Sono Picasso, vorrei farle un ritratto”.
«Solo, lasciandosi andare al caso – come teorizzavano i suoi amici surrealisti – rimane affascinato da una diciassettenne dagli intensi occhi azzurri, bionda e sensuale. Le si avvicinò, la portò al cinema e da quel momento divenne la sua amante segreta».

Marie-Thérèse Walter come Fernande, Eva, Olga, Dora, Francoise, Geneviève, Sylvette, Jacqueline; il periodo blu e il periodo rosa come il Cubismo, il Cubismo analitico, il Cubismo sintetico, il Cubismo orfico, il Surrealismo, il Neo-cubismo; e ancora, il Modernismo catalano, il Noucentisme, l’Ultraismo, il Realismo magico, il Vibrazionismo, l’Arte Nuevo, l’Arte metafisica, il Novecento divennero i suoi amori, i suoi figli, i suoi amanti segreti.

Questi sono i nomi delle donne che «entravano e uscivano nella sua vita come lucciole attratte da una lanterna; le fissava sulla tela, le usava sessualmente e quando era stanco le gettava via» (Françoise Gillot).
Queste sono le più importanti correnti artistiche del Novecento.
Questi sono i movimenti artistici che nacquero per contatto, evoluzione o osmosi con Pablo Picasso, uno dei più grandi miti dell’arte del Novecento.

Fino al 25 gennaio 2014, Palazzo Strozzi e Firenze lo celebrano con una meravigliosa mostra, Picasso e la modernità spagnola: un’intensa e interattiva esposizione che si rivela una profonda riflessione sull’arte che riflette l’arte, sul rapporto tra realtà e sopra-realtà, sul confronto tra il modello ispiratore e importanti artisti spagnoli, da Joan Miró a Salvador Dalì, da Juan Gris a Julio González.

Il tema centrale sono le variazioni: di personalità, corrente, stile, animo; i cambiamenti d’arte, vita e storia.
Il tema centrale è la variazione in Picasso, e la variazione è donna.
La modernità è donna.
La Spagna è donna.
Anche la pittura è donna.
Si serviva dell’amore per nutrire la sua arte”, questa è la mia chiave di lettura.

Picasso e la modernità spagnola, organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid e curata da Eugenio Cremona, raccoglie circa 90 opere della produzione di Picasso e di altri artisti e comprende anche un film di José Val del Omar. Tra le opere esposte sono presenti capolavori assoluti come Testa di donna (1910), Ritratto di Dora Maar (1939), per la prima volta esposto in Italia, Il pittore e la modella (1963) di Picasso,Siurana (1917) e Figura e uccello nella notte (1945) di Miró, Arlecchino (1927) di Dalí e poi i disegni, le incisioni e i dipinti preparatori di Picasso per Guernica (1937), mai esposti in numero così elevato fuori dalla Spagna.

Quante vite hanno gli artisti? E i pittori?
Direi una e infinite. Ma non basta affidarci ciecamente alla promessa di eternità fatta dalla fama.
A Firenze, Picasso ne ha nove di vite, ben divise e ben intitolate: Riferimenti, Variazioni, Idea e Forma, Lirismo. Segno e superficie, Realtà e sopra-realtà, Verso Guernica, Il Mostro e La Tragedia, Natura e cultura, Verso un’altra modernità.

Nella prima sala mi accoglie e si rivela “il capolavoro sconosciuto”.
Nel 1931, infatti, apparve il libro di Honoré de Balzac con illustrazioni di Pablo Picasso.

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

La storia dell’opera letteraria riguarda un artista, il maestro Frenhofer, che realizza un dipinto astratto incomprensibile a tutti, tranne che al suo autore, e che per la delusione brucia il dipinto e si uccide. Picasso negò sempre di aver realizzato l’apparato iconografico dell’opera ma nel suo studio d’artista e nelle sue incisioni è possibile vedere il tema centrale del futuro capolavoro Guernica nel rapporto tra il toro e il cavallo.

