Perché lo spazio deve essere fisico per venire definito spazio?
Il luogo dell’Arte non c’è. L’Arte non ha luogo. L’Arte è luogo, essa stessa luogo di se stessa.
L’Arte è habitat metafisico. Coordinate geografiche? Indicazioni più precise?
Lo stato dell’arte è atipico, nel senso di a-topos, un luogo-non luogo dove l’artista può solo viaggiare, perdersi per poi ritrovarsi, ritrovarsi per poi perdersi e ricominciare a viaggiare.
Spesso il percorso è solitario, raramente in compagnia.

L’Arte è spazio metafisico, così come l’Amicizia è luogo.

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

Nessun luogo. Da nessuna parte – Viaggi randagi con Luigi Ghirri
è la mostra di Franco Guerzoni, inaugurata il 9 ottobre alla Triennale di Milano, che nasce insieme a un libro, entrambi accomunati dallo stesso titolo, ma non solo questo…
Il testo racconta, attraverso le immagini e le parole dell’artista, la storia dell’amicizia con Luigi Ghirri tra gli anni Sessanta e Settanta, ma non solo questo…

Il Tempo è luogo, così come l’Amicizia è luogo, così come l’Arte è spazio metafisico.

Allora la vita vissuta in un decennio d’arte non può essere solo ricordo, memoria e pensiero ma si rivela anche azione, trasformazione, cambiamento. È ripercussione, connessione, influenza che rivela altro tempo, nuovo tempo.

Nello studio bolognese di Franco Guerzoni era custodito «quasi un migliaio di fotografie, quasi tutte negativi 24×36, per la gran parte di Luigi Ghirri ma anche di Franco Vaccari, fotografie che sono parte di un percorso di ricerca, di un lungo dialogo mai interrotto da Guerzoni con le proprie origini», rivela Arturo Carlo Quintavalle nella prefazione al libro.
Il dialogo tra due amici, due artisti esordienti, due vite è contenuto simbolicamente negli scatti inediti che Luigi Ghirri realizzava per Guerzoni durante i loro “viaggi randagi” perché fossero la base materiale delle sue opere.

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

«Si potrebbe dire che i miei lavori di quegli anni nascevano con un forte desiderio di essere fotografati».

Condividevano tutto: dalla città di Modena alla campagna tra Modena e Mantova e al paesaggio urbano in trasformazione, dalla terra che calpestavano all’aria che respiravano, dalla Cinquecento, compagna dei loro spostamenti, alla prima macchina fotografica (una Canon FT comprata a metà), dal clima culturale e dalle mostre ai personaggi incontrati, alle discussioni e agli stimolanti battibecchi, a partire dall’uso del bianco e nero o del colore in fotografia.
«Ci conoscemmo così da vicini di casa».

Un romanzo di formazione, un romanzo di informazione. Un libro che per Franco Guerzoni rappresenta un altro racconto, una nuova mostra. Una mostra che fa da spunto, scheletro e carne, contenuto e contenitore, forma e significato di un poetico testo d’artista, che piacevolmente resterà uno dei miei libri preferiti.

Potrei raccontare i loro “viaggi” attraverso i titoli delle loro opere.
«Franco Guerzoni, Aia, 1970, foto di Luigi Ghirri»;
«Franco Guerzoni, Pavimento imbottito, 1970, foto di Luigi Ghirri»;
«Franco Guerzoni, Verosimile. Orsi a Modena, primi anni Settanta, foto di Luigi Ghirri»;
«Franco Guerzoni, Archeologie, 1973, foto di Luigi Ghirri»;
«Franco Guerzoni, Affreschi, 1973, foto di Luigi Ghirri».
Sono didascalie che nascondono storie.

In Aia, Ghirri sceglie di documentare l’atto artistico, l’evento, e immortala i dettagli del corpo dell’amico, una mano, un braccio, una gamba, mentre questi, in piedi, in un’aia riflette e agisce. Il Pavimento imbottito è una coperta che Guerzoni sventola fuori dal davanzale come uno stendardo. «Dunque azioni, moti, gesti: sono racconti di non-storie, di non-eventi».
In nessun luogo. Da nessuna parte.

In Affreschi e Archeologie l’apparato iconografico è fondamentale come lo è ancora oggi per la ricerca artistica e creativa di Guerzoni, che ha fatto di questi due temi il centro del suo lavoro di “irrisolti”.
I primi sono considerati dall’artista la sua opera prima, il suo esordio del 1972, malgrado il ritrovamento delle fotografie di Ghirri che svelano le sue prove precedenti.

