Ho sempre creduto che l’obbiettivo dell’arte fosse l’arte stessa. L’arte per l’arte, l’arte che sta all’arte, l’arte meno l’arte e anche più. E che, poiché «Art for art’s sake», infinite fossero le operazioni possibili col medesimo fine. Ma… Questa affermazione non ha nessun ma. Le cose stanno così e Anna Conway non ha fatto altro che confermare la tesi.

La Collezione Maramotti presenta “Purpose”, la prima esposizione europea della pittrice americana, comprendente anche quattro nuove tele realizzate nel 2015 per questo progetto.

Nella sede storica della società Max Mara a Reggio Emilia, in via Fratelli Cervi 66, l’arte con l’arte è in aperto dialogo. Risale a oltre trent’anni fa il progetto di Achille Maramotti di costruire una raccolta d’arte contemporanea che diventasse luogo essenziale, estetico, intellettuale e di libera fruizione. Da Francis Bacon a Bill Viola, da Alighiero Boetti a Fausto Melotti, da Giuseppe Penone a Mario Schifano fino a Gilberto Zorio: la storia dell’arte dell’ultima metà del secolo scorso accoglie le novità del XXI secolo appoggiandole e sostenendole e non soltanto per tempi brevi. Una sala ospita la vincitrice dell’ultima edizione del “Max Mara Art Prize for Women in collaboration with Whitchapel Gallery”; una sezione invece è dedicata a una raccolta di lavori che dal 1958 arrivano al 2013 e sono accomunati dall’impiego di materiali tipicamente industriali che, decontestualizzati, diventano “immaginari” (“Industriale Immaginario”); un’ultima ala accoglie invece “Purpose” di Anna Conway. E così, tra l’arte per l’affermazione delle artiste donne nel XXI secolo e l’arte per la ricerca di equilibrio tra il ciclo della vita e il ciclo della macchina, arriva l’arte che racconta storie, esistenze e specifici attimi e momenti.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

«Una delle ragioni per cui i miei dipinti sono fisicamente così densi e complicati, occupati fino all’ultimo centimetro, è forse il fatto che non riesco ad analizzare le complicazioni della vita alla ricerca di una grande storia o di un filo narrativo, lasciando da parte tutte quelle dimensioni e dettagli assillanti e onnipresenti […]» ha rivelato Anna Conway in una conversazione con Bob Nickas.

Entro in quadro. Non apro porte, tento semplicemente di accendere un interruttore.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Sulla parete compare a sinistra uno specchio che riflette un vaso che sta in cima a un armadio. Reca sulla sua parte inferiore una scritta nera su post-it giallo, “It’s not/going to/happen like/that”. La ricca grata di ferro si erge su un bianco lavandino e quasi si appoggia alla parete non bianca. Una raffigurazione onirica mostra uno sfondo naturale che si affaccia su un lago: due alberi vicini, un bosco in lontananza, una casa rossa sulla sinistra., l‘interruttore sempre presente sul filo d’acqua rappresentato sul muro e lo spazzolino rimasto sul lavandino in primo piano. Una tipica natura morta post morandiana.

Esco dal trompe-l’œil. Il quadro-dentro-il quadro racconta una storia, quella di una donna che si è scoperta pittrice e che negli occhi del suo pubblico è una narratrice, una scrittrice di immagini, una psicologa della vita moderna, una cantastorie essa stessa. Anna Conway non usa disegni preparatori. Quando deve cominciare un lavoro, immagina il suono nel quadro per scegliere l’atmosfera o il primo colore da usare.

«Mi piace quando i miei quadri sembrano trattenere il respiro, proprio come fa il personaggio». L’artista conosce le vite dei suoi soggetti, si interroga sull’importanza delle loro esistenze, sui singoli istanti: rappresenta immagini che dureranno più a lungo di fotografie digitali. Sono luoghi mentali dove la vita reale incontra il tempo onirico. Come gli esseri umani, soggetti solitari delle sue opere d’arte, anche i quadri sono esseri unici.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Vedo un uomo in lontananza, solo sotto un cielo grigio in uno spazio nudo, disteso su una branda. L’unica nota di colore è data dalla foresta di sequoie appesa al muro che reca la scritta “RESOLVE”. Chi è? Da dove viene?

Immagino il suono prodotto dallo stormo di uccelli che accompagna il suo sonno. Il senso di alienazione è enfatizzato dall’incombere del gigantesco cartellone pubblicitario bianco come appare il cielo. Immagino però che l’uomo finga di dormire, che sia immerso in un momento di veglia e pensieri, problemi e soluzioni… L’uomo di “Devotion” è un agricoltore o un allevatore moderno che si occupa di una mandria di bovini destinati all’industria alimentare. “Risolvere” è il suo obbiettivo, andare avanti la sua volontà.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Bianco è l’ufficio di “Perseverance”, uno spazio totalmente asettico e vuoto se non fosse per il quadro-nel-quadro raffigurante le statue dell’Isola di Pasqua. È un miraggio? In quell’ambiente anonimo, caratterizzato da un ripetersi monotono, il sogno della fuga rappresenta la rottura, l’incognita, la sorpresa, che però diventa essa stessa monotonia nel momento in cui si afferma come certezza. Con “Determination”, arrivo nel buio più assoluto di un appartamento metropolitano.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Perfetto contraltare al pallore precedente, l’interno del grattacielo è illuminato soltanto da una fievole luce che riflette su una piccola scultura di memoria egizia e un immenso fulgore tra le nubi al di là del vetro.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Di eco faraonica, è la grande nave di “Potential” che domina la scena. Un grande prato verde, una nave da guerra in disarmo, una sfinge, una scultura d’artista? Lo spettatore è l’unico visitatore, il solo che possa dare una risposta (la propria).

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Potenziale”, “perseveranza”, “determinazione”, devozione”: non sono solo quattro titoli “motivazionali” degli oli su tela di lino di Anna Conway, sono quattro principi cardine delle attuali vicende umane. Dopo essermi allontanata da questi luoghi mentali, si riapre davanti a me il dialogo e mi trovo a riflettere sull’ambivalenza tempo-vita, tempo-lavoro.

«Chi entra esce». Non resta che interrogarsi sulle parole di Vincenzo Agnetti che sembrano quasi creare un verso palindromo: “Dati due istanti-lavoro vi sarà sempre una durata-lavoro contenente gli istanti dati”.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Bacheca in plexiglass, quadrato in bachelite nera, ottone: questi i materiali dell’assioma che rappresenta lo stesso atto artistico. «Il sistema usa gli oggetti come veicolo, e le idee come combustibile», il titolo di un’altra sua opera su sfondo nero. E lapidario avvolge il suo concettualismo assoluto.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Di opera in opera, di vita in vita, “From Generation to Generation” di Kaarina Kaikkonen è l’onda tessuta di una giacca da uomo che “si infrange” sul pavimento. Catalizzatore di memorie, gesti, ricordi, il lavoro dell’artista raccoglie e rigetta storie, narrazioni collettive. Come davanti a un quadro di Anna Conway, mi domando quale preciso attimo della vita dell’uomo della quinta giacca l’oggetto evochi e rappresenti.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

L’usura è l’elemento cardine dei lavori di Lara Favaretto. In “Gummo III”, una superficie di metallo è coperta da cinque spazzole da autolavaggio, che girano secondo velocità diverse e intervalli variabili. Se il metallo diventa sempre più lucido, i rulli si deteriorano sempre di più, e qui entra in campo l’usura. Arancio, rosso, giallo, bianco, di nuovo arancio: i colori si mischiano, confondono, uniscono mentre le spazzole girano vorticosamente su se stesse. Resto ipnotizzata, non logorata, parte di una processualità di cui siamo tutti stessi figli.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Elisabetta Benassi è evocatrice di storie della nostra vita collettiva passata o recente. Attraverso “Make War Together, Make Peace Together”, l’artista ci insegna il vero significato di “comune”. Il tappeto è l’oggetto-limite, il significante-cardine: veicolo di informazioni tra artigianalità e meccanicità, numero e fatto, trasmette memoria.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Fino a che non approdo alla “Small Factory” di Krištof Kintera. Accendo la luce e una piccola industria “da casa” mi si presenta davanti. E la nube tossica della modernità si scontra con l’eco del ready-made di duchampiana memoria.
È una metafora aperta. Annette Lemieux ci mostra l’intimità della nostra madrepatria fatta di emisferi che si scontrano, ingranaggi che collidono, seni che nutrono.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Andrea Zittel, artista, architetta, sociologa, imprenditrice, designer e sarta, rompe i confini tra arte e vita, in unità abitative nomadi realizzate con materiali di scarto da basi militari per alloggiare ovunque in assoluta indipendenza, “A-Z Wagon Station customized by Hal McFeely”. Dopo aver parlato di comunità e unità, è forse venuto il momento di trovare i luoghi di una futura solitudine?

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

L’ultima opera con cui termina il percorso in aperto dialogo (tra le storie della Collezione Maramotti, quelle di Anna Conway e di “Industriale Immaginario”) è il lavoro di Paolo Grassino, dove l’inganno del materiale vince su tutto, anche sulla rappresentazione, e dove la scena primordiale può forse rappresentare un nuovo mondo fatto di potenziale, perseveranza, determinazione, devozione.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

“Analgesia” è l’assenza nel provare dolore verso le condizioni altrui. Per Paolo Grassino è un sentimento color nero, scuro, che prende la forma di un esercito di cani. Geometricamente formati, fatti della stessa sostanza della spugna sintetica. Sono guardinghi. Restano asettici e immobili, noncuranti della mia presenza.

Lascio così la stanza. I racconti non hanno porte, e io volto semplicemente la pagina. Nessuno sa quale sarà il destino del mondo, l’unica certezza è che l’arte con tutte le sue creazioni avrà sempre il fine di prefigurarlo.

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

Eloisa Reverie Vezzosi, Collezione Maramotti, Max Mara

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Credits:
Special thanks to Max Mara
Photo: Carlotta Coppo 

AMOlink:
www.anna-conway.com
www.collezionemaramotti.orgAnna-Conway
i-d.vice.com/it/una-stanza-per-larte-femminile

AMOinfo:
Collezione Maramotti
Via Fratelli Cervi 66
42124 Reggio Emilia — Italy