«Nella camera oscura, io provo la stessa soddisfazione che il pittore prova nel lavorare con il pennello. Per l’arte antica si può dare una propria interpretazione, grazie anche all’uso delle luci; invece nel lavoro di un artista contemporaneo l’interpretazione è già data e bisogna solo preoccuparsi di non sciuparla. Di entrare nella sua visione. Io sono nato artigiano».

Queste sono le parole di Aurelio Amendola, il fotografo degli artisti.

Aurelio Amendola e Eloisa Reverie Vezzosi, Triennale di Milano

Avevo tanto sentito parlare delfotografo di Michelangelo”, avevo visto solo alcune immagini reali e riproduzioni digitali di altre sue opere, ma martedì 6 maggio, alla Triennale di Milano, ho avuto l’occasione di vivere il suo lavoro e di conoscere direttamente il suo sguardo.

Fino all’8 giugno, infatti, sarà possibile visitare la sua personale: In atelier.
E lasciare che i propri sensi vengano coinvolti nella conoscenza del maestro e delle sue fotografie dal 1970 al 2014.

Dall’eternità di Michelangelo agli artefici della contemporaneità: Carla Accardi, Enrico Baj, Alberto Burri, Andrea Cascella, Enrico Castellani, Bruno Ceccobelli, Mario Ceroli, César, Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Giorgio De Chirico, Nicola De Maria, Piero Dorazio, Pericle Fazzini, Enrico Greco, Renato Guttuso, Emilio Isgrò, Marcello Jori, Jannis Kounellis, Wilfredo Lam, Roy Lichtestein, Nino Longobardi, Luigi Mainolfi, Giacomo Manzù, Marino Marini, Titina Maselli, André Masson, Fausto Melotti, Igor Mitoraj, Aldo Mondino, Henry Moore, Hermann Nitsch, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Michelangelo Pistoletto, Arnaldo Pomodoro, Antonio Recalcati, Larry Rivers, Mario Schifano, Julian Schnabel, Antonio Tàpies, Joe Tilson, Emilio Vedova, Andy Warhol, Gilberto Zorio.

«Si può dire che ho scritto con le foto per raccontare la storia degli artisti».

Con gli occhi umili e lo sguardo brillante, io l’ho incontrato così. Amo guardare i dettagli e dei fotografi amo osservare gli occhi. La poesia e la letteratura ci ricordano come questi siano lo specchio dell’anima, ma quando si parla del Fotografo degli Artisti questi sono lo specchio del gesto, del pensiero e dell’azione-rivelazione.

Fotografi si nasce, non ci improvvisa.
Maestri? Lo si diventa.

La prima fotografia, Aurelio Amendola, l’ha scattata quand’era ragazzo. Ha sempre fotografato sin da quando aveva tredici anni.

In principio scattare era solo un lavoro, un semplice lavoro. È diventato una passione, è diventato vita quando, in un negozio fotografico, ha iniziato a occuparsi del lavaggio delle fotografie, cosa che fa ancora oggi ed è rimasto uno dei pochi ormai a stampare in bianco e nero. 

Il “mestiere di fotografo” poi non lo ha mai più abbandonato. È riuscito nel ’62 ad aprire il suo primo negozio di fotografia, ma è il ’64 l’anno della svolta. In quell’anno infatti, la Scuola d’Arte di Pistoia organizzò una gita a Roma in occasione di una mostra su Marino Marini e lì per la prima volta Amendola fotografò le opere dell’artista. “Lungo il percorso” conobbe poi lo storico d’arte Gian Lorenzo Mellini che gli propose di fotografare il pulpito di Giovanni Pisano nella chiesa di Sant’Andrea a Pistoia. Fu così che Mellini cominciò a dare consigli al giovane Amendola su come fotografare le sculture; una volta stampate, quindici di questi opere furono presentate a Giorgio Fantoni, editore Electa.

Quello fu il primo grande progetto, il primo grande risultato. L’inizio.
«Ero così giovane, e passare dalle fototessere a un libro edito da Electa su Giovanni Pisano fu davvero una grande soddisfazione».

Fotografo, artigiano, artista: ma lei, maestro, come si definisce?
«Noi, io e tutti quelli della mia generazione siamo partiti tutti come artigiani. Non esisteva altro titolo.Sia che uno facesse il sarto, sia che uno facesse il calzolaio, sia che uno fosse fotografo eravamo considerati artigiani e così eravamo iscritti allaCamera di Commercio. Poi c’è stata la grande evoluzione della fotografia. E tutti noi artigiani-fotografi siamo diventati artisti, di nome e di fatto. Oggi però tutti si definiscono artisti. Ormai è diventato “facile”, basta prendere in mano una macchina digitale e subito ci si improvvisa maestri. Allora io preferisco essere fotografo, per la mia generazione. E continuare a definirmi artigiano per la mia contemporaneità. Toccherà ai critici e al pubblico dire se le mie fotografie sono belle o meno. Anzi se l’opera d’arte è bella non conta se l’ha fatta un artigiano o un artista. Conta solo che sia fatta in modo intelligente e che compia uno scatto in avanti».

Un rapporto e una relazione artistica di intensa affinità, Aurelio Amendola l’ha instaurati con Michelangelo e la sua viva scultura. «Io ormai sono amico di Michelangelo, ci parlo e catturo la vita insita nel marmo delle sue opere, non percepibile a occhio nudo».

