Punto, retta, piano: i primi termini che impariamo a memoria quando da bambini ci approcciamo al mondo della geometria.
Al “punto, retta, piano” Paolo Masi aggiunge il colore.
Punto, retta, piano, colore non solo su carta: la nuova responsabilità dell’occhio.
Perché “la responsabilità dell’occhio”, quella nota, era già stata teorizzata nell’importante testo di Flaminio Gualdoni, totalmente dedicato all’arte di Paolo Masi.
Punto, linea, superficie: l’artistica trinità di Kandinskij.
Al “punto, linea, superficie”, Kandinskij stesso aveva aggiunto il tempo.

A tutto questo, Paolo Masi aggiunge il colore.

A Milano, la Fondazione Mudima aggiunge una nuova esposizione al lungo elenco di personali del maestro Masi, ospitando, fino al 12 dicembre, “Invaders e altre storie”.

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Come artista, Masi è un pittore non figurativo”.
«Io non mi limito solo al piano solo intellettuale, ma mi fermo sul piano fisico, cioè la mano a un certo punto si rifiuta di fare un gesto che ha fatto troppe volte e devo scoprire un gesto diverso, un modo diverso di affrontare la superficie, di affrontare la pittura» (Paolo Masi).

Come artista, Masi è uno sperimentatore.
Come artista, Masi è un tessitore di opere d’arte.
Come artista, Masi è sempre stato libero, dal punto di vista espressivo e civile, e ha sempre creato opere d’arte libere che legittimassero il loro significato nel contesto specifico in cui venivano poste.

Uno spirito libero, un uomo che sa lottare: così è necessario descrivere Paolo Masi che ha saputo affermarsi come artista a partire dall’ambiente fiorentino. Si tratta di una resistenza artistica la sua, volta anche alla diffusione culturale dell’arte. Nel 1974 fu infatti tra i promotori del collettivo “Zona” e, a partire dal ’98, del collettivo “Base”, a Firenze. Nel corso della sua carriera artistica, oltre alla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1978, ha esposto in numerose gallerie e spazi pubblici tra cui il Centre Georges Pompidou (Parigi); la Galleria Numero e Schema (Firenze); Christian Stein (Torino); Palazzo Vecchio e Palazzo Strozzi (Firenze); il Museo della Permanente (Milano); il Museo Pecci (Prato); la galleria Frittelli di Firenze e il Museo d’arte contemporanea di Lissone.

Come Paolo Masi, solo Paolo Masi.
«Misurare è riquadrare, stabilire un sistema di partizioni iterative ordinate, identificare moduli come cellule grafiche e spaziose di cui si colga l’essenzialità della concentrazione silenziosa della catena dei gesti, la sequenza temporale, la non arbitrarietà, l’iterabilità teoricamente illimitata. Tale iterazione, come per ossessione dolce, si fa ritmica, prende impercettibilmente a innescare andamenti processuali e di lettura tipicamente qualitativi, dunque a schiudere un territorio d’ambiguità fervida di senso. Il segno può essere tracciato, prodotto per diverso artificio, come la piegatura o l’incisione o il collage, oppure essere a sua volta fisico, come nel caso delle successive fitte iterazioni lineari prodotte dalla corda e dallo spago. Il segno, ancora, può essere neutro o colorato, instaurare rapporti ritmici basilari oppure elevarsi a corrispondenze più complesse sul piano sensibile» (Flaminio Gualdoni, La responsabilità dell’occhio, 2013).

Tele, cartoni, trame di fili, lastre di plexiglass: le basi dell’arte di Paolo Masi.
Così come si tessono e scrivono storie,
l’artista tesse le sue opere.
Così come le Parche tessono i destini e le vite degli uomini,
l’artista tesse la sua arte vitale.
Costruisce fili di Arianna visibili per guidarci nella sua realtà creata a sua arte e somiglianza.
Per Paolo Masi, «fare arte significa prima di tutto tracciare globalità visive differenziate soltanto dai materiali dell’arte».

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Fondazione Mudima: vado, consapevole, alla scoperta di un mondo nuovo.
Abbandono la dimensione onirica che costantemente accompagna il mio animo e il mio nome come un’ombra.
Lascio la mia ombra all’ingresso, varco la soglia e trovo la realtà di Paolo Masi.

L’approccio è razionale: dell’artista nei confronti della sua pittura, del mio punto di vista nei confronti della sua pittura. Già dalla prima sala, percepisco il suo interesse per le avanguardie russe, De Stijl, il Bauhaus e il design in genere. Come artista, Paolo Masi si rivela un astrattista minimalista e concreto.

Il suo legame con la luce filtra dalle grandi finestre della galleria e colpisce la sua “Parete elastica a dilatazione continua” (1964-2014). La linea geometrica, ente invisibile per Kandinskij, si fa visibile e vita: è colore protagonista, non più limen ma soggetto artistico, non più segno ma intreccio.

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Basta poco e vengo catturata dall’opera come da una gigantesca ragnatela.
Mi scopro così art victim, totalmente immersa, ma non immobile, nel mondo di Paolo Masi.

