Milano, 30 luglio 2014.
Un atipico solito giorno di dicembre nel mese di luglio. Apparentemente tutto normale. Come normali sono gli indizi che il caso mi porta a seguire: impronte, frasi, macchie, un cappio al collo (il mio?).

Mi trovo al PAC di Milano, attiva e attenta per risolvere un artistico mistero interessante: Il delitto quasi perfetto.

«Avete mai sentito il silenzio di un museo? Non quello dei cartelli appesi al muro, rotto dallo scalpiccio, dai sussurri, dai colpi di tosse, dal ronzare delle macchine fotografiche che si ricaricano di nascosto, ma quello vero, quello dell’orario di chiusura» (Carlo Lucarelli, Il silenzio dei musei).
Io, quel “vero silenzio” l’ho sentito, ma questa è un’altra storia.

Il Padiglione d’Arte Contemporanea ospita fino al 7 settembre una collettiva di oltre 40 artisti, italiani e internazionali, che attraverso le loro opere indagano il legame tra l’arte e l’estetica del crimine. Promossa dal Comune di Milano e prodotta dal PAC e da CIVITA, la mostra è curata da Cristina Ricupero e arriva a Milano arricchita di nuove opere di artisti italiani, dopo la prima tappa al Witte de With Center for Contemporary Art di Rotterdam.

I nomi dei “creativi detective” sono: Saâdane Afif, Kader Attia, Dan Attoe, Dirk Bell, Bik Van der Pol, Jean-Luc Blanc, Monica Bonvicini, Ulla von Brandenburg, Aslı Çavuşoğlu, Maurizio Cattelan, François Curlet, Brice Dellsperger, Jason Dodge, Claire Fontaine, Gardar Eide Einarsson, Matias Faldbakken, Keith Farquhar, Dora Garcia, Douglas Gordon, Eva Grubinger, Richard Hawkins, Karl Holmqvist, Pierre Huyghe, Gabriel Lester, Erik van Lieshout, Jonas Lund, Jill Magid, Teresa Margolles, Fabian Marti, Dawn Mellor, Mario Milizia, Raymond Pettibon, Emilie Pitoiset, Julien Prévieux, Lili Reynaud-Dewar, Aïda Ruilova, Allen Ruppersberg, Markus Schinwald, Jim Shaw, Noam Toran, Luca Vitone e Herwig Weiser. 

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

La storia dell’arte è storia di enigmi, di impronte, di tracce, di indizi, di ipotesi.
È storia di eterni misteri che critici, artisti, esperti e appassionati tentano costantemente di risolvere.

Il legame tra arte e crimine è antico, è biblico, è mitico.
«Ancora, per citare un’altra grande autorità, cosa dice lo Stagirita? Descrive (nel quinto libro, credo, della Metafisica) ciò che chiama χλεπτην τε′λειον, vale a dire il ladro perfetto. […] Com’è noto Aristotele era un essere tanto retto che, non contento di scrivere l’Etica nicomachea, in un volume in ottavo, scrisse un altro sistema, chiamato Magna Moralia o Grande etica. Ora, è impossibile che un uomo che concepisce una qualsiasi etica, grande o piccola, ammiri un ladro per sé»?
Si domanda Thomas De Quincey nel suo saggio “On Murder Considered As One Of The Fine Arts” (1827), la prima opera in cui fu teorizzato e trattato questo legame.
L’assassinio come una delle belle arti”.
Il crimine come un’opera d’arte, e l’opera d’arte letta come crimine.

«Seguendo l’ironico invito di De Quincy ad analizzare il delitto da un punto di vista estetico, la mostra invoca gli spiriti dell’arte visiva, dell’architettura, del cinema, della criminologia e del moderno genere giallo, trasformando le sale del PAC in una scena del crimine “quasi” perfetta».

