Le stagioni della vita passano, ma ci sono stagioni dell’arte che restano in eternoPrimavera”, “Estate”, “Autunno”, “Inverno”, “Poesia”, “Musica”, “Pittura”, “Ricordi”… Portano tutte il riconoscibile segno del medesimo “Stile Mucha”. Ho definito spesso l’Arte come “donna”, ma cosa dire riguardo alle donne raffigurate nell’arte?

Con oltre 220 opere, Alfons Mucha arriva a Milano grazie a una mostra dedicata al suo elegante genio e alle atmosfere art nouveau, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE Cultura ‐ Gruppo 24 Ore, a cura di Karel SRP.
Medea, Tosca, Sarah Bernhardt, Giuditta, Principessa Giacinta… Vite diverse, meraviglie diverse, medesime linee e differenti lineamenti. Lo “Stile Mucha” si basa sull’esaltazione della bellezza e della giovinezza, rappresentate in particolare attraverso figure femminili. Le donne di Mucha guardano lo spettatore dritto negli occhi e si mostrano raffinatissime nelle loro pose studiate e nella loro ferma dinamicità. Sono avvolte in morbide vesti, illuminate da colori solari e vivaci, adornate di elaborati splendenti gioielli, e sono delimitate da un segno grafico marcato e serpentino.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Il “Fenomeno Mucha” è sinonimo di versatilità ed esso stesso simbolo di una linearità estetica che ha accompagnato la storia dell’arte europea a partire dagli anni Ottanta dell’Ottocento. Attraverso la realistica bellezza onirica delle opere del “promotore” dell’Art Nouveau francese e belga è possibile tessere le fila del movimento e dei movimenti, risvolti opposti e simili della medesima medaglia (Liberty italiano, Jugendstil tedesco, Modernismo spagnolo, Modern Style inglese).

Dal sacro al profano, dal palcoscenico del teatro alla vita quotidiana, dallo spazio al tempo, dal giapponismo allo spirito europeo, dalla femme fatale alla donna-fiore… Questo è l’artista del doppio e questa è la mostra dei contrasti e come tale ho deciso di indagarla.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie VezzosiL’entrata è una “Celebrazione”.
E io rivolgo il mio omaggio all’“Hommage respecteux de Nestlé”, manifesto dedicato al sessantesimo anno del Regno della regina Vittoria. L’ingresso è quindi solenne e maestoso ma subito si fa delicato e lirico. Con “Les Arts”, tra i colori pastello delle pareti, una teoria di Arti si rivela allo spettatore. “Poesia”, “Danza”, “Musica” e “Pittura” mi invitano a guardare, ascoltare meglio e muovermi ancor più attenta tra le sale spiegandomi che tra linee, vera energia dinamica del Modernismo europeo, affiches, litografie e sculture mi imbatterò anche in oggetti d’arredo (data l’origine di questo linguaggio artistico nato come ornamentale tramite l’architettura e l’arte decorativa).

