«Ispirare la comprensione del mondo attraverso il fotogiornalismo di qualità»: questo l’obbiettivo del World Press Photo, il più importante premio fotogiornalistico al mondo. 

Dal 1955, una giuria di esperti, diversa per ogni edizione, si confronta per valutare tutte le immagini inviate da ogni parte del mondo alla World Press Photo Foundation di Amsterdam, presentate da fotogiornalisti, agenzie, quotidiani e pubblicate nel 2013 su tutti i media mondiali.

Gli scatti vincitori vanno così a comporre una mostra itinerante che viene allestita in circa 100 città di 45 diversi Paesi del mondo. La sede italiana, attualmente ospite della manifestazione fino all’11 giugno, è la Galleria Carla Sozzani in 10 Corso Como, Milano, assoluta garanzia di eccellenza e centro di un costante stimolo intellettuale.

Continuo con i numeri: 9 sono le categorie tematiche all’interno delle quali vengono selezionate e premiate le fotografie, con l’unico vincolo che le immagini vengano esposte senza alcun tipo di censura; 53 è il numero dei fotografi premiati e 23 sono le loro Nazioni di provenienza; 3 sono le tappe italiane di questo viaggio di immagini: Roma, Milano e poi Lucca; 1 il vincitore assoluto: lo statunitense John Stanmeyer con la sua Signal è stato insignito del Word Press Photo of the year 2013.

Una mostra che racchiude un anno di vita della collettività.
Una mostra, un documento storico.
Una sorta di esposizione universale, in quanto rappresenta la storia del mondo in 365 giorni di vita.

È come guardarsi allo specchio.
Osservare lo scatto è come fare un atto di forza per riconoscere l’attualità.
Anche se difficile da digerire, spesso troppo duro da ricordare, o troppo bello da dimenticare: questi siamo tutti noi, è il mondo di oggi con le sue molteplici sfaccettature.
La solitudine, la lotta, la sofferenza, la malattia, l’affetto, la vittoria, il coraggio, la famiglia, la storia, il corpo, la vita, la morte, l’uguale diversità. 

Attraverso un sistema social di audoguide e didascalie, dopo aver scaricato l’applicazione ufficiale di World Press Photo sul nostro smartphone, digitando il codice è possibile conoscere in tempo reale tutti i dettagli sull’opera, l’autore e il soggetto dell’immagine. Poi tutto quello che capiremo dagli sguardi e dalle assenze, dai volti e dai dettagli, dalle luci e dai tempi morti presenti nelle fotografie sarà il ricordo più forte che ci porteremo dentro, sempre. 

Numero 126: è la fotografia realizzata da Carla Kogelman e vincitrice del primo premio “Observed Portraits”. L’immagine raffigura due sorelle di sette e nove anni, Hannah e Alena, che abitano a Merkenbrechts, in un villaggio di 170 abitanti in una zona isolata dell’Australia. Vivono una vita spensierata, fortemente legate da un intenso amore fraterno. Soggetto è la bellezza dell’amicizia, la semplicità dell’affetto, il calore del gesto lontano dal mondo complicato “dei grandi”.

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

Numero 129: è la fotografia di Peter Van Agtmael, secondo posto per il premio “Observed Portraits”. Bobby Henline è il soggetto della foto. Si legge: «42 anni, è l’unico superstite dell’esplosione che ha fatto saltare in aria il veicolo militare su cui viaggiava durante la sua quarta missione in Iraq, il 7 aprile 2007. Aveva le ossa del volto fratturate, ustioni su quasi il 40 percento del corpo e successivamente ha subito l’amputazione della mano sinistra». Durante la convalescenza ha tenuto alto il morale degli altri soldati feriti raccontando barzellette e il suo analista lo ha esortato a darsi al cabaret. Oggi fa il comico e, durante il suo spettacolo, le battute sulle sue ferite sono le più numerose.
Si vede: la serenità nella sofferenza, la meraviglia dell’interiorità in un mondo alla ricerca della “perfetta” estetica. Si sente: coraggio, grande coraggio, nel mettere la propria faccia, il proprio corpo e la propria vita al servizio del sorriso degli altri dopo aver conosciuto il male della morte e della guerra.

