«Nulla toccò che non tramutasse in bellezza eterna»: da un cranio umano alla guerra, dal suono alla parola, dalla bruttezza delle caricature alla raffinatezza e ai sorrisi di dama, dai fiori ai cieli e alle loro sfumature… Aveva ragione Berenson nell’affermare che «per quanto grande come pittore, non fu meno famoso scultore, architetto, musicista ed estemporaneo…»; considivisibile è anche l’uso dei puntini di sospensione per elogiare il maestro Da Vinci.

Ma siamo sicuri che Leonardo sia veramente esistito?
In generale il dubbio è lecito ma in questo caso è solamente provocatorio.

Il 15 aprile, in occasione dell’anniversario della sua nascita, a Palazzo Reale di Milano è stata inaugurata “Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo”, la più importante mostra monografica italiana dedicata al grande maestro. Maria Teresa Fiorio e Pietro C. Marani, i due espertissimi curatori, hanno raccolto oltre 200 opere provenienti da un centinaio di istituzioni di tutto il mondo, dal Louvre alla collezione della Regina Elisabetta II, presentate seguendo una linea “trasversale” di interpretazione volta a evidenziare le costanti della sua visione e le sue fonti di riferimento. L’obbiettivo è quello infatti di riportare Leonardo al suo tempo e di presentarlo come genio assoluto anche perché calato nella sua realtà storica, lontano dall’enfatizzazione fuorviante avvenuta per la precedente e monumentale mostra sul maestro ospitata nel 1939 dalla stessa città.
In occasione dell’EXPO di Milano, Leonardo diventa ufficialmente nostro simbolo di universalità.

Ho personalmente provato una forte emozione a seguire l’occhio e il gesto del maestro Leonardo. Ritengo che vivere con l’eco di un mito che rimbomba nelle proprie orecchie sin da tenera età, e poi trovarsi davanti all’excursus della sua vita attraverso le sue opere sia assolutamente e inesorabilmente emozionante. “Leonardo & io”, impossibile non citare un titolo di Carlo Pedretti. Perché da oggi tutti coloro che passeranno per Milano avranno la possibilità di vedere il lavoro del maestro, ciascuno potrà così raccontare il proprio incontro con Leonardo e impersonare quell’“io”. 

Volontariamente lontane da un ordinamento di tipo cronologico, l’arte e la scienza leonardiane si aprono al confronto e al dialogo con gli antichi, i moderni e i contemporanei attraverso le 12 sezioni in cui è scandita la mostra. La divisione delle opere segue un percorso né cronologico, né retorico, né celebrativo ma teso a mostrare le tematiche centrali della sua interdisciplinarità, dove il disegno diventa l’elemento chiave e portante di analisi, che rivela il suo “progetto” del mondo.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Idealmente, il mondo di Leonardo si apre col Paesaggio” del 5 agosto 1473, proveniente dal Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi. Si tratta della Valdinievole e del Padule di Fucecchio visti dal Montalbano sopra le colline di Vinci, suo paese natale, con Monsummano e Montecatini in lontananza sullo sfondo. La scena è luminosa, prospettica, simbolo della massima capacità analitica dell’indagine umana sulla natura.

Parallelamente, ma per antitesi, il tempo di Leonardo si chiude con la serie dei Diluvi” del 1517-1518, provenienti da Windsor. Il cataclisma raffigurato rappresenta la visione pessimistica che Leonardo ha acquisito: l’uomo non potrà mai avere il controllo sulla natura e «ogni ingegno diviso in diversi studi si confonde e si indebolisce» (Londra, British Museum, Codice Arundel, f. 180 verso).
L’ “ingegno” si basava sull’identità di partenza tra arte e scienza, ed è proprio la sua impostazione unificante ad aver segnato la storia del mondo e del tempo, non solo di Leonardo. 

«E veramente il cielo ci manda talora alcuni che non rappresentano la umanità sola, ma la divinita istessa, acciò da quella come da modello, imitandolo, possiamo accostarci con l’animo e con l’eccellenzia dell’intelletto alle parti somme del cielo», così Vasari presenta la vita di “Lionardo Da Vinci.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Il disegno si afferma come assoluto fondamento, anche nel titolo della prima sezione.
Appurato che il già citato “Paesaggio” del 1473 è la prima testimonianza grafica dell’artista a noi pervenuta, la mostra si apre con gli studi prospettici sul “mazzocchio” di Paolo Uccello in confronto con quelli di Leonardo presenti nel Codice Atlantico. Dall’analisi di macchine e ingegni il tratto si raffina nei profili femminili della Royal Collection e nello studio di volto femminile degli Uffizi che in nuce ricorda la “Scapiliata”, esposta in una sezione successiva. Il dialogo è aperto con “La Fortezzadel Botticelli, come se questa ne rappresentasse il simbolo ma anche il vivace modello da superare. Gli studi di panneggi rappresentano poi l’apice del raffinato tocco del maestro ed è la figura stessa, in una copia di Bottega del Verrocchio, a inginocchiarsi riconoscendo la sua grandezza.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

