«Il tempo come variabile di spazio
è tenuto nella salda mano dell’arte.
Così che ogni distanza appena vista
è ripresa con salda mano
e attimo dopo attimo
più niente resta visibile
più niente di visto
più niente di visione».
(Prato, dicembre 1995)

Poche parole di poesia di un celebre artista creatore di arte poetica: Marco Bagnoli.
Questa la giusta definizione della citazione iniziale.

La ventunesima edizione di Fabbrica Europa, festival fiorentino di arte contemporanea, è stata inaugurata con l’AttoRitratto di Marco Bagnoli, su progetto curato da Sergio Risaliti.

La navata centrale della Leopolda di Firenze è stata così sede, fino a domenica 17 maggio, di una meravigliosa epifania artistica. Per la prima volta sono state visibili al pubblico le 11 mongolfiere realizzate dall’artista tra il 1989 e il 2013; per la prima volta è stato possibile un sogno pindarico pur rimanendo con i piedi per terra.

Una barra rosso fuoco luminosa e illuminante segna il confine e l’inizio della purificante visita all’esposizione; accanto vi è uno specchio di mercurio che aiuta lo spettatore a guardare se stesso, quasi per una conoscenza di sé esortata dalla bellezza dello strumento di armonica forma.
L’occhio è solare, dice Bagnoli.
Conosci te stesso”: risuonano le parole socratiche malgrado siano musiche mistiche quelle che accompagnano lo spirito dell’osservatore.

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

Superate queste opere, appaiono le undici mongolfiere.
Lentamente si viene avvolti nel vortice di sensi e sensazioni, prima la vista, poi l’udito e infine il tatto. Le opere, le luci, i suoni, le voci, i materiali, la materia; è una sinergia, una molteplicità in equilibrio che crea una “stella danzante”.

È un percorso catartico.
Lentamente, si perde confidenza con l’ambiente. Ci si abbandona e si abbandona il corpo, lasciando libera la mente di volare su mongolfiere dalle magiche forme di goccia, di perla, o di qualsiasi altra forma ciascuno spettatore senta il desiderio di dover parlare.

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

Marco Bagnoli è artefice e demiurgo. Come Ermete, accompagna e conduce le anime, perse, verso?…
Non esistono risposte universali, temo.

Ho percepito immediata e forte la necessità di amalgamarmi all’opera: sono monumenti mobili e tangibili non fatti solo per essere fruiti dai sensi ma anche per essere goduti e resi viventi attraverso la compartecipazione.

Qualcosa di fisico e non solo fisico: si crea un circuito di energia ed energie, di poli positivi e negativi che si attraggono, si respingono e dialogano attivi anche se rimangono immobili.

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

Ho desiderato incontri con Icaro, ormai saggio dei consigli del padre Dedalo, ho sperato in riflessioni ed esperimenti con Leonardo da Vinci sui suoi ingegni per il volo, ma mi sono allontanata dalla macchina realmente costruita nel Ventesimo secolo, volevo e voglio solo l’illusione che oniricamente si fa realtà.

E così, curiosa e ancor più affamata di poesia mi sono rivolta direttamente all’artista-artefice-poeta-demiurgo. Ho posto a Marco Bagnoli cinque domande con la speranza forse di poter compiere ancora voli lontani dai tempi infiniti.

1 – AttoRitratto: per la prima volta, nella navata centrale della Leopolda di Firenze, vengono esposte tutte insieme le tue 11 mongolfiere, a 30 anni di distanza dall’evento in Olanda e da quel 7 settembre in cui facesti innalzare e librare in volo la mongolfiera. Quest’ultima era la premessa. Cosa rappresenta l’esposizione fiorentina per te e per la tua arte?

«Sentivo che mancava qualcosa, forse la mia risposta a quell’invito che mi era stato fatto tempo fa da Sergio Risaliti. Ma. a parte quell’episodio epico nella brughiera d’Olanda, la prima “mongolfiera” si era già posata a Firenze nel cortile perduto della Fortezza. Era nell’89 e il luogo allora mi era stato mostrato da Alessandro Vezzosi. La indicai come “L’anello mancante alla catena che non c’è”. La Cupola vi si rovesciava dentro, come del resto ogni nostro sguardo».

