Tagli blu”.
Questo il titolo di una collaborazione, di un’amicizia, di un profondo e artistico rispetto, di una profonda e artistica ammirazione. I “Tagli” sono di Fontana, i “Blu” sono i “Monocromi” di Klein.

Le due vite dei due artisti si sono indissolubilmente legate in una storia di parallelismi, incontri, mostre, opere e progetti. Yves Klein e Lucio Fontana rivivono oggi, ancora una volta insieme, nella tanto attesa esposizione “Klein Fontana. Milano Parigi 1957-1962”, inaugurata il 21 ottobre al Museo del Novecento di Milano e visitabile fino al 15 marzo 2015.

«L’idea è un allestimento che non si svolga soltanto nello spazio al pianterreno riservato alle temporanee, ma che diventi un confronto tra due dei maggiori maestri del ventesimo secolo diluito per tutti i piani del museo – spiega la direttrice Marina Pugliese –. Si tratta di un percorso che rappresenta una sfida anche per lo spettatore: una mostra per molti versi sperimentale».

Le oltre 90 opere, infatti, non sono state collocate in un’unica e limitante sala ma sono state disseminate per tutto il Museo. Visitare la mostra significa scegliere di partecipare a un’ideale caccia al tesoro, che regala allo spettatore emozioni ricche di pathos. Dalla sala della “Struttura al neon” del 1951 e dei “Concetti spaziali” alla saletta video e alla sala Focus fino agli Archivi Ettore e Claudia Ferrari: sei imprecisi ambienti sono stati scelti per ospitare i prestiti di importanti musei italiani e stranieri come il MNAM-Centre Georges Pompidou, il MAMAC di Nizza, il Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld, il Louisiana Museum of Modern Art di Humlebæk, la GAM di Torino e la GNAM di Roma.

Imprecisi poiché le opere sono ancor più disseminate nello spazio, ancor meglio confuse e circonfuse, ancor più adatte mete di una fruizione intelligente. In realtà, si tratta di una contaminazione virtuosa.
Personalmente, ho trovato questo esperimento espositivo assolutamente vincente, piacevole e capace di generare un godimento maggiore dell’opera d’arte che vive di una totale libertà espressiva.

Così il cielo non è più in una unica stanza, ma in un intero edificio prima che nel cuore degli uomini che, visitando la mostra, imparano ad abitarci. È il cielo dell’arte di un acceso color blu cielo che diventa visibile al di là di un’obliqua feritoia in una tela sapor bianco-vita.

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

«I visitatori delle gallerie – sempre le stesse persone, e simili a tutti gli altri – porteranno con sé quest’immensa pittura nella loro memoria (una memoria che non deriverà affatto dal passato ma che in se stessa sarà conoscenza di una possibilità di accrescere indefinitamente l’incommensurabile, all’interno della sensibilità umana dell’indefinibile). È sempre necessario creare e ricreare in un’incessante fluidità fisica in modo da ricevere questa grazia che permette una reale creatività del vuoto» (Yves Klein, Manifesto dell’Hotel Chelsea, 1961, testo pubblicato nel catalogo dell’esposizione alla Iolas Gallery di New York, 1962, e ripreso in G. Martano, Yves Klein. Il mistero ostentato, Torino, 1970).

I termini ante e post quem sono stati posti dai curatori Silvia Bignami e Giorgio Zacchetti: 1957-1962. Le coordinate geografiche sono state date: Milano-Parigi.

I due artisti si incontrarono, per la prima volta, a Parigi nel 1957 e si frequentarono sino alla prematura morte di Klein, appunto il 1962.

Quell’anno, quando si tenne la celebre e prima mostra dei monocromi blu di Klein alla Galleria Apollinaire di Milano, dove Fontana acquistò una delle sue opere esposte, fu l’inizio, il loro inizio. Seguendo l’asse Milano-Parigi, è possibile tracciare un ideale racconto e una reale cronologia che procedono dalle mostre all’Apollinaire allo Spazio San Fedele, passando per il Premio Lissone, sino al lancio di Fontana a Parigi.

Sono artisti diversi”.
Sono uomini diversi per formazione e generazione.
Sono arti diverse che miravano però entrambe al superamento dell’arte tradizionalmente intesa.

