New York 59esima strada, 1976, avrei voluto essere presente anch’io.
Proprio in quell’anno e in quel luogo, nasceva il nuovo store di Elio Fiorucci, disegnato da Ettore Sottsass, Andrea Branzi e Franco Marabelli. Era un tempio moderno della moda e dell’arte, punto di riferimento delle comunità intellettuali newyorchesi e che sarebbe diventato il luogo del cuore di Andy Warhol.

Questo non era l’inizio. Questa era una delle tante manifestazioni e celebrazioni dell’arte di Elio Fiorucci, maestro di novità.

La storia di Elio Fiorucci è storia.
Gli esperti e gli innamorati di moda la conoscono, gli esperti e gli innamorati d’arte la conoscono, i non esperti e gli innamorati la conoscono.

Ho incontrato il Maestro in un assolato pomeriggio di giugno. Ero sulla porta di ingresso e stavo chiudendo una telefonata di affetti, quando all’improvviso mi è apparso, e con un gentile sorriso mi ha detto che mi aspettava nel suo ufficio. E mi ha lanciato un bacio.
«Vedi – ha aggiunto, una volta accomodati nel suo studio – io saluto tutti così. Essere gentili con gli altri può solo regalare un sereno inizio di giornata. È bello. E io amo rendere felici gli altri».
Mi chiede di raccontargli di me mentre i miei occhi vagano nel suo ufficio, un colorato e magico luna park.

Confermo: Milano Galleria Passarella, 1967, avrei voluto essere presente anch’io.

D: L’immagine è fondamentale. Avere un logo, avere un elemento di riconoscimento su cui costruire un brand, una collezione o semplicemente noi stessi è considerato obbiettivo primario. Lei come riassumerebbe la sua vita attraverso i suoi simboli?

R: «Le cose non nascono mai per caso, nascono per un caso che, solitamente, è molto interessante. E adesso ti racconterò l’origine dei miei Angioletti e della Love Therapy.
Io sono nato in una casa di atei. I miei genitori mi hanno spiegato che noi uomini siamo figli di un mistero cosmico, tutti nasciamo da un seme e, così come l’uomo, anche gli animali e le piante; il seme dell’elefante come il seme della mosca.

Io mi sono sempre interrogato su questo mistero. E mi è stato detto che le religioni sono un modo che gli uomini usano per darsi risposte. In Italia si è cattolici, in Germania protestanti, in India Indù, e così via.

Allora mi sono dato una personale risposta alle domande esistenziali dell’uomo. Noi tutti siamo animali, viviamo e ci riproduciamo come animali ma abbiamo la presunzione di essere animali sapienti, quando in realtà siamo solo vanitosi e furbi, e in più diciamo di essere figli prediletti di Dio. E temo che questo possa essere un insulto al creatore che non ha fatto nulla per dire che noi siamo prediletti. La realtà, come ho già detto, è che noi siamo furbi!

Io sono molto incuriosito dal fatto che l’uomo si sia dato una scappatoia per non pensare a tutto questo e per poter dire semplicemente che tutto dipende da Dio, che ci fa nascere e morire. Ma se un uomo è un pensatore, allora si interroga e si pone delle domande.

Il mantenere “la bottega” si basa sul controllo della fragilità della persone: è un grande business. Dominare il prossimo se è a fin di bene è utile, altrimenti è un’operazione cattiva, e a volte anche la Chiesa ha lavorato non a fin di bene ma per il proprio utile.

Io non condanno la Chiesa, ma condanno quelli che non fanno il loro dovere. Mi piacerebbe che si aprisse un dibattito su questo! E anche la Chiesa dovrebbe avere il coraggio di aprirsi di più!

Sono più di 2000 anni che Dio non si fa vedere! Io ho un sogno ricorrente, vedo Dio accanto a Papa Francesco, il Papa Buono, che lo prende a braccetto e dice: “Adesso andiamo verso il popolo!”.

I due Angioletti, rielaborati da Italo Lupi, sono nati così: quando ho aperto il mio negozio, volevo spiegare alla gente che il mio store non era nato per puro commercio ma che alla sua base vi era una sorta di spiritualità. 

Volevo instaurare uno stretto rapporto con le persone, un contatto costante e una continua dimostrazione di voler bene alla gente. Noi uomini, da sempre, guardiamo il cielo sperando che ci sia qualcosa. Volevo fare del bene partendo da un mio piccolo gesto. Volevo aiutare le persone a porre fine alla paura, ovvero a guardare il cielo senza avere timore del mondo. Come uno slogan: “La fine della paura, l’inizio dell’amore e della vita”.

