La linea è il secondo ente geometrico fondamentale e ha una sola dimensione: la lunghezza. La linea retta può essere verticale, orizzontale e obliqua; la linea curva può avere un andamento circolare, spiraliforme, sinuoso, avvolgente; la linea spezzata può essere composta di segmenti di linee. Tutto dipende dallo strumento usato per realizzarla.

«Qui si compie il salto dallo statico al dinamico», diceva Kandinskij nel suo libro “Punto, linea, superficie”. E il movimento della linea che caratterizza il lavoro di NO CURVES, uno dei più eclettici artisti italiani, è perfettamente diritto e adesso vi spiego il perché.

NO CURVES è nello specifico il maestro della Tape Art, primo artista in Italia e tra i più interessanti nomi a livello mondiale a servirsi del nastro adesivo per realizzare le sue opere. Crede profondamente negli angoli e nelle linee dritte, come recita la sua frase guida «WE BELIEVE IN ANGLES AND STRAIGHT LINES», crea «geometrie senza curve, nette, circuiti adesivi e sogni vettoriali», conduce così gli spettatori in un vero e proprio “labirinto di geometrie” attraverso due diverse prospettive che da lontano possono mostrare un volto e da vicino un intreccio astratto di colore. Mi affascina la duplice possibilità di lettura delle sue opere, mi ammalia la sua attuale declinazione della prospettiva rinascimentale, mi arricchisce l’immediatezza del suo linguaggio fatto di nastro adesivo e la sincerità estrema delle sue parole fatte di voce. NO CURVES sceglie, misura, prende, taglia, allinea, spezza, sposta, piega, ama, odia. Ed è questo che amo di più della sua arte.

Nomen omen”: NO CURVES non è un alter-ego, è un manifesto fatto di due parole, una firma che rappresenta la volontà di abbandonare un approccio “più umano” nei confronti dell’artista e il desiderio di portare una ventata di aria nuova nella contemporaneità.

Tutto è nato seguendo l’istinto e una naturale inclinazione che lo portava sin da ragazzino a modificare col nastro adesivo le pubblicità e le immagini di altri per aggiungere inconsapevolmente un proprio messaggio e condividere una propria visione. Quello che è partito per gioco, come forse tutte le forme d’arte dovrebbero cominciare (e in questo Bruno Munari sarebbe d’accordo con me) è diventata realtà. NO CURVES nella sua carriera conta numerose collaborazioni che spaziano dal mondo della moda a quello della musica, ha ritratto col suo nastro adesivo i volti più importanti dalla storia al design e ha trasformato la sua linea in velocità con “Speed” alla Galleria Villa Contemporanea di Monza, in esplorazione con “Exp(l)oration” al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano – solo per citare alcune delle sue personali – fino a raggiungere il TOP OF THE LINES all’Avantgarden Gallery di Milano.

Accanto alla parole “art”, si sono affiancati col passare del tempo e delle epoche i più diversi aggettivi. L’arte infatti è Pop, è Street ed è anche Tape. Mi sono interrogata su come ritrarre al meglio il poeta del nastro adesivo e ho deciso che l’ideale sarebbe stato lasciarci accompagnare da lui stesso nel racconto del suo viaggio geometrico.

NO CURVES by Eloisa Reverie Vezzosi, ART MOOD ON

D: Autoritratto: chi è NO CURVES? Come nasce questo tuo nome d’arte?
R: Il nome nasce dalla volontà di prendere le distanze dall’approccio più “umano” della figura dell’artista, come una sorta di privazione dell’identità: non è importante comunicare chi sono io, ma quello che produco… Geometrie senza curve, nette, circuiti adesivi e sogni vettoriali. Molte volte il nome NO CURVES ha generato confusione, infatti è stato definito un collettivo artistico o uno studio composto da più persone, quando in realtà è frutto di un uomo solo. Trovo molto interessante che si generi tale idea in quanto la vita personale o gli interessi di un artista sono irrilevanti di fronte alla visione artistica che produce. C’è da dire che ad un certo punto è normale dare una “faccia” a chi si nasconde dietro le opere, ma esclusivamente per supportare la propria opera e non viceversa. Negli ultimi anni sembra che molti artisti siano più̀ interessati a far vedere quel che indossano o che scarpe hanno ai piedi piuttosto che a quello che producono.

D: “In Tape We Trust”: quando hai capito che la Tape art sarebbe stata la tua vita?
R: Fin dai primi approcci con il nastro adesivo. È nata come una sorta di intuizione sotto pelle che si è trasformata rapidamente in una certezza, anche se forse all’inizio non avevo coscienza di quello che stavo facendo, vuoi un po’ per innocenza e un po’ perché ero concentrato su altre cose.

NO CURVES by Eloisa Reverie Vezzosi, Leonardo Da Vinci

D: Oggi si parla tanto di nuove tecnologie, di nuovi mezzi di espressione artistica. Tu hai optato per un medium insolito. Cosa rappresenta per te la Tape art nel panorama artistico di oggi che si sta evolvendo verso nuovi mondi?
R: Sicuramente è una ventata di aria fresca in un ambiente molto stantio come quello dell’arte “contemporanea”. Spesso quella che viene definita arte “concettuale” ha lasciato da parte la parte più̀ genuina e pratica della creazione, cosa che invece nella Tape art è immediata e più prepotente. Il fatto che oggi molti artisti la usino a livello urbano ne è una dimostrazione. C’è molta voglia di sperimentare anche in maniera innocente soprattutto tra i più giovani.

D: La tua arte rappresenta un nuovo modo di fare Street art?
R: Non so se rappresenti una nuova forma di “Street art”, ma sicuramente è un mezzo che possiede una sua immediatezza molto forte e viene quasi naturale ricercare una interazione con la città e le sue architetture. Io stesso ho mosso i primi passi in un ambiente urbano, sia per questa sorta di approccio istintivo “strappa-attacca” che per una esigenza di interazione con il linguaggio dei cartelloni pubblicitari.

NO CURVES by Eloisa Reverie Vezzosi, Milano, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia

D: Infatti ricordo che i tuoi primi interventi sono stati sui cartelloni e le pubblicità. Li modificavi con lo scotch e davi la possibilità alla gente di fare lo stesso a partire dal tuo lavoro. Nasceva così una sorta di performance basata sulla libera interpretazione. Le tue stesse opere oggi portano lo spettatore a una libera visione del lavoro stesso, in base alla distanza del punto di osservazione e al background culturale che permette o meno a ciascuno di comprenderne il soggetto e il significato. L’arte è libera interpretazione?
R: Mi permetto di citare il grande Roberto Longhi, storico dell’arte: «L’arte non è imitazione della realtà, ma interpretazione individuale di essa». L’occhio è un senso meraviglioso ma a guidarlo c’è sempre una mente differente. Certo il background culturale potrebbe fare la differenza, ma non sono tutte le cose diverse e mai uguali? Artista e spettatore si guardano nello stesso specchio e vedono cose dissimili ma potrebbero avere la stessa intuizione ed emozione.

NO CURVES by Eloisa Reverie Vezzosi, Leif Eriksson, Marco Montanari

D: Quante cose e chi hai rappresentato con la tua arte? La tua opera di cui vai più fiero?
R: Mi interessa più di ogni altra cosa la trasformazione e il ribaltamento della visione…
Non amo le rappresentazioni o le imitazioni realistiche, siano esse oggetti o persone, ma preferisco cogliere i diversi punti di vista di colore e forma ed elaborare una mia visione strutturale. C’è una sorta di ossessione nel ricreare con il nastro linee su linee, strato su strato: ossessione che porta inesorabilmente ad una insoddisfazione perenne del proprio operato. A lavoro terminato, con l’ultimo pezzo di nastro che viene ormai inserito, la testa è già concentrata altrove; non esiste una vera e propria opera preferita, ma piuttosto l’energia positiva che arriva dopo, dall’aver completato un progetto a lungo termine con fatica e determinazione, come ad esempio la mostra al Museo della Scienza e Tecnologia dello scorso anno.

D: Tu che hai collaborato con diversi brand, come vedi il rapporto tra arte e moda?
R: Sempre di più negli ultimi anni sono cresciute a dismisura le collaborazioni tra artisti e maison di moda. I brand utilizzano i nomi di artisti (celebri e non) per rendere il loro prodotto più originale, sofisticato e ottenere maggiore visibilità su un mercato ormai saturo… La moda oggi è principalmente una industria che non può fermarsi ma che nasconde nel profondo una domanda molto semplice: può essere la moda una ricerca di identità come può esserlo per certi versi l’espressione artistica?

NO CURVES by Eloisa Reverie Vezzosi, Skunk Anansie

D: Come nasce una tua opera d’arte? Sono curiosa di conoscere il progetto che ti porta dall’idea alla realizzazione attraverso due diverse prospettive (la visione vicina e quella lontana).
R: La mia ricerca visiva degli ultimi anni si è concentrata sulla trasformazione iconica di volti e anatomie, una sorta di sentiero geometrico “puro” con richiami antropomorfi… quasi una derivazione dai primi interventi sulle pubblicità di moda. Quei primi interventi erano molto più diretti e sfruttavano una base già di per sé molto forte, quella fotografica; ora invece mi interessa che l’approccio sia più sottile e costringa lo spettatore ad una interazione visiva più approfondita, a muoversi intorno allo spazio alla ricerca un punto di partenza e di arrivo tra gli intrecci di linee e angoli. Una sorta di sentiero appunto, che si svela lasciando una riconoscibilità anatomica solo negli occhi e nella bocca (fonti di attrazione primarie per un viso) deformando le altre proporzioni. A una distanza ravvicinata ogni identificabilità umana svanisce e rimane di fronte ai nostri occhi solo un labirinto di geometrie.

NO CURVES by Eloisa Reverie Vezzosi, Skunk Anansie

D: Recentemente hai realizzato la copertina del nuovo album di una nota band inglese, gli Skunk Anansie, e nella tua carriera hai ritratto architetti, artisti e esploratori: chi è il tuo eroe contemporaneo (se ne hai uno)?

R: Sì, è stata una bellissima collaborazione, dove ho trasformato i loro tratti caratteristici nella mia rigorosa geometria senza curve; dove ognuno di essi è rappresentato con una particolare tonalità di colore che identifica ciascuno spirito e attitudine. Amo trasportare i personaggi che rappresento in questa sorta di mondo coloratissimo dove la geometria regna sovrana. Non ho un vero e proprio eroe contemporaneo, ma ho stima e rispetto per tutta una serie di grandi artisti “outsider” che hanno sempre vissuto a contatto con il loro mondo interiore senza mai abbandonarlo come Katsuhiro Ōtomo, Werner Herzog, Moebius, Bruno Munari.

// NO CURVES X SKUNK ANANSIE // from NO CURVES on Vimeo.

D: Parlando del futuro e dei prossimi progetti, cosa puoi raccontare?
Come dicevamo, è appena uscito l’album degli Skunk Anansie con la mia copertina e il 30 gennaio ho inaugurato la mostra “Geometric Journey” a Bologna per Art city-White Night durante Arte Fiera. Attualmente sto completando un progetto di editoriale + mostra realizzati in collaborazione con una delle più note riviste di moda che si inaugurerà, a fine febbraio, per la Settimana della Moda a Milano.

D: Qual è il messaggio che vuoi diffondere?
R: Voglio offrire un punto di vista differente, una visione che non appaghi solo l’occhio ma che spinga ad una continua ricerca di se stessi e di nuovi mondi (rigorosamente geometrici). Far capire che con la dedizione e l’ossessione si può raggiungere qualsiasi vetta e risultato.

D: L’uomo è ciò che…
R: L’uomo è ciò che crea… O ciò che distrugge.

NO CURVES by Eloisa Reverie Vezzosi

#NOCURVES #followtheartgirl

Credits:
Photo Courtesy NO CURVES

Special thanks to the artist

AMOlink:
nocurves.ws
http://www.artribune.com/no-curves
d.repubblica.it/no_curves_