Si può essere uno spirito inquieto pur essendo vestita di bianco candido.
Questo pensavo io in quel freddo lunedì notte distesa sulla terra della fredda Milano che dorme mentre volgevo il mio sguardo alla gelida luce lunare.
Si, ma “io” chi?

Era arrivato il giorno prestabilito.
Era arrivato il giorno delle prove.
Era arrivato il giorno di lavorare con Thomas De Falco, di far parte di una sua opera.

«Io sono uno scultore tessile e tutto quello che mi rappresenta è l’intreccio. Senza l’intreccio io non riesco a rappresentarmi. Senza l’intreccio io non mi sento creativo. Per me sono fondamentali la trama e l’ordito.
Ecco chi sono: un tessitore di arazzo contemporaneo che si è appassionato al wrapping».

Camminavo di fretta, marciavo curiosa. Cercavo per via richiami di fili e pensavo ricami. Vedevo bianco e cercavo rosso, come la nota di colore che sempre contraddistingue le sue opere. Perché il filo rosso della sua arte è un filo rosso, e questa non è una tautologia.
Mi ero innamorata della sua arte già dalla prima volta che avevo letto di lui.
Lui”, Thomas, una di quelle persone, una di quelle anime, che ti colpisce alla prima parola, al primo pensiero, al primo contatto. Resti catturato nella sua trama.
«O mi amano, o mi odiano».
Io avevo scelto la prima e proseguivo tranquilla per quella strada.

Il progetto era chiaro, il progetto era “semplice”.
Quello stesso giorno in quella stessa notte, avremmo realizzare un servizio di quattro foto in due piazze milanesi, di fronte a Palazzo Reale e di fronte alla Triennale.
Il progetto, dal titolo “Red”, era un continuum di “Frozen love”. Al centro della trama un sogno solitario e due figure mai realmente né fisicamente destinate a incontrarsi: una donna perdutamente innamorata dell’amore e che, sognando, crede di vedere accanto a sé il suo amato ma questi esiste solo nella sua mente.

«Il servizio di notte non sarà una performance artistica in senso stretto. Lo sarà in senso lato, perché io vi guiderò, vi dirigerò ma, in realtà, sarà un servizio fotografico per esprimere il sentimento generico del mio lavoro e renderlo pratico. Per rendere il sogno immortale. Per rendere il sogno, di un soggetto solitario, tangibile. Questo è ciò che rappresenta, questo è ciò che è: puro romanticismo per eccellenza».

Parlammo. Condividemmo le nostre passioni insieme al nostro artistico interesse per il maestro Alberto Burri. «Sì, io mi ispiro a Burri soprattutto negli arazzi e nell’uso dei colori».
Avevamo in comune già due “cose”, la terza stava per nascere.

Provammo.
Fui avvolta e sentii il mio corpo circondato da tre abiti, ciascuno di un bianco diverso.
Prima un’enorme gonna in tulle, poi un delicato vestito color bianco avorio, poi un leggerissimo tessuto color bianco panna.
Indossai due lunghissimi orecchini – pezzi scultorei di 1,25 metri ciascuno – realizzati con bianchi fili di lana e un unico filo rosso avvolti su se stessi e apparentemente infiniti. Thomas aveva prima di tutto realizzato dei bozzetti con un pennarello rosso su un foglio bianco e mi aveva spiegato le pose che avremmo fotografato.

Quella stessa sera, ci saremmo nuovamente incontrati. E precisamente l’artista avrebbe cucito su di me la sua immagine dell’abito, la rossa linea del velo. Mi avrebbe reso parte del suo wrapping. Solo in quel momento mi avrebbe creato, fino ad allora io non sarei realmente esistita.

Uscii e attivamente attesi.
Conoscevo l’incipit, sapevo la storia ma aspettavo con ansia di vedere e vivere le sue evoluzioni, i suoi risvolti. Ci sarebbero stati colpi di scena? Ci sarebbe stato forse un lieto fine?

Thomas de Falco, tessitorie di storie d’arte, questa volta aveva tessuto la mia. Me l’aveva cucita addosso. Dopo “Constellation TN”, dopo “Beauty BH ED”, dopo “Natura Morta W”, dopo “Rinascita”, “Rinascita II Tempo”, dopo “Monologo”, dopo “Frozen Love” (solo per citare alcuni dei suoi lavori più recenti); dopo la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, dopo la Triennale Design Museum e la Gloria Maria Gallery – Atelier Les Copains di Milano; dopo Benedetta Barzini e Sabrina Querci: dopo tutto aveva scelto me e Arminius Braun. Io provai entusiasmo, emozione e un grande senso di responsabilità.