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Yves Klein e Lucio Fontana nascono da genitori artisti. Il primo ha madre e padre pittori, il secondo ha madre attrice e padre scultore. Conoscono e condividono entrambi la realtà della guerra. Yves è costretto a compiere il servizio militare in Germania durante la Seconda guerra mondiale, Lucio invece si arruola volontario allo scoppio della Prima.

La vita degli artisti ha per definizione punti fermi e momenti di svolta. Cronologicamente anteriore, Fontana ha nel 1931 l’anno di inizio della sua arte astratta. Klein, invece, comincia negli anni Cinquanta a realizzare i suoi primi monocromi.

Entrambi vivono l’arte e la manifestano non solo con opere e azioni ma anche con parole, testi e principi. Klein scrisse il suo “Stabilito che…”, conosciuto come “Manifesto dell’Hotel Chelsea” (1961), dopo aver esposto il suo “Progetto per un’architettura dell’aria” nel 1958. Era stato fu poi coinvolto e citato nel 1957 dal Movimento Arte Nucleare che, nel suo manifesto “Contro lo stile”, affermava: «Noi ammettiamo come ultime possibili forme di stilizzazioni le proposizioni monocrome di Yves Klein». Dal 1960, fu parte integrante del “Nouveau réalisme”.

«Stabilito che per quindici anni ho dipinto monocromi.
Stabilito che ho creato delle situazioni di pittura immateriale.
Stabilito che ho manipolato le forze del vuoto.
Stabilito che ho scolpito il fuoco e l’acqua e dal fuoco e dall’acqua ho tratto dipinti.
Stabilito che ho usato pennelli vivi per dipingere, cioè il corpo nudo di modelle vive spalmato di colore […].

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Dato che ho inventato l’architettura e l’urbanesimo dell’aria […].
Dato che ho proposto una nuova concezione della musica con la mia Sinfonia-Monotono-Silenzio […].
Allora penso a quelle parole, che un’ispirazione improvvisa mi fece scrivere una sera: L’artista futuro non sarà forse colui che, attraverso il silenzio, ma eternamente, esprimerà un’immensa pittura, cui mancherà ogni concetto di dimensione?» (Yves Klein, Manifesto dell’Hotel Chelsea, 1961).

Rientrato a Milano, nel 1947 Fontana raccolse attorno a sé un selezionato gruppo di artisti e intellettuali pittori nel movimento da lui fondato: lo Spazialismo. Dopo il “Manifesto Bianco” del 1956 redatto da Fontana a Buenos Aires («vogliamo che il quadro esca dalla sua cornice e la scultura dalla sua campana di vetro»), tra il 1947 e il 1952 verranno pubblicati quattro manifesti del movimento, di cui uno tecnico e uno per la televisione.

«L’arte è eterna, ma non può essere immortale. È eterna in quanto un suo gesto, come qualunque altro gesto compiuto, non può non continuare a permanere nello spirito dell’uomo come razza perpetuata. […] Ma l’essere eterna non significa per nulla che sia immortale. Anzi essa non è mai immortale. Potrà vivere un anno o millenni, ma l’ora verrà sempre, della sua distruzione materiale. Rimarrà eterna come gesto, ma morrà come materia» (Lucio Fontana, Primo manifesto dello Spazialismo, 1947).

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

L’uno amante dell’arte dell’altro. L’uno collezionista delle opere dell’altro. L’uno e l’altro compagni di esposizioni, come nella collettiva del 1960, “Monochrome Malerei” a Leverkusen, solo per fare un esempio paradigmatico.

L’ultimo – ma non ultimo – legame artistico indissolubile non è rappresentato da un ideale filo rosso, ma da un reale pigmento blu.
Nella sala centrale del Museo del Novecento, dedicata permanentemente a Fontana, un profondo mare blu-Klein accoglie l’occhio dello spettatore incredulo. Sotto l’arabesco in neon, realizzato dall’artista argentino nel 1951 per la IX Triennale, è stato collocato “Pigment pur” di Klein, un’installazione composta totalmente di pigmento blu ed esposta in occasione della sua personale alla galleria Colette Allendy di Parigi nel 1957.

