Eufonie, sinfonie, cacofonie.
Vetri rotti, rumore di onde, rumore del vento.
Rumore, silenzio.

L’HangarBicocca, fino al 20 luglio, ospita la prima personale italiana di Cildo Meireles: Installations.

Artista, conosciuto come uno dei pionieri dell’arte concettuale, arriva a Milano portando i suoi oggetti, i suoi simboli, le sue giustapposizioni, portando se stesso, portando la sua arte. 

Cildo Meireles è stato uno dei primi artisti brasiliani a partecipare a una mostra al MoMA di New York (1970), ma il primo ad aver avuto una mostra personale alla Tate Modern di Londra (2008).

Le parole chiave per capire le sue Installations sono, a mio avviso, quattro: Accumulo, Sinestesia, Simbolo, Spaesamento.

12 opere per capire il perché, 12 opere per conoscere Cildo Meireles.

Il lavoro artistico è fatto di quello che è e per quello che è”.

Per primo il Simbolo, per primo Cruizero do Sul.

Un cubo di piccole dimensioni che racchiude però un profondo significato: realizzato in legno di pino e legno di quercia, all’interno contiene, secondo le parole dell’artista, “un’immensa forza”. Per la tradizione india infatti lo sfregamento di questi due tipi di legno avrebbe prodotto per la prima volta il fuoco e così si sarebbe manifestata la divinità del tuono.

Resiste così la mitologia della cultura india dei Tupi sulla famelica tradizione europea che tutto ha mangiato, che tutto ha cercato di mutare, cancellando anche ciò che “edibile” non era.

Il potere simbolico di un oggetto indipendentemente dalle sue dimensioni.

Grandezza d’animo vince la grandezza di beni.

Sempre stato così in un mondo parallelo…

Reti da pesca, voile, vetro rinforzato, reti da bestiame, carta d’architettura, veneziane, recinzioni da giardino, cancelli di legno, sbarre di prigione, tralicci di legno, recinzioni di ferro, zanzariere, barriere di metallo, acquario, reti da tennis, pali di metallo, filo spinato, catene, reti da pollaio, barriere museali, corda, cellophane, vetro.

Questa lista è l’opera dell’artista.

Se il lavoro precedente era dimostrazione del “humiliminimalism”, neologismo inventato da Cildo per descrivere la sua interpretazione in chiave umile del minimalismo americano, questo rappresenta un Labirinto, questo rappresenta l’Accumulo.

Questo è Suono: il pavimento fatto di vetri rotti, sui quali lo spettatore attivo deve camminare, rappresenta la possibilità di superare le barriere, “Stai rompendo metaforicamente ogni pezzo di detriti, ogni proibizione od ostacolo”.

Cildo Meireles: Installations

I materiali usati sembrano di per sé trasparenti: la vista è libera, il corpo è fermo. Non si può muovere.

Al centro una palla di cellophane, simbolo e metafora della contrapposizione tra visibile e invisibile, superabile e insuperabile.

Al centro tra l’equivoco della visione, dello spazio e del corpo.

Per terza arriva la Sovrapposizione e Babele è la sua dimora.

Babel, infatti, è il titolo dell’installazione visiva costruita come una torre di apparecchi radiofonici e realizzata solo dopo undici anni di disegni preparatori. Sotto una luce blu, l’opera vive. Contemporaneamente, i canali radiofonici trasmessi dalle innumerevoli radio suonano, obbligando così il visitatore a unire l’orecchio all’occhio, a scoprire la molteplicità linguistica, a trovare la Torre di Babele.

Eureka, Expeso e Blindhotland sono tre parti della medesima opera: la terza. La “terra calda e cieca”, traduzione e neologismo di un elemento del lavoro artistico evoca l’umano concetto della cecità, la non percezione visiva, uditiva, di tatto, di esperienze.

La terra calda è quella del Brasile.
La malattia dei sensi è quella umana. 

Cildo ha realizzato sfere apparentemente identiche ma che in realtà, se toccate, rivelano pesi diversi.Scoperta e meraviglia. Suono di sorpresa, suono di sfere che cadono a terra.