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

Le Archeologie si rivelano invece il culmine di quei famosi “viaggi randagi”. “Archeologia del quotidiano?”, archeologia della terra, di quel paesaggio modenese che si ripeteva ogni giorno e che ogni giorno veniva calpestato dall’occhio dei due amici artisti.

E così siamo catapultati dentro l’opera, Dentro l’immagine, dentro la vita di un’amicizia che è fucina di opere d’arte e opera d’arte essa stessa, immagine-opera.
Ghirri «era un amico con la macchina fotografica e ne sapeva fare un uso semplice», dedicava ai soggetti un’infinità di scatti, che sarebbero poi stati tutti scartati tranne l’unico considerato giusto; Guerzoni invece usava la fotografia ispirandosi a Marcel Duchamp, «cercava con furore ideologico un’immagine scaricata di artisticità»: bastava uno scatto dopo una lunga e meditata riflessione.
«Ghirri sosteneva che nel mirino della sua ricerca non c’era il colore, ma il fantasma del colore, la sua sfumatura»;Guerzoni, ammaliato dai pigmenti colorati che collezionava in serie, considerava possibile solo l’utilizzo del bianco e nero nella documentazione fotografica, ritenendo che «a saperla guardare, si poteva percepire il colore sottinteso».

Sempre in sottofondo “un’allegra e scanzonata felicità”. Lo dimostra il costume da orso che Franco dovette indossare per realizzare Verosimile, uno dei tanti aneddoti; lo dimostrano le metamorfosi di soggetti artistici, gli incontri-scontri e le interpretazioni di opere d’arte.
Lo dimostrano un libro dei sogni, una mostra di oniriche realtà.

Chi era Guerzoni prima di diventare Guerzoni?
Chi era Ghirri prima di diventare Ghirri?

Un mosaico di immagini accoglie l’occhio del visitatore appena entrato nella sala al primo piano della Triennale. È possibile seguire con un dito i fili di parole, di storie e pensieri, le impronte di voci, di passi e sguardi, contaminazioni e azioni dei due artisti. Perché non è importante sapere se, quanto o come l’occhio dell’uno abbia influenzato l’altro. E, se questo era il vostro interrogativo, Franco Guerzoni afferma che a lui non interessa un granché.

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

Una volta entrato, lo spettatore/viaggiatore si perde per ritrovarsi in due precisi luoghi: l’Arte e l’Amicizia.

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

Segue così la serie di Archeologie, Dentro l’immagine, Affreschi rileggendo la magica arte del musivum lavoro di Guerzoni sotto una luce diversa, quella dello scatto dell’amico.

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

La parete bianca accoglie però anche un dittico inedito del Maestro bolognese: grandi dipinti “gessosi” realizzati nell’ultimo anno attraverso un’attenta sovrapposizione di colore, cancellature, raschiature, correzioni e assestamenti. Sono opere fatte di squarci, fessure, porzioni di muro, contenenti alcuni scatti dell’amico Ghirri; sono opere del presente, sintesi estrema di una storia poetica, artistica, attiva, destinata a non finire mai.

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

«La traccia insidiosa nella quale il tempo si allontana da noi. Voi, predecessori, sangue nella scarpa. Sguardi senza occhi, parole senza bocca. Forme, prive di corpo. Discesi al cielo, dispersi in tombe lontane, resuscitati dai morti, ancora, sempre rimettendo ai nostri debitori, triste pazienza d’angeli. E noi, ancora, sempre avidi del sapore di cenere delle parole. Non ancora, come dovremmo, muti. Di’ per favore, grazie. Per favore. Grazie. Risa antiche, di secoli. L’eco, immane, più volte spezzata. E il sospetto che nulla più verrà all’infuori di questa risonanza. Ma solo la Grandezza giustifica la mancanza contro la legge e riconcilia il colpevole con se stesso» (Nessun luogo. Da nessuna parte, Christa Wolf).

 

#Nessunluogodanessunaparte #followtheartgirl

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

ARTGIRL AT TRIENNALE, MILANO - FRANCO GUERZONI

I was wearing: dress: Agatha Ruiz De La Prada + shoes: Jeffrey Campbell

Credits: photo: ph Cristina Risciglione

AMOinfo:
Nessun luogo. Da nessuna parte – Viaggi randagi con Luigi Ghirri
dal 10 ottobre al 9 novembre 2014, Triennale di Milano

A cura di Davide Ferri.
Coordinamento organizzativo La Triennale di Milano, Skira Editore, Nicoletta Rusconi Art Projects.

AMOlinks:
http://www.triennale.org/it/
http://www.nicolettarusconi.com
http://www.agatharuizdelaprada.com