Il titolo del film di Alain Resnais, “Je t’aime, je t’aime”, in italiano diventa “Anatomia di un suicidio”.
Vivere una mostra che ti apre al futuro, allo spazio e alla scoperta di fantastici universi paralleli in una sola stanza potrebbe sembrare un paradosso. Ma nell’ultima delle Sale del Principe la rincorsa verso il Nuovo si è fermata per consentire a ognuno di recuperare un ricordo del suo personale passato. Vivere un ricordo per un minuto intero è un lusso che solo Georgina Starr poteva concedere.

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Lorenzo Vitturi, photo Henrik Blomqvist

Un’astronave. Avrei voluto sentir battere il cuore pulsante del “Codice di Avviamento Fantastico” nell’ouverture di Nanda Vigo. “Tempo limite”. Avrei voluto immergermi nell’eden dei fiori fatti a mano, degli odori di pittura site specific, delle grandi dimensioni che sono state create dalle delicate mani di Aki Kondo. “Risonanza”. Avrei voluto fermami nel nero più nero a colpi della luce al neon dell’istallazione – non solo sonora – dei Soundwalk Collective. Onde sonore, artificiali, industriali, naturali: sedermi nel loro percorso e perdermi a immaginare mentre il mio corpo sarebbe potuto diventare parte della catena produttiva. “Milano (daybed)”. Sarei potuta salire sul letto/palco/piedistallo di Michael Lin, esibizionista nel far esibire il pubblico e nel confondere il limite tra arte e design. “Il giardino dentro il filo”. Mi sarei insinuata nelle forme multiformi nella foresta di Lorenzo Vitturi. Se il mondo è formato dal macroscopico che nasce dal microscopico allora lo spettatore di che dimensione è?

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Soundwalk Collective, photo Henrik Blomqvist

Momento Memoria Monumento”. Sono rimasta rinchiusa nella mia prigione contorta di azioni-reazioni e prevedibile-imprevedibilità. Dipende tutto dal tuo ricordo. “Chiudi gli occhi”.

18,78 minuti circa. 6,26 il tempo di ogni azione. 3 le azioni prima di ricominciare. Dall’inizio: 3 azioni, 3 persone, 3 ricordi e poi tutto riparte e si ripete. Al centro del laboratorio scientifico condiviso con altre tre figure, la Sfera: la macchina del ricordo che è momento, è memoria e diventa monumento. Cuore effimero e intangibile malgrado la fisica presenza dell’opera interattiva rivestita di Alcantara ® dentro e fuori poiché incentrato sul tuo ricordo. Ricordi? Te lo ripeto più volte per convincerti che sei già stato qua.

«Ti fai strada ancora una volta lungo questi corridoi e per queste stanze in questo luogo che appartiene al passato».

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Photo Flavio Pescatori & Mattia Caprara

«MMMMMMMMMMMMMMMMMMMMM…» comincio senza aprire bocca a rievocare il suono della memoria. Parto con passi veloci e ruoto freneticamente intorno alla Sfera. I tre compagni di questa fantastica avventura mi seguono a ruota. Rallento e ci fermiamo abbassando la voce fino al nostro silenzio. Bocche chiuse, occhi aperti. È tempo del “Momento, Memoria, Monumento”: rievocazione di gesti, “mmmmmmm…” ed energie. 1001, 1002, 1003, 1004, 1005, 1006, 1007, 1008, 1009: contiamo lenti abbracciando la Sfera.

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Photo Flavio Pescatori & Mattia Caprara

1010: ci fermiamo alle nostre postazioni. Guardo negli occhi la Figlia della Luna prima di cominciare a osservare i visitatori che ormai sono giunti alla decima sala credendo con l’ultima di riposare gli occhi. Invece… Gioco di sguardi, accetto e impassibile impongo la sfida. Molti volti si fanno schivi, si rivolgono altrove mentre io cerco a chi far dono della rievocazione di un proprio ricordo e regalare 6 minuti di pace a occhi chiusi. Alcuni seguono i miei occhi, altri si fermano prima e si rivolgono attenzioni in basso, in alto, nella parte diametralmente opposta: paura o timidezza? «Io non ho nessun ricordo da rivivere», una signora mi ha risposto così… Sin da piccoli, i genitori insegnano ai figli a non fidarsi degli sconosciuti mentre le trappole del mondo ci fanno sbagliare, per imparare che è sempre meglio allontanarsi da situazioni poco chiare. No al diverso, no all’oscuro, no al no.

