Ho visto una coppia di mani parlare, l’una verso l’altra rivolgersi la matita attenta. Non riuscivo a capire dove cominciasse l’una e dove finisse il braccio dell’altra… Ho provato meraviglia. E poi ho capito di aver trovato l’infinito. La matematica d’altronde è l’arte “zero”, base di tutte le altre e fondamento di ogni creatività empirica, pragmatica o ideale.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, Milano«Il nostro spazio tridimensionale è l’unica realtà che conosciamo. Il bidimensionale è una finzione come il quadrimensionale, poiché nulla è piatto, neanche lo specchio più levigato». Per riflettere sull’arte di Maurits Cornelis Escher, a Palazzo Reale di Milano fino al 22 gennaio 2017 sarà presente una monumentale mostra dedicata al visionario incisore, intellettuale e matematico, promossa dal Comune di Milano – Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, in collaborazione con la Escher Foundation, curata da Marco Bussagli e Federico Giudiceandrea.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, Milano«Anche se per convenzione diciamo che una parete o un pezzo di carta sono piatti, rimane sorprendente il fatto che, su una tale superficie, riproduciamo delle illusioni spaziali come se questo fosse da sempre la cosa più normale del mondo. Non vi sembra assurdo, a volte, il fatto di disegnare un paio di linee e affermare: questa è una casa?».

Quante facce ha l’arte?
Non so se Escher avrebbe risposto “infinite”, ma sicuramente avrebbe cercato di renderle tali costruendole, specchiandole, o applicando il processo di stellazione per ottenere poliedri di “perfettamente ordinata bellezza”.
Quanti sono i volti di Escher?
Non so se l’Arte avrebbe risposto “infiniti”…

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoLa relatività di Escher è una “Casa di scale”. Ad accogliere il pubblico-ospite, l’autoritratto dell’artista: una litografia di estrema profondità. Poiché prima di riflettere sullo spazio e specchiarsi in esso, è necessario indagare se stessi, i propri cambiamenti e le personali metamorfosi. E così mentre io mi rifletto nei suoi occhi, lui si riflette negli occhi di un altro sé attraverso la sua celebre “Mano con sfera riflettente”.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoL’incontro con Escher si apre sotto il segno della “Madonna” e di una mano della Vergine xilografata nel 1921, forse un fiore più che una semplice incisione. La presenza di elementi fisici lentamente si sfalda, si decompone, si decostruisce e si fa geometria fino a che anche la “Bellezza” diventa una xilografia di segni e un labirinto in bianco e nero. Escher è sempre stato attratto dai solidi platonici perché «simboleggiano in maniera impareggiabile l’umana ricerca di armonia e ordine, ma allo stesso tempo la loro perfezione ci incute un senso di impotenza».

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoEscher scoprì l’Italia nel 1921, ci tornò un anno dopo per intraprendere il suo Grand Tour e rimase folgorato soprattutto dalla Toscana e dall’aria di San Gimignano. Infatti insieme all‘importanza che il suo maestro, Samuel Jessurum de Mesquita, ebbe nell’avvicinarlo all’Art Nouveau, fu fondamentale questo costante dialogo con l’Italia, con i movimenti artistici del Novecento e con gli echi di classicità e conoscenza; tanto che nel 1923 si stabilì a Roma. Da Giuseppe Haas Triverio fino a Dario Neri e Lorenzo Viani: linee e brevi trattini ottagonali, motivi ricorrenti, chiari echi divisionisti nelle incisioni di quel periodo. E mi perdo in “Notturni romani”.

Finché ci fu un colpo di mano ed Escher entrò in contatto col movimento futurista. «Colpiscimi, fino all’emissione della fiamma, colpiscimi ancora!», recita “L’acciaiarino” di Escher mentre il movimento delle mani appare così frenetico da ricordare quelle “del Violino” dipinte da Giacomo Balla venti anni prima. È la prospettiva che dallo studio all’applicazione pratica comincia poi a salire senza fermarsi mai e a tendere al cielo, a diventare altissima, aerea, Aeropittura: il punto di fuga al Nadir. Come l’“Aurora umbra” di Dottori insegna, così il “San Pietro” per Escher divenne la «causa iniziale delle fantasie prospettiche».