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

Al centro della sala, è esposta la prima versione in mostra de “Il pittore e la modella” del 27 marzo-7 maggio 1963, il lavoro che idealmente apre e chiude l’intero percorso artistico e di vite.

La seconda vita mi parla a suon di variazioni.
La versatilità del maestro è indice di costante modernità.
Scelto uno stesso tema, una medesima figura, Picasso cambia il linguaggio secondo il tempo, il suo animo e la sua corrente. Non è mai “la stessa cosa”, non è mai lo stesso Picasso.

Così come tutto scorre e non è mai possibile riflettersi nello stesso specchio d’acqua, allo stesso modo le vite di Picasso scorrono e non è mai possibile isolare una singola variazione.

Dalla “Testa di Donna (Fernande)” del 1910, si passa al “Busto” del 1925 e alla “Figura” del 1928. La “Donna” è nuda e prima piega la gamba, poi appoggia la testa su una mano, poi è appoggiata sui gomiti, come Marie Thérèse del 1939. La donna è ritratta come essere multiforme e molteplice nel volto del “Ritratto di Dora Maar” del 1939.
«Un artista non è libero come si potrebbe credere. Non posso ritrarla mentre ride. Per me è una donna che piange. […] Per anni l’ho dipinta in forme torturate non per sadismo o per piacere. Obbedivo a una visione che si imponeva da sola. Era la profonda realtà di Dora, non l’apparenza […] era qualcosa che vedevo oltre lei, era l’incarnazione stessa del dolore».
La donna è madre, moglie, amante e figlia. La donna è la modella del pittore ne “il pittore e la modella” del 3-8 aprile 1963, la seconda versione dell’opera esposta in mostra, il filo rosso dell’intera esposizione, vita e passione.

«Ci si potrebbe veramente convincere che la donna sia stata la liaison di tutta la sua opera», fonte ispiratrice, donna da amare, domare, bruciare.
«Ogni volta che cambio donna, dovrei bruciare la precedente. Così me ne sbarazzerei, e non sarebbero tutte lì a complicarmi l’esistenza. Questo forse mi ridarebbe anche la giovinezza. Si uccide la donna e si cancella il passato che essa rappresenta».

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

L’unica donna amata che sia sopravvissuta al suo fuoco è stata senza dubbio la Pittura.

Nella terza sala, sono circondata dall’ordine razionale dell’arte spagnola. Solitamente drammatica, ricca di pathos e dalla violenta forza espressiva, questa si rivela invece concreto contributo all’arte analitica e costruttiva, dal Cubismo all’Arte (appunto) concreta.
Tutto parte dal “Violino” e dall’“Arlecchino con violino” di Jean Gris, e si evolve nella “Donna con chitarra” di Maria Blanchard, ne “Il sentiero” di Mirò fino all’ “Arlecchino” di Dalì.
Sono opere in musica, dinamiche nelle loro sezioni e colori in contrasto. Sono 49 anni di storia dell’arte, sono le idee della poetica della “forma concreta”.

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

Prima di tutto mi rivolgo alla “Donna laboriosa” di Angel Ferrant, in filo di ferro, legno e corda. Mi scopro nel mondo del “Lirismo” e mi lascio guidare dalla bellezza del segno e della superficie. Come nel 1923, l’arte moderna si è intrisa di una sensibilità nuova dando spazio all’intuizione, all’istinto, al sentimento sempre portatore di gioia vitale, così in questa quarta sala mi libero anch’io.

È l’io lirico che cammina ammaliato dalle opere d’arte presenti nella sala del “lirismo plastico”. Picasso lo sviluppò attraverso gli arabeschi, Mirò attraverso le sue “pitture oniriche”, Bores insieme a Cossio attraverso la “figurazione onirica”, Julio González attraverso la poetica del “disegno nello spazio”. Dal segno e la superficie, passo alla realtà e sopra-realtà della quinta vita. Se la quarta sala aveva dimostrato come la poetica del reale si era volta al Surrealismo, quest’ultima invece rivela come anche il Surrealismo si era volto a un nuovo incontro con la realtà.