MMM-© photo Georgina Starr

MMM-© photo Georgina Starr

«La donna con la camicia bianca» – afferma il mio riflesso lunare. Ci avviciniamo.
«Siamo le figlie del Sole e della Luna» – affermo io.
«Lei è stata scelta per entrare in Momento Memoria Monumento», continua lei.
Vorrebbe venire con noi?”.
Non tutti hanno accettato il nostro invito. Per claustrofobia o per mancanza di fiducia in una situazione aliena rispetto al sé?  Volentieri!”, “Me l’aspettavo”, “Ok”, “Assolutamente”, “Grazie”. Silenzioso assenso. Reticente consenso. Curioso entusiasmo. “Noi la aspetteremo qui”.

Cosa succede dentro la Sfera, io non ve lo posso rivelare. «Per rievocare un suo ricordo». Il ricordo è il tuo. «Sei già stato qui – d’istinto sai già cosa si trova dietro la porta»Cosa succede fuori dalla Sfera? Quattro scienziati studiano e rappresentano in movimenti, gesti, disegni, parole e azioni il tuo ricordo mentre «Il tuo corpo non ha peso né materia. Ora sei molto lontano da qui».

Photo Henrik Blomqvist

Photo Henrik Blomqvist

Primi 6:26 minuti. Il primo scienziato fa partire il tuo viaggio nel tempo. Si attaccano le componenti esterne della Sfera, mentre c’è chi controlla, chi aspetta e chi prepara la lavagna che rappresenterà i tre momenti della tua immaginazione controllata. Parte una musica da una cassetta a nastro, Molly Drake canta “I remember”, e due di noi iniziano a ballare. Si avvolge così il gomitolo, la matassa del tuo ricordo. Si recupera quel preciso pensiero. Mentre una di noi “sente la Sfera”, su volere dell’artista, e disegna mostrando agli altri il frutto dei tuoi momenti onirici.
Stampa. La musica si ferma.

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«My mother groaned. My father wept.
Into the dangerous world I leapt – affermo io e a ruota ripete la mia compagna –.
Helpless, naked, piping loud
Like a fiend hid in a cloud

Struggling in my mother’s hands
Striving against my swaddling bands
Bound and weary I thought best
To sulk upon my mother’s breast».
Citiamo Georgina Starr che cita la “Pena infantile” di William Blake.

Da “Songs of Experience” la figlia del Sole e la figlia della Luna si sdoppiano e rievocano ogni frase controllando la mente e i movimenti dei due scienziati che a loro si avvicinano. La poesia finisce nell’immobilità così come la sofferenza del poeta. Il mondo è pericoloso. Il viaggio nel tempo è finito. “Ecco ora ci sei”. L’allarme suona. Il triangolo viene suonato. Ci avviciniamo alla porta.

Noi la amiamo”, affermiamo convinte con voce robotica, fredda, distaccata e distante. Tre volte ho sentito risponderci “Anche io vi amo” come se quel viaggio fosse stato una tappa fondamentale nel recupero del passato e nel procedere verso la costruzione della propria esistenza. “Grazie”, alcuni hanno detto riconoscenti dopo aver mostrato occhi felici e menti a riposo: avrebbero voluto sospendere ancora il tempo? Ho visto tanti ricredersi rispetto alla paura iniziale, al gioco in cui temevano di essere caduti. Ho sentito tanta curiosità aumentare. C’è chi “Grazie” ce lo ha detto con le mani in preghiera e chi in estasi ha esclamato “Bellissimo”. E chi ha aspettato che io mi voltassi verso di lei per essere sicura che leggessi il labiale del suo “Grazie davvero”.

Mentre torno sui miei passi e si procede in una nuova selezione, i cavi della Sfera vengono staccati e tutto ricomincia da capo a parte il tuo ricordo e il nostro agire in relazione a esso. «L’uomo con la giacca arancione» – affermo e l’approccio iniziale si è ripetuto secondo il nostro codificato modo di agire.
Anche noi siamo stati programmati per svolgere le stesse funzioni di macchine, luci e orologi perfetti. Nelle mani di Georgina Starr mi sono sentita una Caronte né umana né mitologica, aliena anche rispetto al mio sé.

Photo Henrik Blomqvist

Photo Henrik Blomqvist

Comincia un nuovo viaggio nel tempo. I cavi vengono riposizionati. La lampada rossa raggiunge il mio viso, la lampada arancio si volge al viso della mia compagna. 1, 2, 3, 4: comincia il ballo dei tuoi pensieri perché i tuoi ricordi cominciano a circolare lenti come linfa e sangue che scorrono lenti. Perché lentamente ti allontani dalla fisicità della vita e da quel mondo pericoloso di cui un ricordo prima avevamo parlato, urlato, che avevamo esorcizzato. Il ballo è incalzante, costante e ripetitivo. Tiene il tuo ritmo.