«Una superficie è un campo disponibile per un’appropriazione.
L’appropriazione può essere di una qualsiasi superficie.
Nel momento in cui un campo, spazio d’azione, viene individuato si attua l’appropriazione».

L’artista lo spazio l’ha vinto, non se n’è semplicemente appropriato. L’ha dominato come ha dominato e imprigionato i miei occhi, ormai ipnotizzati, non da cerchi concentrici ma da linee e segmenti.

«Masi attua una minimalizzazione tecnica e fabrile dell’intervento – scrive Flaminio Gualdoni – i fili tesi sulla parete come a tracciare grandiose archipitture liciniane, le barre d’alluminio, i plexiglas portatori del loro colore, gli specchi, i raggi luminosi d’artificio, pongono primariamente in evidenza il processo formativo, l’aspetto dell’azione, e il suo ruolo modificante in seno alla fruizione e alla concezione stessa del luogo. Il suo è uno stringere con ferocia analitica il perimetro stesso del pittorico nello scavo delle sue strutture di codice: quello del fare, quello del vedere; quello della ragione concreta dell’intervento – in cui la temporalità dell’azione e la sua auscultazione da parte dell’autore sono componente ineludibile – e quello dell’apparenza».

Mi libero, salgo su per le scale o forse – mi domando – salgo di livello? Per caso sono finita in un videogame artistico?
No – mi ravvedo – “Videogame” è il titolo di un’opera di Masi del 2013!

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Dicevo, riprendo il filo, salgo su per le scale e scopro che “La notte è blu”, e non solo dal 1986.
La “Tessitura” del 1975 mi apre la strada: mi indica una linea retta di “Senza titolo” (2014) e di “Cartoni” (1975-76).

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Tecnica mista su cartoni da imballaggio sotto plexiglass”: questo racconta la didascalia.
Opere nate da scatole di scarto reperite presso negozi e magazzini: questo nasconde la didascalia. L’artista è intervenuto con colori a olio, segni di matita, graffi e lacerazioni, con lo scopo di amplificare segni, linee e motivi geometrici, determinati dalla struttura.

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Paolo Masi ha voluto ampliare lo spazio, lui che la superficie l’ha dominata.

«Non più l’essere artista, è in campo, ma il fare arte. […] Da un lato è l’intendimento della superficie come campo d’azione appropriato, fisicamente stabilito. Se tale è l’assunto, è ben chiaro che essa è luogo proprio: e dunque ogni luogo, qualsiasi spazio fisico esistente, è adeguatamente vocato a farsi ambito di operazioni.
Senza gerarchie ormai non più credibili, il rettangolo del foglio o del quadro vale quanto la parete, l’ambiente storico o quello naturale, a patto che nitide ne siano le ragioni d’approccio. Campo dell’azione artistica è ogni ambito l’autore identifichi come situazione affrontabile. Masi sempre ha posto la lucidità feroce del suo intelletto al servizio della passione divorante per l’arte. Questo il suo segreto. Questa la combustione interiore che sempre ha alimentato il suo fare, e ancora scalda le ore felici e vive che egli trascorre nel suo studio: un po’ officina del pensiero, un po’ antro di coboldo felice» (Flaminio Gualdoni).

In “Inserimenti lineari a quantità percettive colore + rifrazione” (1972), sembra che l’artista lo spazio l’abbia voluto misurare, prima di vincerlo.

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Sull’ultima parete, appare inconfondibile il trionfo di Paolo Masi: “Invaders”.

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Lo spazio ormai è esploso, il bianco della parete io non lo percepisco più. Vedo solo smalto, plexiglass, specchi e tanto colore.
Il “dripping” si amplia, il punto si moltiplica, lo spettatore viene accolto nella sua stessa performance: la vita. È un gioco di riflessi di riflesso, di echi, di riflessioni.

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

Ma sono certa di non essere finita in un videogame?

«Il lavorio delle riflessioni si fa, da fisico, mentale. Per schegge, per tagli ottici improvvisi, la concentrazione dello sguardo moltiplica cieli e dettagli architettonici, costringendo la visione a una durata e a un’intensità consapevoli. Si tratta di un’invasione dolce, per certi versi amorevole. Oltre ogni istinto vacuo di provocazione, qui prevale, appunto, la riflessione: il pensiero che pensa, lo sguardo che vede» (Flaminio Gualdoni).

Torno a citare Kandinskij per parlare in realtà dell’arte del maestro Masi: «È il ghiaccio entro cui brucia una fiamma».

#ilghiaccioentrocuibruciaunafiamma #follwotheartgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

"Invaders e altre storie", Paolo Masi by the Artgirl

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Credits:
photo: Denny Di Girolami

AMOlinks:
http://www.mudima.net
http://www.frittelliarte.it/
http://flaminiogualdoni.com/

INFO:
Invaders e altre storie
Paolo Masi
Fondazione Mudima
Via Tadino 26, Milano
14 novembre – 12 dicembre 2014