Sulla scia del binomio arte-vita, caro ai futuristi, dove sta il sogno?
A occhi chiusi o a occhi aperti, siamo noi stessi sempre “forme uniche nella continuità dello spazio”.

Milano rende omaggio a Umberto Boccioni nella ricorrenza del centenario della sua morte presentando a Palazzo Reale circa 280 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti in una mostra promossa da Comune di Milano-Cultura, prodotta e organizzata da Castello Sforzesco, Museo del Novecento e Palazzo Reale con la casa editrice Electa. Si onorano così il suo “Genio e Memoria”.

Il ruolo del disegno è centrale nell’esposizione quanto dominante nella forma-azione dell’artista. Filo conduttore in costante movimento è il nucleo grafico più rappresentativo di Boccioni al mondo, composto da 60 disegni realizzati dal 1906 al 1916, custoditi nelle Raccolte del Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco. Da qui si diramano artistiche linee di forza.

Gallerie d’Italia, Galleria d’arte Moderna, Pinacoteca di Brera, Museo del Novecento e numerose collezioni e archivi privati rappresentano tappe di un viaggio nell’eredità dell’artista accompagnate da uno stimolante dialogo con “La Vecchiaia”, “Le fanciulle greche che giocano a palla”, le stampe di Albrecht Dürer…

«Rovesciamo tutto, dunque, e proclamiamo l’assoluta e completa abolizione della linea finita e della statua chiusa» (“Manifesto tecnico della scultura futurista”, 11 Aprile 1910)… Ma come si può definire anche la linea del disegno di Boccioni?

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Dalla dinamica rottura, comincia la scoperta.
Ad accogliermi è lo stesso Boccioni. Guardo il suo “Autoritratto” del Castello Sforzesco. Glaciale, sembra urlare, schivo, come se fosse mosso da un irrefrenabile desiderio di allontanarsi. E più mi avvicino, più si muove.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

«Sogno un avvenire laboriosissimo pieno di quadri, disegni, acqueforti, decorazioni… tutto tutto», scriveva il 21 settembre 1907 in uno dei suoi tre Diari della Getty Research Library di Los Angeles.

Si apre così il suo “Atlante” della memoria, un elegante album di immagini e ricordi di luoghi, amici e riproduzioni di opere celebri.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Così dietro gli occhi assorti e annoiati de “La fidanzata a Villa Borghese” di Giacomo Balla, si schiudono i prati romani al meriggio di Boccioni e il sole si dimostra alto anche nelle campagne lombarde, che riecheggiano l’incisione di “Beata solitudo sola beatitudo”

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

I solchi della terra lasciano il posto ai solchi del tempo sulla pelle dei volti della “Nonna” di Boccioni e del “Ritratto della madre” di Balla, ma poi è un potente tuffo nel mare del pudore e della giovinezza a riportare verso l’eternità dell’arte: guardo infatti in modo discreto la giovane al “Ruscello” di Anders Zorn e ”Il cherubino di Mozart” di Jacques-Emile Blanche.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

L’immagine della madre dell’artista fa eco alla “Vecchia olandese” di Miller, presente nelle memorie visive boccioniane, e spicca per il forte contro-luce, caratteristica dei ritratti pre-futuristi. La sua figura occupa tutto lo spazio a disposizione nella penombra della camera, insieme alle imponenti variazioni di grigio e di nero di un lungo abito dall’ampia gonna e di una piccola porzione di finestra. La monumentalità della donna è in contrasto con il vivace colorismo del “Ritratto del dottor Gopcevich (Kopcick)” e tutti i volti esposti accanto a questo volgono lo sguardo verso la rapidità d’azione e l’aurea infuocata del “Carro del Sole” di Previati.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