L’artista offre un esercizio di sensibilità, di percezioni. Attivamente tocchiamo, sentiamo, vediamo. E ringraziamo.

Ho sempre ammirato Piero Manzoni, e dal 1992/1993, dopo che vidi una sua mostra a Parigi al Musée de la Ville, la mia ammirazione divenne più grande. Penso che sia uno dei più grandi artisti, e che abbia realizzato alcuni dei lavori più importanti del ventesimo secolo”.

Questa citazione spiega l’omaggio all’ideale maestro. Atlas: una fotografia che raccoglie testimonianza della performance nel parco di Herningin Danimarca, quanto Cildo salì e si pose a testa in giù sulla “Base magica” di Manzoni.

Cildo Meireles: Installations

La base del mondo divenne base d’artista, di nuovo e Cildo divenne opera originale, vivente e universale.

Circondata da un basso muro di 70.000 candele bianche, appare una tenda all’interno della quale il pavimento è ricoperto da uno strato di carbone, ed è circondata da un cimitero di ossa. Il rumore c’è: un martellante ronzio di sega elettrica accompagna lo sguardo che non riesce ad andare lontano. Olvido è: è Accumulazione prima di tutto, è Simbolo prima di tutti.

Mettendo da parte la critica di stampo post-colonialista contenuta al suo interno, concentriamoci sui materiali.

Cildo Meireles: Installations

Ossa, banconote e candele: metafora del potere materiale, spirituale e della tragedia, che è la storica, inevitabile ed eterna conseguenza della congiunzione delle prime due, parafrasando le parole dell’artista stesso.

Il senso del tatto dalla testa ai piedi.

Da sopra la testa a sotto i piedi.

L’installazione che ce lo regala è Amerikkka, esposta al pubblico per la prima volta nel 2013 al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid, in una mostra in parte coprodotta da Pirelli HangarBicocca.

Una forma: un rettangolo.
Due superfici: sotto i piedi 22.000 uova di legno, sopra la teste 55.000 proiettili di legno e ferro.

In mezzo, lo spettatore che si fa contenitore di soffitto e pavimento d’artista.
Cammina sull’incertezza, sospira sotto il pericolo.

E anche il “camminare sulle uova” si fa citazione d’artista.

Così come le due pareti, monocrome, sono dedica all’arte concettuale italiana di Piero Manzoni e ai suoi Achromes.

Tre “K”, come il Ku Klux Klan, 55 mila proiettili come la guerra, 22 mila uova come “l’uovo di Colombo”, come il detto popolare che contiene il personaggio simbolo dell’inizio dell’epoca coloniale.

Dal monocromo alla contaminazione.

Cinza è l’installazione composta da due spazi, da due colori. Il primo ambiente contiene un pavimento di gessetti bianchi, il secondo uno strato di carbone nero.

L’unione dà il coloro cenere, dà cinza, dà grigio.

Solo i passi degli osservatori possono sporcarsi e sporcare le opere. Passeggiatori e creatori di nuove tele. L’occhio si accorge solo del risultato, ma è il corpo a creare e completare l’opera d’arte.

Intravedo. Entravedo.
Opera d’arte. Sfida.
Una grande struttura orizzontale in legno, a forma di imbuto, contiene al lato opposto dell’apertura un ventilatore di aria calda. Lo spettatore entra dopo aver inghiottito due cubetti di ghiaccio, uno contenente sale e l’altro zucchero.

L’aria calda scioglie il ghiaccio, l’aria calda scioglie l’animo, l’orecchio, i sensi.
È una questione di stimoli. Sono stimoli, senza questione.
È sinestesia.

Per Pedro. Para Pedro: dedicata al figlio, ispirata dal figlio.
Due tende, una nera dipinta di bianco e una bianca dipinta di nero chiudono l’opera, circondano l’osservatore. I passi seguono e si susseguono sulla ghiaia che lentamente si frantuma. Frastuonosamente si rompe. Ciò che lo sguardo rincorre e il piede raggiunge è una fila di schermi televisivi senza segnale. Regalano un “effetto neve”, condividono un suono di assenze.

