Dove sta l’artista? Dove sta l’arte?
Che faccia ha l’artista? Che faccia ha l’arte?”
(Michelangelo Pistoletto, 2013).

L’Arte e gli Artisti si trovano a Milano, a Palazzo Reale, nelle sale dell’Appartamento dei Principi, dove “GROWING ROOTS – 15 anni del Premio Furla”, a cura di Chiara Bertola, Giacinto Di Pietrantonio e Yuko Hasegawa, ripercorre le dieci edizioni del Premio attraverso le opere dei suoi vincitori.

Dieci stanze per dieci artisti: Sislej Xhafa, Lara Favaretto, Sissi, Massimo Grimaldi, Pietro Roccasalva, Luca Trevisani, Alberto Tadiello, Matteo Rubbi, Chiara Fumai e il duo vincitore dell’ultima edizione Maria Iorio e Raphaël Cuomo.

Dieci vincitori per dieci padrini e madrine di eccezione: Joseph Kosuth (2000), Ilya Kabakov (2001), Lothar Baumgarten (2002), Michelangelo Pistoletto (2003), Kiki Smith (2005), Mona Hatoum (2007), Marina Abramovic (2009), Christian Boltanski (2011), Jimmie Durham (2013) e Vanessa Beecroft (2015).

Dieci patron per dieci titoli, temi e immagini guida: “Talent/um, tolerare”, “The Art is a Fifth element”, “The horse would know, but the horse can’t talk”, “FAME leggi in inglese, read in italian”, “Follow your shadow”, “ON MOBILITY”, “The spirit in any condition does not burn”, “PLEURE QUI PEUT, RIT QUI VEUT”, “ADD FIRE”, “The nude prize”.

«Quando il Premio Furla è nato, nel 2000, era un momento in cui i premi d’arte e le opportunità per i giovani artisti erano praticamente inesistenti e il nostro era un progetto pionieristico e visionario», spiega Giovanna Furlanetto, Presidente di Fondazione Furla e Furla S.p.A.
In quindici anni il Premio ha messo radici profonde e forti e ne ha generate di nuove, pronte a crescere ed espandersi: sono i giovani artisti, le vere “growing roots”.

Giovanna Furlanetto & Eloisa Reverie Vezzosi, "Growing Roots - 15 anni del Premio Furla"

In quindici anni: dove/come/perché/quando/cosa è il Premio Furla?
Nasce da un sogno, come racconta Chiara Bertola. Quando nel 1999, Giovanna Furlanetto le chiese quale fosse il suo sogno e lei raccontò tre suoi progetti, tra i quali c’era il premio d’arte: «Il Premio Furla credo sia una delle tappe che un giovane artista italiano dovrebbe avere nel suo curriculum vitae».

Inizialmente promosso dalla Fondazione Querini Stampalia e da Furla S.p.A. e denominato Premio Querini – Furla per l’Arte, il Premio è stato ideato e curato dalla stessa Chiara Bertola, con la consulenza di Giacinto Di Pietrantonio e Angela Vettese. Da subito concepito esclusivamente su invito,sono stati poi molteplici i cambiamenti nell’organizzazione, nel regolamento e nella stessa sede del Premio che (dopo Venezia e Bologna) oggi arriva a Milano: dalla cadenza annuale delle prime quattro edizioni al nome (che dal 2005 diventa Premio Furla”), dal numero di giurie e selezionatori al cambiamento di sede, fino alle nuove possibilità offerte al vincitore.

«Il meccanismo di selezione degli artisti finalisti avviene a conclusione di un “viaggio” nell’arte italiana contemporanea».
Oggi la sua collaudata e stabilizzata struttura è nota per la sua efficacia e qualità: cinque coppie di curatori, un italiano e un guest curator; una giuria internazionale; il Premio di una nuova produzione oltre al soggiorno in una residenza all’estero.

Definito dalla stessa curatrice “in transito”, il Premio Furla è un riconoscimento nazionale volto alla promozione della cultura europeista, e questa non è unacontraddizione ma la sua peculiarità.

Cos’è?
È «prima di tutto un laboratorio – afferma Chiara Bertola – con il quale si cerca di creare una consapevolezza dell’importanza dell’arte all’interno di una società che vuole innovare e migliorare se stessa». D’altronde, il potere dato all’artista non è mai stato solo quello di eternare ma quello di prevedere il futuro del mondo attraverso la sua opera, la sua idea.

Chi è?
Il premio non è solo il momento finale, la vittoria, il punto di arrivo di un lungo percorso. Il Premio è la grande macchina che lo costruisce e gli dà vita, la giuria, i critici, gli artisti, le opere, i finalisti e gli spettatori, gli osservatori attivi dello spettacolo dell’arte.

