«Nessuno là dentro osava respirare: io meno degli altri»Queste le parole di Giorgio Soavi, scrittore italiano e ospite privilegiato dell’atelier parigino di Alberto Giacometti. «L’aria dello studio al numero 46 di rue Hyppolyte-Maindron era talmente rarefatta che riusciva difficile anche a me […] tirare il fiato».

Dall’8 ottobre 2014 al primo febbraio 2015 alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, ospiti privilegiati lo saremo tutti.
Al numero 16 di via Palestro, a causare la mancanza di fiato e di parole sarà ancora una volta l’arte del maestro Giacometti.

Mancava a Milano uno spazio interamente dedicato al linguaggio della scultura moderna. Così è stata scelta la nuova GAM, sede d’eccellenza per le sue collezione e per il suo legame col Museo del 900.
A inaugurare il nuovo progetto e l’articolato programma di mostre temporanee è la prima grande esposizione monografica sull’artista svizzero, realizzata dal Comune di Milano, dalla GAM e dal Gruppo 24Ore Cultura, con la collaborazione della Fondazione Alberto e Annette Giacometti di Parigi, che si inserisce nel palinsesto di “Milano Cuore d’Europa”.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

65 anni di vita, 40 anni di vita artistica (dagli anni Quaranta ai Sessanta), 5 sale di opere d’arte.
Alberto Giacometti nasce figlio di pittore impressionista. Dal 1914-15 comincia a dipingere e a dedicarsi alla scultura, realizzando a soli 13 anni il busto del fratello Diego. Dal realismo, dalla Svizzera, dal viaggio e dai lavori fatti in Italia, scappa, sotto l’influenza di Parigi, dell’Accademia e di Bourdelle, approdando al surrealismo dopo un’artistica parentesi cubista, che gli aveva fatto conoscere quel linguaggio stilizzato, e dopo aver partecipato al Salon des Tuileries con la “Coppia” e la “Donna Cucchiaio”. Lasciato il gruppo surrealista, nel 1935 torna a lavorare dal vero e le sue sculture diventano sempre più piccole. Dopo la guerra e il periodo in Svizzera, rientra a Parigi dove le sue opere di nudi e teste si assottigliano e si allungano sempre di più.

Seguono mostre importanti, a cominciare dalla prima personale alla Galleria di Pierre Matisse a New York nel 1948, riconoscimenti importanti, come il Gran Premio di Scultura della Biennale di Venezia del 1962.

Negli ultimi anni del suo suo tormentato percorso artistico, ancora confessava a se stesso: «Perché sento il bisogno, sì il bisogno, di dipingere volti? Perché sono… come si può dire… quasi allucinato dai volti delle persone, e questo da sempre?… Come un segno ignoto, come se ci fosse qualcosa da vedere che non si vede al primo colpo d’occhio, perché?».

Mentre la risposta alla sua arte se l’era data anni prima:
«Io faccio pittura e scultura per mordere nella realtà, per difendermi, per nutrire me stesso, per diventare più grosso; diventare più grosso per difendermi meglio, per meglio attaccare, per fare più presa, per avanzare il più possibile su ogni piano in tutte le direzioni, per difendermi contro la fame, contro il freddo, contro la morte, per essere il più libero possibile; il più libero possibile per tentare – con i mezzi che oggi mi sono propri – di vederci meglio, di capire meglio ciò che ho intorno, capire meglio per essere più libero, più forte possibile, per spendere, per spendermi il più possibile in ciò che faccio, per correre la mia avventura, per scoprire nuovi mondi, per combattere la mia guerra, per il piacere? per la gioia? della guerra, per il piacere di vincere e per quello di perdere».

Una vita riassunta in 63 opere, tematicamente suddivise in 5 sale.
Questo il gioco di incastri di un’ombra etica ed estetica della nostra storia dell’arte.

