“Madame X”, opera unica mai replicata.
Sul catalogo della Biennale di Venezia è datata 1896, ma dal 1950 è stata spesso fatta risalire al 1913 in base alle indicazioni di Francesco Rosso a Mino Borghi. Recentemente Giovanni Lista ha proposto il 1910-1911, per la prossimità alle teste di Modigliani e di Brancusi. Infine Paola Mola ha confermato il 1896 sulla base delle fotografie di Rosso, Medardo Rosso: “il più grande scultore vivente” secondo Apollinaire.

A più di trent’anni dall’ultima mostra che Milano ha dedicato allo scultore (1979), la Galleria d’Arte Moderna presenta, fino al 31 maggio: “MEDARDO ROSSO. La luce e la materia”.
Ad affiancare le 15 opere della GAM, l’esposizione è arricchita da una selezione significativa dal Museo Rosso di Barzio, e una serie di prestiti nazionali e internazionali: GNAM di Roma, Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti di Firenze, GAM di Torino, Galleria Interazionale d’Arte di Venezia, MART di Rovereto, Musée d’Orsay e Musée Rodin di Parigi, Staatliche Kunstammlungen di Dresda, il Museo d’Arte di Winthertur, Szepmuveszeti Muzeum di Budapest.
Torinese di nascita, ma milanese d’adozione sin dall’età di 12 anni. A Milano Medardo Rosso morì nel 1928 e, nuovamente a Milano, oggi rinasce.

«Al tempo in cui rivoluzionari come Kandinskij, Marc e altri erano ancora bambini, Rosso formò la maschera Dolores [Madame X], forse tra tutte le sue creazioni la più immateriale. Avessero loro conosciuto quest’opera si sarebbero considerati tutt’al più suoi discepoli. Le creazioni migliori di Rosso ci fanno l’impressione del soffio di un’idea inafferrabile», affermava Etha Fles nel 1922. Prima del primitivismo, prima di Modigliani, prima di Brancusi e della sua Musa addormentata del 1910, c’era e c’è Madame X.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Il nuovo percorso espositivo della GAM permette un dialogo, un costante parallelo e confronto tra le 15 opere della collezione milanese e i numerosi prestiti italiani e internazionali.
Il compimento della formazione della raccolta e l’inaugurazione della sala nel 1955 godettero del supporto di Carlo Carrà, amico di Medardo Rosso sin dal 1914. «Non stupisce quindi – secondo le parole della curatrice Paola Zatti – che il discorso inaugurale della nuova sala della Galleria d’Arte Moderna fosse affidato proprio a Carrà, che, in un lungo riassunto della vicenda biografica e artistica di Rosso, emancipava l’artista dalla tradizione in senso stretto e lo isolava rispetto ad altre esperienze e movimenti, inquadrandolo in una dimensione europea e sottolineandone la complessità: “È una forma complessa che Rosso realizza tenendo conto del fatto fisico unicamente come punto di partenza […]; da ciò nasce la intensità delle sue visioni che assumono il valore dell’apparizione medianica. L’impressionismo, come pura visibilità, entra evidentemente nella sua arte, ma a differenza degli altri scultore impressionisti Rosso non cade mai nel materialismo sensista […] Rosso appare realista e idealista, preoccupato soltanto di attuare il proprio mondo plastico, è un animista e un costruttore di effetti psichici».(“Tributi dell’amicizia”)

Medardo Rosso, l’artista che ha plasmato il bronzo, la cera, il gesso assieme alla luce, l’artista per cui era “importante trasferire l’impressione” e renderla viva, l’artista che forzò dall’interno le convenzioni della statica scultura e che per la sua sperimentazione viene oggi assimilato all’ultimo Cézanne, ispirato dalle tematiche veriste catturò la realtà anche grazie alla macchina fotografica. Bramoso di un costante rapporto delle sue opere con l’ambiente circostante, desiderava che i suoi lavori fossero affiancati da altri, per creare un “tutt’uno armonico” e vedere accentuati i giochi di luce; e che fossero avvicinati dagli spettatori, fruiti e percepiti. Inizialmente seguì i grandi, ma andò oltre: Medardo Rosso è uno degli iniziatori della scultura moderna, precursore di tante nuove forme espressive.