Gli Angioletti infatti danno un nuovo senso di speranza. Gli uomini non potevano vedere Dio, ma avevano gli Angioletti. Davano serenità! E anche questo piace alla gente. Perché nell’animo degli uomini c’è tenerezza.

Attraverso gli Angioletti rivolgevo così il mio invito alle persone a essere più buone, affinché ognuno trovasse la religione dentro di sé.

Il secondo e fondamentale simbolo riguarda la Love Therapy. Anche questo è un invito a essere gentili e amorosi, perché gli altri si aspettano gentilezza e amore. Questa è la terapia!

Love therapy by Elio Fiorucci

C’erano stati gli anni ’50 e ’60 ed era in atto una rivoluzione culturale che andava oltre la religione. Dopo tante atrocità, la gente poteva finalmente volersi bene e questa era la speranza che ci teneva vivi. “PEACE AND LOVE!”, “Mettete dei fiori nei vostri cannoni!”. Da bambini avevamo vissuto la tragedia della guerra e questa aveva suscitato nella gente un bisogno di amore e sicurezza. “Basta alla guerra, sì all’amore!

Basta con questi “incidenti geografici” che uccidevano gli uomini! Perché l’odio tra i popoli è solo un errore, un incidente geografico appunto! Questi potrebbero sembrare pensieri elementari, ma si vede che allora non lo erano stati perché avevano causato tanta sofferenza.
Io sono rimasto bambino e quando mi trovo da solo penso.

La Love Therapy è stato un marchio fortunato perché è stato letto in ogni modo possibile ma sempre positivamente; sia per i bambini, sia per i grandi, sia per chi aveva bisogno di un sorriso… E io lo applico a tutto. Bisogna fare solo cose positive e bisogna dare speranza!

Il bene si diffonde come il male e la paura. LA FINE DELLA PAURA è L’INIZIO DELLA VITA: vorrei che questo fosse il mio grido e che arrivasse a tutti!
Riguardando le favole, forse non c’è il lupo; nell’uomo c’è la voglia gratuita di far soffrire!

Invece il Nanetto, che rappresenta la Love Therapy, ha l’occhio tondo che è indice di bontà; è l’occhio speranzoso di bambino che guarda il mondo. Non è né uomo né donna. È semplicemente tenero. È una bellezza né femminile né maschile, ma è la bellezza della nascita».

Elio Fiorucci & Eloisa Reverie Vezzosi

D: Lei ha detto: “Il linguaggio della moda e quello dell’arte possono essere molto simili: con i tuoi vestiti, così come con l’arte, esprimi il tuo pensiero”. Qual è, a oggi, il pensiero del Maestro Fiorucci?

R: «Il mio pensiero oggi riguarda ancora e sempre la bellezza e l’amore, doni preziosi che non vanno sciupati! Bisognerà solo liberarci veramente dalla paura e accettarli e goderne a pieno. Perché ci sono tanti maltrattamenti e sofferenze dovuti anche all’uomo. Dovremmo imparare molto dagli animali. Sono rimasto colpito da un filmato in cui una tigre trova un cucciolo di capretto e dolcemente ci gioca. L’unico motivo per cui è costretta a uccidere e a cibarsi dell’animale è che altrimenti sarebbe morta di fame, come la storia dantesca del Conte Ugolino. L’ha fatto perché costretta. Invece, l’uomo è un essere spesso gratuitamente crudele. Per esempio, alleva gli animali e decide di ucciderli per avere la carne tenera. È terribile!

Se mettiamo pace tra gli uomini, è giusto che questo accada anche nei confronti degli animali. Io mi sto impegnando e sto cercando di sensibilizzare gli uomini. Per Pasqua, infatti, abbiamo realizzato un’immagine estremamente forte e al contempo estremamente tenera che rappresenta una bambina che abbraccia il muso di una mucca. Dimmi, non ti viene voglia di abbracciarle? Di proteggerle?

Vorrei però riuscire a fare, e vorrei che venisse fatto di più! È per questo che voglio rivolgere un messaggio a Matteo Renzi: rifare la Costituzione e inserire i diritti degli animali. Questo rappresenterebbe per la storia un grande esempio di bontà! Renzi è un uomo che non ha paura ed è come un ragazzo, magari con qualche un eccesso di vitalità».

D: Love therapy, Art therapy… Allora non sarà la Bellezza a salvare il mondo? 

R: «La bellezza, l’amore e l’arte salveranno il mondo».