Dietro il crimine c’è il male?
La mostra indaga le relazioni tra Etica ed Estetica, i confini tra buono e cattivo gusto, mettendo in dubbio il ruolo dell’autorialità, il significato dell’autenticità, dell’inganno e della frode.
E dietro l’arte?

Così, in “silenzio perfetto”, entro e mi immergo nel delitto quasi perfetto.
Superata la copertina pulp di Jean-Luc Blanc, la prima sala mi accoglie e già io perdo le mie certezze. Varco il sipario di Ulla von Brandeburg, interpretandone il limite tra finzione e realtà e mi trovo circondata da tipi loschi vestiti di rosse felpe col cappuccio. I “tipi” non ci sono, ma io già li vedo, li sento; Keith Farquhar ha posto in me il dubbio: forse solo un gruppo di ragazzini, forse inconsci rimandi al Ku Klux Klan.

il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

E così lascio la gigantografia di impronte, che tornano per tutta la mostra. Sono quelle di Fabian Marti, l’artista che, attraverso l’uso della fotografia, di film, fotogrammi e installazioni, indaga la simbologia esoterica, l’antropologia culturale e i dibattiti scientifici e che lascia impronte nere su muri bianchi, insieme a un’unica e immensa impronta dorata su sfondo nero.

il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Maurizio Cattelan attraverso materializza shockanti ricordi: un bouquet di fazzoletti di stoffa per asciugare le lacrime dell’attentato che il 27 luglio 1993 distrusse il PAC e uccise quattro persone.

Da qui in poi, perdo le tracce: le opere d’arte si uniscono a oggetti di varia natura, da valigie a guanti di pelle nera. Sono false piste e io mi lascio depistare.

il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Sulla linea del vero e del falso, mi accoglie una sala di prove poste come un campo di battaglia. Un luogo ingannevole, dove Mario Milizia riproduce i dettagli delle immagini di cronaca giudiziaria; Noam Toran trasforma una macchina della verità elevandola al rango di scultura per far capire il ruolo del design nella contraffazione e nella truffa.

il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Seguendo C.S.I. e i polizieschi televisivi, Aslı Çavuşoğlu nel suo Murder in Three Acts espone scene del crimine e armi come opere d’arte. Perché è tutta questione di interpretazione e soggettività, dalla storia alla vita e all’arte.

il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Un cerchio di vestiti. È la traccia di Ulla von Brandeburg, che lascia ammutoliti davanti ai resti di rituali inespressi.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Una voce vicina si fa eco insistente nella mia testa: “Why is desire always linked to crime?”, citazione dal film di Karl Holmqvist, che so che mi accompagnerà ancora. Ma è la monumentalità lugubre di Monica Bonvicini che mi assorbe, totalmente.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Perdo quasi i sensi davanti alla macchina della tortura e del desiderio: si percepisce violenza quando l’unica cosa che ti tocca in realtà è l’indagine dell’artista sul rapporto tra spazio, potere e genere sessuale; e col suo sguardo irriverente sul mondo ti accompagna insieme all’augurio di “scommettere sulla tua dolce vita”.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Rimane aperto l’interrogativo e l’interrogatorio all’architettura e al design che dominano, che imperano. Rimangono i resti dell’artista italiana: una corda appesa all’ingresso della quinta sala e una motosega d’argento esposta al primo piano.

Non ho mai amato il genere horror. In questo, sono la classica ragazza che si tappa gli occhi quando percepisce l’avvicinarsi di una scena di pericolo (per la propria sensibilità). Ma lo stomaco duro l’ho fatto anch’io e vi confesso che la mia costante curiosità mi spinge a superare tutti i miei apparenti limiti.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

In stile gotico e dal gusto noir, seguo così la selezione di scene del film di Brice Dellsperger e del film-opera di Aida Ruilova. E vedo la sofferenza di una giovane donna perseguitata e attaccata da invisibili forze oscure.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Mi fermo un attimo e mi rifletto. Mi specchio nelle opere di Kader Attia e nelle sue irreparabili riflessioni, dove vedo lunghe colonne vertebrali che dividono il mondo e che rappresentano barriere tra occidente e oriente. Lo specchio comunque rimane rotto: sfortunata inciviltà!

