C’erano una volta un “Catopleba”, una “Medusa con la bocca di Lucifero dell’Aldilà” e un “Farchio del Sud”.
Abitavano tutti lo stesso universo insieme a una “Mosca cieca”, un “Tritaossa mangia parenti” e a Un animale debole come un bambino piangolone”.
Possibile che non ne abbiate mai sentito parlare? Siamo tutti stati bambini, prima di fingere di diventare grandi.

In via Monte di Pietà 23, fino al 15 settembre, sarà possibile visitare una delle mostre più interessanti che abbiano mai toccato il suolo milanese: “Uomini come cibo”. Max Mara, in collaborazione con la Collezione Maramotti, ha deciso di esporre le 40 opere realizzate, dal 2013, dai ragazzi dell’Atelier dell’Errore, laboratorio di arti visive progettato da Luca Santiago Mora per la Neuropsichiatria Infantile dell’AUSL di Reggio Emilia e degli Ospedali di Bergamo. I lavori rappresentano un bestiario fantastico mai visto, mai sentito, mai raccontato prima dove, capovolgendo il tema di EXPO Milano 2015, sono le creature fantastiche nate dalle paure dei bambini a cibarsi degli uomini.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

All’Atelier dell’Errore non esiste alcun errore.
D’altronde la funzione dell’arte qual è?
L’arte è salvifica, è un farmaco che lenisce e assorbe le ferite della vita. L’arte è sociale, è apotropaica, esorcizza le paure e permette di trovare il proprio spazio nel mondo. L’arte è difesa, protegge dal male, e che sia interiore o esterno non importa: sull’arte si può sempre contare. L’arte è catartica, purifica, sia nell’atto del compimento dell’opera che nella sua più superficiale fruizione, ti abbaglia, ti illumina. Se questo è stato sempre valido nei “secoli dei secoli” della storia fino agli autoritratti di Frida Kahlo e Francis Bacon e oltre; perché allora non dovrebbe essere vero per i piccoli creatori che hanno tante fobie quanta bellezza nella loro unicità?

Sono partita dal piano zero attraversando in ordine acque, terre, cieli e nido. Ho vissuto la mia personale avventura in un mondo che di incantato non aveva più niente e che di bianco-neutro-puro aveva solo il supporto su cui gli enormi quaranta disegni – tutti in tecnica mista su carta – sono stati realizzati. Le illusioni con cui siamo soliti proteggere i piccoli non esistevano ormai più. Mi sono relazionata a bambini diventati già adulti nel cuore e costretti a vivere in un ambiente ostile fatto di persone-rimaste-piccole-di-testa.
Come dicevo, ho attraversato le sale con stomaco e spirito e ne siamo usciti tutti cambiati, cresciuti, vittime-risorte di un’arte che fa riflettere col potere della semplicità.

Adesso riparto da zero.
C’era una volta…
La “Vendetta Cattiveria Pura dell’Utopia”, a me pare un elefante volante sui toni del viola e del verde mela, ma Cristian, l’autore, precisa che quella che a me sembra una proboscide è in realtà una “gamba” che si è “arricchita” e appesantita di tutte le anime catturate. Questo è il primo mostro che compare davanti ai miei occhi impauriti e già è evidente il gioco di differenti letture, visioni fantastiche a metà tra umanizzazione, identikit e pareidolia con cui mi dovrò confrontare.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Sulla colonna di destra, una leggenda accompagna il mio viaggio. Si dice che nel nido all’ultimo piano regni l’Immane RagnoFerro di Curnasco”: è alto 41 metri e come raccontano A. D. E., il gruppo di autori, ognuno di noi dovrebbe temerlo. Ma la strada ancora è lunga, e l’ “immane” mostro lontano.
Scorgo immobile la “Fenice che di notte castiga Davide che picchia i bambini”, relegata al piano inferiore, nel bianco del suo candore; in realtà rappresenta rinascita e allo stesso tempo vendetta.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Tre animali si trovano gli uni davanti agli altri: lo “Scoiattolo Tritaossa”, il “Tritaossa mangia parenti” e “Pangolino che sta vomitando per farsi notare da una femmina”, quest’ultimo di autori “vari” ma di genere femminile(ci tengo a precisare). Lo scontro è nell’aria e io decido di allontanarmi prima che mostrino la loro ferocia sotto lo sguardo attento del “Re della morte”, caratterizzato da una “furia che esplode” e, a detta di Cristian, a metà tra un pesce e un dinosauro.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Arrivo nel mondo delle acque.
La “Furia buia morte sussurrante”presenta tre stadi di evoluzione. Nella prima, riesce a farsi talmente piccolo che le persone possono anche schiacciarlo ma, data la sua forza, si immobilizzano e questi riesce a succhiare loro l’anima. Fino alla terza in cui diventa talmente grande da ingannare le persone che entrano nella sua bocca come fosse una grotta. Per trovare l’energia di cui ha bisogno per trasformarsi, “succhia la vita dal cuore delle persone” e così si evolve.
Con la sua doppia zanna a uncino, il “Tritatore di uomini TerraMare” va a caccia di prede “nelle banche della Milano centrale”. I suoi occhi-naso viola e il suo carapace arancione brillante rappresentano forse una fobia che Marco trasposiziona a partire dal mondo dei grandi. E poi c’è la “Medusa con la bocca di Lucifero dell’Aldilà” che attira gli uomini con melodie, li intrappola senza discriminazione di provenienza.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

