Non ho mai trovato la parola “fiera” estremamente positiva. Forse perché associata alla definizione comune di “convegno periodico di venditori e compratori”, o forse e più semplicemente perché le fiere “vere” sono quelle che non ti aspetti.

Il MiArt è un’occasione di riflessione tra passato e presente, moderno e contemporaneo, immersa nella sperimentazione, con l’obbiettivo di creare strategie istituzionali alternative a quelle consuete seguendo un percorso che porti la “fiera” a essere attiva durante tutto l’anno e non solo nei tre giorni dell’evento.
V
olevo aggiungere che è anche un’italianissima incubatrice di importanti realtà internazionali.

Dal 9 al 12 aprile i padiglioni di Fieramilanocity hanno accolto 156 gallerie internazionali, di cui 72 estere. Per il terzo anno consecutivo sotto la guida di Vincenzo De Bellis come direttore artistico, sono state quattro le sezioni confermate anche per questa ventesima edizione: Established (105 espositori suddivisi in Master, Contemporary, e First Step), Emergent (19 gallerie d’avanguardia focalizzate sulla ricerca sui giovani artisti, di cui 16 straniere e 6 alla loro prima esperienza fieristica), THENnow (18 gallerie che su invito hanno messo a confronto un artista storico e uno di una generazione più recente) e Object (13 gallerie attive nel campo del design contemporaneo).

L’elemento che ogni volta si conferma essere il più divertente ma anche il più stancante è il seguire la mappa, cosa che poi si rivela essere una ricerca, una sorta di artistica caccia al tesoro. Dalla A01 all’E21 passando per la ST e dalla semplice t di toilet, b di bar, la più importante m di miatalks mentre all’ingresso troneggiava la v di vip desk.
Ciascuno dei presenti (fra espositori, artisti, compratori, spettatori, amanti dell’arte) una volta entrato ha potuto creare così la sua personale geografia del MiArt.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Sono partita dai BOX.
Dopo un veloce e doveroso salto al BOX02 del Centro Pecci di Prato e Milano, mi sono fermata al “Vapensiero” di Maurizio Anzeri costruito appositamente per Fantom-Marsèll: una scultura mobile realizzata con 39 immagini modificate e ricamate. Se il punto di partenza resta sempre la fotografia, l’ago e filo diventano per l’artista la sua matita “per disegnare e reinventare il mondo”.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Mi trovo così alla Carlos/Ishikawa, E02: non si può sbagliare. Del MiArt, Vanessa Carlos e Naomi Pearce apprezzano il giusto tempo che viene dato all’arte e la possibilità di dialogare in una creativa atmosfera. Dell’artista che loro presentano, Richard Sides, apprezzano il suo “Good Trash”, come lui stesso descrive le sue opere.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

«Tramite il suo lavoro, Hanna Perry osserva, modifica, e sconvolge lo slang, le ripetizioni» e la natura del nostro interattivo scambio di informazioni. Sono alla Jeanine Hoflad di Amsterdam, E15, e la sua videoarte è pura energia.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Dopo le trasparenze dell’opera presentata dalla The Sunday Painter , al loro primo anno al MiArt, e il loro entusiasmo nello scoprire che qui in Italia le persone si prendono più tempo per l’arte, allo stand E016 c’è il sistema luminoso e di potente rifrazione di Amy Lien ed Enzo Camacho, gli artisti della Mathew Gallery che si è aggiudicata il premio “Emergent”, riservato alla galleria ritenuta più meritevole per l’attività di promozione dei giovani.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Pur proseguendo, mi ritrovo all’ingresso. La prima galleria ad accogliere gli spettatori è Lia Rumma, giustamente.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Cosa può dirmi di questa ventesima edizione del MiArt?
«Il livello di quest’anno è altamente qualitativo – afferma Lia Rumma – e il pubblico è estremamente interessato e attento ai nuovi artisti. Io ho fatto una scelta radicale: ho deciso di non portare artisti storicizzati ma di mostrare i lavori di un nuovo gruppo di artisti e sta andando molto bene. Infatti sta riscuotendo un grande successo di pubblico, collezionisti, direttori di musei da tutto il mondo e io sono estremamente contenta della mia scelta. Ho deciso di puntare sul futuro che è anche il nostro presente perché è la storia che scorre sotto i nostri occhi. Dobbiamo solo darle la possibilità di esprimersi. Relativamente ai giovani artisti, se son rose fioriranno e come sempre vincerà il migliore.
L’arte è una gara aperta a cui non posso fare a meno di partecipare».

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Lascio le luci accese delle “Condizioni d’Assenza (Il nome e chi lo porta, a G.) V (Venere medici, 9 a. C.)” di JOSEPH KOSUTH, 1999, un neon bianco di 11×140 cm; e continuo sulla corrente della lettera B.

