La fotografia si sottrae”.
Sfugge alle classificazioni canoniche, quelle empiriche (Professionisti/Dilettanti), retoriche (Paesaggi/Oggetti/Ritratti/Nudi) ed estetiche (Realismo/Pittorialismo). Lontano da queste etichette di superficie, vorrei cercare di cogliere la fotografia per ciò che è, ricercarne l’essenza e, se possibile, a sua volta immortalarla.

Ciò che la Fotografia riproduce all’infinito ha avuto luogo una sola volta: essa ripete meccanicamente ciò che non potrà mai ripetersi esistenzialmente […]; essa è il Particolare assoluto, la Contingenza suprema, spenta e ottusa, il Tale (la tale foto e non la Foto), in breve, la Tyche, l’Occasione, l’Incontro, il Reale”. Barthes insegna che la foto è l’attimo, cattura l’istante in modo irripetibile.

Mi allontano dal tipico caos da definizioni.

Io non ricerco definizioni.
Prima di tutto, perché esista la foto deve esistere il suo referente. E questo lo insegna anche Barthes.
La pittura, ad esempio, non lo esige come strettamente necessario. Nel caso di un quadro, il soggetto raffigurato può̀ non essere fisicamente di fronte a chi sta dipingendo. La fotografia è dipendente dalla realtà̀. Può̀ riprodurre qualcosa se e solo se questa esiste, se e solo se il referente è di fronte all’obbiettivo.

Ma siamo veramente sicuri che le cose oggi stiano così?

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

Odio il termine “tendenze”, così come trovo irrilevante e fastidiosa l’etichetta “di tendenza”. Ma ritengo che sia comunque sempre individuabile in ogni forma artistica una linea di gusto, uno stile e una visione del mondo che per quanto possa essere armonica o disarmonica risulti costantemente evidente.
E ritengo questo valido anche nella fotografia.

I 145 stand e le 80 gallerie dell’ultima e recentissima edizione del MIA Fair, la fiera dedicata alla fotografia ideata da Fabio Castelli, hanno dimostrato proprio questa teoria.
Perdiamoci nel non caos tipico da non definizioni.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

Nei suoi Autoritratti, Chantal Michel per la C|E Contemporary “traccia un’originale topografia dell’intimità, dove la dimora è l’abito, il suo corpo il proprio nascondiglio”. Abituata a lavorare attraverso l’azione e la performance, l’artista costruisce storie attraverso la fotografia inventandosi nuovi soggetti grazie all’uso di parrucche, travestimenti e trasformazioni. Sono ragazze in pace nei loro angoli di casa, immobili, che da soggetto diventano oggetto. 

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

I lavori di Betta Gancia, Luisa Menazzi Moretti, Monica Silva e Nobuyoshi Araki sono tre riflessioni sul cibo + 1: la prima, con “Pane e Acqua”, mostra la bellezza delle spighe di grano che ballano al vento; la seconda, con “Ingredients for a Thought” , afferma che il cibo è una forma di autorappresentazione poiché grazie al cibo riconosciamo noi stessi e gli altri, costruiamo storie, combattiamo guerre; la terza, con “GoldenBananaPop” , omaggia l’estetica della Pop Art rielaborando l’immagine iconica di Andy Warhol per Velvet Underground; le polaroid dell’ultimo invece hanno come soggetti sensuali “fiori, nuvole e amanti”.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

Sotto la guida del futurismo di Boccioni e dell’irriverenza cinetica di Duchamp, la città torna a salire ancora una volta. Maurizio Galimberti e Franco Fontana danno voce a una nuova architettura, ideale ma allo stesso tempo reale poiché percepita virtuale ma allo stesso tempo storica da ciascuno di noi. Le metamorfosi urbane sono già avvenute, adesso si tratta solo di prenderne atto. 