«E se il disegno dà i nervi a tanti, questa è forse la qualità essenziale di Previati. Del resto basta confrontare i cavalli del Carro del Sole del Previati, con i cavalli del Sartorio del salone centrale, o col cavalluccio del povero Garibaldi di Nomellini, per farsi un’idea da quale parte stia la forma». “L’angelo della vita” di Giovanni Segantini non vive solo.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Mentre la sua “Dea dell’Amore” sposava il rosso della veste insieme al tramonto del cielo, l’essere asessuato abbraccia il bianco della limpida aria e del dolce bambino che porta sul grembo. Perché la “Maternità” non è propria solo di Gaetano Previati ma per mano di questo artista diventa manifesto divisionista. Smaterializzati, evanescenti, pieni di luce: sono gli angeli che circondano la Madre e il Figlio proteggendoli con pietà, dolcezza e assenza di ogni presenza fisica.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Segantini, Previati e Fornara, i tre punti di riferimento del giovane Boccioni, conosciuti tramite le loro opere presentate nel 1907 alla Biennale di Venezia e al Salon parigino. Tre divisionisti fondamentali per la sua formazione quanto essenziali per le sue reinvenzioni sono la sorella, la madre e Ines, ovvero le “Tre donne” del 1910. Il quadro che Marinetti considerò il primo tentativo di superare l’Impressionismo porta in sé la forza monumentale della statuaria classica.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

«Una giovane donna, bellissima, dai capelli scomposti, dalle vesti cadenti, siede là sopra un alto seggio, piegato il busto gentile in avanti, puntati i gomiti alle ginocchia, strette le guance fra i pugni chiusi, fissi gli occhi torbidi nel vuoto…». Riecheggiano nella mia testa le parole di Antonio Fogazzaro mentre scorgo nel buio della sala la donna eburnea di Vincenzo Vela. «Il volto rivela un’intelligenza forte che affonda nella follia. Nessuna cura stringe più costei né del mondo né di sé. Nessun vivente presuma, per esserle stato caro, di poterle recar conforto. Ella non torcerebbe un momento gli occhi suoi avidi dalla visione di angoscia che impietra; e tuttavia ci balena che possa repente balzar dal seggio con uno strido, avventurandosi là dove guarda, tanto potente vita spirò nel marmo il grande artista che le pose il nome di Desolazione».

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Corre veloce l’arte, irrefrenabile, come a briglie sciolte fugge “Il Cavallo al galoppo” di Segantini. Supera i campi, il buio della notte; la vedo vincere intemperie, confini di città… Raggiungo l’intimità di una stanza, è il “Romanzo di una cucitrice” realizzato nel 1908 da Boccioni. Ogni volta che terminava qualcosa in quel quadro, subito si rivelava scorretto. Nei suoi Diari racconta infatti come prima non andassero bene le ombre, poi i vetri, poi la poltrona e ancora dopo le mani. Dovette rifare tutto… Forse perché dipingere un’immagine “statica” non gli era mai appartenuto.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Polimaterica la pittura, poliedrico l’artista.
Nello stesso 1908 Boccioni lavorò all’”Autoritratto” conservato a Brera, dipinto sul verso di una tela già usata per un precedente “Autoritratto” del 1905-1906. Al numero 7 di via Castel Morrone a Milano, Umberto si presenta indossando un colbacco proveniente dalla Russia e risponde così idealmente al “dolce e debole” Pellizza che si era ritratto nel suo studio nelle vesti ideali dell’artista/pensatore. Boccioni si afferma invece come un artista che si confronta/scontra con la realtà e che vuole trasformarla. L’“Autoritratto” è quindi quadro manifesto dei propri intenti come erano stati il “Ritratto di bimbo”, “La sorella Amelia al balcone”, il “Nudo di Spalle (Controluce)” e le già citate “Tre donne” della sua vita… Fissa un istante che si prolunga nello spazio e nel tempo, nella realtà fisica e teorica del pittore e scultore.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Come anche dimostra il paesaggio nel suo stesso autoritratto, la città la vive, la vede, la disegna e l’infiamma di un’elasticità, di un’immensità, di una profondità, di un dinamismo totalizzante. Boccioni crea vortici. Boccioni cattura. E in tutto questa aspirale, io mi lascio trasportare immobile.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Dalle parole affidate ai Diari, sappiamo che nei primi anni milanesi l’artista usava preparare i suoi disegni con grande cura e che dal 1907 apprese la tecnica dell’incisione. Dal Rinascimento a Félicien Rops, le sue influenze pre-futuriste sono le più eterogenee.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

