Cotone, lana, seta e corpi umani, radici e sangue.
Thomas De Falco aveva disegnato questo nei suoi bozzetti.
2 uomini, 2 donne, 2 bambini e 1 bambina, 3 musicisti: tutti in piedi, seduti, sdraiati sul pavimento di un unico museo per un sola notte.

Ero già stata per lui una dama bianca, inquieta e innamorata dell’amore, che vedeva l’uomo della sua vita solamente in sogno e per questo soffriva. Ero già stata per lui un manichino circondato dal wrapping che usciva fuori dalle mie viscere e sfiorava la mia pelle insieme ai miei pensieri. Una volta, avevo lasciato che usasse i miei rossi capelli crespi al posto della sua rossa lana e che si servisse del mio volto come della sua tela da coprire con trama e ordito. Un’altra, avevo caricato il mio collo di una scultura tessile attaccata alle punte dei miei capelli e lunga oltre un metro e trenta centimetri, con cui avevo vissuto tre giorni di simbiosi artistica prima di dirle addio. Avevo fatto parte di un suo arazzo, uscendo da questo ma rimanendone imprigionata come dentro a una rete. Mi ero spogliata di tutto ma mai della sua arte.

Questa volta però, e per la prima volta, era venuto il momento di passare dall’immagine di un fotografo che immortalava un movimento estatico di un’opera di Thomas De Falco al far parte di una sua performance.
Venerdì 13 novembre, il Museo Marino Marini di Firenze è stato occupato da “RED” di Thomas De Falco a cura di Laura Cherubini: due ore di installazioni tessili che prendono vita, di musiche disarmoniche che animano corpi freddi, di speranze che si illuminano attraverso gli occhi di bambino e di amori che si congelano senza compiersi mai.

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

«Io sono uno scultore tessile e tutto quello che mi rappresenta è l’intreccio», mi aveva detto la prima volta che mi ero seduta a parlare con lui. Si era definito un «tessitore di arazzo contemporaneo che si è appassionato al wrapping», la cui arte si suddivide in tre fasi e che solo in ultima battuta prevede la performance, perché «io faccio parlare la scultura attraverso il corpo e la rendo più direttamente leggibile, diventa immediata. Nelle mie performance creo intrecci legando l’opera ai corpi, ai capelli, alle dita, alla bocca: questi sono contatti fisici estremi e la scultura diventa come un prolungamento del corpo».

Questa volta toccava ai piedi. Jem nel Tempietto del Santo Sepolcro di Leon Battista Alberti; Sabrina, Oliver e io di fianco al “Grande Cavaliere” di bronzo di Marino Marini al centro dell’antico presbiterio; Didi, Ubaldo e Pierfrancesco nella cripta tra le opere di Fredrik Værslev. Per il primo, il violoncello; per noi tre, il pianoforte e per gli ultimi il sassofono: ognuno di noi aveva il suo corpo, il suo wrapping e il suo strumento.

«Il tema della nuova performance è usato da De Falco nel tentativo di congelare “eternamente” l’ideale romantico e ineluttabile dell’amore umano, come un segreto legame in cui anche le radici sono celate». Le radici in aria, i nuovi rami sottoterra: nella sua dedica a Penone, è avvenuto l’innesto “della speranza”. «Un albero è un’opera d’arte quando è ricreato in se stesso come concetto per essere metafora» (Giuseppe Penone).

Il braccio di bimba ha accolto così il tronco d’albero purificato da foglie e imperfezioni. E mentre noi, uomini terresti, soggetti e soggiogati dall’amore, siamo rimasti imprigionati nelle nostre radici, il futuro del mondo, rappresentato dai bambini, si è aperto al nuovo, donando nuova linfa vitale.

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modella Didi Folonari, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modella Didi Folonari, foto Tassili Calatroni

«C’è un colore antico come tutti i colori
del mondo. Quanto l’abbiamo amato
quasi incarnato nel legno di miracolose
predelline, in refettori romanici,
nel buio di cantorie nell’Appennino estivo!
Un rosso come di cuoio, di sangue oscurato
nei pori del legno da un meriggio ancora
vivo, nel XIII o XIV secolo — ciliege
colte negli orti di una Napoli di Re contadini
lamponi cresciuti in un ronzio di vespe
che i secoli hanno relegato
in radure irriconoscibili, e così familiari!
Il rosso di tutta la Storia.
Pulviscoli e bruniture, su Tebaidi laziali…
ambienti umbri, bolognesi, o veneziani
per stragi di innocenti o moltiplicazioni di pani.
Il sangue dell’Italia è in quel rosso di ricchi
dove il quotidiano è sempre sublime,
e la Maniera ha i suoi regni… […]» (Pier Paolo Pasolini, Il rosso di Guttuso, 1962).

Il rosso di Thomas De Falco non è un rosso poetico, fotogenico, edibile, visibile, tangibile… È un rosso nuovo, un neologismo dell’arte.