Enrica Fenaroli dell’Apalazzogallery conferma, anche per la parte Established, l’estrema attenzione rivolta ai giovani mostrandomi i lavori di due artisti africani (Edson Chagas e Ibrahim Mahama) che accompagnano la loro sezione di “personaggi italiani e stranieri di spessore”. Ndr: Tra i lavori nel loro spazio al B16 è possibile trovare un’opera di Chiara Fumai, vincitrice del Premio Furla nel 2013.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Dopo l’elogio della leggerezza rappresentato da “Pour comander à l’air” di Linda Fregni Nagler per la Galleria Monica De Cardenase dell’eleganza, identificato dal “Quantum Void IV” di Antony Gormley per la Galleria Continua, arrivo alla sezione THENnow, unanimemente riconosciuto il “fiore all’occhiello” di questa edizione.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Per un attimo giro a sinistra. Alla coordinate C25 c’è l’artistico dialogo senza tempo tra Jannis Kounellis, della Christian Stein di Milano, e Tony Lewis della Massimo De Carlo, Milano-Londra. Gli Alfabeti e i simboli di una cultura al di là del tempo e della storia del primo si uniscono al messaggio ideologicamente ed etnograficamente preciso del secondo, teso a criticare le tensioni razziali che ancora oggi dominano negli Stati Uniti.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Dal bianco emerge la “Grande parete Studio Marconi MT.6”, realizzata ad hoc per la galleria nel 1976 da Giuseppe Unicini. L’artista dà forma alle ombre, le costruisce, le cementifica. Dona materia e fisionomia stabile all’immaterialità. E lo fa con un monumentale artificio. Dopo il classico e celebre mondo Novecentesco della Tornabuoni Arte in C38, scopro la “Casa di Lucrezio”, una nuova archeologia di Alighiero Boetti, un esclusivo progetto site specific per la Noire Gallery di Torino.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Accanto alla C46, coordinate della G.A.M. di Bolognadove si celebra il centenario della nascita di Leoncillo insieme all’opera del sommo De Chirico, è stata collocata la D27, la Galleria d’Arte Contini dominata dai profili maschili di Igor Mitoraj: un incontro che ha così creato una nuovo asse Bologna-Venezia-Cortina d’Ampezzo-Mestre.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Arrivo a Firenze: in fiera D19, in realtà Frittelli Arte Contemporanea. Trovo esposte opere di Paolo Masi e Pino Pascali. Impossibile non alzare lo sguardo. Il MiArt si rivela essere andato talmente bene che Carlo Frittelli confessa: «Già il primo giorno ho venduto tutti i cartoni di Paolo, anche le sue collezioni più importanti! Sicuramente questo è segno di una ripresa dell’arte italiana».

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Da Firenze a Roma ci vuole circa un’ora e mezza di treno, ma per spostarsi e arrivare alla D16 il tragitto è breve. Magazzino propone opere che riflettono la propria attività contemporanea con un occhio al gusto dell’imminente futuro, la Biennale di Venezia. Sia Elisabetta Benassi che Mircea Cantor saranno infatti presenti alla manifestazione che aprirà le porte a maggio.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

E ancora una volta lascio la luce accesa al neon d’artista, “Ti do la mia giovinezza” mi racconta Mircea Canton.
Estoy Viva” afferma Regina José Galindo per la Prometeo Gallery.
La voce delle donne nell’arte si dimostra potente, nuovamente, inarrestabilmente.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Alla C23, Kaufmann Repetto mostra la sua arte più «rappresentativa, come l’arazzo monumentale di Pae White, e inedita come il lavoro di Adrian Paci». Alla C05, Norma Mangione presenta, in occasione della sua prima volta al MiArt, un’arte che riflette il passato e che è capace di farlo riaffiorare nella mente dello spettatore in modo totalmente inconscio ed evocativo, come il “Senza Titolo” di Francesco Barocco.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Alla D07: doppia vittoria. La giuria del premio Herno ha decretato come vincitori per il miglior progetto espositivo lo stand tutto londinese delle gallerie Richard Saulton e Seventeen. Cosa pensate della fiera milanese? «L’aspetto più importante in assoluto è la sua prospettiva storicistica – affermano David Hoyland, Direttore di Seventeen, e Attilia Fattori Franchini, Associate Director – che tende alla contestualizzazione. E poi il MiArt è grandioso! Amiamo la sua energia!».

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

Doppio era anche lo spazio della C15, condiviso dalla galleria Sprovieri insieme alla ZERO per presentare un progetto curatoriale basato sul tema del ritratto.

50

E con questo dialogo tra artisti, pubblico, gallerie, lettere, coordinate e opere d’arte, io mi fermo alla Z.

La geografia? L’ho sempre trovata una materia utilissima ma poco attraente.
Ho iniziato ad appassionarmene solo quando dalla realtà di cartine mute, fisiche e a volte parlanti sono passata allo studio della globalizzazione: per anni, dalle medie al liceo, la mia geografia è stata questa.

Mutatis mutandis, la geografia artistica porterà sempre più a una globalizzazione dell’arte?
Lo scopriremo solo viaggiando.

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

51

43

30

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

45

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

MiArt 2015, Eloisa Reverie Vezzosi

bis10

001

#MIART2015 #followtheartgirl

Credits:
Special thanks to Vivetta
Photo: Sofia Anselmi

AMOlink:
MiArt
il miart in un flash: il mio articolo per i-D Magazine