IL “Carniforo” tortura le ossa, il “Cracher” mangia le “cirlider” e i loro pon-pon, e l’ “Addentatore” cattura gli uomini nudi. C’è chi alle paure lega una storia, chi la costruisce con estrema attenzione di calcolo e geometria. La “Remora ADE” di Nicolas è composta da un numero infinito di tentacoli e gambette, ha gli occhi che se arrabbiato prendono potenza e iniziano a girare, sembra un polpo con la testa di 75 metri, le sue ventose servono ad aspirare le navi e possiede delle pompe idro-pneumatiche. In basso a sinistra si può notare contro chi si rivolgerà l’animale, la sua nemica Cecilia e tra parentesi l’autore inserisce una confessione: «Non sopporto più i miei compagni perché mi prendono in giro».
Tutto scorre, e così anche le paure passeranno.
Attraverso le acque e torno sulla terra ferma passando sotto il “Frullatore di uomini nero paura che va a scassinare la nuova Jeep Renegade”.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

E intanto mi chiedo fino a dove possa spingersi la fantasia dei bambini? Forse ancor più lontano se inseguita dalla propria fobia…

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

A forma di croce è la tela su cui è stata immortalata la “Remora Incantatrice dalle note musicali” con tanto di stelo fatto di uova, ovario fatto di inchiostro e stami fatti di notte musicali.
Le paure spesso posso essere influenzate anche dalla realtà sociale e dalla sua attualità.
Sulla stessa terra attraversata dal mostro che “Uccide le donne”, cammina l’“Attachista del canile mangia i Mafisti e i Poliziotti e RueRue”: Paolo dona al suo cane-lupo-draghesco anche dei denti avvelenati perché lui “mangia i serpenti” per definizione. Ma ci sono altre due opere-creature che colpiscono anche solo per la sincerità della storia di cui sono portatori: l’“Isopode Fango e Sangue mi dicono mongoloide io reagisco e mi difendo” e “Lo Zooflagellato vs Federico il mio acerrimo nemico ”.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Il primo è un insetto di 13 metri le cui fattezze bestiali servono a scoraggiare i nemici più perfidi come solo i bulli possono essere. Il secondo è un mostro dai tre cuori, dalla zampa rotta e dai “sacchetti” nei quali raccoglie il suo cibo, “cioè gli uomini”. Sono mostri più umanizzati di quanto noi mortali potremmo mai essere. Avrei voluto chiedere ad Andrea: perché tre cuori? Avrei voluto voluto chiedergli: e tu con quanti cuori hai sofferto?

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Per toccare i cieli il passo è breve.
Ad accompagnarmi c’è il lungo corpo della Platavernia. “Io sono il capo del Platavernia che mi protegge da Vittorio Barale che mi picchia nel collo e nella schiena e mi chiama giacciolo. Divora più di 186 mila persone e soprattutto Vittorio Barale”.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Arrivo all’aria di una stanza spoglia senza alberi infiniti.
Il fratello cattivo dell’UccelloPapa” mi accoglie e sembra danzare. Prima delle zampe ha «una meringe angelica da cui parte il funzionamento del cervello», su ciascun ala porta delle “sacche di nutrimento” e se il sangue sgorga troppo forte rischia di fuoriuscire.
Chiudo gli occhi davanti al “Sonno vendicativo”, apparentemente un enorme, cupo e, allo stesso tempo, colorato pappagallo. È ferito, ha il polmone squartato. Anche le paure “animalizzate” non sono esonerate dalle sofferenze.
I suoi occhi sono sviluppati per vedere le “aure nere e viola dei bulli” e quando le percepisce li uccide “in un incubo ma anche nella realtà”. Marco si definisce “il più debole” ma è anche un bambino molto sincero: il Sonno vendicativo “ha preso il doping”e usa il “parrucchino di Elvis” per mimetizzarsi e non farsi riconoscere.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

«M’apparve un mostro, chè divelto il primo
Da le prime radici, uscir di sangue
Luride gocce, e ne fu il suolo asperso.
Ghiado mi strinse il core; orror mi scosse
Le membra tutte, e di paura il sangue
Mi si rapprese» (Eneide, III, 38-51).