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Ci sono i “Naufraghi” di Arteta, composti e in ogni loro parte sofferenti, ci sono “La sposa e lo sposo” di Lopez, che salutano lo spettatore con estremo garbo e raffinatezza, sono “Figure” reali, come quelle di Mallo, che vengono interpretate in un’atmosfera onirica, misteriosa e drammatica. Sono la realtà letta dagli occhi degli artisti del Noucentisme.

La sesta e la settima vita sono legate, poiché sia “il Mostro” che “la Tragedia” conducono verso “Guernica”.

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

Il Mostro è il Minotauro, l’alter ego di Picasso e la sua figura narrante. Incarna contemporaneamente «la bestialità primitiva e l’amore, il carnefice e la vittima, unisce in sé l’animale e l’uomo, il maschio e la femmina». Picasso parla attraverso di lui per raccontare la condizione dell’artista nella modernità.

Nelle sue acqueforti su carta, unendo la saga del Minotauro alla tauromachia, l’artista rivela la sua storia. Basta camminare e osservare, per seguire la sua vita e le sue avventure: “il Minotauro che attacca l’Amazzone”, “il Minotauro vinto”, “il Minotauro morente”. La fine e la condanna per il mitico Mostro è di vagare, cieco ed errante, sotto la guida di una bambina. Nel 1935, con la “Minotauromachia”, Picasso cerca di liberare il mostro e di liberarsi ma la Guerra Civile e la Storia li condussero inevitabilmente alla “Tragedia”.

Come una bomba che distrugge i corpi, le case, le fisiche unità degli uomini e della terra, anche l’opera di Picasso è visibile a pezzi: sono gli studi e i disegni preparatori del suo capolavoro. Sono “Guernica”.

La guerra è pazzia bestialissima”, diceva Leonardo Da Vinci.
Anche la guerra è donna.

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Nel gennaio del 1937, il governo della Repubblica commissionò a Picasso la realizzazione di un murale per il padiglione della Spagna all’Esposizione Internazionale di Parigi. L’artista, privo inizialmente di una particolare ispirazione, avrebbe voluto dedicare l’opera al tema dell’atelier d’artista ma il 26 aprile tutto cambiò. Il bombardamento genocida, organizzato dalla Legione Condor e dalle forze di Francisco Franco sulla città di Guernica, devastò anche l’animo del pittore.

Il primo maggio, Picasso realizzò il primo schizzo. Lavorò intensamente e incessantemente per due mesi, sotto l’occhio fotografico e attento di Dora Maar, sua compagna dell’epoca, che documentò tutto.
Il 4 giugno l’opera poteva dirsi conclusa.

Anche Guernica è donna.

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

3.510×7.825 cm: queste sono le dimensioni dell’immensa tela. La lettura che qui è concessa allo spettatore è però frammentaria, settoriale. A Palazzo Strozzi, parla il Picasso dei disegni preparatori, della costruzione della distruzione nella sua essenza.

Anche la distruzione è donna, così come lo è la vita.

Testa di cavallo”, “Madre con il figlio morto”, “Toro dal volto umano”, “Testa piangente”, tutti mi guardano e io guardo loro. Vivono e gridiamo insieme. Il tema del “Minotauro”, del cavallo, della “Donna torero” si prestano alla “Tragedia”: il toro rappresenta la brutalità e la violenza, il cavallo simboleggia il popolo ed è iconograficamente legato alla donna che piange il figlio morto.

«Ha fatto lei questo orrore? No, l’avete fatto voi» (Pablo Picasso, rivolto a un gerarca nazista che gli chiedeva notizie sul quadro “Guernica”).