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Nascono sotto i miei occhi i cimiteri dell’arte: Luca Vitone realizza un epitaffio per i 959 membri della loggia P2, mentre Saâdane Afif trasforma il Centre Pompidou in una bara, tomba del museo e del suo ruolo “vitale”. Anche la televisione diventa pietra, macigno pesante a opera di François Curlet, che trasforma oggetti di vita quotidiana in qualcosa di poeticamente macabro. Anche le star vengono colpite dall’umorismo nero di Dawn Mellor, che esorcizza, e allo stesso tempo indaga, il culto delle celebrità. Anche Allen Ruppersberg, uno dei pionieri americani dell’arte concettuale, riflette sulla società dei consumi e sul ruolo dei mass media, portando al PAC necrologi trasformati in opere d’arte.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Salgo le scale ancor più confusa.
Ripeto gradini, ripenso agli indizi dell’arte, agli artisti dal gusto noir, ai pazzi, ai pezzi e alle memorie.

Mi fermo e accolgo la sfida Dirk Bell che, unendo simbolismo e minimalismo, interventi murali a dipinti, realizza un puzzle di segni e grafemi e invita il pubblico a decifrare un enigma.
La soluzione è il neologismo: “terrorgasm”.
Io lo confesso, con me ha vinto l’artista. 

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Al primo piano è tempo di accuse e condanne. Erik van Lieshout si rivolge provocatoriamente alla violenza, alla politica, al sesso e alla cultura del commercio; il duo Bik Van der Pol critica l’avidità umana rapresentata dal materiale che più di tutti rifulge per il desiderio di possesso: l’oro.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Matias Faldbakken rivela l’assurdità dei rapporti di potere, rappresentati da una bandiera realizzata con un sacchetto di plastica e un cartello stradale. E nelle cuffie di Teresa Margolles sento l’angoscioso suono di una registrazione fatta durante un’autopsia.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

E poi c’è l’arte che insegna a scassinare e forzare le serrature, come nel video di Claire Fontaine; quella di Julien Prévieux che fa parlare i libri e fa loro raccontare verità scomode; quella di Jim Shaw che rende gli uomini d’affari zombie; quella di Jonas Lund che modifica il sito del PAC “infettandolo” con interventi virali.
E poi c’è Dora García, che vuole corrompere lo spettatore invitandolo a rubare un libro, anzi proprio quel libro.

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

E poi?
Io torno sui miei passi, scendo nuovamente le scale e nuovamente rifletto.
Penso così all’arte che indaga l’ossessiva curiosità e l’attitudine a farsi detective, ragiono sul ruolo dell’artista come soggetto sovversivo e al suo rapporto con la società, a che cosa sia la trasgressione, al ruolo della legge, al concetto di ordine, di bene e male, di giusto e sbagliato.

Collego le prove e formulo i miei identikit.

«Mi pareva di essere vicino a capire, senza riuscire però a capire; come capita di essere vicini a ricordare e non riuscire a ricordare» (Edgar Allan Poe).

 

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Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

Il delitto quasi perfetto, Artgirl at PAC

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I was wearing:

top and skirt: Blessed + jacket: Kar@Kar + necklace: Antonello Servo
outifit from Merry Go Round, Milano http://www.merrygoroundmi.it/merrygoroundmi.it/HOME.html
shoes: Patrizia Rigotti

Credits:
photo: Riccardo Russo (http://instagram.com/rich_photography96)
special thanks to Massimo Torrigiani e Francesca La Placa

AMOlink:
http://www.pacmilano.it

AMOinfo:
Il delitto quasi perfetto
fino al 07 Settembre 2014
PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea