Un ritratto è per definizione una «raffigurazione di una persona mediante vari mezzi espressivi (pittura, scultura, disegno, ecc.) o sua immagine fotografica: r. a olio; r. a figura intera, a mezzo busto. È una precisa descrizione di qualcuno o di qualcosa; un’esposizione accurata di fatti: fare un realistico ritratto della situazione».

Ma se non fosse sempre così? Se questa estrema precisione non si dimostrasse valida sempre e sempre vera? E se vi presentassi una donna, una Divina Mente, che, nella sua impossibilità di essere definita, fa perdere le vostre certezze portandovi verso impreviste dimensioni?

Sto parlando di Sabrina Querci. Senza aggiungere virgole, senza etichette.

Perché, in realtà, è la donna a essere un animale dal multiforme ingegno…
E lei è la Donna dal multiforme ingegno.
Lei è musa, modella e mente.
Ma adesso ricominciamo da capo. Senza aggiungere virgole, senza etichette.

«Sono nata a Prato tra gli stracci ma frequentavo Firenze», le sue origini sono assolutamente toscane.

«La gioventù della sperimentazione abitava a Firenze, risiedeva lungo le rive dell’Arno. Stili di vita, modi di comportamento, abiti extraterrestri, musiche estreme, gestualità nevrasteniche, arredamenti gotici, slogan postmoderni, gossip culturali, mondanità underground, odori urbani, passerelle infuocate, misticismi plastificati, mode industriali, ironie teatrali, spazzature sofisticate. Come apparire, come muoversi, come ballare, come camminare, come vivere, come consumare, come leggere, come ascoltare, come vedere, come pensare, come stare svegli, come captare, come progettare, come amare. Cosa indosso, cosa ascolto, cosa leggo, cosa guardo, cosa penso, cosa produco, cosa voglio, […] Firenze detta legge, Firenze detta la sua “moda culturale”». (Bruno Casini, Felici & maledetti. “Che fine ha fatto Baby Jane?”.Moda e clubbing Anni Ottanta a Firenze, 2011).

Questa è la Firenze degli anni ’80, questo è il background culturale nel quale la giovane Sabrina Querci si muove e impara come muoversi.

Sabrina Querci by the Artgirl

Prima di dirigersi verso Londra, Parigi, New York, prima di lavorare per riviste come WESTUFF, THE FACE, ID, BLITZ, prima di diventare modella, prima dell’“iperuranio” della moda, come lo definisce lei, prima del vintage, prima dell’arte, prima di lavorare nel gallery/store di Elio Ferraro.

Prima di tutto questo, cosa sognava di fare Sabrina Querci da piccola?
«Fin da bambina desideravo fare la musa. Mio fratello infatti, a soli sei anni, mi trattava come una bambola, mi vestiva e mi preparava gli outfit per la domenica. Il mio sogno era quello di stare in mezzo agli artisti, ai creativi, dover solo rimanere immobile, non dover far niente, essere così presa, vestita e ritratta. Io come una loro fonte di ispirazione».

Sabrina Querci by the Artgirl

L’ardore con cui risponde a questa mia prima domanda è direttamente proporzionale all’imperitura passione per la sua vita, il suo lavoro, il suo impegno e i suoi sogni di bambina che sono diventati realtà. Forse meno immobile, forse non senza dover far niente, sicuramente col suo essere unica ha raggiunto notorietà e fama ed è diventata il modello per tanti, me compresa.

«Mi chiedi come ho raggiunto il successo? Ma io il successo non l’ho mai raggiunto! Mai l’ho cercato! Preferisco il secondo termine che hai usato: “la tua affermazione”. Io non penso di “essere arrivata”, io ho raggiunto però questo: la ricchezza di avere molte persone con cui poter condividere tempo, idee, lavoro».

Chiudo gli occhi per un instante. Immagino Sabrina impegnata in una posa armonica davanti all’occhio attento di un pittore. La immagino custode di memoria, arti e sapere, come le nove celebri figlie di Zeus. La vedo voltarsi e guardare fisso Johannes Vermeer indossando non solo ma soprattutto un orecchino di perla; oppure ispiratrice di Picasso, come fu Dora Maar, di Gustav Klimt, come fu Adele Bloch Bauer, di Salvador Dalì, come Elena Dmitrievna D’jaknova, di Renoir, il pittore delle donne…

La vedo moderna musa tra le moderne muse, tre le donne che lei stessa chiama icone: da Maria Callas a Oriana Fallaci, da Silvana Mangano a Monica Vitti.
A proposito di Monica Vitti, il cui vero nome era Maria Luisa Ceciarelli, Lucia Borloni, in arte Lucia Bosè, Francesca Romana Rivelli, in arte Ornella Muti… Se tu avessi optato per un nome d’arte, quale avresti scelto?
«Babi Marucelli, Babi con la “i”! Il primo era il nome con cui mi chiamavano da piccola, mentre il secondo era il cognome di mia madre e anche della celebre couturier fiorentina Giordana Marucelli: innovatrice, amante delle arti e consacrata dalle sfilate organizzate dal marchese Giorgini a Palazzo Pitti nei primi anni ’50».

