rapporto di senso che crea comunanza.

La vera cultura non può fare a meno dell’approfondimento, della fatica, del rigore.

Petrarca scriveva: “non voglio che il mio lettore si impadronisca senza fatica di ciò che non senza fatica io ho scritto”. E Calvino rinforzava: perché rinunciare alla perfezione? Perché vogliamo continuare a essere “nani sulle spalle dei giganti?”

La parola resta ancora fondamentale, ancora “pietra” come diceva Carlo Levi, pietra da scagliare e pietra per costruire.

Sandra Landi and I

Special thank to Sandra Landi