D: Ha fatto diventare il suo store un’opera d’arte grazie a Keith Haring, le sue innovazioni e creazioni nel campo della moda sono opere d’arte esse stesse, esposte anche nei più grandi musei al mondo. Lei aveva un ottimo rapporto con celebri artisti, da Andy Warhol ai grandi musicisti. Amante della Pop art e dei colori neon che ha reso caratteristici delle sue collezioni, nel ’76 il suo negozio di NY fu disegnato da tre grandi designer italiani. Dopo Love therapy ha ideato e dato vita ad Art therapy per diffondere l’arte a più livelli e permettere di indossare opere d’artista, e infine lei stesso è un artista che vive della sua libertà creativa. Ma lei come riassumerebbe il suo rapporto con l’arte? 

R: «Io amo e ammiro l’arte perché ha avuto il coraggio di essere un costante riferimento! L’arte è stata ed è la bandiera, come la moda, e io credo di aver fatto la mia parte. Ti racconterò un aneddoto proprio sulla mia amicizia con Andy Warhol. Quando ho aperto lo store a New York, che è stato progettato da Ettore Sottsass, Andrea Branzi e Franco Marabelli, io ero loro amico e li chiamai perché sapevo che sarebbero state le persone più adatte. Hanno l’impostazione alla decorazione. È stato Ettore che ha portato la decorazione in architettura. È nata così una scuola e un pensiero su questo. Anche Mendini è un grande personaggio e oltretutto un uomo buono.

Dopo pochi giorni dall’apertura, Andy Warhol arrivò al negozio perché era curiosissimo e sempre affascinato dalla novità. Scrive nelle sue memorie: “Andato da Fiorucci, è proprio un luogo divertente. È tutto ciò che ho sempre voluto, tutta plastica…”. Così è nata la nostra amicizia. Scelse la vetrina del negozio per il lancio del suo rivoluzionario giornale “Interview”. Io gli chiesi perché avesse scelto proprio Fiorucci, ed egli mi rivelò che, per lui, era un luogo piacevole e buono in cui potersi liberare dal mondo circostante, non poteva succederti niente di male quando entravi nello store!

Un giorno mi invitò alla Factory. Lui era solito sedersi al tavolo e mettere un registratore al centro, poi si alzava e si allontanava. Non parlava molto e ciò che realmente gli interessava era ascoltare, più che i discorsi che le persone facevano in sua presenza, tutto ciò che dicevano quando parlavano tra di loro senza avere l’obbligo di parlare con lui. Era un uomo semplice e gentile, un genio!

In quell’occasione, ero desideroso di intervenire ma, siccome allora il mio inglese era scarso, gli dissi: “Come mai i suoi quadri mi sembrano così belli?”. Non avrei potuto far altro che rivolgergli una domanda, a lui che era il re della Pop Art!

Rispose che usava i colori al neon e che si ispirava al contemporaneo, alla realtà, alla mitologia della contemporaneità. Io non potei aggiungere altro in quel momento.

In una seconda occasione, riuscii a rispondere a quel precedente incontro e gli rivelai che anche a me piaceva la città, la modernità, i colori al neon, ma che ero più felice quando stavo in campagna da mia zia. La sua risposta non tardò ad arrivare. Così, quando mi invitò a casa sua (sopra la Factory) mi fece vedere la sua collezione di quadri dell’Ottocento inglese con animali, paesaggi… Finché mi portò davanti a quadro con una capra, sicuramente memore della mia risposta della campagna e delle capre di mia zia.

E quella volta fu come se mi avesse detto: “Tu non penserai che mi hai conosciuto nella Factory perché io sono felice di stare a NY! Anch’io ho bisogno di ritirarmi nella mia casa!”. Fu come se mi dicesse: “Io non sono solo quello della Pop art, sono un uomo anch’io!”. Mary Pole, l’amica che mi aveva permesso di conoscere Andy Warhol, mi rivelò di essere convinta che fosse stato più lui a essere rimasto impressionato da me che io da lui!».

D: Barbara Hulanicki e il suo negozio le diedero l’ispirazione. Donne come Chanel, Vivienne Westwood, Maripol, la stessa Miuccia Prada sono state grandi rivoluzionarie nella moda. E poi la scoperta e lo scoprire il corpo femminile, il nudo come semplice e pura bellezza, le minigonne portate a Milano,… Fiorucci e le donne?

R: «Io sono nato senza paura. Per me il corpo femminile è rappresentazione della bellezza del mondo. Quando cominciai a fare campagne con ragazze a seno nudo molti gridarono allo scandalo. Io ho deciso di rischiare e di prendermi il lusso di fare questo; la mia è stata libertà con dolcezza e non con volgarità!