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Il cielo luminoso quasi fluorescente di Fontana si è trovato così a coprire, proteggere e far brillare un oceano d’artista, di cui ignoro la fine se pur volta al suo orizzonte. I bozzetti della prima opera testimoniano come il colore di fondo scelto per la luce del neon fosse stato un oltremare blu “Giotto”, mentre, nel frattempo «era nato veramente “il blu dipinto di blu” cioè l’International Klein Blu – afferma Buzzati riferendosi all’“epoca blu” dell’artista – e giusto due mesi dopo, chissà come, venne fuori la famosa canzone di Modugno». Sarà lo stesso Klein infatti a dichiararsi convinto ispiratore della celebre canzone, volendo dimostrare così, anche al pubblico di non intenditori, la grande portata della sua arte rivoluzionaria.

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Con la sua arte infatti si può “volare”.
Anche il taglio è un volo, verso il vuoto.
Klein-Fontana. Milano-Parigi. Spazio-Vuoto.
Entrambi gli artisti hanno sviluppato la loro riflessione su questi due temi.

Per Klein, proprio la scelta della monocromia testimonia la ricerca di uno spazio “oltre la dimensione”. In “Pigment pur” proprio l’utilizzo del suolo come superficie del quadro rappresentava la scelta di servirsi della forza di gravità come mezzo per forzare lo sguardo dello spettatore verso l’orizzonte.

Klein aveva intuito lo spazio”, afferma convinto Fontana.
Fontana, lo spazio, lo aveva conquistato.
Questi ricercava infatti “lo sviluppo dell’arte tetradimensionale” attraverso un approccio scientifico. Affermava infatti che «le idee non si rifiutano. Si trovano in germe nella società, poi i pensatori e gli artisti le esprimono.
La nuova arte richiede la funzione di tutte le energie dell’uomo, nella creazione e nell’interpretazione. L’essere si manifesta integralmente, con la pienezza della sua vitalità. COLORE-SUONO-MOVIMENTO» (Manifesto Bianco).
Fontana cercava l’arte al di fuori dei campi canonici dell’arte, dei suoi noiosi confini fisici, sperimentava un’opera viva al di là della cornice, vittoriosa nello spazio, luminosa e portatrice di una nuova estetica.

Seguendo gli indizi di questa artistica caccia al tesoro, mi perdo tra la “Notte” e le “Attese” di un nuovo “Concetto spaziale”. Mi fermo così in piedi di fianco all’immobile “Signorina seduta”: non mi guarda ma sento il suo delicato sorriso bronzeo cercare un lontano contatto col mio. Mi illudo che tutto si esaurisca con “La fine di Dio” ma saggiamente decido di proseguire e mi ritrovo in un mondo fatto di solo colore blu, così mi scopro in sintonia con l’artista dato l’amore per lo stesso colore.

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Tra nuove “Attese” e “Uova spaziali, verde smeraldo, viola o giallo, colori iniziatici e rosso”, secondo la definizione di Gillo Dorfles, seguo la “Guardia I.K.B.” procedere su un “Globo terreste blu”, che mi porta a scoprire la “Venere blu” e il “blu Venere”. Resto ammaliata dal mondo monocromo che è fatto risaltare da sfondi d’oro e da non-sfondi-bianchi.

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Attraverso nuovi studi artistici, divisa tra “Atropometrie” e “Cosmogonie senza titolo”, mi fermo a contemplare l’ex voto di Klein, devotamente dedicato a Santa Rita da Cascia. Confesso, quest’opera non la conoscevo e vederla è stato per me come assistere alla caduta di un “Meteorite di Uegit”.

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

 

#nelbludipintodiblu #followtheartgirl

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

Artgirl at Museo del Novecento, Klein Fontana Milano Parigi 1957 - 1962

I was wearing: a total look from Merry Go Round
jacket: Kar@Kar + shirt: Goldenpoint + skirt: Vicolo + necklace: Antonello Serio
shoes: Roberto Cavalli

Credits:
photo: Denny Di Girolami

INFO:
Klein Fontana. Milano Parigi 1957 – 1962
Milano, Museo del Novecento
22 ottobre – 15 marzo 2015

AMOlinks:
http://www.museodelnovecento.org
http://www.fondazioneluciofontana.it
https://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/
http://www.merrygoroundmi.it