L’arte è una questione di cuore.

Prima del MIART, prima del Salone del mobile e del Fuorisalone a Milano si svolge, dal 6 al 9 marzo, l’Affordable Art Fair. Manifestazione che in Italia è al quarto anno di vita. Ma di cosa si tratta? Libera circolazione di arti e opere d’arte, dalla pittura alla fotografia passando per la scultura; di informazioni sugli artisti (viventi) e di prezzi. È il mercato dell’arte che si apre al grande pubblico. Limite massimo di costo di un’opera? 5000 euro.

Il concept è nato nel 1999 da Will Ramsay, gallerista londinese, che scelse come prima sede il Battersea Park di Londra. Oggi, al XV anniversario, si rivela essere un fenomeno globale con 15 fiere in 12 città del mondo e un numero altissimo di gallerie espositrici.

I nomi in codice degli stand della manifestazione milanese vanno dall’A1 all’L6 con una sezione speciale dall’S1 all’S8.

Io li ho girati tutti per voi!

Puro desiderio di conoscere l’arte low cost, di vederla da vicino, tutta e tutta insieme. Da Barcellona ad Amsterdam, da Kwun Tong a Ibiza, da Osaka a Nuova DehliIl mondo delle gallerie d’arte riassunto nell’hic et nunc milanese. Hic et nunc, tipico, milanese.

Come la moda è spesso ispirata dalla strada, anche l’arte lo è.
Questa, presentata all’Art Fair, potrei definirla street art. Con la strada, magari, ha poco a che fare ma sicuramente è manifestazione del comune sentire dell’arte. Ma sicuramente rappresenta le nuove tendenze dell’arte, le nuove direzioni… 

Alejandro Gatta porta in fiera la sua Girl with Mask. Artista nato in Cile, ha scoperto la fotografia quasi per sbaglio: lo definisce “un incidente” nella sua biografia. In linea con gli esperimenti di fotografia del XIX secolo, ha deciso poi di unire all’immagine altri media artistici come i film ma anche la pittura. La photocraphic pictorialism infatti è quella che vediamo nell’opera appena citata. Tema del lavoro: l’artista si interroga sul paradigma di bellezza. “Ho fotografato la sconfitta dell’umanità in quanto razza”. Attraverso i suoi lavori, dice, regala il silenzio, la possibilità di affacciarsi sul vuoto, che è il dono più grande per qualcuno che cerca sempre di guardare all’interiorità dell’altro.

Girl with Mask

Mi ha colpito. È proprio il caso di dirlo. La pistola alla tempia, lo sparo. BOOM. Scoppio anch’io. L’artista è Oliver Rath, la città è Berlino. Come se tutti gli artisti di quella provenienza dovessero scontrarsi con la cultura che ha fatto cadere il grande muro, come se ogni creativo sentisse la necessità di far più rumore del suono della caduta del grande muro. Si cerca la fama, a tutti i costi, anche quelli inferiori ai 5000 euro, e ci si arriva con la provocazione. Usando Karl Lagerfeld, usando Chanel e il corpo femminile…

Oliver Rath

Oliver Rath

Oliver Rath

Ci sono poi le sculture. Non di marmo, non di cera, non di bronzo… Le sculture d’ombra di Randy Cooper. Artista molto conosciuto negli USA, crea opere di fili di rete per realizzare geometrie di corpi con la luce. È l’arte che sorge alla luce artificiale e che tramonta con un semplice tocco, un veloce click. Da ON a OFF.

Randy Cooper

La luce POP è di Marco Lodola. Viene presentato all’Art Fair ilVolto degli altri. Perché c’è chi riconosce le proprie maschere e quelle degli altri (vd sopra) e chi le mette tutte “in piazza”, in uno spazio di luce.

Marco Lodola

Poetica, per me, rimane sempre l’immagine di bamboo. Sarà perché amo profondamente il Giappone, sarà perché il mio cuore è bianco con al centro un punto rosso, sarà perché io sono giapponese dentro… Oppure, “semplicemente”, sarà per la bravura dell’artista, Yoo Mi Ran, raffinata, delicata. È l’arte che spiazza. Il quadro è “pieno” ma l’osservatore si sente vuoto.

Foresta di Bamboo

Ritrovo poi il Pop Art Studio di Ludmilla Radchenko. Non una sorpresa ma una conferma. È l’arte da indossare per esprimere il proprio gusto artistico attraverso il proprio stile. Non posso rivelare molto però, perché presto verrà presentato un progetto molto interessante; presto ma per il momento è tutto top secret 

Pop Art Studio di Ludmilla Radchenko

Ridimensionata-0111

Principalmente però ho visto che l’arte si dirige verso il voler far divertire. Così La Commedia dantesca viene ridotta in striscioline e chiusa in barattoli e il sorriso di Monnalisa diventa parte della formula di Einstein. Bisogna saperci scherzare su, riderci su.

In più se da un lato si cerca di stupire e di provocare un grande senso di meraviglia, dall’altro si cerca la semplicità, la purezza… si cerca di colpire attraverso la linearità, la chiarezza, la natura e la geometria. Controcorrente rispetto alla realtà digitale, controcorrente rispetto ai miliardi di immagini scannerizzate dai nostri cervelli.

Ma alla fine: qual è la direzione dell’arte?

L’Arte è organismo autonomo. Prende Lei le sue decisioni, fa le sue scelte, procede da sola. Autonomamente.
La sua strada la conosce solo lei, almeno per ora.

È donna, donna dal “multifome ingegno”.

 

#staytuned #stayAMO

AAF MILANO

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Marco Lodola AAF MILANO

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I was wearing: top: Zara + jeans: Roberto Cavalli + shoes: Jeffrey Campbell + bag: Braccialini

 

AMO links (comprese siti gallerie citate):
http://affordableartfair.com/milano/
http://www.deodato-arte.it
http://www.newworkgallery.de
http://www.retrospectgalleries.com
http://www.colorfield-gallery.com
http://www.ganaart.com/artists/artists-list/3537
http://www.ludmillapopart.it/#/Home