In breve, l’articolo riguardante il Museo del “Secolo breve”.

Firenze, giugno 2014, nasce ufficialmente il Museo del 900.
La sede è Lo Spedale delle Leopoldine, che si affaccia sulla piazza di Santa Maria Novella. Nato nel XIII secolo, il complesso ha da sempre svolto un’attività di aiuto alla comunità: prima ricovero per pellegrini, in seguito, sotto il Granduca Ferdinando I, per i convalescenti, destinato poi da Leopoldo di Lorena alle Scuole Leopoldine che dovevano istruire le fanciulle povere e, infine, dal 23 giugno 2014, luogo di educazione all’Arte del 900 come ideale culla culturale del XXI secolo.

Dopo quasi cinquant’anni di lavori, proposte e progetti e dopo il restauro cominciato nel 1994, finalmente il desiderio contrastato di tanti artisti e intellettuali fiorentini si è concretizzato e ha trovato una propria sede fissa. In mostra sono esposte opere che provengono in parte dalle collezioni del Comune, in parte sono prestiti concessi in comodato da artisti, collezionisti e altri Enti. In seguito all’alluvione del 1966, Carlo Ludovico Ragghianti aveva lanciato un appello per la costituzione di un Museo Internazionale di Arte Contemporanea che facesse diventare Firenze il “centro di vita artistica contemporanea”.

Il MIAC avrebbe dovuto rappresentare l’ideale riscatto della città, la cura e l’antidoto alle sofferenze e alle ferite che l’alluvione aveva inferto al patrimonio artistico.
Il primo nucleo della collezione nacque grazie a duecento artisti che risposero all’invito di Ragghianti e venne esposto per la prima volta nella mostra Gli Artisti per Firenze, inaugurata nel febbraio del 1967 a Palazzo Vecchio.

Cosa si chiede a un Museo nel 2014?

Risponderò con le parole del critico, dicendo che è necessario realizzare «un centro di conoscenza e di esperienza affidato non soltanto all’esposizione passiva delle opere ma al movimento vivente dell’arte e della cultura, alla partecipazione degli artisti e della critica, allo scambio col pubblico».

Ordinato in senso cronologico, tematico e interdisciplinare, in un percorso che affianca alle opere postazioni multimediali, dispositivi sonori e sale video, il Museo è composto da 300 opere in 15 ambienti.

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

La visita comincia al primo piano con le opere in comodato che riguardano “l’eccezionale fervore” dell’arte fiorentina in un arco temporale compreso tra la fine del secolo e i primi anni Sessanta, a questa sezione seguono le collezioni civiche, una saletta dedicata al Maggio Musicale Fiorentino, e una piccola parentesi di accenni sulla Moda. Il percorso continua al secondo piano, interamente dedicato all’esposizione a rotazione della collezione di Alberto Della Ragione, e termina “in altana” con una sala cinema dove viene proiettato un lungometraggio, prodotto con Mediateca Regionele Toscana, formato dai cut-up tratti dai più importanti film del Novecento girati a Firenze.

Non si tratta più solo di musica, poesia, architettura, moda, cinema, collezionismo, arte.
Col Museo del 900 si parla dell’Arte in continuo movimento, non dell’arte per l’arte ma dell’arte per tante cose e tanti fini, prima tra tutti la società, si parla di ricerche musicali, a partire dall’associazione Vita Musicale Contemporanea di Pietro Grossi e Giuseppe Chiari, di poesia visiva, a partire dal Gruppo 70, di architettura radicale, come l’esordio della mostra Superarchitettura di Archizoom e Superstudio, di film d’artista, come la rassegna La Mano dell’Occhio curata da Andrea Granchi, del mettere in mostra la moda, quella vera, artigianale e sartoriale, come dimostra la nascita di Pitti, e di un nuovo modo di intendere il teatro, basato sull’integrazione tra dimensione performativa e arti visive, come dimostra la nascita del Maggio Musicale Fiorentino.

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Si tratta di contaminazioni.
Di un continuo panta rei dell’arte e delle arti, come se un moderno Eraclito ci rivelasse che non si può entrare due volte nella stessa arte.

