Se dico “a doppio taglio”, per questa volta, parlo della nuova e doppia esposizione alla Triennale di Milano. Una doppia mostra per due artisti: John Latham e Gianfranco Baruchello.
Una doppia mostra, come due sono le armi, ovvero le arti, presentate dai due celebri artisti.

Due outsider da convenzioni e statiche classificazioni di correnti e movimenti.
Due artefici di opere d’arte in connessioni di discipline e tecniche ma aventi in comune il cinema d’artista: l’arte in movimento.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Le due personali sono state entrambe curate da Alessandro Rabottini e si rivelano come “due progetti inediti”: per Latham è la prima mostra antologica in un’istituzione del nostro Paese, mentre per Baruchello è la maggiore retrospettiva dedicata alla sua produzione filmica e video, nata dalla collaborazione tra la Triennale di Milano e il MADRE – Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli. Un progetto espositivo organico e teso a evidenziare affinità e differenze tematiche e generazionali, metodologiche e concettuali: «Artisti influenti e fuori dalle correnti artistiche riconosciute, sia Latham che Baruchello hanno stabilito un ponte tra arte visiva e sapere letterario, tra materiali artistici e interrogazione filosofica, e hanno operato un’analisi di natura critica dei sistemi conoscitivi e classificatori della realtà, dalla religione alla filosofia, dalla letteratura alla scienza, attraverso una pratica multimediale che ingloba pittura, assemblaggio, film, installazione e performance».

Così anche il punto di vista diventa doppio, il numero di mani si raddoppia e i pensieri, come i passi, si fanno infiniti.
Il doppio occhio per il doppio occhio: questa è la nuova matematica da artista, doppio artista.

Capisco che la mia affermazione potrebbe sembrare ambigua: “doppio artista”. Ma sono gli artisti a essere due, o è il singolo artista a sdoppiarsi?
Ritengo che l’arte sia uno sciogliersi, un dispiegarsi, un evolversi naturale di meravigliosi menti ed eventi. Penso che abbia un valore ideale superiore alla storia e che ogni artista non sia altro che un momento magico di questa magica catena di artefici.

Così io ho letto anche questa doppia esposizione alla Triennale. Ho attraversato il corridoio che fisicamente separava i due artisti senza in realtà attraversarlo. Ho guardato l’arte dell’uno come doppia visione dell’altro e, se notavo contraddizioni, le interpretavo come doppia faccia della stessa medaglia.

Seguendo così questo doppio binario in questo doppio gioco dell’arte, ho scoperto la doppia vita degli artisti e la loro doppia verità senza doppio dolore, senza doppio senso ma con doppia curiosità. John Latham e Gianfranco Baruchello sono stelle doppie e io ne ho seguito la scia.

Ho deciso di partire dalla scoperta della Great Noit di Latham, del suo kosmos e delle sue oltre quaranta opere. Capita la direzione, ho varcato la soglia.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Nei suoi quarant’anni di vita artistica ha esplorato pittura, scultura, assemblaggio, performance, film e installazione. Ha sperimentato ogni mezzo facendolo medium e tramite per superare confini e limiti.

Così ho varcato la soglia e mi sono ritrovata in un’arte dove:
la pellicola è metafora,
il libro è metafora,
il vetro è metafora,
l‘idea è metafora,
l‘arte è metafora.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Superati i monumentali dipinti astratti realizzati tra il 1954 e il 1958 con la vernice a spruzzo e ispirati a Lucio Fontana, sono rimasta folgorata dai libri d’artista, gli “skoob”, e le loro dinamiche esplosioni. Si tratta infatti dei celebri libri bruciati, «una delle invenzioni che più caratterizza il suo lavoro».

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Mi sono fermata tra Shaun (1958) e Philosophy and the Practice of (1960), sono rimasta a osservare la composizione fatta di libri gesso, pittura e filo di ferro su tela montati su tavola con cui l’artista ha assemblato, distrutto e costruito Fly Fishing (1959), la prima opera in mostra, doppia mostra. Latham usava i libri come metafora di conoscenza e come parte di un lavoro teso a rappresentare la pittura nella sua capacità di espansione, un’“esplosione”, appunto, che si fa installazione. Latham creava opere attraverso la distruzione dei singoli elementi: un processo creativo-distruttivo che è stato idealmente legato all’arte di Alberto Burri.