Birichino” in bronzo, “Aetas aurea” in bronzo e su stampa moderna a contatto da negativo originale su vetro; “Henri Routard” in gesso, in bronzo, in cera su gesso e su stampa moderna a contatto da negativo originale su vetro; “Enfant malade” in cera su gesso, in bronzo; “Enfant juif” in gesso dipinto di nero, su stampa all’albumina; “Ecce puer” su stampa gelatina bromuro d’argento, su stampa moderna a contatto da negativo su vetro, stampa moderna da negativo originale, in gesso, in gesso patinato, in bronzo, in cera su gesso, in aristotipo;… «A me, nell’arte, interessa soprattutto di far dimenticare la materia» (Medardo Rosso).

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

A Milano, giovanissimo lasciò la scuola per iniziare a lavorare come scalpellino. All’età di 23, dopo un periodo nell’esercito, si iscrisse all’Accademia di Brera, imparò la tecnica, conobbe lo stucco, la materia e le forme classiche. A quest’ultime si ribellò. Voleva modelli di vita per i corsi di disegno. Lasciò l’Accademia, si trasferì a Roma.
«Nel 1882, il Rosso ha prodotto le sue prime sculture impressioniste, “The Street Singer” e amanti sotto la luce della lampada. Nel 1884 alcuni amici hanno organizzato una mostra per lui a Parigi, dove ha vissuto per qualche tempo in una pensione a buon mercato. Ha anche esposto lo stesso anno a Parigi, presso il nuovo Salon des Indépendants. Ha incontrato Edgar Degas e Rodin. Lo scultore e insegnante Jules Dalou gli ha permesso di lavorare nel suo studio di Parigi». (Angelo De Gubernatis, nel suo “Almanacco di artisti viventi”,1889 ).

Nel 1885 tornò a Milano, senza mai perdere però i rapporti con Parigi. Nel 1886 Émile Zola comprò un bronzo di Rosso, Rodin offrì poi di scambiare un suo torso per la testa di Rosso di una “Donna che ride”, Degas lodò la sua opera, la Francia lo ammirò.
«Rosso è stato in grado di mantenere uno studio a Parigi e di tenere una serie di mostre. Nel 1896 espone alla Galleria Goupil di Londra. Ha avuto anche successo a New York. Negli ultimi venti anni della sua vita non ha creato nuove opere, ma si è focalizzato sulla rifusione di precedenti lavori in modi diversi. Verso la fine della sua vita ha sofferto di diabete e sviluppato il cancro in un piede. Ha fatto alcune sculture dopo il 1900, ed è morto dopo l’amputazione della gamba colpita» (De Gubernatis).

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Le sculture in bronzo del suo primo periodo e della prima sala della mostra sono tutte realizzate a Milano e presentate in molteplici versioni: “Birichino”(1882), “Ruffiana” (1883), “Sagrestano” (1883) e “Portinaia” (1890-1905) dal Museo di Belle Arti di Budapest. Sono opere veriste, sono soggetti viventi scelti per raccontare la realtà dei quartieri, delle botteghe, la sofferenza, la solitudine, la vecchiaia, la povertà.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Prima opera da sinistra, prima opera per età del soggetto rappresentato è il busto della “Ruffiana”, posto sopra il battente di un portone, su cui c’è scritta la parola “Fine”. Il volto fluttua nell’aria, è come un’apparizione fantasmatica. Allusione alla cronologia dell’opera e al fatto di averla appena terminata, “Fine” era anche il titolo, con riferimento al tempo che passa, alla vecchiaia, alla transitorietà.
Tra la “Vecchia” di Giorgione e un rebus (con portone annesso), Medardo Rosso traccia il tempo nei solchi della pelle della donna che ghigna profondamente, ha gli occhi chiusi e la bocca aperta e quasi mi sembra di sentire la sua voce.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Nella seconda sezione le opere mostrano una maggiore consapevolezza e sperimentazione sulla materia, una più forte introspezione psicologica dei soggetti espressa dallo cera stessa, materiale facilmente modellabile e capace di catturare la luce. Medardo Rosso procede per sottrazione: meno dettagli più espressività ed evidente è la vicinanza alle sculture di Degas.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Nel suo mese all’ospedale di Lariboisière, tra l’ottobre e il novembre del 1889, realizza opere quali il “Malato all’ospedale” e la “Bambina ridente”, contraltare della “Ruffiana”. Dalla risata beffarda del “memento mori” al sorriso vitale e ingenuo, dal realismo di matrice scapigliata alla rappresentazione di un ricordo e di una determinata emozione, colti in un preciso momento: queste sono le sua caratteristiche e qualità.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

