«Natura: Chi sei? Che cerchi in questi luoghi dove la tua specie era incognita?».
Queste le parole che Leopardi mette in bocca alla Natura nel suo celebre dialogo con un Islandese. Chissà cosa avrebbe scritto mai il nostro genio della letteratura se avesse preso come secondo interlocutore un Artista?!

Forse, nelle opere di Giuseppe Penone troveremo la risposta.

«Per la prima volta un artista ha installato le sue sculture contemporaneamente al Forte di Belvedere e nel Giardino di Boboli» afferma Sergio Risaliti, curatore della maestosa esposizione fiorentina.
Fino al 5 ottobre 2014, il cuore verde di Firenze ospiterà la “Prospettiva Vegetale” del maestro Penone, “l’uomo che sussurava agli alberi” (secondo una recente intervista all’artista su «Panorama»). Perché la firma di Penone sta proprio nella scelta di questo specifico soggetto. Al di là di Friederich e di Cèzanne, gli alberi di Penone respirano vita più di quanta ne donino agli uomini.

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

«Gli alberi per me sono un’idea di scultura perfetta, se si pensa che l’albero è un essere vivente che fossilizza il suo vissuto nella forma, e che ogni parte, ogni singola foglia, ogni singolo ramo è presente per una necessità legata alla sopravvivenza, alla sua vita; non c’è nulla di casuale nell’albero, nulla in eccesso o in difetto, la sua forma è esattamente quello che gli serve per vivere e per la sua strategia di sopravvivenza. Possiamo chiamare azione il crescere di una foglia, di un germoglio, di un ramo; tutte queste azioni sono registrate nella sua struttura, quindi il ritrovare la forma dell’albero all’interno del legno, della materia legno, è, secondo me, una tautologia della scultura perfetta. Nel mio lavoro ho usato quasi sempre dei materiali che sono tradizionali della scultura, ed è il motivo che la rende atemporale, non legata a un momento storico preciso: il bronzo è un materiale che si usa da millenni, così la creta, così il carbone, la grafite. Sono tutti materiali che attraverso la materia dell’opera non identificano l’epoca in cui è stata eseguita».

Artista di materiali soliti e insoliti, egli è arrivato anche a plasmare l’aria; oltre al legno, al bronzo, al marmo ha usato anche il vetro, la creta, la cera, il cuoio, la sua pelle, il cuoio, la grafite, il pane, la terra, l’acqua, il sole, i suoi occhi, le sue mani, le foglie, le spine…

Fin dagli esordi, Giuseppe Penone fonda la sua arte attorno al rapporto uomo-natura. E dal 1969 è tra i protagonisti dell’Arte Povera, insieme a personaggi come Michelangelo Pistoletto e Giovanni Anselmo, conosciuti durante l’Accademia di Belle Arti di Torino. Le radici delle sue opere hanno avuto un’estensione mondiale e un “naturale” successo: il Guggenheim e il MOMA di New York, la Tate Gallery di Londra, la Kunstalle di Basilea, lo Stedelijk Museum di Amsterdam, il Castello di Rivoli, il Centre Pompidou di Parigi, il Toyota Municipal Art Museum in Giappone. E recentemente, sono state la Reggia Reale di Venaria in Piemonte e quella di Versailles in Francia a celebrare la sua scultura monumentale. 

«Le mie idee nascono da una riflessione sulla scultura. Non è un lavoro che considera la materia come un qualcosa di staccato e con cui bisogna relazionarsi. È una riflessione sulla realtà delle cose. Si può interpretare la nostra vita come un’azione di scultura continua: questo è il punto di partenza del lavoro che ho iniziato nel 1968».

Le sue idee sono, a mio parere, frutto dell’unione tra Madre Natura e Madre Arte. E questa mostra è sintesi di echi classici, rinascimentali, antichi e moderni, umani, divini e antropomorfi.
Sono “Luci e ombre”.
Il Forte di Belvedere e il Giardino di Boboli raccontano Giuseppe Penone con 13 opere in costante dialogo con la città italiana che in se stessa è sintesi estrema d’Arte: Firenze. Così le “Idee in pietra” e “Le foglie delle radici” del maestro si volgono alla Cupola di Brunelleschi e al Campanile di Giotto e insieme all’“Anatomia” sovrastano, con umiltà e rispetto, la Piazza della Signoria, mentre “In bilico” volge il suo precario sguardo alle Cappelle Medicee.

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

«Per me, a priori, non esiste il problema dell’arte. Esiste semplicemente il problema di aderire alla realtà».
Non sono forse le venature dei suoi marmi simili a quelle della Cupola del Brunelleschi?

Mi addentro così nel bosco artistico del maestro Penone.
Seguo alberi nudi vestito d’oro e feriti di luce, portatori del peso della gravità. Umili ma allo stesso tempo giganti, Sono coperti dal cielo e si nutrono della creatività della terra e dell’ardore del fuoco che plasma il bronzo.