E così accanto al linguaggio minimale di Catelani, De Lorenzo e Guaita, i tre artisti che rappresentano Firenze alla Biennale di Venezia del 1988, è posta la galleria Schema, fondata da Alberto Moretti, Raul Dominguez e Roberto Cesaroni, un progetto rivoluzionario, pienamente controcorrente e di sperimentazione, sede per le tendenza artistiche neo-concettuali. Contemporaneamente, insieme al collettivo Zona non profit art space si diffonde l’idea dell’artista come “produttore culturale all’interno della società”, il singolo si immerge nella collettività e si creano “ponti tra l’arte” e le arti, e l’opera diventa un “vettore di infiltrazione del reale” e delle varie realtà.

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Non solo installazioni ma veri e propri interventi ambientali sono posti nel loggiato rinascimentale del Museo. Dalle influenze dell’Arte Povera, del Minimalismo, della Land Art e della Body Art, alle opere, che coinvolgono lo spazio, di Paolo Masi, Maurizio Nannucci, Marco Bagnoli e Remo Salvadori. Se il Two in one di Marco Bagnoli riflette sulla dualità di linguaggio visione ed esistenza attraverso il riflesso e l’inversione dei rapporti spaziali e percettivi, Salvadori indaga le opposizioni percepite nello stesso istante col suo Nel momento, un titolo che allude a un tempo più ampio che coinvolge insieme la creazione e la fruizione dell’opera, il processo creativo e quello di osservazione.

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Nei primi anni Sessanta, mentre a Venezia trionfa la Pop Art e a Genova l’Arte Povera, a Firenze nasce la Poesia Visiva, viene istituita la prima cattedra di musica elettronica e cominciano ad affermarsi gli architetti radicali. Negli anni del boom tecnologico, della crescita consumistica e dello sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa, gli esponenti della Poesia Visiva cercavano di realizzare una vera e propria “guerriglia semiologica”, usando gli stessi codici della comunicazione di massa per elaborare messaggi estetici e sociali.

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Il Museo del 900 presenta allora, accanto ad artisti come De Chirico e Depero i maestri fiorentini che, partiti alcuni dagli studi all’Accademia delle Belle Arti, sono diventati grandi, come Roberto Barni, Sandro Chia, Andrea Granchi, Renato Ranaldi e Remo Salvadori.

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Art is to say”, afferma vaga l’opera di Giuseppe Chiari, collezione Carlo Palli.
L’arte diceva allora molte cose, parodiava il consumismo volgendolo all’educazione sensibile; ma anche superava il buon design, il razionalismo, la funzionalità pratica e borghese per farsi utopia sociale; e come tutto poteva essere Lei, tutto poteva essere architettura. Non parlava di forme uniche ma di forme continue nell’unicità dello spazio, modificando il titolo dell’opera di Boccioni.

L’arte diceva dell’arte che tutto era arte.
Perché non colpita dal morbo social, era liberamente immersa nel bel fermento dell’essere sociale: ricercava tutte le arti per trasformarsi sempre in qualcosa di nuovo.

E Firenze era il centro di importanti rivoluzioni.

«E cosa pensi di questo nuovo Museo del 900?», questa è la domanda che mi è stata posta da Massimo Pacifico per l’intervista per Barnum Review.
«Ritengo sia un buon punto di partenza per parlare del Novecento qui a Firenze», questa la mia risposta.

Museo del 900, Firenze, The Artgirl for Barnum Review

Vorrei inoltre aggiungere di aver particolarmente apprezzato il confronto tra la sede rinascimentale scelta per ospitare l’opera moderna e novecentesca. Amo i confronti e i contrasti armonici e questo rapporto di epoche differenti si rivela un interessante dialogo.
Soprattutto e dopo tutto, confesso di essermi commossa nel rivedere l’opera del grande Alberto Moretti, maestro e personaggio di spicco di creatività e magica rivoluzione artistica, nonché mio padrino, che ci ha lasciato ormai poco più di due anni fa.

Questo articolo lo dedico a lui.

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl 

#devotaallartedelNovecento #followtheartgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

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Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

Museo del 900, Firenze, by The Artgirl

I was wearing: jacket: Max Mara + dress: Just Cavalli + shoes: Jeffrey Campbell + bag: Melluso

Credits: photo: A&A

 

AMOlinks:
http://www.musefirenze.it
http://www.barnum-review.com/museo-novecento-florence-opening/