Nella serie dei “book reliefs” rientra Great Noit, l’opera chiave che dà il titolo all’esposizione.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Ma qual è il significato della parola “noit”? La lettura, anche in questo caso, è doppia: noit come “nulla”, ovvero no-it riduzione del termine inglese nothing, oppure noit come “-tion”, se letto al contrario, ovvero il suffisso usato in inglese per trasformare i verbi sostantivi.
Noit come metafora.
Noit come simbolo di rottura delle avanguardie artistiche nei confronti della storia dell’arte.

Insieme al libro, il vetro: metafora della fragilità della conoscenza umana che gli stessi libri rappresentano. Attraverso opere come Story of RIO (1983) e They’re All There (1998) Latham mostra però il suo scetticismo nei confronti degli strumenti usati dall’uomo per indagare la realtà. Mi vedo così al di là del mio riflesso, al di là di quei libri, mi vedo al di là ma non so se io riesca veramente a guardare oltre.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Oltre a questi punti essenziali del suo lavoro, esistono altri topoi ben riconosciuti: «La riflessione sul tempo, l’esplorazione dei materiali e dei mezzi artistici, la natura trasformativa della pittura e della scultura, e una riflessione sulla possibilità che la realtà possa essere rappresentata all’interno di un unico sistema totalizzante, sia esso scientifico, filosofico o politico».

Insieme all’espansione della pittura, video e film sperimentali, espansione della sua arte.
Sono cinque le opere filmiche degli anni Sessanta e Settanta esposte. La forma, una volta liberata, si fa immagine in movimento.

Attraverso un’analisi su luce, forma e suono, Latham studiò le galassie della sua arte e grazie a questa arrivò alla luna, come nel film Erth incentrato sulla riflessione della distanza siderale che separa l’uomo da essa.

Insieme alla Triennale di Milano nel 2014, la Lisson Gallery di Londra nel 1992. L’allestimento della terza sala, infatti, è la ricostruzione di quella sua nota personale che segnò il suo approdo definitivo al linguaggio dell’installazione ambientale.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Una lunga tela, realizzata, in parte, con la pittura a spruzzo e attorcigliata su se stessa, domina la spazio e quasi lo taglia, quasi fende l’aria e la riempie di un odore color rosso vernice. Questa è la Long Paint (Joseph making himself known), anzi è la sua ricostruzione poiché l’originale è andato perduto. Visto come artistico ormeggio di una nave, è dedicato al biblico Giuseppe e, insieme, al tedesco Joseph Beuys e alla sua riflessione sul tema della trasformazione continua delle cose.

L’universo di Latham è fatto di Cluster.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Il singolo titolo racchiude molteplici opere in cui l’oggetto-libro si trasforma in pianeta, in molteplici pianeti. E il ruolo dell’uomo in questo kosmos qual è? Nuovamente e infinitamente piccolo? Per sempre ignorante e non consapevole? Credo che una risposta artistica ancora non ci sia; per il momento non resta che seguire le doppie stelle.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Non ho varcato nessuna nuova soglia, ho semplicemente continuato a camminare.
Ho letto Cold Cinema, ho seguito Gianfranco Baruchello.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

«Perfezionamento della follia? A tali domande non si/
che arrivò la vostra lettera, il Commissario non mangiò/
saprà più di me».
Queste sono le prime frasi spezzate della prima opera che mi sono soffermata a osservare.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Sin dalla metà degli anni Cinquanta, l’artista ha sperimentato la pittura, l’installazione, l’assemblage, il film, la fotografia, la scrittura e il sonoro, arrivando a introdurre nel linguaggio dell’arte le pratiche dell’agricoltura, dell’antropologia e dell’economia.
«Più enciclopedico di me non c’è nessuno».

La mostra alla Triennale presenta sedici opere, tra film e video, realizzate tra il 1963 e il 1999, “il cuore della multimedialità”.
Una media-arte, un’arte che è interazione tra i vari media e mass-media.
Una mostra in movimento, un’arte di idee, una mostra di idee in movimento.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

L’esposizione è suddivisa secondo precise aree tematiche e ciascun’opera filmica è allestita in stretto rapporto con altre opere di varia tipologia.

