Frida Kahlo, tutti la vogliono. Tutti la seguono. Tutti la cercano.
In Italia sicuramente è così.
A Milano, dal 6 giugno al 19 settembre, Photology presenta Frida y Diego. Fotografie di Leo Matiz: una mostra che ha l’obbiettivo di coniugare idealmente le esposizioni Frida Kalho, presso le Scuderie del Quirinale a Roma, e Frida Khalo e Diego Rivera, nel Palazzo Ducale a Genova.

Tre sedi che svelano l’introspezione attenta dell’artista militante, anticonformista, anima e spirito del Messico, ma prima di tutto donna che ha saputo trasforma in arte il suo dolore.

«Ho provato ad affogare i miei dolori, ma hanno imparato a nuotare».

Frida Kahlo y Diego Rivera. Artgirl at Photlogy, Milano

Nata il 6 luglio del 1907
Era nata nel 1910, anno dello scoppio della rivoluzione messicana, come – con convinzione e sensibilità – affermava lei.

Aveva da subito conosciuto il dolore. Il padre soffriva di attacchi di epilessia, lei stessa dall’età di sei anni era stata colpita dalla poliomielite, che le aveva lasciato il piede e la gamba destra deformi, fino a quando non le vennero amputati. Il 17 settembre 1925, l’autobus con il quale Frida stava tornando a casa da scuola, si scontrò con un tram.

«Frattura della terza e della quarta vertebra lombare, tre fratture del bacino, undici fratture al piede destro, lussazione del gomito sinistro, ferita profonda dell’addome, prodotta da una barra di ferro entrata dall’anca destra e uscita dal sesso, strappando il labbro sinistro. Peritonite acuta»: questa la prima diagnosi a un mese dall’incidente.

La costrinse a letto, l’accompagnò verso la pittura e la conoscenza di sé, verso i suoi Autoritratti.
«Dipingo me stessa perché trascorro molto tempo da sola e perché sono il soggetto che conosco meglio».

«Ho avuto due gravi incidenti nella mia vita. Il primo fu un tram, il secondo fu Diego».
Diego Rivera, un uomo che aveva il doppio dei suoi anni, del suo peso, delle sue esperienze artistiche e sentimentali.
Dopo un primo incontro nel 1923, si ri-conobbero nel 1928, grazie a Tina Modotti, e si sposarono l’anno successivo.

E fu «l’unione di un elefante e di una colomba».

Fu una storia d’amore ricca di amore, piena di dolore, gelosie, tradimenti, fatta di viaggi, arte, e ricongiungimenti, povera di figli – Frida non poteva averne –, povera di pace, quando povera in realtà non lo fu mai.

«Nel 1940, Frida Kalho acquistò due orologi di ceramica, nei quali la posizione delle lancette variava in misura minima a significare che le ore tra la separazione da Rivera, segnata su uno degli orologi, e il nuovo matrimonio, segnato sull’altro orologio, erano ore perdute. Gli orologi delle esistenze di Frida e Diego sono partiti con venti anni di distanza l’uno dall’altra».

Erano legati indissolubilmente l’uno all’altra e nemmeno un anno di divorzio, e nemmeno la morte, e nemmeno la lontana sepoltura li poté e li potrà mai separare.

A Milano, la mostra di Photology racconta questo.
Racconta l’intimo vissuto e il personale vivere dell’artista messicana.
Rivela insieme qualcosa di sacrale (nelle sue opere) e di dissacrante (nella sua vita), di mistico e di magico. Lei era un puro e totale vento di novità.
Non esisteva nessuna mezza misura. Non c’era nessun odi et amo nella sua arte, a differenza del sentimento che invece rivolse all’uomo della sua vita.

A raccontare, rivelare e parlare sono i 30 scatti di Leo Matiz, uno dei più originali fotografi della generazione dei fotoreporter che seppe rinnovare la scena artistica dei primi sessant’anni del XX secolo in America Latina, Stati Uniti e Europa.

In Messico, tra il 1940 e il 1948, conobbe e fotografò Frida Kahlo e il marito Diego Rivera a Coyoacan, quartiere di Città del Messico, dove la pittrice abitava fin da bambina.

Seppe inserire in quei ritratti il suo occhio da fotoreporter. Operò da documentarista e autore di biografie. A mio avviso, quelli che nacquero, non furono semplicemente ritratti ma pagine di un diario d’amore.

Frida Kahlo y Diego Rivera. Artgirl at Photlogy, Milano

Frida Kahlo, tutti la vogliono. Tutti la seguono. Tutti la cercano.
Sicuramente, non solo in Italia, è così.
Frida Kahlo: tutti la ammirano.

È icona del movimento femminista e dei diritti dei gay, fonte di ispirazione per artisti, fotografi e stilisti, come Jean Paul Gaultier e Christian Lacroix, solo per fare due esempi.

Ultimamente si assistea una vera e propriaFridamania”, con la speranza, forse, ti tenerla ancora stretta alla vita.

Lei, la donna.
Lei, la figlia e la madre mancata.
Lei, lo spirito del Messico.
Lei, la pittrice.

L’artista che nell’ultimo dipinto, prima di morire, celebra la vita e innalza un suo personale inno. Ritrae dei cocomeri che si stagliano su un cielo azzurro e sulla polpa di una delle fette è scritto “Viva la Vida”.
Anche se la sua speranza era di un’“uscita gioiosa” senza “tornare mai indietro.

#FRIDAMANIA  #followtheartgirl

Frida Kahlo y Diego Rivera. Artgirl at Photlogy, Milano

Frida Kahlo y Diego Rivera. Artgirl at Photlogy, Milano

Frida Kahlo y Diego Rivera. Artgirl at Photlogy, Milano

Frida Kahlo y Diego Rivera. Artgirl at Photlogy, Milano

Artgirl at Photlogy, Eloisa Reverie Vezzosi Milano

I was wearing: shirt: Dixie + skirt: Alberta Tanzini + socks: Calzedonia + taiwanese shoes

Credits: photo: Sofia Anselmi

AMOlinks:
http://www.photology.com
http://www.scuderiequirinale.it/Home.aspx
http://www.visitgenoa.it/it/evento/frida-kahlo-diego-rivera