Lontano dal sogno, la realtà è il mondo della moda, la verità è che l’arte della fotografia è riuscita a ritrarla.
«Ma non mi sono mai considerata una modella e basta».
E chi è stato l’artista-fotografo che ha saputo interpretarti meglio?

"è Sabrina Diva"

«Questa è una domanda difficile. La mia risposta è un tributo, un ricordo di una cara amica inglese che non c’è più: Luciana Martinez de la Rosa. Mi ha ritratto a fine anni ’80».

 

Recentemente, Sabrina ha fatto parte dell’opera “Amore congelato” di Thomas De Falco, una poetica istallazione raffigurante un gruppo di donne, una famiglia totalmente femminile; mentre nel 2013 era già stata fautrice, per lo stesso artista, della sua “Rinascita”, in «un imponente gruppo scultoreo realizzato attraverso il wrapping, una particolare tecnica ispirata all’arazzo a telaio».

Sabrina Querci by the Artgirl

Durante l’ultima Settimana della moda maschile, il Q21 ha realizzato una mostra di immagini del fotografo Luis Carlos Aguayo che «immortalano Sabrina Querci, ospite della serata» di apertura del “Candy’s Room”. Ha posato, solo per fare un esempio, per Giampaolo Barbieri nella campagna PE 2012 di Rafael Lopez, il cui lavoro è stato definito da Vogue un “andare controcorrente”.

Sabrina Querci by the Artgirl

Ha anche recitato nel corto di Federico Tinelli su Gentucca Bini, in cui il regista milanese si «immagina di entrare nell’anima della stilista». Sabrina Querci è una dei protagonisti del già citato Felici & Maledetti di Bruno Casini, lei, che col suo “Unica regola era l’eccesso”, faceva parte dell’onda creativa del decennio più underground di Firenze.

Sabrina Querci by the Artgirl

Questi sono veloci flash di una vita artisticamente e costantemente attiva, di un’intensa vita di relazione.

Cos’è che ami di più?
«Io amo l’amicizia, la condivisione, i rapporti. Io amo le relazioni».

«Non si trasforma la propria vita senza trasformare se stessi», diceva Simone de Beauvoir. Sabrina Querci è Maestra di “Connessioni” e dal 2011 è ufficialmente fondatrice di Q.Connections: «un concetto che crede nel valore di ogni singola persona, professionista, prodotto e idea», un’infinita rete di contatti, progetti, e menti creative sotto l’egida dell’arte, dell’originalità e della vita di relazioni che Sabrina tanto ama e tanto sa tessere e realizzare.
Ma qual è il filo rosso nel labirinto della tua vita?
«Assolutamente la curiosità verso quello che fanno gli altri».

Sì, perché Sabrina è affamata di arte in senso puro e in tutte le sue forme, di originalità, di idee, di novità; e affamata è sinonimo di curiosa.
«Stay hungry stay foolish!», diceva Steve Jobs.
Allora sorrido quando sento che risponde alla mia curiosa domanda, “Conosci Sabrina Querci se sai che…”, con un’affermazione secca ma simpatica e sincera: «Ama mangiare»!

«Io sono una donna ironica». Questa è la sua confessione e la premessa alla successiva risposta.
Ho deciso di chiedere alla donna che afferma di non essere capace di rientrare in un solo profilo, e che parla della sua figura come “atipica sia fisicamente che professionalmente”, che odia le definizioni e a cui le definizioni non appartengono, che da bambina sognava di diventare musa e che si è affermata come musa, modella, mente e come modello di donna di carattere e di caratteri non convenzionali, quale fosse la sua personale definizione di Bellezza.

«Non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace».

P.S.
Avrei potuto raccontare della prima volta che ho incontrato Sabrina, della nostra seconda chiacchierata, della nostra terza telefonata… avrei ma ho pensato che oggi, 12 settembre 2014, in occasione del compleanno di questa moderna musa, fosse giusto e bello regalare a tutti un ritratto ispirato da lei stessa.

Author of the portrait: Eloisa Reverie Vezzosi
Muse: Sabrina Querci

#HABBYBIRTHDAYSABRINA 

Sabrina Querci by the Artgirl

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Credits:
Photo courtesy: Sabrina Querci

#AMOlinks:
http://www.qconnections.it
http://thomasdefalco.blogspot.it
http://www.vogue.it/sfilate/curiosita/2012/02/gianpaolo-barbieri-per-rafael-lopez-pe-2012-adv
http://www.vogue.it/talents/a-short-film-with/2012/02/inside-gentucca
http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts/2013/10/thomas-de-falco-rinascita
http://www.theblitzkids.com/lucianamartinezdelarosa/menu.html http://www.davidebazzerla.com/index.php?/next-bzz-woman/bzz-woman—springsummer-2012/
http://www.nerospinto.it/nero/2014/il-q21-e-candys-room-danno-il-benvenuto-alla-fashion-week-domenica-12-gennaio/