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Ma come può un oggetto d’arredo diventare pari a un’opera d’arte scultorea? Scorgo l’ispirazione giapponese nella sedia di Bugatti, le geometrie moderne nella sedia di Baillie, l’elemento floreale nella scrivania di Basile e mi fermo porgendo l’orecchio al “Pianoforte” di Issel… Momentaneamente non è data risposta.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Tra sacro e profano, sublime e quotidiano, femminile e androgino
L’“Arte” di Alphonse Mucha è sempre stata devota al teatro, al quale infatti l’artista ceco deve la sua fama. Né musa epica né figura allegorica, la prima icona del primo manifesto è “Gismonda”, dall’opera teatrale di Victor Sardou con protagonista Sarah Bernhardt. Liberatosi dal conflitto tra forma e decorazione tipico dell’epoca, l’artista dona al soggetto pieno dominio della scena, allungando notevolmente la sua figura, subordinando a questa il valore della cornice architettonica, ingrandendo la foglia di palma rispetto al bozzetto ed eliminando il colore rosso. Il risultato è un “manifesto bianco come un giglio” (Charles Saunier) che incontra il bizantinismo nell’uso delle tessere di mosaico.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Il successo del 1894 arriva da una particolare abilità dell’autore di appropriarsi della tradizione culturale di Vienna e Monaco e allo stesso, di far propri i principi della bohème parigina, di legare la formazione accademica alla sua abilità decorativa per illustrazioni e riviste, di apprezzare la figura umana quanto la parola scritta. Alfons Mucha è un ottimo comunicatore, non solo un artista.
E tratta le donne come “pietre preziose”.
Ai successi di Bernhardt e alle sue tournée, quelli di altre artiste, tra cui la ballerina Lygie e l’attrice Leslie Carter, seguirono.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Mentre “La Dame aux Camélias” rivolge il suo sguardo al di là della terrazza, “Lorenzaccio” siede pensierosa e mascolina nella sua femminilità celata e “Hamlet”, immersa nel suo ruolo, si disinteressa allo spettatore (entrambi i personaggi maschili interpretati da Sarah Bernhardt); “Medée” appare nella sua crudezza uxoricida, “La Samaritaine” è profetica nella sua evangelica bellezza e gli “Amants” sono liberi e divertiti nella loro lussuria. Guardo negli occhi ciascuno di questi personaggi e osservo la loro apparente bidimensionalità… Ma come è possibile riuscire a tramutare una linea nel canto di una Sirena di Ulisse?

Tra le sue abilità, Alfons Mucha è riuscito anche a trasformare il prodotti della quotidianità in doni divini; a dimostrazione che il quadro non deve più essere limitato dalla cornice, può essere eseguito con qualsiasi tecnica e stampato su qualsiasi tipo di superficie anche su un cartello pubblicitario oppure su una scatola di sapone. Biscotti, bevande alcoliche, profumi, cartine di sigarette e biciclette diventano dal 1896 (anno in cui comincia a collaborare con numerose aziende come la Lefèvre-Utile), soggetti di manifesti e insegne pubblicitarie d’artista. Mentre in realtà vero protagonista è la società in cui l’oggetto diventa talmente minimizzato da risultare solo ornamentario. Emblematica è “La Tappistine”: tra la ieraticità della donna, i vortici di fiori e panneggi bidimensionali, la bottiglia di liquore passa in secondo piano… ed ecco come Mucha è pittore innovativo sia nella tecnica che nella comunicazione. E così “Vin des Incas” è senza vino, “Biscuits” Lefèvre-Utile” sono senza biscotti e “Cycles Perfecta” è quasi senza bicicletta…

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Ha dato nuova vita a ogni cosa. La sua non è una decorazione fine a se stessa ma un tentativo di innalzamento morale e, proprio in quest’ottica, il quotidiano diventa un momento di festa per continuare a sognare a occhi aperti.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

La donna angelo, la femme fatale e Flora
La “donna Liberty” non è semplicemente la donna della Belle Époque. Nel mondo Art Nouveau, la donna è al centro dell’universo.
A partire dalla dicotomia topica della donna-angelo e donna-perfida ammaliatrice nascono la donna-danza, donna-tempo, donna-animale, donna-fiore, donna-gemma, donna-dea, femme fatale

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Femminile è la fonte di ispirazione primaria di una molteplice varietà e verità di modelli del modernismo internazionale. Malgrado la misoginia della società del tempo, le radici preraffaellite e devote all’eleganza dell’artigianato medievale e rinascimentale dell’Arts and Crafts hanno permesso alla donna di riacquistare il significato etimologico del suo nome comune e di diventare “signora” dell’arte.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

