Al Superstudio Più di Milano, dal 23 al 25 maggio, si è svolto il MIA (Milan Image Art) Fair . Cercando notizie sulla manifestazione, troverete che la maggior parte degli articoli riporta, parafrasata o citata in parte, questa frase dalla cartella stampa: «180 espositori italiani e internazionali presenteranno altrettanti artisti affermati e giovani talenti provenienti da tutto il mondo, secondo la sua formula unica e originale: uno stand per ogni artista – ad ogni artista il suo catalogo»

Questo è l’inizio del digitale mare magnum di testi sulla più importante fiera internazionale d’arte dedicata alla fotografia.

Adesso che siete al corrente di tutto ciò, posso cominciare il mio articolo.

I’m MIA…”, un titolo che può voler dire e dice tante cose…
Mia” come aggettivo possessivo, “Mia” come prefisso di una parola più estesa, “Mia” come metatesi di “Mai”, “Mia” come la Martini, “Mia” come M.I.A. – Missing In Action,…

E se poi fosse la Fotografia a parlare.
E la Fotografia disse: “I’m MIA…”

Sembra un incipit alla “E Dio disse…” e se la sacralità del soggetto per alcuni è la stessa, altri mi perdoneranno la citazione profanamente usata.

Dal 23 al 25 maggio, la Fotografia è stata MIA Fair e così si è definita, in quanto si è sentita totalmente rappresentata dall’artistica manifestazione milanese. Dal 24 al 26 ottobre 2014, poi, la Fotografia viaggerà in Estremo Oriente e sarà MIA Fair Singapore.

Con la sua nascita, nel XIX secolo, questa era timida e reticente, si nascondeva agli altri e si mostrava a pochi. Aveva un carattere elitario, era esclusiva e, spesso, irraggiungibile.
Col XX secolo, però, crescendo e maturando, la Fotografia sviluppa un’inclinazione alla condivisione, alla socialità, alla vita da vivere, al carpe diem. È così diventa di massa.
Oggi, nel XXI secolo, nell’era dei selfie, nell’era degli smartphone, dei tablet, e delle nuove nano potenti tecnologie, ormai, apparentemente, la Fotografia siamo tutti noi e tutti noi, potenzialmente, riusciamo a essere fotografi.

È interessante allora staccarsi dalla caotica definizione della fotografia dell’oggi e visitare la contemporanea arte della fotografia. Tutta insieme riunita e chiusa nello stesso spazio espositivo. Per fare una lenta e consapevole indigestione di immagini, senza però non uscirne mai sazi.

Mario Giacomelli, Michael Kenna, Luigi Ghirri, Franco Fontana, Francesca Woodman, Todd Hido, Giovanni Gastel, Martin Parr, questi sono alcuni dei grandi nomi presenti attraverso le loro opere. È stata una manifestazione ricca di giovani artisti e di gallerie internazionali.

Giovanni Gastel non ha bisogno di presentazioni.
Il suo primo incontro con la fotografia risale agli anni Settanta e, da quel momento, è stato uno sposalizio perfetto. Consacrato dall’arte con la sua celebre personale alla Triennale di Milano nel 1997, curata da Germano Celant, consacrato dalla moda con l’Oscar per la fotografia (La Kore) di cui è stato insignito nel 2002.

Giovanni Gastel at MIA

Giovanni Gastel at MIA 

«Cossack boots, Arta Terme #001, 2013. Stampa a pigmenti fine art, cornice in legno, plexiglass»: questa è la didascalia della prima e unica foto 3D incontrata durante la mia visita al MIA.
The Cool Couple presenta così Approximation to the West, un archivio e una ricerca di reperti con i quali indagano la figura dell’artista come “generatore di narrazioni”. Il luogo di studio è la Carnia e il mezzo di lettura sono gli eventi che lì si verificarono durante la Seconda Guerra Mondiale.