La prima sezione si apre con la scultura in bronzo della testa del padre e della madre, di Diego e Ottilia, in serio dialogo con le composizioni cubiste che hanno insegnato al giovane Giacometti a liberarsi dalle rigide leggi e linee della figura umana.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Nella seconda, si indaga il legame dell’artista col movimento surrealista (lo sposalizio è durato solo 4 anni, dal 1931 al 1935) quando nacquero gli “oggetti a funzionamento simbolico”, su definizione di Dalì. Sono forme pure, libere e monocrome; sono la “Sfera sospesa”, la “Donna piatta”, la “Coppia”, la “Testa cranio” e la “Donna che cammina”; sono opere in cui comincia a imporsi il gesso come materiale principe di creazione attiva.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

I gessi non devono essere considerati bozze ma veri e propri lavori artistici, sono opere che hanno in sé una vitale e intima traccia del percorso di Giacometti e, insieme ai bronzi e ai disegni, sono dimostrazioni del suo pensiero e della sua creatività. Anche questi infatti non sono bozze ma derivano dalla parallela pratica della copia. Giacometti considerava la copia come un utile mezzo per la comprensione, lo studio e il perfezionamento stilistico. Copiò artisti come Tiziano, Raffaello, Masaccio, Rembrandte sin dal primo viaggio in Italia col padre, il suo moderno Grand Tour, si innamorò di Giotto, Tintoretto e Borromini. Inizialmente pose le figure in cornice, elemento presente anche nelle pitture,come se volesse avvisare l’osservatore di una lontananza di mondi, oltre che di spazi, di tempi e materia.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Compulsivamente disegna, pennella il volto, studia lo sguardo, indaga. Tutto questo è argomento della terza sala, dove piccole teste di donna in legno, bronzo e gesso, poste su piccoli basamenti, si sposano con filiformi e poetiche statue: come “La Radura”, “La gabbia” e le “Quattro donne su piedistallo”, al centro della sala, davanti ad apparenti schizzi da “L’Amor sacro e l’Amor profano” di Tiziano, “Il peccato originale” di Masolino e “La Madonna del prato” di Raffaello.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Perché l’arte di Giacometti è come una nuova ombra che nasce da echi lontani, come memoria di antiche muse.
Perché le potenti ed esili sculture di Giacometti ricordano la semplice bellezza dell’ “Ombra della sera” e a loro volta sono ombre sul futuro della nuova arte.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

«Mi sembrava assurdo correre dietro a una cosa votata in partenza allo scacco totale. Mi sono detto che, se volevo continuare, l’unica possibilità che avevo era di rifare a memoria, di fare soltanto quel che realmente sapevo. Per dieci anni non ho fatto altro che ricostruire. Non cominciavo una scultura se non quando la vedevo con sufficiente chiarezza per realizzarla. E la costruivo in un tempo minimo, il tempo necessario per realizzarla. Erano oggetti più che sculture. Era dunque un periodo piuttosto felice. Passeggiavo, lavoravo, il lavoro in sé non presentava difficoltà, realizzavo ciò che volevo. Ma sapevo che, qualsiasi cosa facessi, qualsiasi cosa volessi, sarei stato costretto un giorno a sedermi davanti a un modello, su uno sgabello, e a cercare di copiare quel che vedevo. Anche se non c’era nessuna speranza di riuscita. Temevo, in un certo senso, di essere costretto ad arrivare a quel punto e sapevo che era inevitabile… Lo temevo, ma lo speravo. Perché le opere astratte che facevo in quel periodo erano esaurite, una volta per tutte. E continuare sarebbe stato produrre sempre opere di quel tipo, farla finita con ogni avventura. Dunque non mi interessava assolutamente più continuare così».

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Così Alberto Giacometti decise di “sedersi davanti al modello” e questo è quello che ci raccontano le opere della quarta sala. Riscopre l’atelier che gli permette di analizzare la figura realizzando una visione composta: il modello vivo si unisce così a tutto il resto dell’umano.

La moglie Annette, il fratello Diego, il filosofo giapponese Yanaihara, l’amante Caroline erano i vicini modelli prediletti. Destinati a lunghe sedute di posa e a vedere nell’opera i loro corpi cancellati da un omogeneo color grigio a causa dell’infelicità dell’artista per il suo lavoro. L’obbiettivo era la somiglianza, rassemblance; il punto fisso era la testa, “testa soprattutto, testa innanzitutto”; il suo obbiettivo fisso era lo sguardo. 