Il vestito è ipocrisia, Dio ci ha fatto nudi. Mentre negli anni dell’oscurantismo si vestivano figure sacre, nel Rinascimento le donne e gli uomini erano ritratti nudi.

Io ho introdotto la minigonna e gli shorts, e ne vado fiero! È stato un fenomeno di liberazione! Prima si perdeva la felicità di poter vedere la donna, e io mi chiedevo perché avremmo dovuto continuare a nasconderla e perché bisognasse cercare di ignorarla. Se gli artisti l’avevano rispettata, se avevano trattato le donne e il loro corpo come icone di felicità, perché noi avremmo dovuto nasconderla? “Tanto gentile e tanto onesta pare la donna mia quand’ella altrui saluta”: i grandi poeti hanno descritto la bellezza femminile, hanno usato la loro vena poetica per celebrare la donna in tutto il suo splendore.

Ti confesso che quando ero piccolo, già all’età di dieci anni, mi ero innamorato di una bambina bellissima. Quando la vedevo rientrare in casa dal portone pensavo che la sua casa fosse la più bella di tutte e se, mentre giocavo con gli altri bambini, lei si avvicinava allora io mi distraevo e rimanevo estasiato. Ancora oggi, se passo da casa sua, ho un sussulto». 

D: Lei è un grande viaggiatore. Viaggiava per scoprire il nuovo, faceva viaggiare i suoi giovani per trovare novità, tornava con valigie piene e il suo negozio divenne un bazar, un “musical”, come l’ha definito lei. Dentro ci potevi trovare di tutto, e tutto ciò che non ti aspettavi era là. Qual è il viaggio più particolare fatto finora? E la cosa più particolare che lei abbia mai trovato?

R: «Per me, il Messico è magico. Io ho visto un po’ tutto il Sud America. Durante i miei viaggi io stavo là anche due mesi e mi spostavo in macchina. Quando tornavo a Milano, con le valigie piene, la cosa più bella era vedere la curiosità e la sorpresa nelle persone che attendevano di scoprire i tesori che riportavo dalle mie avventure».

D: Qual è per lei oggi un Paese, un popolo, una cultura che ritiene debba essere, “tenuta d’occhio” perché fonte digrande creatività?

R: «Io ho conosciuto meglio il Sud America che l’Oriente. Motivo di grande fascino per me è Bangkok. A me piacciono i posti dove la gente non aggredisce, dove la gente è serena e a volte anche indifesa. Per esempio, in Thailandia, camminando per la strada ti viene voglia di difendere le persone che incontri e dalle quali resti incantato!

Tutti i paesi del Sud America sono affascinanti. Soprattutto le tribù che lì vivono e che sono lontane dalla civiltà. Rappresentano un’incontaminata celebrazione di bellezza».

D: Lei afferma che il “desiderio di libertà è il motore delle grandi rivoluzioni” e ha più volte consigliato ai giovani di fare ciò che piace, ciò per cui si è portati, quello che suggerisce l’istinto. Bisogna essere liberi. Ma con tutto quello che succede oggi, tra le false libertà o almeno l’anestitizzazione del senso civile, politico ed espressivo e il bisogno vero di libertà, talvolta portato agli eccessi, come dovremmo muoverci noi giovani?

Lei ha detto che i giovani credono che il mondo sia ostile ma che invece non è così, e che solo a volte si incontrano persone che cercano di sbarrarti la strada ma che i veri geni sono gentili, come Andy Warhol. Oggi direbbe ai miei coetanei qualcosa di diverso?

R: «Dall’esempio del grande Andy Warhol, dall’esempio della natura, del mondo e della vita che ci circonda, ti rivelerò che il segreto sta nella semplicità. La semplicità è più forte di tutto! Questo è un importante messaggio anche per i giovani».

Ho incontrato il Maestro in un assolato pomeriggio di giugno. Ero sulla porta di ingresso e stavo chiudendo una telefonata di affetti, quando all’improvviso mi è apparso con i suoi occhi sinceri e curiosi e con lo sguardo attento di un grande uomo che è sempre rimasto bambino.

«Io ti ho chiesto di raccontarmi di te e adesso – sorride e divertito mi domanda – ma dove sei stata fino a ora?»
«In un mondo distante ma parallelo», questa la mia risposta e so che mi ha capito benissimo… 

 

#ilmitodiElioFiorucci 

Elio Fiorucci & Eloisa Reverie Vezzosi

Special thank to Elio Fiorucci

AMOlinks:
http://www.lovetherapy.it
http://www.artmoodon.com/2014/02/art-therapy-by-elio-fiorucci/