Verifica incerta (Dispersione della frase esclamativa) (1964-65) è il primo film che mi viene presentato dall’ordine spaziale dell’allestimento e uno dei suoi lavori più celebri. L’artistico “antesignano di blob”, realizzato insieme ad Alberto Grifi, è composto da oltre 150.000 metri di pellicola di scarto, proveniente da cinema commerciale americano degli anni Cinquanta e Sessanta destinato al macero e montato dall’artista con il nastro adesivo.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Ho momentaneamente cercato di seguire le immagini e le sequenze di non-narrazioni, di storie diverse accostate per creare smarrimento, sorpresa e inversioni di senso.
Baruchello è arrivato a elaborare infatti un cinema d’artista in cui la sceneggiatura è il risultato del montaggio e non il punto di partenza. Presentato nel 1965 al convegno del Gruppo 63 a Palermo e dopo pochi anni sia al MoMA che al Guggenheim di New York, oggi si trova nelle collezioni del Centre Pompidou e del Museo MADRE.

Ho fissato la fissa inquadratura tipica delle sue opere giovanili, come ne Il grado zero del paesaggio (1963) e Il grano (1974-75), ho conosciuto il suo disprezzo e la sua critica alla manipolazione attuata dai mass-media nei suoi film sperimentali realizzati in risposta alla guerra in Vietnam, come in Norme per gli olocausti, Per una giornata di malumore nazionale e Costretto a scomparire (1968). Ho letto le Tre lettere a Raymond Roussel (1969), un’installazione filmica sezionata in tre schermi dove immagine e pensiero, dimensione dell’inconscio e del sogno si uniscono per creare una libera associazione di idee.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

«Per me due parole devono essere ventiduemila parole per essere un brandello della realtà così complessa».

La mostra presenta numerosi materiali inediti davanti ai quali è impossibile non fermarsi a riflettere.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Sono spesso opere preparatorie, progetti che acquistano una propria autonomia e libertà di espressione: come una selezione di trenta fogli originali che servirono alla pubblicazione del romanzo sperimentale La quindicesima riga (1968), come le Prove di montaggio (1964), collages realizzati con gli stessi fotogrammi che servirono alla realizzazione de La verifica incerta, e come gli oltre trenta collages originali e mai esposti che servirono alla genesi del romanzo sperimentale Avventure nell’armadio di plexiglass (1968) e una selezione di oltre cento disegni dall’installazione In Store, ad accompagnare l’installazione filmica Tre lettere a Raymond Roussel.

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

«Sola scena. Muto.
Il sotto di un camion che trasporta ghiaia.
La pompa dei freni, il serbatoio a pressione dell’aria.
Un secchio appeso che dondola.
Schizzi di fango. L’acqua scola dal carico a terra».

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Ho voluto terminare citando e tornando all’opera chiave e all’opera che, sinceramente, ho amato di più. Un’intera parete contiene Una settimana di idee, o, forse, è Una settimana di idee a dominare un’intera parete?
Un foglio e quattro chiodi per ogni appunto sono la base di questo ideale archivio di idee a cielo aperto, all’apparenza visibili anche se invisibili nella loro profondità. Sono possibilità, sono il presente, sono domande, sono il futuro.
«More of the same won’t do».

 

#DOPPIODARTISTA #followtheartgirl

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

Artgirl at La Triennale - John Latham e Gianfranco Baruchello

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I was wearing:
dresses: Paolo Di Landro
shoes: Roberto Cavalli, Jeffrey Campbell

Credits:
photo: Cristina Risciglione
special thanks to Paolo Di Landro

AMOlinks:
http://www.triennale.org/it/
Artribune
RaiArte
The Guardian 

INFO:
Gianfranco Baruchello: Cold Cinema
Film, video e opere 1960 –1999
John Latham: Great Noit Opere 1955 – 1998

Triennale di Milano 10 dicembre 2014 – 22 febbraio 2015 Inaugurazione 9 dicembre 2014 A cura di Alessandro Rabottini Direzione artistica: Edoardo Bonaspetti, Curatore Triennale Arte