«Un giorno, avendo dimenticato l’impossibilità di fare qualsiasi cosa dal vero, ho deciso di prendere un modello. Immaginavo – mi chiedo ancora come abbia potuto! – Immaginavo di prendere un modello, lavorare otto giorni, vedere chiaro e… avere le carte in regola per disporne, ossia per fare delle composizioni e creare delle opere. Dopo otto giorni mi arresi! La figura era troppo complicata. Mi dissi: “Va bene, comincerò con una testa” . Allora comincio un busto e… invece di veder sempre più chiaro, vedevo sempre meno chiaro, e ho continuato…».

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Scavando nel profondo dell’occhio parallelamente si allontanava dalla realtà, intesa in senso fotografico. Si imponeva di copiare quel che vedeva, per raggiungere la «rassomiglianza assoluta», ma cercava invece di «copiare» quel che vedeva dietro ogni volto: «un certo sentimento delle forme che è interiore e che si vorrebbe proiettare all’esterno».

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Aveva scoperto la sua ossessione: la figura umana, il volto umano, l’occhio.

«Sento il bisogno, sì il bisogno, di dipingere volti […] .
Ogni figura ha l’aria di andare per conto suo, tutta sola, in una direzione che le altre ignorano. Si incrociano, si sorpassano, senza vedersi, senza guardarsi. Non raggiungeranno forse mai la loro meta. […] L’unica cosa che mi appassiona è cercare comunque di avvicinarmi a questa visione che mi pare impossibile esprimere».

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Per le sculture, si concentra su stili diversi e acquisisce visioni del mondo diverse. Lo studio del viso e della figura è basato sulla ricerca di umanità.
L’arte di Giacometti è insieme studio antropologico e metafisico. «La modernità di Giacometti – rivela Catherine Grenier, la curatrice della mostra – sta nell’aver rivendicato l’appartenenza al suo tempo ma anche il superamento del suo tempo».

Questa la cifra della sua contemporaneità.

La vita e la mostra si chiudono con la sua maturità artistica, quando si dedicò a progetti su grande scala. Il lavoro propostogli nel 1958 per la piazza antistante la Chase Manhattan Bank di New York non fu però portato a termine. In un anno si dedicò alle tre grandi sculture del grandioso progetto: in una sala della Galleria d’Arte Moderna, l’ultima per esattezza, sono esposte la quarta versione della “Grande donna”, alta quasi tre metri, e una versione della “Grande testa”, con chiaro riferimento alla testa di Costantino, conservata a Roma.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Ad accompagnare il tanto grande c’è l’infinitamente piccolo: le minute sculture degli anni Quaranta che sempre più si allungano e sempre più si assottigliano.

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

La “donna” ha superficie rugosa, irregolare e grave, come una pietra. È nuda, in piedi, con lunghe braccia parallele che le segnano il corpo. La vita è stretta, i fianchi larghi, i grandi piedi in proporzione. La “donna” non è una donna reale e particolare, la “donna” è “l’essenza palpitante d’un uomo”, è simbolo dell’essere umano qualunque.

La nuda e fredda e grande donna era l’uomo di ieri, di oggi e di dopodomani.
Era Giacometti, ero io ieri, sarai tu e saremo noi anche e soprattutto domani. 

«Non esiste, in arte, il problema d’esprimere un aspetto della vita piuttosto che un altro. Esiste solo quello di esprimersi».

 

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Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

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Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

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Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

Alberto Giacometti, Artgirl at GAM waering Agatha Ruiz De La Prada, Milano

I was wearing: dress: AGATHA RUIZ DE LA PRADA, socks: H&M, shoes: Patrizia Rigotti

Credits:
Photo: ph Cristina Risciglione
Special thanks to
Elio Fiorucci
Agatha Ruiz De La Prada
Linda Brun

AMO info:
Alberto Giacometti
Galleria d’Arte Moderna
8 ottobre 2014 – 15 febbraio 2015
A cura di Catherine Grenier
Una mostra: Comune di Milano, Cultura GAM Galleriad’ArteModerna diMilano, 24ORECultura –Gruppo 24ORE
In collaborazione con: Fondazione Alberto et Annette Giacometti

AMOlinks:
http://www.gam-milano.com/
http://www.fondation-giacometti.fr/en/art/16/discover-giacometti/18/alberto-giacometti-database/