Non è un abbraccio consueto. Sono due mani di uomo che stringono il collo di donna che appoggia il mento sopra la testa dell’altro. I due soggetti sorridono, avvolti in un’aura di intensa felicità. Non è un ritratto consueto: Ottavio e Rosita Missoni nello scatto in bianco e nero di Giuseppe Pino del 1984 emanano puro colore.

«Sono pezzi da museo, ma indossateli pure» (Maria Pezzi, “Il Giorno” 1979).
È la frase di apertura della mostra e della vita più colorata che i miei sensi abbiano mai conosciuto. MISSONI, L’ARTE, IL COLORE” è l’esposizione evento che occuperà le sale del MA*GA di Gallarate (Va) fino al 24 gennaio 2016. Curata da Luciano Caramel, Luca Missoni e Emma Zanella, è un progetto realizzato da Città di Gallarate, Museo MA*GA e Archivio Missoni, con lo speciale patrocinio dell’EXPO, dedicato alla storia della nostra moda/arte italiana.

«Il colore? Cosa dire? A me piace paragonare il colore alla musica, sette note ma infinite melodie sono state composte con quelle sette note» (Ottavio Missoni).

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Ci si chiede spesso se di barriere e limiti tra l’arte e la moda si possa parlare. È lo stesso interrogativo che si era posto il maestro Missoni. Tutte le volte che gli veniva chiesto cosa l’avesse portato a un lavoro artistico esprimendosi attraverso l’uso di tessuti di maglia rispondeva: «Parlare d’arte forse è eccessivo, anche se nel mio lavoro certamente vi è una componente creativa in quanto il “colore” e la “materia” sono gli elementi essenziali del mio mestiere».
E Missoni, “il maestro del colore” secondo Balthus, artista in senso stretto lo era davvero. La risposta comunque appariva chiara già nel 1979: «Missoni ha elevato la maglieria a forma d’arte» scriveva il NewYork Times.
Tai e Rosita si sposarono nel 1953, stesso anno in cui aprirono una piccola officina di maglieria a Gallarate. Da quel momento, Missoni ne ha fatte proprio di tutti i colori.

Non è un abbraccio consueto, è un gesto che lega e che tesse fili, realizzando trame, orditi e cucendo insieme i momenti di una storia meravigliosa che non avrà mai fine. Il MA*GA racconta così il maestro delput-together, la sua arte e la sua moda che è una questione di famiglia.

«Ma allora il colore esiste davvero!» (Diana Vreeland).
L’intreccio narrativo parte dal centro della teatrale piazza all’ingresso del museo. Mi trovo nel cuore della storia dell’arte del colore italiano, pronta a immergermi nel nexus che da qui si dirama.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Casa di Moda”, premessa.
Non seguo uno specifico fil rouge, ma le molteplici trame dell’ordito pronte a espandersi. Ad anticipare la prima sala, mi accoglie il video di Ali Kazma che riprende il dietro le quinte del “glamour massificato” della moda, il connubio esclusivo di artigianalità di vecchia scuola e il design contemporaneo: Missoni dalla A alla Z. Vedo così mani che cuciono, piedi che sfilano, occhi che controllano, macchine che lavorano, bocche che parlano… e come «tutto questo si inserisca nel quadro più ampio dell’attività umana».

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Le radici”, capitolo primo.
Le prime parole d’arte che aprono questo libro visivo della storia di Missoni sono: avanguardie storiche in Europa, dall’Astrattismo lirico di Sonia Delaunay, Kandinsky e Klee al Futurismo di Balla e Severini, fino all’Astrattismo italiano di Munari, Veronesi, Fontana e Vedova. Quando agli inizi del XX finalmente vennero superate le barriere culturali che dividevano l’arte e la moda in due valori assoluti e distinti, “sconfinamenti di genere” furono i due manifesti che il Futurismo dedicò alla moda (il “Manifesto della moda maschile futurista” e il “Manifesto del vestito antineutrale”); i panciotti di Giacomo Balla; il legame tra Picasso e la moda teatrale insieme a molti grandi artisti come Braque, Goncharova e Matisse; il tessuto plissettato di Mariano Fortuny; la collaborazione tra la sartoria Flöge di Vienna e Gustav Klimt; Schiapparelli che sceglie di lavorare con Dalì e Man Ray

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

«A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu» queste sono le vocali di Rimbaud e dell’alfabeto di Missoni. «Uno dice “giallo”. Ma devi considerare quanti ne esistono, all’infinità di gradazioni possibili…». L’arte di Missoni dialoga con la “pittura totale” futurista in cui, «dal punto di vista del colore vi sono suoni, rumori e odori gialli, rossi, verdi, turchini, azzurri e violetti». Si arricchisce di nuove parole e vocaboli attraverso l’errore e la sperimentazione della sua scienza cromatica e materica: «Era soprattutto sbagliando che scoprivamo nuove trame». È un linguaggio che Emma Zanella definisce “liquido” e in continua maturazione. È sensibile e non soltanto materico, pronto a scuotere l’anima con risonanze psico-emotive in evoluzione. L’unica costante resta la luce che rivela il colore, unica pelle del mondo.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Insieme a Joseph Delteil, «Io canto la stoffa» e dedico la mia ode a Missoni.