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modello Olivier Langhendriesi, foto Elena Elli

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modello Olivier Langhendriesi, foto Elena Elli

Nella contemporaneità della nostra arte, siamo abituati al fatto che ogni opera di ogni singolo artista viva di un significato principe, voluto dal creatore del lavoro, che viene poi riletto dalle nostre soggettive interpretazioni. Per Thomas, Jem e Sabrina rappresentava l’amore che non poteva compiersi poiché ostacolato da Olivier e da me. Ma ognuno avrà dato la sua personale lettura alla vita così come alle vite degli altri, di noi altri quattro esseri umani/sculture semoventi.

Dopo “Constellation TN”, dopo “Beauty BH ED”, dopo “Natura Morta W”, dopo “Rinascita”, “Rinascita II Tempo”, dopo “Monologo”, dopo “Frozen Love”, dopo la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, dopo la Triennale Design Museum e la Gloria Maria Gallery – Atelier Les Copains di Milano; “RED” si presenta come un continuum del suo ultimo continuum di “Frozen Love”.

Ho deciso di citare la poesia “Il rosso di Guttuso” di Pasolini perché non è solo la scelta cromatica a legare De Falco a uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo e al pittore di Bagheria. Quel testo faceva infatti parte dell’introduzione di Pasolini alla cartella di venti riproduzioni di Guttuso (disegni dal 1940 al 1962) pubblicata, nell’autunno del 1962. Apparve senza titolo sul n. 23 di “Rinascita” con la riproduzione dell’opera di Guttuso “L’amico del popolo”. Nel filo, nella vernice, nella penna: la firma è rossa per tutti e si rivela simbolo di “rinascita”.

«Ora eccolo nelle nostre mani
non più incarnato alle tele o ai legni
in macchine di bellezza sublime, richieste
dal meriggio della potenza.
Un ingenuo rosso maldestro, appiccicato
alla carta o al compensato
come un baffo o uno sgorbio, legato
alla freschezza casuale e arbitraria
di un atto espressivo che non si vuol esaurire.
Illegittimo, incompiuto, grezzo,
non consacrato mai dalla tecnica che incute
venerazione al devoto, all’umile…
Un’altra sensualità, un altro
mistero…
Ma è fatale che oltre questi anni
il casuale diventi intero,
l’arbitrario assoluto.
I significati diverranno cristalli:
e il rosso riprenderà la sua storia
come un fiume scomparso nel deserto. […]» (Ivi).

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendriesi ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendriesi ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Mi sono ritrovata nelle mani di Thomas De Falco e non ho più voluto uscirne.
Non racconterò i dettagli di tempo e di luogo, e non parlerò di tutte quelle informazioni che tanto hanno di umano quanto poco interessano all’idolatria dell’arte.
Erano le 15:00 di venerdì 13 novembre 2015, sarebbero dovute arrivare le 19:30 e poi alle 21:30 tutto sarebbe finito.
Basti sapere che, varcata la soglia del Museo Marino Marini, io non ero più Reverie.

Come mi succede quando devo far parte delle opere degli altri, delle performance e dei loro figli artistici, la mia identità si tace, per un momento muore e con lei giaccio anche io. Il mio corpo da solo diventa attore, si mette in moto, come vuole l’etimologia della parola, vive una vita propria comandata dall’autore del nuovo libro, della nuova tela, della nuova poesia.

Faceva freddo, molto.
Avevo i piedi congelati e nel procedere sentivo come se le mie fredde ossa sbattessero sul marmo. Avevo lasciato sulla soglia l’abito lungo di seta nera. Sapevo che nella piccola sala laterale dell’edificio riposava inquieto l’uomo di colore dalle radici bianche e che in una perfetta posizione armonica soffriva la lontananza dall’amata. Intanto, ad accompagnare i suoi lamenti, c’era la viola che non teneva conto dei battiti del suo cuore.

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modello Jemberu Perucchini, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modello Jemberu Perucchini, foto Tassili Calatroni

Ero entrata lenta, faceva freddo.
Mi mancava l’aria ma poi l’aria la ritrovavo nelle nuvole create dal mio soffiare costante. Guardavo il cielo sopra di me. Vidi la cupola e mi sentii circondata e protetta dalle sculture del maestro Marini, dai suoi bronzi monumentali e piccoli, tra i quali cominciai a scorgere tracce di trame e orditi.

All’improvviso non ero più sola: Lui, l’uomo bianco dai capelli rossi e dal rosso wrapping, alla mia sinistra, Lei, la donna bianca dai capelli neri e dal wrapping bianco, alla mia destra. Mi svegliai come da un sogno ma senza riuscire ad aprire gli occhi. Come potevo conoscere tutti quei dettagli senza aver mai avuto dono della vista?

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

Sentivo musica, altalenante. Provai a muovermi, inutilmente. Non comandavo più due piedi affusolati ma radici, chissà quanto lunghe, chissà quanto profonde.
Chi sono? Io ero io, Lui era lui, Lei era l’altra diversa da me.
Ero fredda, non era più il freddo a circondarmi, ormai mi apparteneva. “Amore congelato”, forse una malattia?
I miei stati d’animo seguivano la musica ma non si fermavano all’interrompersi a ripetizione di questa. Oscillavo alle sue note, sorridevo ai suoi acuti, soffrivo ai suoi bassi. Ma non potevo piangere. Non potevo aprire gli occhi.

