Erwin Blumenfeld, Jan Bloomfield.
Il nome, lo pseudonimo.
Il doppio.
L’unità, l’unicità.
Come gli occhi sono due, ma lo sguardo è uno solo.

Il fotografo delle donne, il fotografo che negli anni Venti si è autoproclamato capo del movimento dadaista olandese, il fotografo che ha rivoluzionato la fashion photography, il fotografo ebreo nato a Berlino, trasferitosi in Olanda, vissuto a Parigi, scappato a New York dopo essere stato imprigionato dai nazisti.

Non sono tante vite, la vita è una sola. Così come l’artista, così come il fotografo, così come l’uomo, così come l’amateur è uno solo, è unico. 

Ritengo di aver “conosciuto” una delle vite più interessanti di uno dei personaggi più interessanti del XX secolo. C’è tutto: l’arte, la fuga, la moda, la realtà, il sogno. Tutto racchiuso in un occhio.

La mostra presentata nella Galleria Carla Sozzani in 10 Corso Como svela e si occupa del ventennio americano di Erwin Blumenfeld: del sodalizio durato quindici anni con Vogue US e con il suo direttore, Alexander Liberman; delle campagne pubblicitarie importanti per Dior, Max Factor, l’Oréal, solo per citarne alcune; dei ritratti a Carmen Dell’Orefice e a Grace Kelly, solo per citarne alcuni.

Fortemente convinto che la fotografia, la fotografia di moda, la moda fossero forme d’arte, fossero Arte, egli sperimentava, inventava, creava il suo stile.
Univa tecniche diverse: è l’ibrido di Blumenfeld, la sua arma vincente. 

Nelle sue opere si ritrovano citazioni d’artista.
È l’occhio del fotografo del XX secolo che sa rendere moderna la pittura dei secoli precedenti.
Per Vogue US si ispira alla Ragazza con l’orecchino di perla, per Harper’s Bazar al Bar des Folies Bergères.
Rivive, l’arte di Manet, attraverso la fashion photography. Rivive lo sguardo. Si fa attuale.

Blumenfeld realizza arte, mimetica. La inserisce nelle sue campagne pubblicitarie, la capisce, la trasmette, la nasconde.
Impossibile non notare, anche, riflessioni e riferimenti a Man Ray, al Surrealismo. 

Era capace di inserire la storia dell’arte nelle sue foto. E a farne una nuova opera d’arte. Capace, a sua volta, di entrare nella storia dell’arte.

Del fotografo, si ricorda l’occhio.
Ed è l’occhio, la vista dello spettatore, il primo senso a rimanere colpito.
Rimanerne colpito, per l’esattezza.
È l’occhio d’artista, l’occhio dell’arte, dell’altro. L’occhio che parla di sé, Eye to I, l’occhio della musa, della modella, l’occhio da cerbiatto, Doe eye, l’occhio della mente.

Nei suoi colori, nei suoi esperimenti visivi, nel suo mondo ha interpretato l’America del BOOM economico.
Il lusso, la ricchezza sono fatte anche di dettagli, di bocche, di nei, di parentesi.

Arte, mimetica.
Mostra nascondigli sicuri.

  

#occhiodartista #occhioperocchio

 

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

Erwin Blumenfeld, Galleria Carla Sozzani

INFO:
Blumenfled Studio-New York 1941-60
Galleria Carla Sozzani
10 Corso Como, Milano
dal 15 febbraio al 30 marzo

AMO links:
http://www.galleriacarlasozzani.org
http://www.erwinblumenfeld.com

Credits:
photo: Enrico Smerilli

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