Uovo androgino” – affermo. “Maledizione incerta” – risponde l’altra. Il reciproco allontanamento è costante e inarrestabile. 5:20. Stiamo dando voce alle tue immaginazioni. «Il peso di mille sogni» – afferma lei. «Sospetto eco oracolare» – rispondo. 4:49. Fino a quando non ricordi un’“Eclisse violenta” e tutto si ferma. Noi scendiamo insieme alle luci. Il tempo del tuo viaggio mentale è terminato. «Lei è ritornato! È vivo! Noi la amiamo».
Tutto si esaurisce, tutto ricomincia.

Riprendiamo le nostre posizioni per la terza volta del nostro primo giro. Adesso si è sparsa la curiosità. Gli occhi da scrutare sono sempre di più. Cerco di capire chi sia emotivamente pronto a vivere questo personalissimo viaggio nel tempo. «Ma non mi girerà la testa?».

Questa volta sceglie la mia compagna: «la ragazza con l’abito blu». Nuovamente ci presentiamo; lei timidamente accetta. Così mentre noi la accompagniamo a ripercorrere il suo breve passato, ci prepariamo anche noi verso il nostro imminente futuro.

Photo Henrik Blomqvist

Photo Henrik Blomqvist

Sfera cablata nasconde dall’altro ciascuno di noi. Il tempo del tuo ricordo è partito. “Oh tu”, la vedo uscire dal lato opposto; “Oh tu”, sorpresa mi risponde.
Figlia della luna”.
Figlia del sole”.
Distruttrice di tutte le città”.
Che colpisci da lontano”.
Ti sfido”.

È arrivato il momento del duello. Le forze che rappresentiamo sono il procedere del tempo stesso, il giorno che lascia spazio alla notte e la notte che riconosce il giorno che a sua volta la ritroverà dodici ore più tardi. Niente di più. Siamo lo scorrere della vita alternato da albe e tramonti e capita che il nostro incontro non sia facile né pacifico.
Ti aspetterò”.
Ti aspetterò”.
Ripetiamo questa danza di corpi che si scontrano tante volte quanti sono i giorni che tu ripercorri col tuo ricordo. Reciprocamente attratte arriviamo a un punto limite di lontano contatto che ci obbliga a una repulsione. Calamite in opposizione: nessuna vince, nessuna perde mai. Gli scienziati ipnotizzati, appoggiati alle pareti della Sfera, si svegliano al suono della fine del tempo. Noi insieme ti apriamo la porta e ti rassicuriamo di essere viva e tornata tra noi al suono di un gelido “Noi ti amiamo”.
Tolti nuovamente i cavi, lasciamo la sala pronti a riaprirla e a ricominciare.

Abisso silenzioso”. Mi spiace non aver risposto ai cuori grandi delle persone che si sono fermate ammaliate e ammirate. Ho detto solo le frasi che mi erano state ordinate. Mi spiace per chi, scelto, ha detto di no. La claustrofobia è una ragione seria, la sfiducia nascosta dietro alla claustrofobia è solo uno scudo verso un mondo nuovo ma sicuro. Ho comunicato anche non verbalmente la freddezza che mi era stata richiesta. Bambini felici, adulti scossi, adulti menefreghisti, turisti stranieri in attesa, donne con la gomma da masticare in bocca sedute a ridere davanti a un’“esibizione”, uomini soli con la compagna macchina fotografica, coppie in procinto di scoppiare, gruppi di anziani curiosissimi, famiglie, figlie… È stato un profondo viaggio quello che ho fatto attraverso i vostri occhi.

L’arte di Georgina Starr è un’arte femminile e non solo per le forme che rievoca nelle sue costruzioni. Ti culla nel tuo passato. Partorisce ricordi. In un mondo pericoloso, ti accoglie alla vita affermando di amarti. Il Tempo lascia alle donne il compito del suo scorrere. E per me il tempo resta il bene più prezioso. Quindi Grazie Georgina.

Photo Henrik Blomqvist

Photo Henrik Blomqvist

 

Credits:
Special thanks to Daniela Marizzoni, Paul Noble and Georgina Starr
“Momento Memoria Monumento” by Georgina Starr; Actors: Letizia Bravi, Loris Fabiani, Vincenzo Zampa; Performer: Eloisa Reverie Vezzosi; mua: Nakita Anedda

Photo courtesy Alcantara and Georgina Starr

AMOinfo:
“Codice di avviamento fantastico
Alcantara e 6 artisti in viaggio nell’Appartamento del Principe”
Fino al 30 Aprile 2017, Palazzo Reale

Una mostra Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale, Alcantara
A cura di Davide Quadrio e Massimo Torrigiani
Col coordinamento curatoriale di Selva Barni e Ilaria Speri

AMOlinks
www.alcantara.com
www.comune.milano.it/palazzoreale
d.blogautore.repubblica.it/alcantara-palazzo-reale/