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Mi muovo così tra alberi che devono diventare statue e statue che vivono come alberi. Mi muovo e aspetto la loro metamorfosi. Memore dell’opera ovidiana e berniniana, infatti, anch’io eburnea aspetto di tramutarmi in pianta, come una moderna Dafne. Nell’attesa però sogno una trasformazione più duratura, una forte e imperituraprotezione per la mia pelle, che non solo tramuti le mie braccia in rami e i miei capelli in foglie, ma che li renda eterni ed eternamente marmo.

Una linea di tronchi, una teoria di alberi dalle pareti interne d’oro. Questo è ciò che colpisce del bronzo di “Spazio di luce”. È una fila d’attacco e non di difesa.

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Mi fermo.
Ho avuto una folgorazione ed è stato per un “Albero folgorato”.
Questa pianta artistica è frutto di una riflessione sulla tensione tra due forze: la luce e la gravità, interpretate però in una chiave “drammatica” dall’artista che si avvicina così al senso violento che la struttura militare e militante del Forte evoca.

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

L’animo umano è fatto di luci e ombre. Il centro ideale del Giardino di Boboli è fatto di “Luce e ombra”: un ramo in bronzo, spoglio e nudo, si alza al cielo portando sulla sua estremità una sfera grigia mentre è attraversato da un concentrato insieme di caos in foglie dorate. «La sfericità è essenziale per la vita dell’albero e la sfericità del granito, che è al di sopra trattenuta dai rami, suggerisce l’idea del peso e della forza di gravità».
Oro e bronzo apparentemente sono i protagonisti della storia di questa opera ma è l’insieme di forze ed energie quello che lo sguardo vede, sente e filtra. In realtà, il globo scuro quasi nero che l’albero fedelmente sorregge è l’ultimo protagonista del soggetto artistico e per questo rappresenta, a mio avviso, un nuovo sole, una nuova luce, seppur oscura. Non illumina ma cattura e ripete ombre e giochi di non luce. Sono poi le foglie d’oro, che non si muovono al vento, a tentare di raggiungere le punte dei rami, a tendere verso il cielo, senza però riuscirci e così si difendono dagli attacchi esterni chiudendosi in un cerchio. Questa è la storia che io ho letto ammirando la nera luce e l’umile oro di questa scultura naturale.

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

«Catturare il verde del bosco. Percorrere con il gesto il verde del bosco. Strofinare il verde del bosco. Immaginare lo spessore del verde del bosco. Lavorare con lo splendore, la consistenza del verde del bosco. Consumare il verde del bosco contro il bosco. Ripetere il bosco con i verdi del bosco».

Proseguendo per il suo “Sentiero” e senza errare nella “Biforcazione”, raggiungo le “Anatomie” e la “Pelle di marmo”. Già i nomi delle opere sono indicedella vera vita del materiale. Il marmo si impone nella sua forma monumentale, nel contrasto tra le sue parti lisce e i sentieri scavati nel corpo monolitico “per via di levare”, secondo la lezione di Michelangelo. Si sentono le pulsazioni del cuore di pietra e si seguono i tragitti delle venature dei suoi vasi sanguigni. Impossibile non cedere all’istinto di toccare con la nuda mano la nuda pietra. Sento quasi di appartenere alla materia, sento quasi che le geometrie dell’abito da me ideato e creato, che le mie vene, che le linee del mio corpo non sono altro che un proseguimento delle venature del marmo.

Riconosco così impronte di mano, dove appoggio la mia.

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Mi sono così divertita a non perdermi nell’arte di Giuseppe Penone. Ho seguito i tronchi nelle loro evoluzioni e crescite verticali che tendono al cielo, che spingono lo sguardo dell’osservatore verso l’alto, verso rocce sostenute come figli e verso radici che sorreggono come padri. Ho giocato a riconoscere elementi antropomorfi nelle sue opere viventi, così come distesi si fa guardando le nuvole.

Ho aspettato i leoni citati da Leopardi, ma questi non sono arrivati. Resto fortemente convinta che ne “Il dialogo tra la Natura e l’Artista” il finale sarà diverso.

 

#vitanaturaldurante #followtheartgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl

Giuseppe Penone, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, by the Artgirl 

I was wearing: dress: designed and created by the Artgirl (Eloisa Reverie Vezzosi) + shoes: Jeffrey Campbell

Credits:
photo: Benedetta Sani
special thanks: Salvatore La Spina, Chiara Mascellani, il personale del Forte di Belvedere e del Giardino di Boboli 

AMOinfo:
GIUSEPPE PENONE – PROSPETTIVA VEGETALE
5 luglio – 5 ottobre 2014
Firenze, Forte di Belvedere e Giardino di Boboli
Con il patrocinio di:
Regione Toscana
Provincia di Firenze
Comune di Firenze
Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale di Firenze

AMOlink:
http://www.oncevents.com/fortedibelvedere/
http://cultura.panorama.it/arte-idee/giuseppe-penone-uomo-sussurrava-alberi