Inizio a muovermi nella sala volteggiando timidamente davanti alla “Ballerina” di Gino Severini e proseguo in punta di piedi tra le linee, i cerchi e le cromatiche geometrie dei “Senza titolo” di Sonia Delaunay. Al “Ritmo” di Osvaldo Licini, trovo le dinamiche e geometriche “Linee forza mare”, in cui Balla ha rappresentato un mare in tempesta fatto di onde in toni delicati sotto un cielo grigio di assoluta staticità. Le sue “Linee spaziali” mi indicano le surreali forme di Klee e Kandinsky: l’“ammobiliata” pittura del primo e l’obliquo “Quer” del secondo.“Spitz–Rund (Aguzzo–Rotondo)”: mi fermo un attimo ad ascoltare la musica geometrizzata della sua tela ordinata.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Infatti indagando queste “radici”, trovo che si parla spesso di “Composizioni, come quelle di Manilo Rho, Mauro Reggiani, César Doméla, Carla Accardi, Enrico Prampolini, Gillo Dorfles. Sono armonie e suggestioni come la cornucopia che sembra disegnare quest’ultimo artista nel suo olio e tempera su cartone: è viola, verde e silenziosa suona toccando i tasti del mio inconscio. Il “Tema” resta però assolutamente chiaro ed evidente grazie a Fausto Melotti, ma la mia mente ha già iniziato a fantasticare e in lontananza sento echi di canti: è la “Sirena con cavallo” di Lucio Fontana che mi attira a sé.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Il colore, la materia, la forma”, secondo capitolo.
Nuovo capitolo, nuovo piano, nuovo livello dei sensi: attraversare la storia di Missoni è come immergersi in un poetico romanzo di formazione.
In una sala di giochi di specchi, sono quattro le prove da superare per arrivare al successivo livello. Luca Missoni e Angelo Jelmini hanno progettato una serie di installazioni che danno forma, velocità e nuova vita al colore.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Mi immergo così nelle tonalità. Dopo uno shock visivo, il secondo senso coinvolto è il tatto. Viola, rosso, verde, giallo, bianco, bianco, bianco, bianco, magenta… sono colori o continuazioni del mio corpo? Dopo uno shock fisico, il terzo senso coinvolto è l’udito. Mi trovo circondata in una foresta di alberi fatti di luce.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Sono immensi e si animano di colori diversi seguendo rumori e suoni di sottofondi dinamici. Si alternano momento di buio e silenzio assoluto ad attimi di esplosione cromatica e acustica: dalle radici o dai rami parte una scarica di toni e frastuoni diversi che creano pure armonie. Finalmente il colore ha il suo spazio e il suo modo di esprimersi, di seguire la sua velocità, la sua elasticità, morbidezza, eleganza e forza. Voglio credere che queste siano le manifestazioni estatiche dello spettro elettromagnetico. Voglio pensare che questa sia la moderna personificazione dell’arcobaleno che da pura e irraggiungibile immagine diventa abito e corpo. Dopo le dimostrazioni tecniche chiuse in teche di vetro degli studi e dei calcoli e dei progetti, che hanno dato vita agli abiti Missoni, appaiono davanti ai miei occhi oltre 100 corpi bianchi restano immobili, circondati dalla luce diurna in profusione e vestiti dei capi iconici della maison. È l’esercito del “Cavaliere Azzurro di Monaco”? È la “Teoria” di Goethe materializzata?

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

«La moda non è soltanto lo specchio fedele di un’epocaaffermava Mondrian interpellato da Jacuqes Heim – ma è anche una delle più dirette espressioni plastiche della cultura umana».

Passo in rassegna ogni singolo modello e i miei occhi si perdono nel vortice di colori, linee e geometrie. Così come «la tavolozza [di Missoni]– scriveva Guido Ballo – e anche i suoi disegni in bianco e nero richiamano i tessuti di Mackintosch, Klimt e la Scuola Viennese, ma anche certo Klee e certo Kandinsky». Mi metto così a dialogare con uno spezzato, saluto un abito da sera che per me resta senza tempo, imito il gesto, la posa e mi mimetizzo col mio moderno completo Missoni. È un coro di colori, nessuna monocroma monotonia vocale. Sono tele da indossare, opere d’arte che non recano la firma sul retro ma sopra un’etichetta.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

I dialoghi”, capitolo terzo.
Il “tessuto” ha sempre attirato gli artisti, prima come arte applicata e poi come simbolo pronto a essere caricato di nuovi significati sociali, politici e allegorici. Le rappresentanti delle avanguardie storiche del primo Novecento, come Louise Bourgeois, Marisa Merz e Maria Lai, realizzano tessuti, arazzi e ricami e dimostrano il loro legame indissolubile col filo; negli anni Settanta Alighiero Boetti fa intrecciare i suoi tappeti dalle tessitrici afgane, in un rituale fatto di gestualità arcaica e domestica; tra gli anni Cinquanta e Ottanta Ottavio e Rosita Missoni si confrontano con la cultura visiva italiana. Da allora fino a oggi, gli abiti diventano diario dell’anima e le stoffe sculture da contemplare e indossare. Avevo già avuto modo di notare come abito dopo abito fossero ricorrenti i riferimenti, le persistenze e le variazioni dei modelli artistici. Ma opera dopo opera?

