La mostra più attesa della primavera fiorentina,
la mostra più discussa, criticata, apprezzata,
la mostra che a Firenze è sulla bocca di tutti: Jackson Pollock, la figura della furia. 

Jackson Pollock, la figura della furia

In occasione del 450° anniversario della morte di Michelangelo Buonarroti, Firenze lo celebra accostando idealmente l’artista rinascimentale all’action paiting e agli schizzi giovanili di Jackson Pollock.
Firenze celebra così, per la prima volta, Jackson Pollock. 

«Quando […] mi è stato presentato il progetto di questa mostra mi sono stupito della sua apparente spericolatezza: accostare a un maestro del passato quale Michelangelo un artista contemporeneo che ha fatto dell’informe della scompostezza i suoi tratti di forza mi era parso un azzardo» scrive Sergio Givone, Assessore alla Cultura e alla Contemporaneità del Comune di Firenze, nel catalogo edito da Giunti.

La sede di questo artistico incontro è Palazzo Vecchio.
Superato il secondo piano e la grandiosa magia del Salone dei Cinquecento, è possibile scoprire il gioiello che il terzo piano incarna e rappresenta.

Salone dei Cinquecento

Nelle due stanze attigue e precedenti alla Sala del Mappamondo, infatti, due epoche storico-artistiche si uniscono e instaurano un originale dialogo con Palazzo della Signoria, con le sue mura affrescate, coi suoi soffitti a cassettoni decorati, con le opere e gli sguardi attenti a partire da quello del busto raffigurante Machiavelli.

La sede scelta, d’altronde, è il luogo della storia degli amanti dell’arte, dei cultori della bellezza.
Rappresenta Firenze.

La casa del Genio della Vittoria ospita il genio inventore del dripping e presenta oltre ai suoi sei “cruciali” disegni del Metropolitan Museum di New York, per la prima volta esposti in Italia, opere degli anni Trenta provenienti dalla Pollock Krasner Foundation di New York e dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; dipinti degli anni Quaranta dallo Stedelijk Museum di Amsterdam e dal Museum of Art di Tel Aviv. Fondamentale infine il dipinto Composition with Black Pouring della collezione Olnick-Spanu.

Già il titolo della mostra è simbolo di questa costruita unione e relazione.
Il nome è citazione dall’artista e teorico Giovanni Paolo Lomazzo. Questi utilizzò per primo l’espressione “furia della figura” per descrivere la “grazia e leggiadria” dei soggetti delle opere di scultori e pittori del suo tempo, nel «muoversi in un moto simile alla fiamma […] la quale è più atta al moto di tutte, perché ha il cono e la punta acuta con la quale par che voglia rompere l’aria ed ascender alla sua sfera».

Paradigma di questo assioma è il già citato marmo del Buonarroti, il Genio della Vittoria.
Paradigma di questo assioma sono le forme informi, i soggetti dell’arte di Pollock, sono le sue evocazioni e le sue fiamme d’arte, come The Flame del MOMA di New York.
Scrivo assioma e non postulato, poiché la dimostrazione grafica, fisica, materica è lampante. Evidente all’occhio e alla sensibilità di tutti.

Due taccuini, cinquantaquattro pagine totali.
La vita di Pollock dal 1937 al 1939 è riassunta lì.

Thomas Hart Benton, suo maestro, esortava gli allievi a studiare e riprodurre le opere di Signorelli, El Greco, Masaccio, Mantegna, Tintoretto, Michelangelo.
Allenare l’occhio al dettaglio rinascimentale e manierista.

Ma a Pollock questo non bastava. Come è scritto nei taccuini del Metropolitan Museum, l’artista sentì il bisogno di provare la pietra, il marmo, volle imparare a «scolpire come Michelangelo» e così si recò a New York.
Volle imparare a costruire forme prima di abbandonare i limiti e i confini di figure ben definite.

I sei disegni del Metropolitan sono schizzi, appunti, studi sull’opera di Michelangelo.
Guardando alla Cappella Sistina, realizza segni ricordanti La creazione di Adamo e due gnudi, citazione da figure collocate vicino a La Sibilla Libica e al Sacrificio di Noè. Realizza molteplici soggetti con pochi tratti e poco colore.
Sono appunti.
È interessato al gesto, al corpo, alla muscolatura, al movimento.
Appartengono agli anni giovanili.

Jackson Pollock, la figura della furia

La maturità porta cambiamento, evoluzione.

Nel 1947 Pollock realizza i primi drippings. Colori che cadono dal barattolo direttamente sulla tela. Puro astrattismo.
L’arte non è più solo attiva, l’arte è azione.

Jackson Pollock, la figura della furia

Come se la “fiamma” della grazia artistica cinquecentesca fosse mossa e animata e avesse continuato a bruciare. Non si fosse mai spenta. Come se il corpo michelangiolesco in continuo movimento, in una febbrile danza senza freni non si fosse limitato a manifestarsi nell’arte della velocità, come nella scultura futurista di Boccioni, ma fosse andata avanti fino a sfaldarsi, fino a rompersi. Fino a esplodere.

E la danza continua.
Nella stanza della Musica del Complesso di San Firenze, infatti, schermi multimediali coinvolgeranno lo spettatore direttamente nell’action painting, un’operazione che approvo perché riesce a colpire e a produrre curiosità nelle giovani menti ed emozione, sempre.

Se già Milano aveva svelato l’irascibilità di Pollock e dei suoi colleghi,
Firenze sceglie di mostrare le possibili origini e i segni di quella grande arte del XX secolo che nell’azione ha perso il segno e il disegno e ha abbracciato la casualità.
Dalla materia del marmo, alla materia del colore.
Dal caos di corpi della Centauromachia, al caos di cromie.

Pollock? Una furia, un irascibile genio.

 

#lafiguradellafuria #lartgirlaFirenze

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Jackson Pollock, la figura della furia

Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio

Palazzo Vecchio

I was wearing: jacket and skirt: Alberta Tanzini (http://www.albertatanzini.it) + shirt: Kontatto + shoes: Jeffrey Campbell + sunglasses: Spit Fire

Credits:
photo: Gianluca Cappellini (http://www.gianlucacappellini.it)
hairstyle: Tonib Parrucchieri

special thanks to Chiara Mallardi, Federica Marchi

AMOlinks:
http://museicivicifiorentini.comune.fi.it/palazzovecchio

INFO:
Dal 15 Aprile 2014 al 27 Luglio 2014
Palazzo Vecchio
Firenze
Curatori: Sergio Risaliti, Francesca Campana Comparini
Enti promotori: Comune di Firenze, MiBACT