The Cool Couple at MIA 

Guardiamoci in faccia, un momento, ciascuno con le proprie peculiarità, con i propri sguardi, accenti di volti, punti fermi di labbra.
Questo è Homogenic di Giuseppe Mastromatteo.
Il titolo non è solo musica, come l’album di Bjork.
Il titolo, a parer mio, non è solo titolo.
L’uomo è al centro, genericamente e geneticamente parlando.
È la sua attenzione nello sguardo fisso che crea un neologismo artistico.
Senza paura dell’altro, senza paura di giudizi, senza paura.

Homogenic- Giuseppe Mastromatteo at MIAOlivier Roller ritrae Augusto, Agrippa, Ercole; ma è davanti alla Divinità Femminile che mi fermo, sedotta. È la moderna fotografia dell’Antico. C’è una fisica intellettualità nei volti, nei corpi, nei gesti e negli sguardi. Assuefà e penetra nella mente dei passanti con i suoi occhi-non occhi: ne manca uno ma vivono entrambi.

Olivier Rollier at MIA 

Occhiomagico presenta l’Ultima cena reloaded. Un gruppo di artisti, i suoi 12 ex allievi, espongono in sequenza parti di una decostruita opera d’arte. Interpretano l’icona che resta integra pur riletta dalla giovane forza contemporanea.
Viola Malaspina vs San Bartolomeo e Mattia Moscato vs San Matteo.
Due dei fotografi autori dell’opera comune. La prima ha vinto decomponendo la figura e lasciandola enigmatica come un cubo di Rubik, il secondo ha superato la sonorità dei gesti col silenzio di un urlo feroce. 

Viola Malaspina at MIA

Mattia Moscato at MIA

L’opera di George Rousse tra arte e fotografia. Prima dello scatto, infatti, trasforma e rimodella lo spazio, dipingendo le pareti, inserendo iscrizioni, geometrie e carte per creare nuovi volumi. Dopo «la fotografia poi esplora e rivela questa nuova realtà in cui, nella bidimensionalità, si confondono ambiente originario e illusione pittorica».
Il risultato? È «in sostanza un’anamorfosi; la scena in deformazione prospettica [che] permette una visione corretta da un unico punto di vista: quello dell’obiettivo fotografico».

George Rousse at MIA

Progressivamente la Fotografia ha imparato a divertirsi e a mescolarsi con ogni altra forma di espressione umana e artistica. Si mostra appena come l’iceberg dell’Aqua Aura, è irriverente e scherza con Marcel Duchamp come nell’opera di Robert Gligorov. È bella. Ma di una bellezza d’epoca, antica e raffinata. È un ricordo preraffaellita come nella foto-quadro di Tania Brassesco & Lazlo Passi Norberto.

 Birthplace MIA

Bonjour Monsieur Marcel- Robert Gligorov AT MIA

MIA

I’m MIA…”, può sottintendere tante cose.

L’arte della fotografia è MIA, ma non solo questo. È tua, sua, nostra, è di tutti. È momento di condivisione, contatto, riflesso e riflessione.

È della moda e del mondo, dell’affetto e del difetto, è della musica, della poesia, e di tanti altri ancora…

Ma si rivela essere anche “è” senza “di”.

Perché la Fotogriafia è tutto, ma non solo questo.

 

#MIAFair #lafestadellafotografia

Luciano Romano at MIA

Artgirl at MIA Fair

Artgirl at MIA Fair

Ultima cena reloaded - Artgirl at MIA Fair

Sophia Loren at MIA Fair

Artgirl at MIA Fair

I was wearing: top: YourSelfie + trousers: Gap + shoes: Jeffrey Campbell

Credits: photo: Denny Di Girolami 

Special thank to Elio Fiorucci www.fiorucci.it 

AMOlinks:
http://www.miafair.it/
http://www.giovannigastel.it
http://thecoolcouple.co.uk
http://www.fabbricaeos.it
www.olivierroller.com
www.spazionuovo.net
www.occhiomagico.com
http://www.mattiamoscato.com
http://www.violamalaspina.com
www.georgerousse.com
www.photoandcontemporary.com