Fino a che non comparela scritta: “At a certain point stars and ants are the same”.
È il disorientamento. Sono qui ora e adesso ma dove sono ora e adesso, questo è quello che penso, questo quello che sento oltre al suono e al frastuono.

L’illusione ci attrae.
Abajudimostra la meraviglia così come Para Pedro aveva portato spaesamento.

Salgo le scale diretta verso la luce, verso il suono di gabbiani e colori limpidi da accarezzare.
Salgo le scale e mi sporgo fino a vedere il motore, l’anima della falsa manifestazione.

È una lanterna cinese in realtà. Non ci sono gabbiani, non c’è il mare e mai l’orizzonte. Ci sono invece quattro uomini che muovono la dinamo, che danno energia all’illusione.

Inizialmente l’idillio, alla fine la delusione.
Disillusione di luce e bellezza.
L’opera si illumina solo attraverso il lavoro umano, vero motore, vera energia di tutto ciò che ci circonda.

Cadute le certezze, le raccolto e giungo alla fine.

L’installazione Abajur usa il paradosso. Apparentemente il paesaggio mostrato è idilliaco, un mare bellissimo, un cielo perfetto, gabbiani e una nave, una situazione ispirata alle lampade asiatiche che girano. Ma il movimento e l’illuminazione vengono generati dal lavoro umano: ci sono quattro persone che azionano una dinamo. Penso che sia molto chiaro. E con Abajur ho pensato alla possibilità di avere una grande lampada che apparentemente mostra belle immagini, ma che in realtà è un chiaro riferimento a come la società sia costruita, sempre basata sullo sfruttamento del lavoro”.

Cildo Meireles: Installations

Dulcis in fundo, secondo me: Marhulo.
Un mare di libri mi accoglie e ripara il mio sguardo.
Una finta realtà: una stanza che raccoglie un pontile, un pontile che, stabile, raccoglie il mare, un mare ricco di onde.

Sono onde costituite da libri. I colori sono quelli del mare. Il rumore è quello del mare.
Ancora monocromia, ancora ready-made, ancora Fontana.
Sono squarci nel muro fatti di contenuti visibili.

Io amo il mare di libri. Io amo il suono delle onde del mare di libri.
Sottofondo di voci che ripetono la parola “mare” in ottantacinque lingue diverse.
Voci diverse.

Simboli diversi.

Mi piace usare materiali per quello che sono e per quello che simboleggiano”.

Ma l’orizzonte resta sempre lontano

Cildo Meireles: Installations

L’arte è un mezzo, un linguaggio che permette di partire da zero. Se tu hai un’idea sei sempre libero di partire da zero. Non devi pensare al risultato finale, puoi iniziare a muoverti verso qualsiasi direzione. E questo mi piace molto”.

Sono uscita da quella mostra spaesata.

Anzi non sono mai uscita.
Ho preferito tenere il disorientamento che Cildo Meireles mi aveva regalato.
Una volta donato, l’ho tenuto dentro di me.

Aspetto di conoscere ancora quell’orizzonte, aspetto di sentire ancora quei gabbiani, di correre ancora su vetri spezzati, di creare grigi con piedi che hanno percorso percorsi di uova sotto pareti di proiettili.

Vorrei sentire ancora quell’aria calda che mi appaga la testa e che mi raffredda il cuore.

Da quando ho incontrato l’arte di Cildo Meireles, vivo nell’attesa, curiosa di provare e trovare nuove fusioni delle percezioni dei sensi che non si limitino alla figura retorica di poesie su carta.

 

#ariacalda #ariadartista

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

Cildo Meireles: Installations

I was wearing: shirt and jeans: Zara + shoes: Roberto Cavalli

Credits: photo: Jessica Diplotti

INFO:
Cildo Meireles. Installations
Artista: Cildo Meireles
A cura di: Vicente Todolí
Periodo di mostra: dal 27 marzo al 20 luglio 2014
Partner: Eni
Luogo: HangarBicocca

AMO link:
http://www.hangarbicocca.org