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

Cercavo di muovermi, di alzare la gamba destra, di spingere la sinistra, di sollevarmi sui ricordi delle mie punte dei piedi. Poi sentivo il collo del corpo dell’altro, Lui. Allora appoggiavo la testa sulla sua spalla e seguivamo entrambi il nostro sentire, ascoltare musica, muscoli, mani, cercare di toccare la terra con un dito. Tanto il cielo, per noi, non esisteva più. «La pelle è limite, confine, realtà di divisione. Le palpebre chiuse, l’esatta definizione dei limiti e dello spazio del pensiero, riflettono la notizia del proprio corpo nello spazio» (G. Penone).

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

Sembravamo incarnare “La Cacciata dei progenitori dall’Eden”, l’affresco di Masaccio per la Cappella Brancacci nella chiesa di Santa Maria del Carmine a Firenze. Come facevo a saperlo? Sognando vedevo immagini vive. Secondo l’Antico Testamento, Adamo ed Eva vennero espulsi dal Giardino dell’Eden. Ma noi non potevamo liberarci dalle nostre posizioni, dai nostri amori congelati, dalle nostre fisiche interpretazioni di soggetti artistici.
«La condizione del sogno è la cecità. Si immagina meglio a occhi chiusi. La luce invade la testa. Con gli occhi aperti si assorbe la luce. Con gli occhi chiusi si proiettano le immagini del nostro pensiero sulla volta del cranio, sull’involucro che ci avvolge, sull’interno della pelle, che diventa confine, divisione, definizione del corpo e contenitore del nostro pensiero. Il vedere è contrario al toccare. La palpebra separa il tatto dalla vista. La vista del cieco, l’udito del sordo è la memoria» (Giuseppe Penone).

Continuai a “ostacolare” l’amore dell’altra donna facendo muro con corpo, vene e intrecci. Continuai a cercare di alzarmi, di muovermi sulle punte, di piegarmi senza spezzarmi mai. Siamo uomini o alberi? Respiriamo ombre, riflettiamo la notizia fisica del nostro corpo, cristallizziamo le nostre idee comandate dall’artista, congeliamo il nostro sentire comandato dall’artista… Siamo uomini o arte?
«La natura ricreata a nostra immagine e somiglianza: noi dentro di essa ed essa polarizzatrice dei nostri sentimenti estetici. Una nube, un albero, un fiore, un pugno di terra si situano sul medesimo piano estetico su cui noi ci muoviamo, son parte integrante del nostro mondo? Non la pietra per la sua esteriorità, per la conversione dei suoi valori formali, ma per le qualità del suo essere intimo, per il cosmo che sta dentro di essa?» (Alberto Carniero).

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Jemberu Perucchini, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Jemberu Perucchini, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Tassili Calatroni

Continuai fino a che una voce mi disse che era venuto il momento per me di recuperare le mie radici, di tirarle a me, di riprendermele. In un gesto di assoluta gelosia, cominciai ad afferrarle abbracciandole. Ero ancora fredda. Non sentivo più il mio amore, la mia priorità erano diventate le mie radici. Mi accasciai a terra completamente, circondata dalle mie estremità che con me si erano capovolte.

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Jemberu Perucchini, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Jemberu Perucchini, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Aspettai. La musica si fermò.
Mi dissero che potevo aprire gli occhi e come un neonato che scopre il volto della madre per la prima volta, Thomas mi accolse sicura. Mi volsi alla mia sinistra e notai Jem disteso insieme a noi. Aveva camminato portando le sue radici fino a lì. Gli spettatori applaudirono non so per quanto tempo. Sapevo che avevano amato la perfetta proporzione della prima sala, il gioco di bimbi nell’ultima e speravo avessero amato la nostra danza di amorosi sensi e scambi e non-sguardi. La magia della quarta parete era scomparsa. O forse e più semplicemente, non c’era mai stata.

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries, Sabrina Querci ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modella Didi Folonari, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modella Didi Folonari, foto Tassili Calatroni

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modella Sabrina Querci, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modella Sabrina Querci, foto Alessio Torriti

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modelli Olivier Langhendries ed Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

Thomas De Falco, "Red", Museo Marino Marini, modella Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

Thomas De Falco, “Red”, Museo Marino Marini, modella Eloisa Reverie Vezzosi, foto Elena Elli

 

#RED #followtheartgirl

Credits:
Thomas De Falco, “RED”, Museo Marino Marini, Firenze, 13 Novembre 2015
Models: Sabrina Querci, Eloisa Reverie Vezzosi, Olivier Langhendries, Jemberu Perucchini, Didi Folonari, Uberto Bodini.
Musicians : Umberto Turchi, Matteo Zecchi, Andrea Sernesi
Special thanks: Camilla Morabito, EQUA, Alessandro Galleni, Alberto Salvadori, Gabriella Sorelli, Agnese Sabato, Alessandro Vezzosi

Photo:
Tassili Calatroni
Elena Elli
Alessio Torriti – ATworks (the article’s cover)

AMOlinks:
Thomas De Falco
Museo Marino Marini