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

Con le sue fotografie, infatti, il maestro interroga le opere e dialoga con esse, le analizza col suo sguardo contemporaneo e le rende vive. Guardando un’opera di Aurelio Amendola si vede azione, attività, armoniosa animosità, si vede l’anima dei soggetti.

È l’affermazione del controsenso. Il maestro non immortala, dona vita.
Si dimostra così non solo “il fotografo di Michelangelo” ma “il fotografo-nuovo-Michelangelo”. 

«Io sono l’unico al mondo che ha fatto dieci libri su Michelangelo, l’ultimo è Michelangelo. La dotta mano edito da FMR che, attualmente, è esposto in mostra alla Triennale. Il mio rapporto con Michelangelo è assolutamente meraviglioso; per fotografare le sue opere ho girato tutti i musei del mondo. Sono poi costantemente tornato sopra ai miei scatti perché, deve sapere che queste opere sono come il vino, invecchiando migliorano. Ad esempio, sono tornato più volte alle Cappelle Medicee e col tempo ho trovato la mia strada e la giusta direzione della mia macchina. Ho saputo così catturare la sensualità del marmo diMichelangelo e ne ho fatto anche il soggetto della mostra alle Cappelle Medicee. Quella è stata un successo e a ottobre Michelangelo ed io andremo insieme a Toronto e l’allestiremo presso L’Istituto Italiano di Cultura».

Alla Triennale di Milano, è esposto il ciclo dedicato alla Pietà Rondanini, omaggio a Milano. Amendola ha scelto di narrare così le inquietudini, i ripensamenti, il non-finito del suo caro amico. «Quando si osserva la Pietà Rondanini ci si trova davanti a un’opera molto particolare e inconsueta da fotografare. Sembra un’opera ultramoderna, ma in realtà è stata fatta più di quattrocentocinquanta anni fa».

Seguendo il percorso della mostra, si lascia Michelangelo per entrare nei personali atelier degli artisti e anche per seguire i loro momenti creativi, i loro happening.

È lo studio dell’artista a essere specchio della sua anima e della sua arte.
È l’atelier che l’artista abita come un habitus. Si veste di mura, soffitto e pareti, si copre di pennelli, di plastica e colori, è la sua casa, è il suo humus, la sua terra natale. Lontano dall’occhio indiscreto del mondo ma vicino all’obbiettivo del maestro Amendola.

Tra i grandi e celebri artisti fotografati spicca il nome di Andy Warhol. «Accettò di farsi ritrarre solo quando seppe che ero fotografo di Marini e De Chirico. Il suo sguardo non mi diceva granché. La seconda volta, nel 1985, era tutto butterato, il corpo devastato dal male che gli cresceva dentro e il suo sguardo era triste. Non era una persona allegra, non lo era mai stato».

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

Ma è con l’opera sulla combustione di Burri che ha inizio la serie degli Happening.
Poi Amendola fotografò Recalcati mentre realizzava le impronte, Parmiggiani mentre distruggeva il labirinto di cristallo vestito da palombaro, poi Nitsch. «Ricordo ancora l’odore penetrante della vernice mescolata al sangue di bue. […] Terminata la performance, Nitsch passò le mani sporche sul camice che aveva indosso, poi se lo tolse e con questo compose un crocifisso». Seguirono altri artisti, come Marcello Jori e Mario Ceroli, solo per fare due grandi nomi.

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

L’Happening da fotografare e che ancora manca è quello di Mimmo Paladino.

L’atelier che avrebbe potuto e voluto tanto visitare e celebrare con la sua arte fotografia sarebbe stato quello di Pablo Picasso, ma mentre Amendola era giunto a Saint Paul per realizzare il progetto, l’artista si ammalò e dopo poche settimane morì.

Lei e la sua fotografia non vi fermate mai. Quali sono i vostri prossimi impegni?

«Sto lavorando a un importante progetto su Giuseppe Marianiello, scultore molto bravo. Realizzerò infatti un libro per FMR. Ho anche altri due impegni: uno su San Pietroburgo e uno sull’Hermitage. Da ottobre mi trasferirò a San Pietroburgo. Mi manca infatti da fotografare solo il Loggiato del Bernini, così il prossimo anno dovrebbe uscire il libro».

Si è mai scattato un autoritratto? E il suo rapporto col farsi fotografare?

«Mai assolutamente mai! Non mi sono mai fatto un autoritratto e non ci penso proprio a farlo! Le poche foto di me sono state fatte da mia figlia, la mia collaboratrice fidata. Il mio compito è quello di stare dietro alla macchina fotografica, di riprendere e cogliere l’attimo. Io sono il regista».

 

#ilfotografodegliartisti #artgirlallaTriennale

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

IN ATELIER. AURELIO AMENDOLA: fotografie 1970-2014, Triennale di Milano

I was wearing: jacket, shirt and skirt: Alberta tanzini + shoes: Gaudì + vintage bag 

Credits:
photo: Sofia Anselmi

INFO:
In atelier
Aurelio Amendola: fotografie 1970-2014
Triennale di Milano
fino all’8 giugno

AMOlinks:
http://www.aurelioamendola.it
http://www.triennale.it/it/