«Il titolo è significativo», risponde così Fabrizio Garghetti, artista e presidente dell’Associazione Arte e Memoria del territorio.
Il titolo è evocativo, aggiungerei io.

All’ex Fornace di Milano, è stata infatti organizzata una mostra che si propone come un un momento collettivo e identitario dei cittadini delle “terre d’acqua”, per «festeggiare con l’arte, la musica, la danza, l’acqua della città di Milano e della sua pianura, gli abitanti di Milano e in particolare della zona 5 e 6 dei Navigli, gli organizzatori, tutti i visitatori che desiderano essere coinvolti in questa azione di riconoscimento in vista di Expo 2015».

È una colletiva di sei artisti: Giulia Alberti, Momò Calascibetta, Fabrizio Garghetti, Claus Joans, Stefano Zucchi e Cosimo Barna. Questi sono i nomi dei Vortici Rotanti. Lavorano e concentrano il loro operato sul territorio e nello specifico sull’acqua, con l’idea di produrre energia attraverso la loro arte attiva.

Così Fabrizio Garghetti espone trenta immagini fotografiche stampate su tela pittorica, che raccontano del paesaggio della risaia seguendo le tracce di Leonardo da Vinci alla Sforzesca di Vigevano, parlano delle conche del Naviglio Pavese, dei ponti in granito sul Naviglio Grande a Cuggiono e di tanto altro ancora.

Gillo Dorfles, Eloisa Reverie Vezzosi, Fabrizio Garghetti

Giulia Alberti presenta le sue sculture in vetro massiccio colato di Murano che rappresentano «la cristallizzazione di movimenti d’acqua incapsulati nelle strutture di arcaici manufatti idraulici», e le sculture-impronta, magistralmente descritte da Gillo Dorfles: «Giulia Alberti ha dato vita ad una serie di affascinanti ”bassorilievi” cartacei che ospitano le “impronte” che vi sono state impresse e che si estroflettono sulla grezza superficie rugosa, creando una rete di segni, di rilievi, di avvallamenti, che offrono all’insieme del contesto una loro lirica identità. Le grandi carte sono, dunque, gli equivalenti, tanto d’una pittura che d’una scultura, che vivono di “assenze” e che pertanto sono colme di magiche “presenze”». In mostra sono poi presenti: dieci sculture luminose di Claus Joans,«genio primordiale e totemico come un uomo di domani» secondo la descrizione di Philippe Daverio; cinque sculture di Stefano Zucchi, fatte della pietra che arriva dalle montagne del marmo di Candoglia e dal Lago Maggiore e dal fiume Ticino: lavorate dall’acqua, raccontano delle trasformazioni che lo scorrere dell’acqua impone a questo materiale, vincendone la forza e la rigidità; sette lavori artistici di Momò Calascibetta, e tre opere di Cosimo Barna. 

Sei artisti liberi come l’acqua.
«Questi sono i sei Robinson Crusoe, gli argonauti dell’arte».

Ho rivolto a Giulia Alberti un’unica e generale domanda per conoscere il diretto pensiero di un’impegnata artista. Cosa nasconde e, allo stesso tempo, cosa rivela questo progetto espositivo? Qual è la poetica di questa particolare unione artistica?

«L’obbiettivo principale della mostra è quello di promuovere il luogo. L’ex Fornace infatti è luogo d’acqua e, rimanendo sempre in linea su questa tematica, dovrebbe riprendere anch’esso vita. In virtù della sua posizione nel cuore di Milano, questa evoca il tema dell’acqua e importanti temi internazionali come quello dell’Expo 2015. Il secondo obbiettivo è quello di mettere insieme opere diverse tra loro di sei artisti molto differenti che però hanno un elemento in comune: l’attenzione all’energia e al movimento. Non solo dell’acqua ma anche l’energia che muove l’universo. Il nome del gruppo, infatti, è Vortici Rotanti, termine che deriva dal linguaggio scientifico e dalle definizione di “masse vorticose rotanti”. Ognuno di questi artisti lavora con il fine di creare energia col proprio loro lavoro: per produrla e non soltanto per usarla come soggetto.

Riguardo alle mie opere, prima col vetro cercavo di ricreare il movimento dell’acqua poi una radioestesista ha misurato l’energia dei miei lavori e mi ha detto che c’era energia astronomica. Da quel momento ho cominciato a lavorare in modo diverso con il fine di produrre energia positiva sempre in contatto col contesto. MI piacerebbe realizzare mostre nella natura, però non nei giardini ma negli orti, dove c’è la vera nascita e crescita dell’alimentazione.

Infine, il terzo obbiettivo de L’acqua di Leonardo, l’oro di Milano è entrare in relazione con l’ambiente circostante. La popolazione milanese e, nello specifico, quella del quartiere del Naviglio Pavese, è abbastanza parcellizzata; è necessario quindi creare un luogo e un momento di incontro e di informazione. In questa zona, tutte le attività si concentrano di notte e soprattutto l’attenzione maggiore è rivolta al Naviglio Grande perché è un luogo più vivo anche commercialmente. Sentiamo il bisogno, non solo noi artisti ma anche molti commercianti, imprenditori e cittadini, di fare qualcosa di concreto che si concretizzerà a partire dal prossimo anno. Milano è una città difficile per comunicare: c’è troppa offerta e poco ascolto. 

Durante il periodo di apertura della mostra, sono state organizzate molte iniziative: è stato promosso convegno, “Città e Acqua nell’età moderna: un conflitto irrisolto”; è stata poi realizzata una performance di danza, “La grande lemniscata, l’acqua si rigenera”, con Gia Van den Akker riprendendo il tema della danza indiana e della musica attraverso gli strumenti tipici; poi sono stati organizzati i laboratori per bambini che dovevano creare oggetti galleggianti.

L’importante di questa ricerca sta nel riuscire a unire cose che hanno un’attrazione reciproca, come delle molecole che si attraggono e si legano insieme.

La mostra chiuderà il 21 di maggio ma la ricerca di luoghi e l’evoluzione di progetti continua».

 

#lorodiMilano #arteenergia

L'acqua di Leonardo, l'oro di Milano

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L'acqua di Leonardo, l'oro di Milano

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L'acqua di Leonardo, l'oro di Milano

L'acqua di Leonardo, l'oro di Milano

L'acqua di Leonardo, l'oro di Milano

I was wearing: shirt: Danity + trousers: Le Poéme + shoes: Temy

INFO:
ex Fornace
Alzaia Naviglio Pavese 16, Milano 

AMOlink:
http://www.artememoria.it/Arte-Memoria/Home.html