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Il “Farchio del Sud” è un drago verde con denti aguzzi e ali arancioni, è “l’evoluzione della paura: va a caccia dei miei due nemici – scrive il collettivo di giovani creatori – che mi chiamano “boss bambino” e “bambino obeso senza speranza” e li fa vivere “nei loro stessi incubi”.
Elegante in bianco e matita dal tratto poco calcato è l’ “Animale Elettrovolante a caccia del medico che ha ucciso MJ con le medicine”, un altro mostro alato ma dalla coda arrotolata su se stessa e delicata nei tratti convulsi.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Paura? Credo ormai di essermi abituata a convivere con queste creature, non voglio più chiamarli “mostri”. Per etimologia, monstrum è “prodigio, portento”, un segno divino derivante dall’avvisare latino. Nel suo significato originario, è l’apparire, il manifestarsi, il mostrarsi improvviso di qualcosa di straordinario, che viola la natura e che è un ammonimento e un avvertimento per l’uomo.
Abbandonato il senso di spavento, questi esseri generano in me stupore e nei loro piccoli creatori rassicurazione. Il nefasto, il terrore sono lasciati ai bulli, ai nemici, ai provocatori di sofferenze, alle sofferenze e alle paure stesse.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

E mentre il nido incombe scorgo due profili: un bacio “saffico” tra due estremità della stessa figura. È “Lo Squalatore Sessuale che si bacia le ferite”. Sembra un’indivisibile divisione cellulare di un bruco verde che mostra la sua fragilità color rosa carne. Difficile non soffermarsi sul nome scelto da Giovanni.
Non domando e cado come corpo vivo cade sotto il “Vendicatore di Notte che divorisce dei compagni di classe io mi avvicino e loro si allontanano e dicono che puzzo”.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

Si tramanda che l’“Immane RagnoFerro di Curnasco”«quando sta passeggiando e gli viene il prurito cerca un albero, lo abbatte con un calcio, lo sradica e lo usa per grattarsi. Se tira un calcetto leggero all’albero, viene fuori l’albero con le radici e il pezzetto di zolla e finisce lontano 2/3 km. Un passo è 200 mt. Se ha sete è capace di prosciugare un laghetto con pochi sorsi (ad esempio il Lago di Como) immaginiamo che danno! Se gli scappa la pipì e la fa in un prato può allagare un’intera città: tutta la città con la pipì di 40 cm di altezza che tu arrivi dentro fino al ginocchio (bambini) e fino a metà “perone” (adulti) e fino ai ¾ (mezza età). Quando si scarica a fa grossa come un paese, diciamo che fa paura ma anche schifo. Se ha fame c’è veramente da preoccuparsi perché può inghiottire un autotreno (camion con rimorchio) in un solo boccone (mangia tutto e sputa fuori gomme, sedili e tutto quello che è gommoso)».
Avevo sentito dire che era gigantesco, enorme, forse perché divoratore di tutte le paure di tutti quei bambini che con coraggio avevano messo in mostra la loro. O forse perché tra tutte quelle paure, aveva riconosciuto e mangiato anche la mia.

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

«È una cosa interessante ma molto pericolosa. Dovete pensarci seriamente, non è un gioco questo», fa eco dal video nell’ultima sala la voce di una dei piccoli creativi, ufficialmente affetti da disturbi psichiatrici ma riconosciuti “artisti”. Ho voluto dare spazio alle loro opere, ai loro animali-guida, alle loro paure e lasciare così libera interpretazione al vostro occhio, cuore e stomaco. Ricordate che all’Atelier dell’Errore non esiste alcun errore e nel mondo non c’è mai stato errore più fantastico.

Cari bambini volete sapere un segreto?
«Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante» (F. Nietzsche).

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

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"Uomini come cibo", Atelier dell'Errore, Eloisa Reverie Vezzosi

#uominicomecibo #followtheartgirl

Credits:
Special thanks: Vivetta, Spazio 38
Photo: Viviana Bonafede

AMOlinks:
collezionemaramotti.org
maxmara.com
aterlierdellerrore.org
collectortribune.com