Ero già fredda come il suo “Frozen Love”, ero già sola e solitaria come il sogno che avrei dovuto in parte incarnare, ero già bianco-marmo come il colore per definizione che si associa alla scultura, ero già rosso come il suo fil rouge ed ero da sempre stata “innamorata dell’amore”.

Arrivò la sera e presto anche la notte.
Arrivò il momento di uscire di casa.
Mi struccai totalmente, preparai la borsa, mi spogliai di tutto il superfluo. Indossai il mio senso di responsabilità, mi vestii di entusiasmo e, insieme alla sciarpa di lana, avvolsi intorno al mio collo l’attesa.
Mi sentivo pronta.

Alle 22:30 arrivai da Thomas.
Lo vidi pronto. Mi sentii onorata. Mi spogliai, anche del senso di attesa.
Nella sua stanza tra le sue opere, trovai il mio posto anch’io.

Così Thomas vestì la sua donna sola e la preparò al suo «sogno molto romantico e drammatico, non triste ma assolutamente solitario». Quasi invitandola a chiudere gli occhi e volendola accompagnare nel suo personale mondo onirico, l’artista la preparò a dare corpo alla sua immagine ad arte.
Il tulle, gli abiti, i guanti, gli orecchini e il velo. Tagliò un lunghissimo filo di lana e segnò il punto vita di lei. “Mettiti le scarpe e siediti”.
Coprì la testa della donna con un velo bianco e a vivo cucì una rossa linea di una rossa lana, il tipico tocco del tipico colore delle sue opere.

Adesso spostati sul letto, con te ho finito”.
Aiutò la donna a muoversi senza cadere a causa del peso dei suoi pensieri e dei suoi abiti.
Indicò all’uomo la sedia e si dedicò a lui. L’indumento che avrebbe dovuto indossare sarebbe stato solamente un paio di mutande di lana grigia e avrebbe posato per due foto.
L’uomo e la donna sarebbero stati poi entrambi inghiottiti dal freddo e dalla notte buia ma senza tempeste.

Cosa provi nei confronti di questa donna?
«Perdonami ma nei confronti della singola donna io non provo niente di specifico.
La donna esiste solo in rapporto col suo sogno e col suo uomo: è un non dialogo tra due soggetti. Questa è la mia idea e il mio bisogno di far percepire la solitudine: la donna è sola con questa figura che è falsamente vicino a lei.
In più questa mia idea è legata al mondo e a un sentimento comune specifico: quando tu vedi una cosa ma non riesci a toccarla». 

A mezzanotte, tutto era pronto. L’uomo indossò un cappotto pesante di color marrone scuro, la donna coprì i suoi veli con un pesante trench di colore beige e insieme a Thomas lasciarono Arminius e Reverie chiusi in una stanza.
A mezzanotte, Stefano Viti, l’eccezionale fotografo – (solitamente) di moda, con cui l’artista aveva scelto di collaborare, era arrivato.
Camminavamo incuranti in mezzo alla strada, circondati da sguardi indiscreti di passanti spaventati. Anzi, spaventatissimi. Notai un sorriso nervoso, un cambiare strada immediato, uno sguardo terrorizzato.
Meet me at midnight”, ripeteva la mia testa. Incontrami a mezzanotte in una fredda notte del gelido gennaio di Milano. Non scappare, fermati con me. Sono inquieta e sono un sogno, fermati con me.

Thomas aveva scelto quelle due piazze per due motivi specifici: la prima, quella di fronte a Palazzo Reale, per le geometrie e il color grigio che tanto lo affascinava; la seconda, quella di fronte alla Triennale Design Museum, per l’importanza che quello spazio espositivi tanto rappresentava per la sua vita e la sua carriera.

Mi tolsi il cappotto. Diedi le spalle al Duomo e mi stesi su uno dei disegni che le pietre della piazza componevano. Appoggiai i miei piedi, le mie gambe, il mio corpo tutto sul freddo pavimento che di giorno viene freneticamente calpestato da milioni di persone. Volsi lo sguardo verso l’alto, non avevo mai visto la Madonnina del Duomo così luminosa. Inizialmente percepivo le figure umane e le guardavo capovolte. Sentivo le indicazioni di Thomas e le imparai a memoria. Sapevo dove guardare, cosa toccare, cosa pensare. Poi non sentii più niente, se non frozen love.

Thomas De Falco: RED, Eloisa Reverie Vezzosi

Prima ero stata sola. Avevo steso le braccia sul letto che Milano quella notte mi aveva offerto. Poi alzai lo sguardo, ordinai alla mia testa di salire, alla mia schiena di vincere il freddo e la gravità e finalmente lo vidi. Sembrava venirmi incontro così anch’io mi mossi verso di lui. Ma, pur volendo, non riuscivo a spostarmi. Lottavo contro il mio stesso corpo, il mio stesso peso e l’aria che ci separava. Allungavo le mie mani, cercavo di toccare le sue stesse mani che sembravano rivolte verso di me.