«Nella storia del disegno italiano esiste un collegamento generale tra la graduale diffusione nel Quattrocento dell’album di schizzi per appuntare idee creative – afferma nel catalogo Carmen C. Bambach – e l’affermarsi della pratica leonardiana dello schizzo rapido e immediato».

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Quasi creando un’ideale linea genealogica, se la natura è “maestra de’ maestri”, la pittura è la sua primogenita e l’unica che può essere specchio e “sola imitatrice” della madre.
La visione del mondo di Leonardo si basa sulla comprensione delle leggi che tutto dominano, poiché “nessun effetto è in natura senza ragione”. Insieme al rapporto causa-effetto, la seconda necessità per qualsiasi pittore che voglia creare opere di valore sta nell’imitare le “opere di natura”. La “natura e scienza della pittura” diventano infatti elementi imprescindibili, dal “Disegno di giglio” ai “Due studi di granchio”, ma sono gli studi botanici per la “Leda”, nella sezione col confronto con l’antico, a raggiungere l’apice.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Leonardo fu pittore ma anche scultore. Possiamo essere certi della sua abilità plastica date le fonti antiche, la sua formazione nella Bottega del Verrocchio, noto più come scultore che come pittore, dati i suoi studi sulla fonderia e i suoi progetti così come la promessa del cavallo in bronzo a Ludovico il Moro.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

A testimoniare l’abilità della bottega c’è il “Busto di San Girolamo” in terracotta del V&A Museum di Londra; a testimoniare la sensibilità plastica del polimata c’è il “San Girolamo”, olio su tavola dei Musei Vaticani. Non deve assolutamente stupire che l’esempio di presenza fisica e tridimensionale dell’opera di Leonardo sia una pittura.
Così come lo sguardo intenso e vivo de “La Belle Ferronière” dal Louvre, che innesca “moti dell’animo”. Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

«Leonardo da Vinci, specchio profondo e oscuro
in cui angeli incantevoli, con un dolce sorriso
denso di mistero, appaiono all’ombra
dei ghiacciai e dei pini che racchiudono il loro paesaggio» (C. Baudelaire, “Les fleurs du mal”, 1857).

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

L’“Uomo vitruviano” è il simbolo dell’Umanesimo e la “testimonianza” del rapporto con l’antico, la sezione più corposa della mostra.
Dopo i busti di guerrieri, opere di Bottega in confronto con la “Testa maschile di profilo verso destra e coronata di alloro”, e prima dei modelli equestri e degli studi di cavalli nei fogli leonardiani conservati tra la Collezione Reale inglese, l’Ambrosiana di Milano e il British Musem di Londra, è esposta “La proporzione del corpo umano secondo Vitruvio” delle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

«Vetruvio, architetto, mette nella sua opera d’architectura, chelle misure dell’omo sono dalla natura disstribuite in quessto modo cioè che 4 diti fa 1 palmo, et 4 palmi fa 1 pie, 6 palmi fa un chubito, 4 cubiti fa 1 homo, he 4 chubiti fa 1 passo, he 24 palmi fa 1 homo ecqueste misure son ne’ sua edifiti».
L’Uomo dal sol volto ma dalle 4 braccia e dalle 4 gambe, notoriamente inscritto in un quadrato e in una circonferenza, secondo il modello classico, presente anche nell’“Historia naturalis” di Plinio, sembra guardare lo spettatore pur rimanendo immobile, ma è come se vivesse di uno straordinario effetto cinetico. “L’omo è detto da li antiqui mondo minore”: Leonardo ci ricorda così la nostra centralità.

Come in tante storie mitiche, anche per Leonardo il mistero si infittisce. In questo caso si tratta della “Battaglia di Anghiari”. Il “Pittore toscano del XVI secolo” e autore del “Gruppo di cavalli e cavalieri in lotta” dall’opera di Leonardo potrebbe aver copiato il lavoro del maestro e averlo fatto forse nei primi decenni del Cinquecento, magari ricalcando un cartone leonardesco del perduto originale. 