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Ottavio Missoni dialoga con gli artisti del suo tempo non soltanto per i suoi abiti meravigliosi come tele ma anche per le sue pitture, i suoi “Senza titolo” e i suoi lavori d’arte in senso stretto. Il terzo capitolo si presenta così alla vista come un gioco di battute e risposte, geometrie e rimandi, righe e cerchi, sfondi monocromi e bianchi assoluti.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Ad aprire le danze è il “Senza titolo” di Tai del 1973, composto da eleganti righe orizzontali sui toni del blu, del verde, arancione, rosso e rosa poste su uno sfondo dello stesso colore del muro. A cui altri “Senza titolo” di altre cromie seguono fino a che non resto ipnotizzata dal movimento ondulatorio del “Serpente” di Piero Dorazio. E mi scopro nel verde giardino di alberi blu e passi arancioni di Giulio Turcato (“Composizione”).

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Mi fermo a riflettere. Se dovessi rappresentare il mio “Negativo-positivo” sicuramente non utilizzerei gli stessi toni di Bruno Munari, allegro nel suo geometrico “giallo-rosso”. E allora che colori sceglierei? Forse bianco come “Bianco plastica 1” di Alberto Burri, forse rosa come “A. 158” di Claudio Verna, forse nero come il “Continente memoria” di Gottardo Ortelli, oppure blu come il “Cielo” di Ennio Bertrand?

Tessere fili, vite e storie significa lavorare con macchine e non soltanto con persone. Paolo Sciarpa costruisce vortici di colore luminosi nel suo cubo a “Espansione + traslazione”, mentre Gianni Colombo trova la perfetta proporzione nel suo “Spazio elastico-ambientale”; Luigi Veronesi studia il suono attraverso le sue visualizzazioni cromatiche delle “Variazioni del pianoforte op.27 di Anton Weber” e Giovanni Anceschi intraprende “Percorsi fluidi”.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Imprescindibili restano “La Baracca” di Fausto Melotti, dove il bronzo dell’artista dialoga con i coloratissimi soggetti delle opere di Ottavio Missoni, e i “Concetti spaziali” di Lucio Fontana, in cui è la materia, tanto importante per Missoni, a essere messa in discussione.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Ma come mai il “maestro del colore” realizza solo “Senza titolo”? Un’eccessiva creatività cromatica può forse causare afasia? Ottavio Missoni è stato fondatore di un nuovo alfabeto in cui l’unica parola necessaria era appunto “colore”. Dadamaino ne aveva individuati cento nella sua “La ricerca del colore – 100 elementi”, Vincenzo Ferrari solo “Tredici colori belli”; Missoni li dominava tutti nella sua completezza e presenza materica.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Gli arazzi”, quarto capitolo.
Per questo nuovo alfabeto, la forma di espressione concessa non è più la scrittura ma, a partire dagli anni Settanta, sono gli arazzi, unica tecnica voluta dal maestro. L’ultima sala presenta infatti una devota celebrazione di questa tape art attraverso un’installazione inedita di Luca Missoni e Angelo Jelmini. Esposti per la prima volta nel 1978 alla Rotonda della Besana di Milano, nel 1981 alla Galleria del Naviglio a Milano, questi “Nuovi Arazzi”, come li chiamava Guido Ballo, attirarono l’attenzione di personaggi come Arnaldo Pomodoro e vennero presentati nei musei di tutto il mondo. «Missoni non è una fabbrica – diceva Cardazzo – non è uno stilista ma semplicemente un artista».

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

Inizio a osservare la sala dal basso. I tappeti sono forse esposti sul pavimento oppure sono appesi sul soffitto e io mi trovo capovolta? Sopra giacciono dei comodi cuscini e, alzando lo sguardo verso il punto di fuga finale della sala, scendono dei monumentali arazzi che portano sul retro un unico colore riflesso.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

«E gli arazzi? Nascono di conseguenza al mio lavoro, al piacere di giocare con questi pezzetti di tessuti di maglia multicolorati, e ogni pezzetto va osservato attentamente in quanto ha una sua storia e, presi singolarmente, hanno una loro vita» (Ottavio Missoni).

Nota finale.
Se ne avessi avuto la possibilità, al maestro Missoni avrei chiesto quale fosse il suo colore preferito.

Eloisa Reverie Vezzosi, MA*GA, Missoni

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#Missonilarteilcolore #followtheartgirl

Credits:
Special thanks: Missoni & Paolo Gonzato x Marsèll Gomme
Photo: Viviana Bonafede

AMOlink:
www.museomaga.it/mostre/MISSONI
www.missoni.com/experience/missoni-larte-il-colore/
www.clponline.it/mostre/missoni