Anche Antoine Rose della Mazel Galerie lavora, a mio avviso, con la geografia. Crea mappe fatte di uomini che sembrano punti, grazie agli scatti realizzati dall’alto di un elicottero. L’artista crea un particolare “equilibrium” estetico ispirandosi, afferma, al lavoro di Cézanne in pittura e di Massimo Vitali in fotografia.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

La paura fa… La paura diventa la referente a cui l’artista rivolge il suo obbiettivo.
Caroline Gavazzi porta il suo “FEAR” alla Cécile Gallet Contemporary. Per il progetto della Pinksie, l’artista lavora sulle fobie dei bambini mostrando foto che rivelano il segreto solo una volta alzato il telo.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

In un dialogo tra curiosità, sensibilità e profondità di sguardi al di là delle apparenze, la sua fotografia rompe le barriere costruite dal pregiudizio, dal giudizio e dalla stessa paura. Basta un attimo e una volta alzato il velo, si può essere smascherati scoprendo che anche “l’altro” ha la tua stessa sensibilità. Agnese Purgatorio da tempo lavora al tema della clandestinità unendo alla fotografia le video-installazioni e le performance.
Questa volta, per la prima volta presenta “Learning by doing” alla Podbielski Contemporary.
Da Bari, la sua città natale, osserva le folle di profughi.
Col collage digitale, costruisce storie unendo volti, corpi e tragedie.
Il referente diventa la sua ispirazione, ma la tecnica usata è per definizione “finzione”.
Sono vicende anonime come senza nome sono i suoi diseredati.
Dalla clandestinità” mostra l’artista incinta guidare la folla che cammina sull’acqua e viaggia sicura sotto il suo lo sguardo temerario.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

Dopo aver salutato Versace e Andy Warhol di Wolfgang Wesener per Alidem-L’arte della fotografia e Audrey Hepburn di Barbieri per la Twentynine-Arts in Progress, saluto Giovanni Gastel e le sue cento polaroid 20×25 provenienti dagli anni Ottanta e Novanta, che facevano parte del gruppo dei 200 lavori del maestro esposti da Celant alla Triennale di Milano nel 1997.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

Drik Dickinson immortala invece la vanitas di biblica memoria. Per Antonia Jannone presenta le sue fotografie incentrate sull’acqua, tema centraledel suo lavoro “sia dal punto di vista visivo che allegorico” e che dal panta reiconducono alla casualità che domina le sue composizioni.

Se fotografi un albero “puoi essere certo che non sarà più lo stesso dopo 5 minuti”. Anche Manuel Felisi lavora sul tema della caducità, del rapporto col reale, del visibile. Nasce così la sua “pittura di foto-paesaggio” in mostra alla Fabbrica Eos. Gli alberi non sono dipinti ma fotografati, i fiori sono stilizzati non registrati dalla pellicola. Al momento dello scatto, la natura che avresti voluto fotografare è già cambiata. Questa è la verità.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

Tra paesaggi, viaggi, profughi e divinità, stelle patinate, alberi spogli, bambini piangenti e collage di città, torna la donna “come prima fonte di vita”. La terra è madre, questo lo sappiamo bene.

Bruno Cattani, Carla Iacono e Carmen Mitrotta lavorano a una ri-velazione della figura femminile. Il “velo” diventa il simbolo di questa richiesta di integrazione; gli abiti che la giovane islamica indossa rispecchiano un gusto europeo ma lo chador che porta sulla testa dimostra il suo attaccamento alla tradizione. Il corpo della donna diventa pietra nei muri delle stanze che conservano memorie d’amore.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

Dopo l’uso e l’abuso di Photoshop (sempre a scopo artistico), dopo i ritratti “solcati” di Eric Guo, che allo stand di The Public House of Art di Amsterdam mostra le sue raffinatissime modelle orientali, compare il tema dellamemoria, assolutamente il sempreverde e il più presente nella sensibilità dei fotografi. Massimo Gatti infatti per la Galleria Glauco Cavaciuti presenta “Shapes of Gray”, dove il grigio non è più un colore ma l’input e l’eco che rimanda a memoriee sensazioni lontane.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

La fotografia è “un messaggio senza codice”, “un involucro trasparente”.
È “un’azione immediata” che “non sa mentire”.
Nata con la camera oscura, passa alla “camera chiara”, arrivando all’assenza-di-camera del nostro mondo digitale.
È arte la fotografia? Quien sabe? Chi lo sa e che se ne importa? Mi piace!”, diceva Edward Weston.

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

MIA Fair 2015, Eloisa Reverie Vezzosi, Milano

#MIAfair2015 #followtheartgirl

Credits:
Special thanks to Leitmotiv
Photo: Sofia Anselmi

AMOlink:
miafair.it