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi 

Il “Torsetto femminile tardo ellenistico” (II secolo a.C.) apre la sezione sulla Leda.
Si dice che anche il mito voglia la sua parte, e che Leonardo attratto da Roma (e dal potere di Domenico Grimani) nel 1501 abbia potuto vedere sculture come le nove Muse e Mnemosine provenienti dalla Villa di Adriano a Tivoli. La sua “Leda stante” infatti sembra sorella di Calliope, quasi la decima musa, quella “del bel volo”. La sua “Leda inginocchiata” sembra la “Venere accovacciata”, e nuovamente i disegni si fanno scultura nonché fisica presenza. E come in un finale maschiocentrico, è il nudo dell’“Ercole stante” a chiudere la serie dei rapporti con l’antico.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi 

«Leonardo comincia dal di dentro, dallo spazio mentale, e non dalle linee di un contorno bene aggiustato, per finire (quando rifinisce e non lascia invece i suoi dipinti incompiuti) effondendo la sostanza del colore come un soffio che investe la concezione dell’immagine corporea propriamente detta, assolutamente indescrivibile. I dipinti di Raffaello si adagiano in ‘piani’ dove si compartiscono i gruppi armoniosi, e uno sfondo limita l’insieme con molta misura. Leonardo non conosce che lo spazio unico, vasto, eterno, in cui – per così dire – si vedono le figure planare. Il primo offre nell’ambito dell’immagine una somma di oggetti individuali e contigui; il secondo, una porzione d’infinito» (O. Splengler).

Dall’anima all’anatomia e dall’anatomia all’anima.
C’è chi “i moti dell’animo” li individua in uno specifico limite temporale dal “San Girolamo” all’“Ultima Cena”, riconoscendo nell’“Adorazione dei Magi”, ad esempio, che l’emozione nasce dal “tumultuoso della folla”. Non è forse la folla un’insieme di emotività individuali che si confrontano e scontrano in modo attivo?

A Leonardo non interessavano solo i fenomeni ma anche le cause.
Partì dal cervello, fino alla natura fisica dei sensi, degli impulsi motori, mentali e dell’anima. Anatomia, movimento ed emozioni erano parte di un unico ambito di indagine, il suo “corpo” di indagine.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

«De l’aprire le labbra co’ denti serrati.
Dell’appuntare le labbra. Del ridere.
Del meravigliarsi. […] Che cosa è starnuto.
Che cosa è sbaviglio. Mal maestro. Spasimo.
Parletico. Tremito di freddo. Sudore.
Stanchezza. Fame. Sonno. Sete. Lussuria» (RLW).

Dove lo portò il suo studio sui processi neuronali? L’apice fu il silente dialogo del “Cenacolo”.
Leonardo studiò le mani come nei disegni in punta d’argento rialzata di biacca su carta preparata in rosa del 1486-1488 e i volti come nelle “Cinque teste grottesche”, conservati entrambi nella Royal Collection di Windsor. Anche il ghigno è provocato da un muscolo. Analizzò le dinamiche dell’affetto come nella “Madonna col Bambino e un gatto” del British Museum, e capì che, raffigurando la bellezza femminile come ne “La Scapiliata” della Galleria Nazionale di Parma, poteva provocare “moti” nell’animo dello spettatore.
Salvatico è quel che si salva”, ma – caro Leonardo – è impossibile “salvarsi” dalla tua arte. Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

«Uno disse a un altro: “Tu hai tutti li occhi mutati in istran colore”. Quello li rispose: “Egli è perché i mia occhi veggono il tuo viso strano”» (Leonardo Da Vinci).

Nel suo quasi ventennale primo soggiorno milanese, Leonardo approcciò e studiò i principi e i teoremi della meccanica medievale con fatica ed estremo sforzo, come afferma Paolo Galluzzi. Il transumanista però ancora una volta superò qualsiasi forma di difficoltà tenendo a sé ben stretto l’esempio antico di Frontino, Plinio, Vitruvio e Vegezio.
Suoi sono gli “Studi per un argano a due ruote” dal Codice Atlantico, suo è il progetto per il “Carro semovente” (entrambi oggi alla Biblioteca Ambrosiana), suoi i “Disegni per una macchina d’assalto marittimo e per un concegno per piegare tavole di legno” dalla Morgan Library di New York, suo è l’inchiostro e acquerello su carta della “Mitragliera a canne multiple”, così come suoi sono i “Mortai che scagliano proiettili esplosivi” dal Codice Atlantico.
C’è chi li accusa di essere “caratterizzati da una fantasia tanto sfrenata quanto avulsa da qualsiasi risvolto pratico”.
Ma si sa, i geni sognano in grande.
«Fu come un uomo che si sveglia troppo presto nell’oscurità, mentre gli altri sono ancora addormentati», Sigmund Freud. 