Il religioso silenzio degli spettatori che con me riempiono la sala ricorda una veglia funebre. Il rispetto è infinito e il cuore è scalpitante. Gridano il popolo, il cavallo umanizzato e il cuore, all’unisono, in silenzio. Non si percepisce violenza, ma si vede direttamente il bombardamento su “Guernica”. La brutalità è immagine da poco di fronte alla morte negli occhi di volti dai segni cubisti.

L’opera nella sua interezza è acromatica, il dipinto di donna piangente nella sua particolare iconografia reca su di sé accese sfumature di colore: è il dolore unito alla speranza, è la sofferenza unita alla lotta. È lo spirito di Guernica, sicuramente l’opera-bombardamento di tutta l’arte moderna.

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

L’ottava e la nona sala racchiudono trasformazioni e metamorfosi dal sapore di modernità.

Artgirl at Palazzo Strozzi, Picasso e la modernità spagnola

Dal 1927, i soggetti delle opere del maestro Picasso acquistano sembianze naturali e il legame tra mondo minerale, vegetale, animale e umano si fa sempre più profondo. Tutto parte da “La nuotatrice” del 1934, e gli altri seguono.
E così leggo in una chiave nuova, sotto una diversa luce, la “Composizione astratta” di Dalì e la “Figura e uccello nella notte” di Miró. Il legame tra natura e cultura dà vita a nuove interpretazioni, porta alla lettura estetica della terra e a un’interpretazione quasi vernacolare dell’arte. E così davanti alla “Composizione cosmica” di Domínguez mi fermo anch’io.

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«La terza versione de “Il pittore e la modella” chiude il cerchio espositivo della mostra: Picasso riflette sulla pittura, mentre Miró la espande e apre a nuove concezioni. Vicente e Guerrero hanno trasferito la moderna tradizione spagnola nell’ambito della cultura nordamericana; Saura ha raccolto il gesto del Picasso più drammatico trasferendolo alla riflessione sulla Storia. Millares ha unito l’allusione al vernacolare con gli interessi dell’arte internazionale e Tàpies, lavorando sui concetti di materia e muro, grazie alla sua vasta cultura, ha fondato una nuova concezione dell’estetica».

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Picasso ci ha condotto e ancora e costantemente ci accompagna “verso un’altra modernità”. È diventato mito già presso i suoi contemporanei, oggi, nella sua decima vita, appare quasi come essere mito-logico, fantastico… Ma sarà esistito davvero?

«… Non se ne hanno forse le prove? La prima moglie del pittore, Olga Koklova, perse il senno. La sua amante più bella, Dora Maar, Picasso la riempì talmente di botte che impazzì anche lei. La diciassettenne Marie-Thérèse Walter si impiccò. Jacqueline Roque, la seconda moglie, morì suicida con un colpo di pistola. Il figlio Paulo, drogato e alcolizzato, morì a cinquant’anni di cirrosi. Il nipote Pablito morì per avere ingerito il contenuto di una bottiglia di candeggina il giorno del funerale del nonno… Insomma, Pablo Picasso distruggeva chiunque entrasse nella sua orbita di Minotauro» (Romano Giachetti, Picasso: Creator and Destroyer di Arianna Stassinopoulos Huffington, 1988).

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I was wearing: total look: Alberta Tanzini + shoes: Windsorsmith

Credits:
photo: Gianluca Cappellini, http://www.gianlucacappellini.it

Special thanks to:
Ludovica Sebregondi
Lavinia Rinaldi

AMOlink:
http://www.palazzostrozzi.org

INFO:
Picasso e la modernità spagnola
Palazzo Strozzi
20 settembre 2014-25 gennaio 2015
Mostra curata da Eugenio Carmona Con il Patrocinio del Ministero degli affari esteri, Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Ambasciata di Spagna in Italia
Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi; Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía
con la collaborazione di Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze