Io sono Eloisa Reverie e questo è il post più autobiografico che potessi scrivere.
Nel diary, dicono, bisogna mettersi a nudo, comunicare e comunicarsi di più.

Ritengo che non esista domanda più personale del “come ti chiami?” e penso inoltre che il nome sia l’unico vero compagno (tesoro/fardello/regalo) della nostra vita (dipende dai punti di vista).

Perché, prima ancora di nascere, l’uomo è fatto di parole.
Perché, all’origine, tutto ha un nome, anche la stessa Origine.

Sin da quando ero piccola, il mio nome è stato simpaticamente storpiato per difficoltà di pronuncia, per problemi di udito dell’interlocutore e per apparente incredulità.
Sin da quando ero piccola, mi sono sentita chiamare in tutti i modi possibili da “Rivier” a “Elois Reveire” fino a che non si arrivava a momenti di esasperata rinuncia e a esclamazioni con tanto di gesticolazioni e affermazioni del tipo: “TU! Si tu ragazza!”.

Sono sempre stata molto attaccata, gelosamente legata al mio nome, e ho dovuto imparare a convivere con le difficoltà connesse a un suono così originale. Sono arrivata così a divertirmi molto nell’ascoltare i tentativi di pronuncia di chi mi conosce per la prima volta! Spero però di essere riuscita a dissimulare nelle reazioni…
Nel mondo moderno, dominato da internet e dalle false realtà social, molti preferiscono usare nickname e nomignoli che per il significato e l’eufonia rispecchiano o semplicemente divertono chi li sceglie.

Così su Facebook , Instagram, Twitter, esistono tante Reverie e per me è stato difficile trovare il mio spazio.

Se infatti il problema iniziale legato al mio nome era la difficoltà nel farlo comprendere adesso la domanda che solitamente segue al consueto “come ti chiami” è: “Ma Reverie è solo un nickname, vero?”.

Per presentarmi ancora, meglio e più profondamente ho pensato di condividere la spiegazione che i miei genitori scrissero e che regalarono il giorno del mio battesimo ai presenti.
Per rendere giustizia alla piccola bambina sognante, ho ritenuto giusto organizzare il mio battesimo telematico.
Perché io sono il mio nome ed il mio nome non è solo l’unico vestito che, nuda, indosserò sempre, ma è anche il mio migliore amico.

Mi chiamo Eloisa Reverie”.

ELOISA
non fu solo il nome dell’eroina medievale d’amore per Abelardo;
a lei, nel cuore dell’Illuminismo,
Jean-Jacques Rousseau intitolò un testo fondamentale
per l’utopia di un nuovo mondo
e per l’educazione orientata verso il vivere primigenio e spirituale,
tra esperienza della natura e sentimento in rapporto alla ragione,
per il trionfo di vierità, libertà, giustizia, virtù, felicità…
Ma soprattutto Eloisa è Reverie!

REVERIE
è poesia del fantastico e dell’immaginario,
dell’istinto di libertà fra progetto e utopia;
è la forza dell’animo e della ragione nel sogno ad occhi aperti,
nella meditazione creativa
tra le figurazioni di Arte/”Melancolia” e Felicità.

 

 

P.S. “Nomen omen”! Avevano proprio ragione i latini…