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

È quello di Icaro il più grande dei desideri umani.
Molti dei progetti di Leonardo restarono sogni. Era troppo lungimirante, aveva un capacità di pre-visione troppo sviluppata, progettava per il futuro. Per far volare l’uomo grazie alle sue grandi ali battenti sarebbero state necessarie una forza e un’intensità superiori a qualsiasi limite umano, così come per gli “Studi di palombaro” e i “Sistemi galleggianti per camminare sull’acqua e respirare sott’acqua”.

Eppure io proprio non riesco a vedere gli “Studi di meccanica per il volo” dell’Ambrosiana come puri e semplici “capricci” d’artista, velocemente classificati tra i disegni per modelli architettonici, d’ingegneria e “ghiribizzi”.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi 

Dal sogno si passa all’utopia, non-luogo per eccellenza. E alla sua Architettura.
Sotto la presenza vigile del “De re aedificatoria” dell’Alberti, Leonardo arriva a progettare fortezze anche a pianta stellare, nuovi quartieri di Milano, e un “Tempio ideale”. Perché quella “Città ideale” d’anonimo autore, in tempera su tavola, assolutamente prospettica, il maestro vinciano la supera sviluppandola e disegnandola “su canali” e con una planimetria e una costruzione assolutamente più complessa, con annessa “stalla ideale”, che seguendo Richard Schofield “sembra rappresentare un edificio che Leonardo ha visto”.

Anche il desiderio di unità del sapere è utopia?
In questo caso la compagnia è quella di Euclide, Plinio, Luca Pacioli e Giorgio Valla insieme ai loro celebri testi. Il rapporto di Leonardo con la natura-realtà-pittura-scienza si è evoluto nel corso del tempo, arrivando a provocare conseguenze ed effetti nel nostro presente. Come l’inchiostro, il colore, il sangue anche l’acqua: Leonardo studiò il corso dei fiumi e come deviarli.

Il tratto era sicuro anche nei suoi appunti veloci; d’altronde di gorghi e vortici d’acqua si occupava da tempo, rappresentandoli in analogia con eleganti riccioli femminili.

«Il foco contende l’acqua posta nel laveggio, dicendo che l’acqua no merita star sopra il foco, re delli elemente, e così vo’ per forza di bollore cacciare l’acqua del laveggio; onde quella per farli onore d’ubbidienzia discende in basso e anniega il foco» (Leonardo Da Vinci, “Il fuoco e l’acqua”).

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi 

Ma tutti questi sogni dove vanno a finire? Sulla Luna? Di Leonardo è anche il campo della cosmologia. “La luna è densa. Ogni denso è grave. Come sta la luna?”

A metà tra un rabdomante e uno scienziato, Leonardo ipotizzò, in una nota un po’ laconica, l’immobilità del sole. E sostenne anche che la terra non si trovava al centro dell’Universo, solo per citare alcune sue riflessioni in materia. Parallelamente però non si risparmiò con studi nel solco della tradizione medievale: restava pur sempre un uomo del suo tempo.
Per rispondere, non credo che i sogni vadano a finire sulla luna. D’altronde era il senno a dimorare lontano dalla terra, i sogni dovrebbero restare intorno a noi. Dico “dovrebbero”, ma non c’è progetto leonardiano che lo dimostri.

Gli allievi di Leonardo sono molti e anche noi ne siamo eredi. Dalla Bottega al Boltraffio, passando per la “Gioconda nuda” del Museo Ideale attribuita a Salai, fino a Corot, Duchamp e Warhol. Ma Leonardo resta un mistero e la sua visione del mondo resta ancora non pienamente conosciuta.

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Sì, credo nella sua esistenza, nella sua vita, nelle sue parole e opere.
E sì, credo anche alle sue profezie.
«Del sognare: Alli omini parrà vedere nel cielo nove ruine, parrà in quelli levarsi a volo e di quello fuggire con paura le fiamme, che di lui discendano, sentiran parlare li animali di qualunche sorte di linguaggio umano, scorreranno immediate colla lor persona in diverse parte del mondo sanza moto, vedranno nelle tenebre grandissimi sprendori. O maraviglia delle umane spezie, qual frenesia t’ha sì condotto? Parlerai cogli animali di qualunche spezie e quelli con teco in linguaggio umano, vedrai cadere di gran altura sanza tuo danno, i torrenti t’accompagneranno…».

Leonardo 1452-1519, il disegno del mondo, Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

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Credits:
Special thanks to Luisa Beccaria
Photo: Irina Mattioli www.irinamattioli.com

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