E così mi ritrovo in un prato fiorito, immersa apparentemente in una nuova primavera e mi sembra di danzare insieme a quattro creature eteree fatte di poesia, fiori e tuniche bianche, disegnate da Leonardo Bisolfi per la “Prima Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa Moderna di Torino”, catturate anche da Richard Ginori per farne un piccolo vassoio in porcellana. Donna-sirena nella “Coppa” della Manifattura Reale di Porcellane di Meissen, donna-Salomè nelle “Illustrazioni per il dramma teatrale di Oscar Wilde” firmate Aubrey Beardsley. La donna non è linea retta, è linea curva. Le geometrie femminili si scoprono come echi simbolisiti e si mostrano nella loro nuda bellezza. Seduta sopra una roccia, pronta al lasciare il torpore e rivoltasi al sole per un delicato risveglio, è la “Ninfa” di Giacomo Cometti. Alza le braccia al cielo e io, spinta da un riflesso condizionato, mi trovo per impulso a fare lo stesso. Aggrovigliata, senza fili visibili, resto però immobile ad ammirare le chiome delle donne di Mucha. Nelle sue opere infatti le onde dei capelli e le pieghe dei drappeggi sono espressione di un movimento sospeso, sono fonte di immaginazione interiore. Giovanna d’Arco, donna-eroina, è stata una delle prime illustrazioni femminili dell’autore. “Job”, donna-gaudente, rapita dal piacere del fumo, presenta capelli che si trasformano in vapori e nastri di seta. “Les Saisons”, donne-natura, sono sinuose e delicate, circondate dagli alberi e dai fiori della propria vita che seguendo il ciclo della loro esistenza, sono destinate ogni volta a rinasce e morire. Hanno gli occhi persi nel vuoto e mentre Inverno si copre e nasconde, Primavera sembra sorgere da una spuma fatta di fiori evocando botticelliane memorie. «Di luce, gigli». “La Plume”, donna-giglio, è Sarah Bernhardt, moderna Clori, novella Flora, signora dei fiori. Insieme a questo fiore, il passionale “Garofano”, la seducente “Rosa” e il virginale “Iris” sono “Les Fleurs” d’artista: circondano le figure femminili e allo stesso tempo la abitano. E anche io, per un attimo, mi sento invasata dalla Natura. “Zodiaque”, donna-guerriero, guarda al futuro recando sulla testa una corona di gioielli e un’aureola di segni.
«La chioma volo di una fiamma all’estremo / Occidente di desideri per tutta dispiegarla / Si posa (il morire direi di un diadema) / Verso la fronte corona suo antico focolare», donna-poesia, perché idealmente Mucha dona un volto ai versi di Mallarmé.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

La preziosità della materia, mostri meravigliosi e viaggi fantastici
L’arte di Alfons Mucha è preziosa, anche fisicamente. Come lo sono le sue donne, le sue linee e le sue parole, lussuosi sono anche i suoi materiali. Per un attimo, devio dal mio percorso, attratta dal fulgido splendore de “La Topaze”, disegno per un pannello decorativo dove la non definita figura femminile si illumina di perle e gemme. Lo stesso Mucha progetta gioielli dalle forme inedite per le protagoniste delle sue opere o personificati da loro stesse. Le “Têtes byzantines” sono due donne che rivolgono i propri sguardi in direzioni opposte, l’una con gli occhi verso terra, l’altra con gli occhi al cielo hanno un’unica costante: tiare ricchissime. “Ametista”, “Smeraldo”, “Topazio” e “Rubino” mi circondano. Sono quattro donne sublimi “Les Pierres Précieuses” dell’artista ceco. Sono di color rosa, arancio, verde, rosso: splendide nella loro monocromia, sono pietre fatali, donne naturans, radici di pura bellezza.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Smarrimento, afasia, conquista: questa la fenomenologia dell’amore per lo “Stile Mucha”. Ma qual è l’origine?

Nel 1902, Alfons Mucha pubblica “Documents décoratifs”, una raccolta di 72 tavole che riassume i suoi dogmi, principi e valori estetici. L’artista ha acquistato piena padronanza del disegnare e del segreto che secondo Bergson, si cela dietro a questa tecnica, ovvero quello di «scoprire in ogni oggetto la maniera particolare in cui si conduce attraverso tutta la sua estensione, così come un’onda centrale si separa in onde superficiali, una certa linea fluttuante che è come il suo asse generatore».