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

Numero 118: la fotografia è di Chris Mcgrath, vincitore del primo premio “General News”. L’immagine racconta che «l’8 novembre il tifone Haiyan si è abbattuto sulla regione di Vasayas nel centro delle Filippine. Con oltre 6.200 vittime e più di 4 milioni di senzatetto, si tratta del più letale registrato in questo paese».
Il cuore dello spettatore sente la sofferenza della donna che cena da sola in un edifico danneggiato a Tanauan. L’unica compagna è la luce. Speranza in un futuro incerto… 

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

Numero 115: è il lavoro dell’italiano Gianluca Panella, terzo posto nella categoria “General News”. Contesto: le crisi energetiche e condizioni umanitarie. «A novembre 2013, esaurito il gasolio, l’unica centrale elettrica di Gaza ha chiuso. A dicembre, piogge torrenziali e gravi inondazioni a Gaza hanno causato black-out più lunghi del solito. In passato venivano contrabbandate forniture di gasolio dall’Egitto, attraverso dei tunnel sotto il confine. Ma all’inizio dell’anno i fratelli musulmani simpatizzanti di Hamas hanno chiuso la maggior parte delle gallerie. A seguito dell’alluvione, Israele ha temporaneamente revocato il blocco, facendo entrare una fornitura di 450 mila litri di combustibile di emergenza pagata dal Qatar. La centrale elettrica è gradualmente rientrata in servizio, ma le infrastrutture di Gaza restano insufficienti per soddisfarne il bisogno energetico».

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

Numero 105: è l’opera di Fred Ramos, primo premio nella categoria “Daily Life”.
In questo caso, la foto racconta di morti, lutti e sofferenze senza nome e senza volto. Lo rivela a un primo impatto. Si immaginano i corpi, si vedono vestiti nudi. La storia dietro i jeans slavati e il reggiseno fucsia è ancora aperta. Data di ritrovamento: 27 dicembre 2012. Ora: non disponibile. Luogo: vicino a un fiume nel villaggio di Soyanpago, San Salvador. Sesso: femminile. Età: fra i 14 e i 17 anni. La storia dietro i jeans slavati e il reggiseno fucsia è questa: El Salvador ha un tasso di omicidi fra i più alti al mondo, prevalentemente connesso alla guerra tra bande. In molti casi, l’unico modo per identificare le vittime sono i vestiti con cui vengono sepolte.

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

Per questo c’è bisogno di un “segnale”.
Segnale di denuncia per ricostruire solidarietà, per evidenziare frammenti di disastri e ritrovare umanità; segnale di verità per dare dignità e rispetto al dolore; segnale di comprensione attiva e collaborazione.
Segnale che non sfrutti l’orrore per vendere più copie ma che racconti una storia per salvare più vite. Segnale che permetta di superare il trauma, di vincere lo shock e di capire come agire, intervenire, provvedere.

Segnali dal mondo per il mondo.
Per questo, ha vinto Signal di John Stanmer.
Per questo, la sua opera è la “sintesi fotogiornalistica” dell’anno.
Numero 101: «Migranti africani sulla spiaggia di Gibuti di notte, con i telefonini alzati al cielo, cercano di captare la rete della vicina Somalia per raggiungere così le famiglie lontane. Gibuti è tappa usuale per i migranti in transito da paesi come la Somalia, l’Etiopia, l’Eritrea alla ricerca di una vita migliore in Europa o in Medio Oriente».
Questo è ciò che apprendi, ma il tuo occhio ricorderà per sempre il cielo stellato di luminosi telefonini in mano a tristi uomini soli.

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

Perché saper cogliere l’attimo raccontando una storia è un’arte.
Perché il fotogiornalismo è arte.

Ma il lavoro del fotoreporter diventa qualcosa di più dell’arte intesa in senso stretto: è l’arte che rende sensibile la denuncia, assumendo in sé la forza di un messaggio etico cogente; è l’urlo silenzioso – nel rumore caotico del consumo delle immagini – che stride anche per chi non vuole sentire.

È un’azione che richiede coraggio, spesso un do ut des per il mondo: rivelare e rendere pubblica la verità ha un prezzo a volte molto alto, il sacrificio della propria vita.
Come è capitato a Camille Lepag, fotogiornalista francese ventiseienne, uccisa a ovest di Bangui solo qualche giorno fa.
Uno dei suoi ultimi reportage, dedicato alle sofferenze della popolazione civile nel conflitto della Repubblica Centrafricana, riportava questo titolo: On est ensemble, stiamo insieme.

E Camille lascia a noi il peso di questa importante riflessione…

 

#lartedelfotogiornalismo #lavitaelafotografia

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

WORLD PRESS PHOTO at GALLERIA CARLA SOZZANI

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10 CORSO COMO and the Artgirl

 

I was wearing: shirt: Pennyblack + Taiwanese skirt + shoes: Heretica + vintage bag + green lipstick: Dolce e Gabbana

Credits:
photo: Irina Mattioli
http://irinamattioli.com/site/
https://www.facebook.com/Irina.Mattioli.Photographer 

INFO:
WORLD PRESS PHOTO
Fotografia e giornalismo: le immagini premiate nel 2014
In mostra dall’11 maggio all’8 giugno 2014
Galleria Carla Sozzani
10 Corso Como
Milano

AMOlinks:
http://www.galleriacarlasozzani.org/
http://www.worldpressphoto.org