Si dice porti fortuna. Litote momentanea di una delle opere più discusse del nostro tempo. 

Il 25 marzo, a Palazzo Reale è stata inaugurata la mostra: Piero Manzoni 1933-1963, promossa e prodotta dal Comune di Milano – Cultura, Palazzo Reale e Skira editore.

Oltre 130 opere per i suoi 30 anni di vita vissuta e artistica.

Oggi Manzoni avrebbe 81 anni. E chissà… “ Oggi Manzoni ha 81 anni. E la sua Arte…

L’esposizione è concepita con un taglio antologico, per comunicare la complessità dell’artista. Non per slogan ma per concetti. “Dire diversamente le stesse cose, ma dire cose nuove”, afferma soddisfatto il curatore Flaminio Gualdoni. Perché Manzoni è Manzoni che fa le sue opere. Perché Manzoni è Artista in ogni momento della sua vita.

Di cosa parliamo quando parliamo d’arte?”, questa la frase – chiave di lettura per visitare la celebrazione manzoniana di Palazzo Reale.

Dimenticate, per un attimo, il 1961. Litote apparente della data di creazione diuna delle opere più discusse del nostro tempo. 

La mostra si apre con un’esemplare di Linea di lunghezza infinita: un cilindro di legno color nero, etichetta con titolo, anno e firma.

Piero Manzoni, Palazzo Reale

La linea si sviluppa solo in lunghezza, corre all’infinito: l’unica dimensione è il tempo”. Sono concetti nascosti. Sono scoperte, lontane dalla bidimensionalità del quadro. Ci si affida all’artista, ci si fida delle sue parole, delle sue etichette. Economia esecutiva, segno (in teoria) illimitato. Togliamo il “in teoria”: la linea non è forse un numero infinito di punti nello spazio? 

Il 4 luglio 1960, tra le 16 e le 18:55, Manzoni realizzò la Linea lunga 7200m posta in un contenitore di zinco e piombo. L’evento è documentato, registrato e avvenuto in presenza di testimoni. Gesto monumentale. Eterno monumento epico.

Le barriere sono una sfida: le fisiche per lo scienziato come le mentali per l’artista”.

Meraviglioso, intrigante, interessante scoprire che l’artista che ha fatto della parola, della firma, dell’etichetta parte fondamentale del gesto artistico, ha trovato la pace nelle sue tele neutre, gli Achrome. Sicuramente le opere che preferisco. 

Dopo il suo iniziale mondo pittorico, quello del Domani chi sa(seguendo il surrealismo e usando, per colorare la tela, chiavi intinte nel colore e nel catrame), Manzoni mette in discussione la stessa idea di quadro. Si allontana così dalle convenzioni, e matura la consapevolezza che “il quadro è la nostra libertà in cui noi andiamo alla scoperta delle nostre immagini prime”. Perché quelle immagini, citate da Manzoni, sono archetipi, sono assolute, sono in quanto sono, esprimono l’essere.

Manzoni, poi cessa di credere al colore, elaborando così l’idea del “non fare il quadro” come atto artistico estremo e arrivando all’opera come “astrattismo del pensiero”.

Esalta così l’opera in quanto corpo, in quanto essere vivente dotato di una propria autonomia fisica, che nasce da un processo operativo attraverso il quale l’artista rimane artista e il quadro rimane quadro: non c’è trasferimento ma solo il gesto, che diventa “l’essenza dell’operare”.

Nasce così quello che Antonio Porta definì “il gran vuoto bianco” nell’arte di Manzoni.

Nascono così gli Achrome.

1957. Per Manzoni, studente al Liceo Classico e poi, dopo una parentesi di Giurisprudenza, dedito alla Filosofia, il termine deriva dal costrutto greco: a-chrome, “in-colore”, “senza colore”. Ma alcuni grecisti, come Rocci, ritengono che chrôma abbia un’altra sfumatura di significato: “superficie”, “epidermide”, “materia”. Allora dovrei forse parlare di “a-superficie” “a-materia”?

L’interrogativo resta. Fatto sta che l’artista vuole dimostrare con queste opere che l’arte è “cosa mentale”, priva di materia quindi, in quanto idealmente “immateriale” e infinitamente “antimateria”.

Perché non liberare questa superficie?” Manzoni vuole scoprire l’illimitato. Manzoni vuole l’in-finito, il ripetibile all’in-finito. L’ a-materia di Manzoni in-forma sulla non-forma. L’Achrome non è bianco, è neutro. È blankness, è astrazione.