Sono radici e sono legami intrecciati, uniti in un flusso di forme, tecniche, stili e movimenti. In “Growing Roots – 15 anni del Premio Furla” non esiste una singola sala per un singolo artista: l’allestimento li coinvolge tutti contemporaneamente, indissolubilmente. Un’opera concepita durante il periodo del premio insieme a un’opera più recente: questa l’addizione perfetta per rappresentare al meglio l’arte dei dieci vincitori. Una mescolanza, un “contrappunto”, un dialogo di urla, echi, commenti e sibili: questo il sentire dell’occhio.

Il Premio ha creato così storie che oggi offre al pubblico, promettendo apertura insieme a facilità di lettura.

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Dopo una prima sala “introduttiva”, a cura di Riccardo Arena, la storia del Premio Furla prende vita, spazio e si concretizza. Che l’arte fosse il quinto elemento senza il quale il mondo non potesse risollevarsi, lo aveva già rivelato Ilya Kabakov nella seconda edizione ma, con questa esposizione, diventa ancora più evidente. Attraverso molteplici tecniche e supporti (dal video alla pittura, dalla stampa ai raggi UV su foglio di plastica specchiante all’uso di una bara e dei biglietti della lotteria) l’arte acquista dieci nuove definizioni e diventa: politica per Sislej Xhafa; dono per Lara Favaretto; corpo per Sissi; “cruda conseguenza economica” per Massimo Grimaldi; “cantiere” per Pietro Roccasalva; evocazione per Luca Trevisani; suono per Alberto Tadiello; azione per Matteo Rubbi; divenire per Chiara Fumai; strumentodicomprensione di un presente evanescente e sempre in fuga” per Maria Iorio & Raphaël Cuomo.

Sislej Xhafa, artista kosovaroche da qualche anno vive a New York, nelle sue opere rappresenta le questioni italiane. L’opera più fotografata e discussa dell’esposizione, Tractatus Logico Flat”(una bara ricoperta di biglietti della lotteria, 2013), racconta del caso che domina le nostre vite: un terno a lotto senza possibilità di certezze.
«A mio parere l’arte è politica: anche nei casi in cui non sembrano esserci riferimenti diretti sono sempre presenti delle filosofie di vita» ha rivelato l’artista a Guido Mulinari, il critico della prima edizione.

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

«Uno scherzo!»: così aveva risposto Lara Favaretto quando Sergio Risaliti, il critico dell’edizione 2001, le aveva chiesto quale fosse stato il suo ultimo lavoro.
Lara Favaretto «si affaccia all’arte – ha affermato Giacinto Di Pietrantonio – lavorando sì sulle località, ma per cercarne le ragioni della creatività spontanea che è questione eminentemente universale. Insomma, la sua è una ricerca dei fondamentali attraverso l’indagine di mondi alla rovescia, dove gli asini possono anche volare».

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Tra le sue valigie, i suoi “Lost and found”, la sua targa in argento e la sua video-opera, l’artista ci rivela infatti che “una risata ci seppellirà” (cfr. la sua opera del 2005 “E una risata vi seppellirà. Omaggio a Gino De Dominicis”).

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Per Sissi l’arte diventa corpo, il suo.
«Vivo tutto sul mio corpo», ha confessato lei alle domande di Alessandro Rabottini. Le sue opere diventano anatomie “autobiografiche” e “ossessive” da cui nascono “abiti-abitati dall’artista”. «Lavorare con il corpo vuol dire partire da dentro: uno studio e una riflessione sul corpo anatomico per accordare l’organismo, un’armonia tra il dentro e il fuori».

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Se la sua fosse arte, se l’era chiesto anche lui. Massimo Grimaldi, vincitore del Premio Furla nel 2003, proprio perché alla vista delle sue opere quell’interrogativo si ripete martellante negli osservatori, senza possibilità di risposta. Si tratta di “un’arte non arte”, “un limbo senza senso”. Sono opere che però testimoniano che “l’arte può realizzare le sue utopie”, parola d’artista!
Alla domanda di Massimo Gioni: «Lavori per soddisfare gli altri o te stesso?», la risposta è stata: «Più semplicemente lavoro per capire me stesso in relazione agli altri».

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Pietro Roccasalva è pittore indipendentemente dal fatto che realizzi quadri, disegni, video o tableaux vivants poiché le sue opere sono tutte studio e immagine delle radici della cultura italiana tradizionale.
«La prepari [l’immagine]. La progetti. E quando la esegui, letteralmente, uccidi il progetto. Quindi un quadro è sempre un’uscita da ciò che avevi preparato».

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

L’arte di Luca Trevisani è costantemente metafora, azioni e reazioni, “piccole farfalle estetiche” secondo Giacinto Di Pietrantonio. Può l’opera di Luca Trevisani a Milano provocare un tornado in Texas? La risposta è sì.
«Mi interessa evocare le cose, lavorare con il montaggio, costruire presenze che nella loro secchezza condensano l’eco di conoscenze condivise e su questo fanno leva per innescare un processo conoscitivo, per costruire uno sguardo».

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Tadiello si ispira alla natura e ai suoi processi di creazione,realizzando opere di cui, per sua definizione, non si sente immediatamente responsabile e che vivono in autonomia in un proprio ciclo. «Il genere che mi affascina è la fantascienza»; l’artista è soprattutto appassionato, studioso, amante della musica e nei suoi lavori è il suono a diventare scultura occupando spazio, vincendo il tempo, la gravità. Il limite della sua arte forse è l’universo stesso, o forse il nulla assoluto.

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Tutte le tecniche, tutti i metodi e mezzi conosciuti: l’opera di Rubbi ha tutte le possibilità espressive. Vengono realizzate opere qualitativamente e quantitativamente smisurate, minuziosamente microscopiche, lavori-gioco, lavori-workshop: un lavoro performativo, un lavoro sperimentale. Trasforma luoghi in situazioni, scolpisce “azioni scultoree”, invita il pubblico a riflettere sul proprio ruolo rispetto alla società in cui vive e celebra così l’incontro tra soggetto e contesto e una domanda sorge naturale: «Qual è per noi l’habitat da riconquistare e da costruire in quanto esseri umani?».

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

La video arte di Chiara Fumai è benzina per il fuoco dell’arte, “ADD FIRE” come afferma il titolo della nona edizione. L’artista recita leggendo, seguendo una sua personale dialettica, e presentando il suo pensiero tra i saperi dell’occultismo, il femminismo radicale, i suoi studi teosofici, cercando di scardinare i linguaggi totalitari, dal marxismo a quello teologico della chiesa, cercando di confrontare il rapporto tra identità femminile e violenza (vediil suo lavoroI Did Not Say or Mean “Warning”).
È condizione umana, diversità, limiti, impulsi, fragilità, contraddizioni.
È inconscio, “mettere fuori”, idea di abbandono.
È una voce di donna per l’arte e nell’arte.

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Maria Iorio & Raphaël Cuomo, figli di immigrati, sono estremamente sensibili al tema della migrazione, come metafora di memoria e simbolo di identità. Hanno come soggetto di indagine l’Italia, il nostro paese fatto persona.
Attraverso le immagini mediatiche, realizzano video-opere dove inseriscono testimonianze,e che diventano a loro volta opere-testimonianze. Sudeuropa” (2005-2007) riguardava gli sbarchi a Lampedusa, Orient Palace” (2008) tratta il tema dell’Orientalismotutti i loro lavori servono come indagine personale attraverso le storie e le vite degli altri: arte alla ricerca di identità.

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

Ho avuto modo di attraversare i 10 anni di vincitori, i 15 anni del Premio e della sua storia.
Ho camminato tra il suo “tolerare” inteso come sostenere, mi sono fermata a riflettere sul pensiero “forte” dell’Arte come quinto elemento insieme all’acqua, l’aria, la terra, il fuoco. Mi sono inserita nella comunicazione tra artisti e ho trovato la loro sintonia, come The horse who would know. Ho seguito le indicazioni e ho letto “fame” in inglese e in italiano, scoprendo che “tra fame e fama esiste un bel po’ di storia”… Ho guardato mani reggere due civette e ho trovato la mia ombra. L’ho seguita. Sempre in movimento, mi sono scoperta “on mobility”, come i viaggi e l’instabilità che caratterizza il nostro tempo. Ho letto che lo spirito può diventare acqua e dall’acqua trarre energia, secondo Marina Abramović. Ho pianto perché potevo, ho riso perché volevo. Mi sono lasciata dominare dal fuoco ardente della passione per l’arte. Ho giocato col fuoco, e sono entrata in uno spazio dove era accesa un’ideale candela, mi sono persa nella tipica condizione di rêverie descritta da Bachelard come «lo stato più fecondo per interrogare l’immaginario poetico e vivere in totale libertà di pensiero». Infine mi sono scoperta nuda, ancora una volta, per volere di Vanessa Beecroft.

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

 Growing Roots - 15 anni del Premio Furla, Eloisa Reverie Vezzosi

#GROWINGROOTS #followtheartgirl 

Credits:
total look: Merry Go Round
photo: Sofia Anselmi

AMOlinks:
www.growingrootsmilano.it
www.comune.milano.it/palazzoreale
www.fondazionefurla.org
il mio articolo flash per i-D Magazine