«Dürer è immenso, è grande, è un titano, è terribile quanto può esserlo il genio della sua creazione. Mi spaventa da una parte la calma dello stile, dall’altra la terribilità della composizione, l’impeto del segno che morde contorce sforma ma corre, corre verso l’ideale! Come afferra tutto, batte, inchioda, taglia, grida e poi si calma, accarezza, liscia, cesella, raffina finché il sogno va lontano, lontano; riposa per poi risorgere e sfuriare e battere e gridare!».

Il sogno (Paolo e Francesca)” e tutti gli studi preparatori a esso legati sono caratterizzati da una peculiarità in Boccioni che è assente in qualsiasi altro artista. Non sono nuovi il tema (riportato in auge da Gaetano Previati), né la disposizione dei due soggetti (eco del “Fugit Amor” di Auguste Rodin), né le soluzioni narrative.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

La coppia di amanti in primo piano si staglia, fisicamente diversa per materia pittorica, in pieno contrasto con lo sfondo e le figure qui relegate, alle quali è concessa soltanto una pennellata veloce e sintetica. Questa è la cruda discontinuità che risulta essere la maggiore novità dell’incisione di Klinger l’”oggetto-ambiente”, una nuova “unità indivisibile”. ”Sensazione dinamica”, “moto e luce”, “atmosfera”, “musicalità della linea”, “complementarismo congenito”: l’11 aprile 1910 nasce il “Manifesto tecnico dei pittori futuristi”. E Boccioni trova ufficialmente le strade della “vita moderna”.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Studio preparatorio per Materia (Studio per Costruzione orizzontale)”, “Disegno preparatorio per Antigrazioso”, “Voglio sintetizzare le forme uniche della continuità nello spazio (Dinamismo di un corpo umano)”: i lavori preparatori parlano in prima persona.

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Vedo una “Donna al caffé”, agitata come nessuno mai prima. È palpabile l‘“Elasticità” delle cose, tanto quanto le “Forze di una strada” diventano visibili, quasi tangibili.

Tramonta il sole ma ad accompagnare lo “Studio per ‘Il crepuscolo’” è “Il crepuscolo stesso” e a prendere vita sono i “Giganti e pigmei (Studio per la città che sale)”E quel sogno di una città che sale diventa sempre più realtà. «Bisogna dipingere non il visibile ma quello che finora fu tenuto per invisibile, cioè quello che vede il pittore veggente».

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Madre” è “Materia” che si fa scultura in Medardo Rosso, Picasso e Boccioni. “Madame Noblet” del primo si rivolge alla “Testa di donna” del secondo e su tutte grida facendo sentire la propria voce “Antigrazioso” del terzo. È un dialogo di sguardi, un gioco di età e segni eterni del tempo, prove di sogno fisiche e memorie. Forse tutti e tre litigano su temi cari alla quotidianità, come una bottiglia che si sviluppa nello spazio…

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Palazzo Reale, Umberto Boccioni, Eloisa Reverie Vezzosi

Credits:
Special thanks to DROMe
Photo: Daniele Fragale

AMOinfo:
“UMBERTO BOCCIONI (1882 – 1916). GENIO E MEMORIA”
Milano, Palazzo Reale
fino al 10 luglio 2016
A cura di Francesca Rossi con Agostino Contò
Una mostra promossa dal Comune di Milano all’interno del palinsesto “Ritorni al futuro” un progetto di Castello Sforzesco, Museo del Novecento, Palazzo Reale ed Electa.

AMOlink:
www.electaweb.it/umberto-boccioni
www.palazzorealemilano.it/mostre/corso/Boccioni