Dal polistirolo al cotone idrofilo espanso. Ti senti immerso nell’opera, consapevole dell’in-finito. C’è anche l’uso di fibre artificiali che ricordano morbidi mondi, morbide nuvole, morbide ali… Non ci si stacca dalla terra correndo o saltando; occorrono le ali; le modificazioni non bastano: la trasformazione deve essere integrale”.

Trasformazione. TRA FORMA E AZIONE. Manzoni è il precursore della performance artistica.

Se non era chiaro già con la citata operazione della Linea, conoscere la sua arte permetterà di comprenderlo chiaramente.

Le Sculture pneumatiche, i Corpi d’aria. Pneuma, soffio vitale. Opere realizzate in serie. Compare Manzoni e non un Manzoni. L’autore invita il pubblico a fidarsi, a seguire l’autorità dell’artista. Potrà così possedere non un esemplare dell’arte manzoniana ma acquistare l’identità, il pensiero dell’autore.

Come il suo fiato.

L’arte nutre, questo idealmente lo sappiamo e ancora oggi lo crediamo fortemente. Ma per Manzoni l’opera era cibo, alimento per il corpo, realmente e non solo idealmente. Uova sode su cui poneva la sua impronta digitale e lo spettatore era invitato non solo a guardare, non solo a toccare, annusare, ma anche a mangiare.

A “divorare l’arte”. Il corpo dell’artista diventa così corpo sacro e la sua opera è reliquia.

Si dice porti fortuna, la Merda d’artista. L’oggetto in sé è semplice. Pulito. Scatolette per conserve, del diametro di sei centrimetri, dotate di etichetta con scritta in stampatello in italiano, inglese, francese e tedesco: “Merda d’artista. Contenuto netto gr 30. Conservata al naturale. Prodotta ed inscatolata nel maggio 1961”. Sul coperchio c’è l’autografo preceduto da “Produced by” e seguito dalla numerazione progressiva per ogni esemplare. Nella parte inferiore è garantita invece l’originalità dello stato di provenienza: “Made in Italy”.

Operazione ironica, critica e criticata. L’opera d’arte si era fatta reliquia e adesso viene estremizzata.

Oppure la reliquia si era fatta opera d’arte? Oppure la provocazione si è fatta manifesto? Il gesto si è fatto… compiutamente fatto.

E noi non possiamo che inchinarci all’idea. Ce l’aveva insegnato il Ready Made, perché dovremmo spaventarci adesso?

700 lire al grammo, come l’oro. Critica al disvalore e al valore dell’opera d’arte. Attenzione all’attualità, Manzoni cita il dibattito tra gli economisti sull’insostenibilità della parità aurea fissata dal dollaro… Sono citazioni. Ciascuno è libero di vedere ciò che vuole.

Non basta la reliquia e la devozione. Non basta che il quadro abbia una propria autonomia. Manzoni dà vita alle Opere vive o Sculture viventi.

Firma il corpo e data il corpo delle modelle, firma il piedistallo su cui le due giovani poseranno come statue antiche. Supportato dalla mitologia, Pigmalione e Galatea (Ovidio) e dalla leggenda, Frine modella di Prassitele per l’Afrodite di Cnido. Manzoni si fa mitologia, si fa storia. Realizza la sua personale Base magica dotata di targhetta: “Piero Manzoni, Scultura vivente”. Io l’ho vista, attentamente. E voi riuscite a immaginarla? 

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Ma la vera Base magica è quella che sorregge la terra. È il Socle du monde, la base del mondo. Omaggio a Galileo, colui che ha liberato l’uomo offrendogli un nuovo modo di vedere il mondo. Omaggio al mondo, al nostro. Ci sorregge, ci regge e sostiene. 

Prima il quadro, poi la linea e si supera il limite fisico. Prima il soffio, poi il corpo e si supera la venerazione. L’arte come reliquia, come sperimentazione e si supera la provocazione.

L’etichetta che esplicita ciò che l’occhio non conosce ma che la mente ha già compreso. L’etichetta che ciascuno di noi porta in fronte. Si può anche togliere… 

Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere”.

 

#quandolarteègenio #socledumonde

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

Piero Manzoni, Palazzo Reale

 

I was wearing: jacket: Imperial + top: Zara Woman Studio + foulard: Roberto Cavalli + jeans: Alberta Tanzini + shoes: Jeffrey Campbell

Credits: photo: Sophie Anselmi

INFO: Piero Manzoni 1933-1963

Dal 26 marzo al 2 giugno 2014 Palazzo Reale, Milano

AMO links:
http://www.mostramanzonimilano.it https://www.comune.milano.it/portale/wps/portal/CDMHome http://www.pieromanzoni.org/index_it.htm