2016

“ANNAFFIAMI LA LUNA”

27 dicembre 2016
Eloisa Reverie Vezzosi, Jean Arp, Terme di Diocleziano

“Una luna bianca,
bianco su bianco,
un nuovo rilievo
di me”.
Reverie incontra Jean Arp alle Terme di Diocleziano.

ETERNO RITORNO

27 ottobre 2016
Eloisa Reverie Vezzosi, Museo Pecci, La fine del mondo, Prato

«Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte», diceva Nietzsche ne “La gaia scienza” rivelando la teoria dell’eterno ritorno. Una delle ultime volte in cui ho vissuto il Museo Pecci non avevo ancora raggiunto la maggiore età. Mi ricordo che era faticoso salire i suoi freddi scalini esterni ma che, una volta entrata, la curiosità di bambina veniva appagata da Nouveau Realisme e Fluxus, Poesia Visiva e parole in libertà, innovazioni concettuali e metamorfosi. La notizia della chiusura del Centro toscano mi aveva profondamente colpita: era stata una mia “tana” nell’Arte alla quale ero molto legata. Ma restavo consapevole e felice nell’attesa di poterla ritrovare una volta rimessa a nuovo.

LIBERTÀ IN CODICE

5 ottobre 2016
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Siamo da sempre stati abituati a muoverci seguendo codici (pre)determinati. Dal codice fiscale al codificare le nostre emozioni: niente esce dall’ordinario poiché tutto è già ordinato. Qual è allora il “codice Ai Weiwei”?
Dal Piano Nobile alla Strozzina mi muovo visitando “Ai Weiwei. Libero”, la nuova mostra della Fondazione Palazzo Strozzi, e seguo una parete bianca, purissima, lontana da critiche e accuse, per trovare la risposta.

Photo Courtesy of the artist Shane Aspegren

«Le fiabe sono vere». Italo Calvino credeva questo e io ho sempre creduto in Italo Calvino.
Ho incontrato Adrian Wong e Shane Aspegren prima del “C’era una volta…” quando l’Appartamento regale era ancora in reale fase di formazione ma le tre figure da loro create erano già ben delineate. Ho incontrato Gentucca Bini quando l’abito della Dama di Corte era ancora da costruire e c’erano ancora tre corpi da misurare. L’Araldo, la Guardia e la Dama di Corte: ciascuno aveva i fili tirati del proprio destino.

TITOLO CANCELLATO

20 luglio 2016
Eloisa Reverie Vezzosi, Emilio Isgrò, Gallerie d'Italia, Milano

Ho cancellato almeno tredici volte l’inizio di questo testo, forse un omaggio inconscio all’artista con cui ho scelto questa volta di dialogare o forse, e più semplicemente, un segno di reverenza, timore, riconoscenza… Vedete? Con Emilio Isgrò non mi riesce trovare le parole giuste.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale

La relatività di Escher è una “Casa di scale”. Ad accogliere il pubblico-ospite, l’autoritratto dell’artista: una litografia di estrema profondità. Poiché prima di riflettere sullo spazio e specchiarsi in esso, è necessario indagare se stessi, i propri cambiamenti e le personali metamorfosi. E così mentre io mi rifletto nei suoi occhi, lui si riflette negli occhi di un altro sé attraverso la sua celebre “Mano con sfera riflettente”.
Quante facce ha l’arte?
Non so se Escher avrebbe risposto “infinite”…
Quanti sono i volti di Escher?
Non so se l’Arte avrebbe risposto “infiniti”…

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

Christo ci ha donato la libertà di camminare sull’acqua e indipendentemente da tutto dobbiamo essergli riconoscenti. Per l’artista «è importante che si segua il solo flutto delle onde», e così Reverie si è lasciata cullare insieme a un incessante flusso di pensieri…

CECITÀ ALL’ALBA

6 giugno 2016
Eloisa Reverie Vezzosi, Thomas De Falco, Ara Pacis, Roma

Mi è capitato spesso di dover tenere gli occhi chiusi durante un momento performativo. Sempre, quando ho lavorato con Thomas De Falco è stato necessario non aprirli. Malgrado per un determinato lasso di tempo venissi privata della vista, non mi sono mai realmente soffermata ad analizzare il tema della cecità. Almeno fino a sabato 28 maggio quando, presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma, è andata in scena “ALBA”, l’ultima performance di Thomas De Falco curata da Laura Cherubini, alla quale ho preso parte insieme ad altri dodici performer, tre musicisti e una mezzosoprano.

Eloisa Reverie Vezzosi, Jan Fabre, Forte di Belvedere, Firenze

«Che avverrebbe se io dormissi ancora un poco e dimenticassi ogni pazzia?». Se il confine su cui Kafka si muove nel suo racconto più celebre delimita realtà da un lato e immaginazione dall’altro, Jan Fabre con le sue Metamorfosi si spinge alla ricerca di Utopia insieme a guide di spirito, intelletto e simbologia. Reverie si muove nel “campo di battaglia cavalleresco” del Forte di Belvedere per seguire le tracce dell’appropriazione d’artista dei quattro elementi.