Il titolo è filosofico,
il lavoro artistico è antropologico,
l’artista? È Christian Zucconi. 

Nella Galleria Bianca Maria Rizzi & Matthias Ritter di Milano, fino al 17 maggio, sarà possibile vedere il suo ultimo impegno artistico: la mostra dal titolo Leviathan, che raccoglie la sua ricerca estetica degli ultimi cinque anni.

Assolutamente vero il fatto che dalle opere si riesce a conoscere l’artista che le ha realizzate.
Assolutamente vero il fatto che queste rappresentano Christian e la sua ricerca di sé, che poi acquista un valore universale. 

Lo spazio espositivo è stato costruito e suddiviso come una cattedrale laica.
E il Leviathan si accompagna a un fortissimo senso di sacralità.
E il Leviathan indaga l‘Uomo con la U maiuscola, quella di Uomo Universale.

L’artista si fa così porta-voce e porta-immagine di «un’antropologia inedita. Un’iconologia dell’inquietudine e una filosofia per immagini e opere di carattere materialista e sensista. Potentemente e potenzialmente rivoluzionaria, con tutto il portato “diabolico” del termine “rivoluzione”. Diabolus in ecclesia».

Perché il Leviathan è la moltitudine unita in una sola persona.
Perché l’Uomo ha bisogno di capire che la sua identità è somma di molteplici identità, interviene l’arte di Chrisitan Zucconi a rivelare a ciascuno di noi che «Questo sei tu».

In un periodo di crisi e confusione politica, economica, religiosa, sociale e sessuale, l’Uomo è perso e, spaesato, si smarrisce nel bosco cittadino e nel caos delle false modernità.

L’Uomo ha bisogno di passare dal suo stato catatonico alla catarsi, purificazione e liberazione, e tutto questo avviene grazie “al rendersi conto che”, “al capire che”, grazie all’arte.

«La natura, ossia l’arte per mezzo della quale Dio ha fatto e governa il mondo, viene imitata dall’arte dell’uomo, oltre che in molte altre cose, anche nella capacità di produrre un animale artificiale. Infatti, poiché la vita non è altro che un movimento di membra, l’inizio del quale sta in qualche parte interna fondamentale, perché non potremmo affermare che tutti gli automi (macchine semoventi per mezzo di molle e ruote, come un orologio) possiedono una vita artificiale? Che cosa è infatti il cuore se non una molla e che cosa sono i nervi se non altrettante cinghie, e le articolazioni se non altrettante rotelle che trasmettono il movimento a tutto il corpo secondo l’intendimento dell’artefice? L’arte si spinge anche più avanti attraverso l’imitazione di quel prodotto razionale che è l’opera più eccellente della natura: l’uomo». Citazione da Thomas Hobbes, Leviatano o la materia, la forma e il potere di uno stato ecclesiastico e civile, il testo ispiratore di questa mostra.

La navata centrale di questa chiesa d’arte e pensieri contiene e custodisce una “teoria di tipi umani”: sullo sfondo di un caldo rosso pompeiano corpi freddi vestiti solo di cenere e con gli occhi bendati. Dialogo dell’opera col visitatore, colloquio di corpi e occhi: le immagini all’interno rappresentano figure-simboli di innocenza, all’esterno forti cambiamenti di genere che sono indice di un percorso di trasformazione non solo mentale ma anche sessuale. Non c’è pace tra i sensi.

Leviathan, Christian Zucconi

Leviathan, Christian Zucconi

Nell’ala sinistra c’è la Stanza della Riproduzione Mancata. Una Madonna del latte prosciugata nella sua femminilità, nuda non solo di abiti ma anche di corpo, una Venere priva della generosità di generare, ancora donna? Insieme a quest’opera la stessa sala racchiude una nascita, un “parto immondo”, e l’Action/Dogma, un trittico raffigurante non scene di martirio ma l’impossibilità dell’atto sessuale, una generazione spirituale non fisica né carnale.

Leviathan, Christian Zucconi

Nell’ala destra, la Stanza della Costrizione, è un “Cristo-che-non-s’è-fatto-Uomo-e-non-è-uomo” pronto a non accogliere i peccati del mondo.

Leviathan, Christian Zucconi

Pesanti sculture che non reggono il peso dell’Uomo-Umanità e che per il loro stesso peso soffocano se stesse.