Le opere di Escher sono illusioni. Entro dentro nuovi spazi fisici che si basano su regole geometriche e classiche che vengono infrante. E così, a occhi totalmente aperti sulle sue realtà, percorro scale senza fine, senza meta, senza direzione: un incubo che ha il sapore di meraviglia e non di un salto nel vuoto.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoIl centro di “Scilla” sembra concentrato e stretto in una stessa morsa costantemente dominata da una perfezione prospettica a cui non sfuggono nemmeno le onde; “Morano” è orizzontalmente segnata da bianchi tratti precisissimi che tagliano il nero e la sua verticalità; il “Flusso di lava” scende maestosamente lento e se il caldo è nero e cupo, il bianco dei monti è purissimo; il “Chiostro di Monreale” è attraversato da una luce fittissima dove ogni raggio è un segno inciso; i “Tetti di Siena” sono mosaici perfetti; “San Cosimo” è dominato da una Natura mozzafiato; guardando i monti di “Rossano Calabro” sembra di tuffarsi nel mare.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoDopo aver visitato l’Italia di Escher, mi fermo a riflettere sul pavimento della sua casa romana: “4 piastrelle da pavimento” provenienti da Via Poerio.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoE = mc²
La nota formula di Einstein prende in considerazione:
E = energia cinetica;
m = massa;
c = velocità della luce.
Ma anche Escher ha la “Relatività” e, nella sua composizione, ci induce a credere che tre diverse forze di gravità operino nel medesimo tempo.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoEscher usa tre punti di fuga per dare origine a tre mondi distinti. Entro nel labirinto. Parto dalla zona centrale e mi sembra di piombare ne “L’immortale” di Borges. Un gioco di scatole, un gioco di riflessi. Nella parte bassa del disegno, vedo una creatura dalle sembianze umane salire una scala. Nella parte centrale del disegno, c’è un altro essere umano: seduto, immobile, è intento a leggere. Nessuno sembra considerarmi. A nessuno sembro dare disturbo.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoNumerose altre figure abitano in questo secondo mondo: una sta salendo una scala mentre una seconda e una terza pranzano sulla tavola collocata all’esterno. L’ultimo gruppo di creature appare ruotato di 90 gradi verso sinistra rispetto al primo. Una creatura trasporta un cesto, una porta un sacco, una sta scendendo una scala, una osserva la scena e una coppia passeggia in un giardino. Le porte, che per gli uni appaiono verticali, diventano invece botole per gli altri, le pareti divengono pavimenti, i soffitti diventano pareti… il bianco e il nero, il sopra e il sotto, la destra e la sinistra, il maschile e il femminile: il sogno, l’utopia e la non realtà…

E lo spazio resta un miracolo razionale nella sua irrazionalità.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoIl paradosso escheriano si basa sul fatto che le sue iperboli visive appaiono tanto più oniriche quanto più sono matematicamente valide. I suoi solidi nascono secondo il modo in cui Leonardo Da Vinci e Luca Pacioli rappresentavano la realtà, studiavano il mondo, lo comprendevano e conoscevano l’umanità. L’Atlante di Escher è reale, l’universo di Escher è altro; fluido, eterogeneo, eterodosso. Inafferrabile ma unitario: come dimostrano “Metamorfosi” o “Vincolo d’unione” dove ogni forma si annida nell’altra, per partogenesi.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoLe tassellazioni di Escher sono figure visive, le figure visive sono illusioni, le illusioni illudono a metamorfosi.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoGuardo uno stormo di uccelli bianchi rivolgersi verso un cielo nero e volare sopra un paesaggio cupo. Vedo uno stormo di uccelli neri tendere al sole e superare campi di natura e di luce. Questo è il “Giorno e Notte” di Escher; questa è la dimostrazione che l’artista/artefice/matematico diventa mago.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoMetamorfosi, isofromatem, metam, rphose, me”: Metamorfosi II” è pura teoria evluzionistica. A partire da un gioco geometrico di ripetizioni del titolo della xilografia, i quadrati bianchi e neri diventano lucertole bianche, nere e rosse che a loro volta diventano esagoni che mutano in alveari da cui escono api sempre più grandi che a loro volta lasciano il posto a stormi di uccelli e banchi di pesci.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoQuesta è la fauna che si trasforma insieme alla flora che si rigenera: rose e gigli sono frutti di sfere reali e tangibili nella loro bidimensionalità. E prendono forma i vasi alchemici di Luca Maria Patella.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, MilanoHo visto una formica percorrere l’infinito, ho assistito a tre mondi riflettersi nel medesimo stagno, cavallette belle quanto farfalle, pesci infrangersi come onde di Hokusai, funghi velenosi apparire buonissimi, pavoni bellissimi apparire pungenti… Così come è imprescindibile il rapporto tra soggetto e sfondo, è ancor più fondamentale la relazione tra opera e spettatore. Dopo aver incontrato “Serpenti”, l’ultima xilografia dell’artista della relatività, sono entrata in una camera degli specchi e temo di aver smarrito la strada di casa… O forse mi è semplicemente caduto lo sguardo, e l’ho perso in Escher.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, Milano

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Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale, Milano

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Credits:
Special thanks to MARIOS for the look – dress Paolo Gonzato x Marios
Hair: Roots Milano http://www.rootsmilano.com

Photo: Carlotta Coppo

AMOlink:
www.mostraescher.it
www.24orecultura.com/escher
www.ilsole24ore.com/escher-genio-visionario-e-spiazzante-palazzo-reale-163333.shtml?uuid=ADI05qh