Aveva gli occhi chiusi.
Avevo gli occhi chiusi e non portavo più il velo.

Come in un gioco metateatrale, pur non essendo performance, tornai Reverie. Mi coprii nuovamente col cappotto e aiutata da Arminius trovai la strada e recuperai l’equilibrio proseguendo senza inciampare.
Thomas sorrideva, io ne ero follemente felice.

«La mia arte è suddivisa in tre fasi: prima l’arazzo, seconda l’arazzo e il wrapping, terza l’arazzo, il wrapping e le persone. Solo dopo è arrivata la performance. Tutto è nato con la scultura, senza scultura io non lavoro.
Io faccio parlare la scultura attraverso il corpo e la rendo più direttamente leggibile, diventa immediata. Nelle mie performance creo intrecci legando l’opera ai corpi, ai capelli, alle dita, alla bocca: questi sono contatti fisici estremi e la scultura diventa come un prolungamento del corpo».

Durante il tragitto, parlammo anche d’amore. Stavamo arrivando alla Triennale quando Thomas mi prese sottobraccio e aiutandomi a camminare mi sussurrò:
«Anch’io crescendo sono diventato un innamorato dell’amore». Sorrisi e implicitamente risposi. In quel momento mi sentivo trasparente, leggibilissima e, soprattutto, da lui. Ci sono poche persone che mi hanno capito al volo e una di queste, in quel momento, mi teneva a braccetto.

«Nel mio lavoro sono tre le mie fonti di ispirazione: alberi, pietre e radici degli alberi. Intendo gli alberi in generale e non in particolare, possono essere a volte querce, a volte alberi africani,… Quando io realizzo un progetto prima di tutto disegno l’idea di albero di partenza e poi da lì lo costruisco.
Sicuramente, dietro alle pietre e agli alberi c’è sempre l’idea del velo legato all’amore. Una luce slegata dall’amore che luce è? Questo per me è fondamentale, l’amore per me è fondamentale».

Il baracchino dei panini e delle bevande calde sullo sfondo emanava più luce della piccola luna nel cielo. Non c’era traffico, solo qualche gruppo di giovani che si incamminava per andare a ballare. Mi tolsi nuovamente il cappotto e non vidi più niente.

Thomas De Falco: RED, Eloisa Reverie Vezzosi

Di nuovo mi sdraiai per terra e all’improvviso lo sentii arrivare e diventare un prolungamento di me. Lui aveva i piedi che toccavano terra, io avevo il mio corpo che giaceva freddo e immobile. Ancora una volta, mi resi conto che non sarei mai riuscita ad avvicinarmi a lui e che mai lui si sarebbe avvicinato a me, nella mia realtà restava sempre ancor più intoccabile.

Ancora uno sforzo, ancora un attimo di silenzio e Thomas disse “Fine”.
Erano le tre di notte, io e lei eravamo pronte per ritornare a casa.

Ero sempre stata parte di un sogno.
Avevo interpretato un sogno.
Il mio nome è sogno.
Ma ero davvero sicura che sarei riuscita a svegliarmi?

«Ci sono momenti in cui mi stacco totalmente dalle mie opere. Dopo averle concepite, io mi allontano. Provo un distacco freddo come viene provato dalla madre che concepisce il figlio e il suo primo impatto è di rifiuto. Io cerco inizialmente un distacco. Poi ci sono momenti in cui io sono fortemente legato al mio lavoro e altri giorni in cui sento il bisogno di allontanarmi totalmente.
Nei miei lavoro mi piace parlare di ciò che succede nel mondo, come raccontare, ad esempio, l’idea del dolore della Francia [ndr: in riferimento ai recenti attentati a Charlie Hebdo]. Io non inserisco mai il mio privato, io ci butto il globale: ciò che nel mondo succede, ad esempio l’invasione tecnologica o l’ossessione di essere a tutti i costi e poi riporto il tutto all’idea di amare e di sentirsi amati».

#THOMASDEFALCO #followtheartgirl

foto backstage:

Thomas De Falco: RED, Eloisa Reverie Vezzosi

Thomas De Falco: RED, Eloisa Reverie Vezzosi

Special thanks to Thomas De Falco
Credits:
photo: Stefano Viti
models: Arminius Braun, Eloisa Reverie Vezzosi

AMOlinks:
https://thomasdefalco.wordpress.com
http://thomasdefalco.blogspot.it
http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts
http://www.artribune.com