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Mucha ricerca con le sue opere “la curva della vita”, segue determinati e codificati schemi compositivi e la “Q” diventa il suo ideogramma, sostiene la funzione straordinaria dell’ornamento e il fatto che per ogni diversa materia un oggetto «deve essere accordato su un diapason diverso».

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

I miei occhi procedono osservando ciascuna delle tavole e raggiungo l’angolo da cui tutte sembrano diramarsi come fili di una tela. Sono litografie “piccolissime” rispetto ai maestosi manifesti e risultano esercizi ed emblemi raffinatissimi del Libery. Evidente appare l’eco del giapponismo e dell’esotico che, come per gli altri modernisti, aveva attratto anche Mucha. In “Toutes les oeuvres”, lo sguardo di donna osserva attento me che indago concentrata e assorta. In comune con lo stile delle stampe orientali, l’artista ceco mostra l’assoluta devozione alla linea nera, ben marcata e dal contorno certo, la tendenza a rendere piatte le figure stendendo il colore in modo uniforme, l’uso decorativo di particolari elementi: come l’acqua per i Giapponesi sono i capelli per Mucha. Ma quest’ultimo, a differenza dei primi, presta attenzione all’anatomia dei corpi, a mantenere saldi i suoi stilemi, come i cerchi che abbracciano le sue figure femminili, e i suoi decori tipici, come le chiome fluenti delle donne che il mondo orientale tiene raccolte.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

E così la rivista “Le Japon Artistic” si manifesta e risulta tangibile attraverso le ceramiche di Galileo Chini e Achille Calzi, le loro ninfee, le loro carpe, la loro flora e la loro fauna si trovano ad abitare vasi, piatti e pannelli fino a riflettersi in uno specchio (reale e non d’acqua) della “Fioriera” di Carlo Zen.
Vedo libellule in volo. Fantasia, immaginazione? È la pura realtà di un vetro acidato del vaso della Vetreria Daum.
Tra il tempo naturale e il tempo storico vi è quello mitico. A completare la leggenda delle invenzioni di Mucha c’è l’elemento zoomorfo, considerato secondario, ma per il modernismo di primaria importanza data la sua valenza simbolica e in quanto elemento decorativo, cuore pulsante dell’Art Nouveau.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Esiste una danza anche animale e raffinatissima, si tratta della regale dinamicità del pavone. Henri Bergé e Amalric Walter rappresentano l’animale in una “Specchiera” in bronzo e pasta di vetro, mentre Galileo Chini lo accompagna a fauni e, insieme a molteplici bozzetti, lo muta in vaso. Il pavone è simbolo. Il pavone è bellezza e vanità, primavera e rinascita, nuova crescita e amore. Dalla terra su cui cammina il pavone fino al cielo verso cui tende lo sguardo, il mondo naturale modernista affonda le sue radici nell’humus, dimora di insetti e piccoli invertebrati, e passando attraverso i voli notturni dei pipistrelli raggiunge una bizzarra dimensione onirica fatta di pesci dagli occhi di fuoco e granchi col busto di donna.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Il tempo doppio
«Art is eternal, it cannot be new». In Alfons Mucha anche il tempo diventa doppio. Nella sua opera si possono trovare evidenti contrasti derivanti dai suoi duplici interessi: da una parte le allegorie delle fasi del giorno e delle stagioni, dall’altra gli eventi storici. Il “Tempo” di Mucha sfugge tra le mani delle fanciulle che egli stesso rappresenta. A volte è come il vento (v. “Le vent qui passe emporte la jeunesse”), altre come una donna dal volto maturo e dai capelli voluttuosi, altre ancora è atemporale come nel manifesto “Rêverie”.

