L’uomo non crede finché non vede. Aspira alla vita su Marte, all’immortalità e al teletrasporto, ma anche nell’eventualità in cui si trovasse davanti a una di queste sue chimere e gli venisse data la possibilità di esaudire magicamente il suo desiderio, sarebbe pronto a criticare e a cercare un nuovo punto irraggiungibile verso cui tendere lo sguardo. Vladimirov Yavachev Christo ci ha donato la libertà di camminare sull’acqua e indipendentemente da tutto dobbiamo essergli riconoscenti.
Il 24 giugno, giorno del mio compleanno, ho deciso di regalarmi tempo. Ho scelto di intraprendere un viaggio e non sono ancora certa che si sia già concluso… Dal 18 giugno al 3 luglio, attraverso un sistema modulare di pontili galleggianti che collegano
Sulzano con Monte Isola e l’isola di San Paolo, Christo, senza più Jeanne-Claude, compagna di vita e progetti di vita scomparsa nel 2009, ha presentato il suo ultimo lavoro, “The Floating Piers”, a cura di Germano Celant, permettendo al pubblico non solo di appagare la vista mediante l’uso di stoffe sgargianti, tipico elemento di alcuni suoi “impacchettamenti, ma anche tutti gli altri sensi vivendolo e attraversandolo.

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

Non nascondo che il tragitto per raggiungere l’opera sia stato un’odissea, ma non sento la necessità di doverne parlare. Il reale problema di questo evento di Land Art sta nella stessa parola “evento”. Poiché, a volte, proprio l’esclusività dell’arte può essere l’unica salvezza in un mondo massificato. Attenzione: a parlare in questo momento è una performer che fa della condivisione e del dialogo con l’altro, oltre che con l’arte, il fulcro di tutto il suo lavoro. L’uomo però deve imparare il rispetto per sé, per gli altri e anche per 200 mila metri cubi in polietilene ad alta densità, 75 mila metri di tessuto, 23 mesi di lavoro e progettazione che si sono trasformati in 3 km di pontili divenuti opera d’arte.

L’unicità è elemento positivo dell’evento che l’arte rappresenta ma questa volta purtroppo rischia di trasformarsi in “fenomeno di conformismo”, come ha detto a mio avviso giustamente Mimmo Franzinelli nell’edizione bresciana del «Corriere». Ma di questo risvolto negativo dell’arte che attrae e diventa pubblica attrazione non dobbiamo dare la colpa al padre dell’opera bensì a noi fruitori.

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

Mi sono estraniata. Dal caos della folla, dalle famiglie con i bambini urlanti, dai fotografi che usavano il pontile come base di appoggio per immortalare anatre e pezzi di lago, dagli sguardi indiscreti… Non credevo che malgrado le migliaia di visitatori avrei potuto vivere da sola l’esperienza di Christo, l’artista che aveva imprigionato l’aria, circondato isole, deserti, montagne, imballato monumenti e ricordi. «È importante che si segua il solo flutto delle onde», e così mi sono lasciata cullare insieme a un incessante flusso di pensieri…
Mi tolgo le scarpe,
la terra di Christo sull’acqua brucia.
Mi spalmo la crema bianca sotto la sottoveste bianca, protezione altissima. Capelli rossi, sotto capelli bianchi in divenire. Tre rose bianche, simbolo della mia devozione all’arte, nella mia mano eburnea. So di bianco, purissimo, su un arancione estremo. Apro l’ombrello e inizio a camminare sincera.
Porto con me manifesti di poetica che non sono ancora pronta a rivelare. So che il momento arriverà…
Forse è una sposa triste”, sento echi di voci distanti. Niente mi tocca.

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi
Lo sguardo è rivolto all’orizzonte che non vedo perché il sole caldo, troppo caldo, mi acceca. Dietro di me, se sposto l’ampio ombrello, vedo la terra ferma, la terra rigida mentre è verso la fluidità estrema che mi sto dirigendo. Terra, cosa vuol dire?

Acqua, aria, terra: penso che questa volta Christo abbia segnato un percorso, una via di non fuga verso l’arte, non una chiusura fisica ma un’apertura di elementi in libertà.

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

Parole in libertà.
Amica acqua sei come l’arte, pulita, sei come l’arte, viva. Ed è per questo che, arrivata al nodo nevralgico di incroci e linee, ti lancio una rosa.

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi
Le rose restano tre, perché torna a sbocciare un nuovo fiore tra le mie mani.
Terminata la prima parte del percorso, mi siedo all’ombra, forse un miraggio. Profumo di lago, rumore di onde. Dopo aver perso l’orientamento, scelgo di alzarmi per portare a termine il percorso.
Giro intorno all’isola di San Paolo ma prima di andarmene mi sporgo sul bordo, non per riflettermi narcisisticamente ma per gettare petali e vivere di più. E mentre i petali che ho tolto alle rose, che ho baciato, annusato, morso fluttuano sul pelo dell’acqua o giacciono sull’instabile suolo d’artista mi rimetto in marcia.

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi
Vedo un cigno sull’ultimo tratto di strada. Il lato di ponte più lungo, il cigno più bello.
È bianco purissimo su un arancione estremo. Mi avvicino e condivido con lui una rosa… È sempre bene essere gentili con un ipotetico Zeus… Se ne va, me ne vado anche io. Ma prima di salire le scale mi volto indietro e vedo un mare fatto di gente e allora penso che tutta questa arte pubblica abbia un senso, nel rispetto, un senso.

Ho solo un rimpianto: non aver potuto aspettare l’alba. Nell’attesa, di notte, avrei salutato volentieri le costellazioni riflettersi in quelle acque. Forse sarebbe arrivato anche Orione a cui, secondo il mito, il padre Poseidone avrebbe dato il potere di camminare sull’acqua.

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

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Photo: A&A 

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