All’amico e collezionista Henri Rouart dedica una scultura in cera nera. Dal 1895 lavorava non con cere gialle, bianche o rosse, ma nella cera nera, materia più scura e sorda del bronzo stesso, che “smorza la vibrazione luminosa”.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Il metodo di lavoro di Medardo Rosso è diviso in due tempi: «quello “caldo ed esagitato dell’ispirazione e della modellazione del gesso, e quello, riflessivo e freddo, nel quale dalla creta modellata è ricavata una controforma da cui è ottenuta una perfetta replica […], matrice delle edizioni successive, realizzate con una gelatina estremamente duttile e operando sottili e significative varianti» (Carlo Bertelli).

Ma è nella terza sezione che insieme a “Madame X” e l’ “Enfant Malade” (1895) vediamo gli esiti della ricerca di Medardo Rosso. Madame X è donna senza identità e apparentemente anche senza volto, una maschera di cera dai lineamenti persi nello spazio e nella luce.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

«Contrariamente a Brancusi, infatti, Rosso non traduce questa semplificazione in una levigatezza immateriale, ma fa vibrare la superficie, lascia che si perda in contorni frastagliati, lascia in vista i segni di un secondo intervento sulla cera, colata sulla parte destra senza raccordare i piani, tumefatta e screpolata a tratti, assottigliata fino a mostrare il gesso che costituisce l’anima piena e solida della scultura, quasi a raccontare l’azione del tempo che passa».

Nell’ultima sala l’“Ecce Puer” (1906) in cera, “Madame Noblet” (1926) in gesso e la lontananza dell’artista da qualsiasi naturalismo. La materia è lavorata con così tanta energia tanto da rendere irriconoscibili i soggetti. Medardo Rosso scolpisce con loro anche lo spazio, per farci sentire la vitalità di quel momento in cui ciò che vediamo è ciò che sentiamo e viceversa.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Per quanto concerne il primo, «tanto la cera appare nelle fotografie di Rosso ancora intatta, chiarissima e quasi molle, quanto il bronzo sembra tormentato, oscuro, misterioso, corroso da secoli che paiono aver lasciato sfregi e incrostazioni sulla superficie dell’opera, materica e raggrumata, che mantiene resti di materiale refrattario, i segni e persino i difetti della fusione. Rosso replicò poi l’opera numerose volte nella cera: una fu data a Etha Fles nel 1910, una fu venduta a Giuseppe Ricci Oddi nel 1926 in occasione della “Prima Mostra del Novecento italiano”, mentre la cera in mostra fu venduta a Gustavo Sforni nel 1918». Ancora il puer non è nato, non è visibilmente chiaro nei lineamenti, è vivo ma ancora nascente nella sua forma in divenire. Non ha ancora emesso il suo primo vagito.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Medardo Rosso è anche fotografo.
Accanto al suo corpus scultoreo, infatti, sono stati esposti i suoi lavori fotografici, non sterile documentazione ma rappresentantivi di una specifica ricerca e di un’originale sperimentazione.
La produzione fotografica dell’artista era spunto per una “post-produzione” scultorea, in cui non escludere ma anzi studiare l’intervento del caso e dell’errore.

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Era una forma indiretta di ricerca sulla materia e sulla luce, svincolata dal confronto col vero. Medardo fotografa le sue sculture e i suoi disegni, rifotografa scatti di altri o ritagli di giornale, interviene poi sulle immagini ottenute secondo diverse modalità: «viraggi, ingrandimenti, scontornature, collages, tracce di materia pittorica, tagli e abrasioni, sovraesposizioni o sottoesposizioni in fase di stampa». La tecnica fotografica gli permette di identificare il “punto di vista unico” dell’opera scultorea e di trovare la luce.

«Non c’è nulla di materiale, noi stessi siamo solo scherzi di luce» (Medardo Rosso).

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

MEDARDO ROSSO. La luce e la materia, GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

GAM Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

#MedardoRossolaluceelamateria #followtheartgirl

Credits:
Special thanks to G.A.R.B.O for the SIV Milano shoes
Photo: Cristina Risciglione ph

AMOlinks:
www.mostramedardorosso.it
www.gam-milano.com

INFO:
MEDARDO ROSSO. La luce e la materia
GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano
fino al 31 maggio 2015

A cura di Paola Zatti
Una mostra Comune di Milano, Cultura GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, 24 ORE Cultura – Gruppo24ORE