Alfons Mucha si definisce sempre al di fuori del suo tempo, rifiuta il concetto di nuovo, sfrutta l’imitazione come punto di partenza, crede nel «libero gioco delle capacità rappresentative», teorizzato da Kant, e nella forza dell’immaginazione.
Le sue opposizione si possono identificare in uno dei suoi fiori simbolo, il giglio, così come la bellezza delle sue donne. Le stagioni della vita passano, ma ci sono stagioni dell’arte che restano in eterno. E come in un gioco di artistiche ciclicità, a “Les Saison” seguirono “Le Fleurs” e arrivarono “Les Arts”. Dalla Primavera alla Pittura, tutte in fila elegantemente. Mi risveglio davanti a “Les heures du jour”. Guardo il sorgere del giorno e ne vivo la radiosità, fino a che non mi fermo per un sogno al calar della sera e un lieve riposo sul fare della notte: sono quattro donne incastonate in una medesima e lineare cornice formata da un incrocio netto ma che dà loro massima libertà poetica. Sottile è la differenza di intensità luminosa del rosso usato nell’“Aurore et crepuscule”: la prima si presenta con tutto il suo corpo ai primi baci dei raggi solari, la seconda si cela e nasconde se stessa e il suo sguardo, dato il momento di intimità.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Come era stato per il suo artista di riferimento, Josef Mánes, il calendario diventa per Mucha una fondamentale fonte di ispirazione. Un posto significativo infatti nelle litografie, è dato dai pannelli decorativi spesso usati come calendari.
Col procedere dei passi e l’incalzare dei mesi, percepisco una crescente malinconia. Ed è come se le figure femminili, immobili dee, recitassero un «canto sulla bellezza dei giorni passati». La notte è già scesa. Dall’allegoria Mucha abbraccia già il simbolo.Ieratiche e cupe, arrivano le stelle. “Stella del mattino”, “Stella Polare”, “Stella della sera” e “Chiaro di luna” si manifestano come quattro divinità scese dal cielo “a miracol mostrare”. “Les Étoiles” sono libere di volteggiare nell’aria senza appoggiarsi né sedersi. Poiché le “étoiles” sono le prime ma allo stesso tempo sono le ultime in ordine di apparizione. Ed è meraviglioso e dolce pensare di addormentarsi con questa visione, pronti a ritrovarla ancora una volta e sempre lungo la ciclicità delle nostre esistenze.

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

Il mio rapporto con Alfons Mucha era cominciato con la mia nascita quando, grazie al nome anagrafico, sono stata indissolubilmente legata alla sua “Rêverie”. Così mentre scoprivo Bachelard e la sua “Poetica”, mi sono persa a guardare negli occhi di un sogno a occhi aperti e ho ritrovato i miei. Sono rimasta spesso confusa nel leggere “Sonno” e “Sonno notturno” come traduzioni di titoli del nome sognante dell’opera, ma mi sono sempre detta che forse è dovuto al fatto che spesso gli uomini non sono capaci di sognare… «Di quale altra libertà psicologica godiamo oltre a quella di fantasticare? Psicologicamente parlando, è proprio nelle rêveries che siamo degli esseri liberi».

E sotto lo sguardo della Natura, madre e non matrigna, fantasticando mi lascio cullare… «La sera che scende conduce l’anima del poeta sulle rive ideali dei sogni» (Alfons Mucha).

“Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau” Palazzo Reale, Milano, Eloisa Reverie Vezzosi

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Credits
Special thanks to:
ETRO
Atelier Alessandro Mendini, Elisa & Fulvia Mendini – “Stilemi Enigmatici”
Stefania Coltro, Caslini Elena – 24 ORE Cultura

Photo: Carlotta Coppo – Official Facebook Page
Hair: Grazia Basso Milano

AMOinfo:
Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau”
Palazzo Reale, Milano
untill 20 marzo 2016
An exhibition promoted by: Comune di Milano‐Cultura, Genova Palazzo Ducale Fondazione per la cultura e 24 ORE Cultura
In collaboration with: Richard Fuxa Foundation e Centro di Ricerca Rossana Bossaglia, Dipartimento Culture e Civiltà, Università di Verona
Cureted by: Karel SRP, Stefania Cretella

AMOlink:
www.mostramucha.it
www.palazzorealemilano.it