2 – La mostra inizia con un riflesso e una riflessione. L’opera che precede le mongolfiere ricorda infatti uno specchio, uno scudo, un cavità accompagnata da una barra rossa, l’inizio e il limen di tutto. Lo spettatore si fa così Narciso e cerca la visione più difficile: quella di se stesso. Qual è il significato e l’interpretazione da dare a questo rapporto e al dialogo tra le opere in mostra?

«In effetti c’è una distanza incolmabile tra il fuoco del primo volo e lo specchio di mercurio che restava ben ancorato a terra. Ora mi si è presentata l’opportunità di creare un palcoscenico su un asse verticale, posto però in profondità sull’orizzonte. Per coglierla sono stato soccorso dalle opere, sviluppate sullo stesso tema in molti anni di ricerca, e dalla natura dell’opera scenica in dialogo con il teatro. Ma vi sono pochi esempi di teatro che mostra se stesso, poiché, per fare ciò, ha bisogno che la scena divenga opera e lo spettatore salga su quel palcoscenico. È l’opera, dunque, che guarda e da tutti i punti di vista. Cosa impossibile in teatro.
Ho sentito che dovevo indicare quel limite solo perché altrimenti sarebbe stata impossibile anche la visione».

3 – Quanto è importante il momento performativo nella tua arte? In questa occasione, guardando le tue opere e interagendo con esse, può sembrare che lo spettatore sia parte dell’opera stessa e crei col suo corpo, i suoi gesti e le sue sensazioni una performance artistica. È giusto?

«L’opera scenica è lontana dalla performance come dal teatro; ma non molto, quanto basta per separarla nettamente da tutti e due i lati. Ha un corpo a sé, una specie di vacuum dove non c’è nessuna azione da compiere o da rappresentare».

4 – Spazio x Tempo, Arte x Spazio. Si è creata una magica armonia tra la navata centrale della Leopolda e le opere esposte. L’AttoRitratto ha trovato il suo luogo perfetto?

«Vorrei dire, come mi è spesso successo, che è l’opera che fa il luogo. Il luogo si rivela attraverso l’opera. Ogni luogo è contingente, mentre l’opera è assolutaCerto l’opera è ancora da venire, come ogni luogo e’ già avvenuto. Il suono, la sonorità, i sette versetti musicati, il dispiegarsi del motivo musicale nel tempo».

5 – Entrato, lo spettatore sogna e, ammirando le tue opere, compie un viaggio ascetico. Puoi brevemente definire cosa rappresenta per te la Mongolfiera?

«Nella brughiera, lavoravo su una scultura di terra e al centro di essa avevo posto un’ampolla di vetro opalescente che si illuminava a tratti nella notte, poco prima dell’alba. Ci avvicinavamo a quella luce per perderci dentro ai profili della scultura di cui non potevamo riconoscere la figura se non dall’alto.
Per questo decisi che doveva alzarsi un pallone aerostatico così da poter leggere l’interezza di quella forma. Tutto qui. Il fuoco lo gonfiava e poi si alzava contro il sole.
La mongolfiera in effetti significava un passaggio. Quello tra l’alchimia degli elementi e la chimica dei gas. La scoperta dei gas che componevano l’aria, riducendone la portata elementare, davano il potere all’uomo di staccarsi da terra e vedere un paesaggio dall’alto.
Naturalmente perdevamo la Terra e la visione si faceva astratta. Come già era avvenuto in pittura, ad esempio in Vermeer, proprio lì a Deft.
Ma il significato più profondo sta nella forma. E’ un ritmo di respirazione. Si espande e si contrae. E tutto avviene lungo un asse invisibile…». #AttoRitratto

#quandolarteèpoesiacatartica

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

AttoRitratto di Marco Bagnoli, l'Artgirl alla Leopolda di Firenze

The Artgirl at Fabbrica Europa

I was wearing: dress: Le Poéme + shoes: Temy + chaplet: Alberta Tanzini 

Credits: photo: Benedetta Sani

AMOlinks:
http://www.marcobagnoli.it
http://fabbricaeuropa.net