Leviathan, Christian Zucconi

Utlima sala: l’abside, la Stanza dell’Identità, accoglie l’opera rappresentativa del Leviathan di Christian Zucconi. Una scultura priva di qualsiasi limite di genere, né femminile né maschile, né uomo né donna: una figura androgina con gli attributi femminili in cera chiusi da un osso.
La cera è l’elemento organico inserito nell’inflessibilità e durezza del travertino persiano.
In quanto organico è simbolo di morte, in quanto elemento di blocco e di non nascita è simbolo di morte.

Leviathan, Christian Zucconi

Poi c’è la pelle di pietra, l’habitus che si indossa come si indossa il corpo.
Rappresenta due braccia, due mani e un busto appese a un chiodo. È l’Uomo che cambia pelle? Oppure è l’Uomo che si spoglia del caos, del caso, della nascita e delle conformità?
Quello che è certo è che quest’opera è citazione d’artista, è ricordo di Michelangelo.

Leviathan, Christian Zucconi

L’arte di Christian Zucconi racconta l’unità di molteplici argomenti ed esseri. E lo fa con l’arte del video, della scultura, dell’immagine senza limiti di mezzo, genere, numero.
Lo fa con l’innovazione e con nuove tecniche di costruzione, come quella kenoclastica.

L’artista distrugge l’opera finita e la ricompone, evidenziando ed enfatizzando la ricostruzione di materia, corpo e vita dell’opera stessa. Si vede il filo di ferro che ha attraversato la pietra, si sente la violenza del gesto e si percepisce la sofferenza della scultura.
Ciascun’opera vive di vita propria e mostra e dimostra la mancanza di identità di oggi. 

Mentre è possibile riconoscere e definire i caratteri dell’Uomo del Rinascimento, oggi non è certamente possibile descrivere l’Uomo del Ventunesimo secolo.
Forse nemmeno esiste. 

Ecco la riflessione sull’attualità e sul presente che costantemente fugge e diventa futuro.
Dopo il maschile e il femminile, è nato il genere neutro. L’apparente inutilità della declinazione greca e latina muta e si trasforma in spiazzante realtà.

È la naturale reazione alla reciproca ricerca maschile e femminile dell’altro. Le due metà che si rincorrono a volte si fermano nella stessa persona. Si stabilizzano. E così c’è l’innesto “chirurgico” che la mano dell’artista rappresentato nel suo lavoro.

«Perché il mondo oggi è confusione – dice con un sorriso serio Christian – e la mia mostra è confusione». 

Avrei voluto iniziare l’articolo dicendo: questa mostra non vi piacerà!
Non per dare un giudizio critico ma per manifestare il mio apprezzamento di questo giovane e originale artista contemporaneo attraverso un complimento contro l’omologante etichetta sociale.
Perché il verbo “piacere” è sempre più abusato, mercificato, sfruttato, ha perso ogni suo primario valore di gioia e semplicità, e anche perché quest’arte non è fatta per piacere ma per “far piangere”, far spaventare, per allarmare. È il pugno nello stomaco che ti fa reagire…

In questo mondo di immagini e immagine, servono foto violente e d’impatto per colpire l’attenzione di occhi atrofizzati.

E per questo, Caro Chrisitan, ti ringrazio. 

Ho visto fermentare enormi stagni, reti
dove marcisce tra i giunchi un Leviatano!
Crolli d’acque in mezzo alle bonacce
e in lontananza, cateratte verso il baratro!
(Rimbaud, Le Bateau ivre

#leviathan #artecatartica

Leviathan, Christian Zucconi

Leviathan, Christian Zucconi

Christian Zucconi & I

Leviathan, Christian Zucconi

Leviathan, Christian Zucconi

I was wearing:
dress: KoraKor from MERRY GO ROUND, Milano (http://www.merrygoroundmi.it/merrygoroundmi.it/HOME.html)
shoes: JustCavalli

Credits:
photo: Denny Di Girolami
special thanks to Matthias Ritter and Cristina Doneddu

AMO links:
http://www.christianzucconi.it/home
http://www.galleriabiancamariarizzi.com
http://www.marieclaire.it/Attualita/Christian-Zucconi-mostra-Milano-Leviathan-Cenere