TITOLO CANCELLATO

20 luglio 2016
Eloisa Reverie Vezzosi, Emilio Isgrò, Gallerie d'Italia, Milano

Ho cancellato almeno tredici volte l’inizio di questo testo, forse un omaggio inconscio all’artista con cui ho scelto questa volta di dialogare o forse, e più semplicemente, un segno di reverenza, timore, riconoscenza… Vedete? Con Emilio Isgrò non mi riesce trovare le parole giuste.

Eloisa Reverie Vezzosi, Escher, Palazzo Reale

La relatività di Escher è una “Casa di scale”. Ad accogliere il pubblico-ospite, l’autoritratto dell’artista: una litografia di estrema profondità. Poiché prima di riflettere sullo spazio e specchiarsi in esso, è necessario indagare se stessi, i propri cambiamenti e le personali metamorfosi. E così mentre io mi rifletto nei suoi occhi, lui si riflette negli occhi di un altro sé attraverso la sua celebre “Mano con sfera riflettente”.
Quante facce ha l’arte?
Non so se Escher avrebbe risposto “infinite”…
Quanti sono i volti di Escher?
Non so se l’Arte avrebbe risposto “infiniti”…

The Floating Piers, Christo, Eloisa Reverie Vezzosi

Christo ci ha donato la libertà di camminare sull’acqua e indipendentemente da tutto dobbiamo essergli riconoscenti. Per l’artista «è importante che si segua il solo flutto delle onde», e così Reverie si è lasciata cullare insieme a un incessante flusso di pensieri…

CECITÀ ALL’ALBA

6 giugno 2016
Eloisa Reverie Vezzosi, Thomas De Falco, Ara Pacis, Roma

Mi è capitato spesso di dover tenere gli occhi chiusi durante un momento performativo. Sempre, quando ho lavorato con Thomas De Falco è stato necessario non aprirli. Malgrado per un determinato lasso di tempo venissi privata della vista, non mi sono mai realmente soffermata ad analizzare il tema della cecità. Almeno fino a sabato 28 maggio quando, presso il Museo dell’Ara Pacis di Roma, è andata in scena “ALBA”, l’ultima performance di Thomas De Falco curata da Laura Cherubini, alla quale ho preso parte insieme ad altri dodici performer, tre musicisti e una mezzosoprano.

Eloisa Reverie Vezzosi, Jan Fabre, Forte di Belvedere, Firenze

«Che avverrebbe se io dormissi ancora un poco e dimenticassi ogni pazzia?». Se il confine su cui Kafka si muove nel suo racconto più celebre delimita realtà da un lato e immaginazione dall’altro, Jan Fabre con le sue Metamorfosi si spinge alla ricerca di Utopia insieme a guide di spirito, intelletto e simbologia. Reverie si muove nel “campo di battaglia cavalleresco” del Forte di Belvedere per seguire le tracce dell’appropriazione d’artista dei quattro elementi.

"PRIVATE TDF", Thomas De Falco, Masseria Torre Coccaro, Eloisa Reverie Vezzosi

Cosa vuol dire “privato”?
Si potrebbe rispondere con “non pubblico”. Come se l’uso dei contrari fosse sufficiente a dare definizioni…
E soprattutto chi è il soggetto “privato”?

“PRIVATE TDF” di Thomas De Falco è stata la performance in due momenti curata da Laura Cherubini e andata in scena a Brindisi il 23 e 24 aprile. Dopo aver visto “SOLO” e vissuto sulla sua pelle “WAITING”, Reverie ce la racconta in presa diretta e ci rivela che prendere-forma è processo catartico.

Joan Miró, Eloisa Reverie Vezzosi, MUDEC, Milano

«L’inizio è qualcosa di immediato. È la materia a decidere». Joan Miró partiva dal colore nero, da un primo impulso, da un sentire viscerale che strutturava lo spazio, e successivamente aspettava… Giorni, settimane, mesi, anni: regalava tempo al suo inconscio

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Eloisa Reverie Vezzosi, Palazzo Reale, Boccioni

Sulla scia del binomio arte-vita, caro ai futuristi, dove sta il sogno?
A occhi chiusi o a occhi aperti, siamo noi stessi sempre “forme uniche nella continuità dello spazio”.
Milano rende omaggio a Umberto Boccioni nella ricorrenza del centenario della sua morte presentando a Palazzo Reale circa 280 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti che onorano così il suo “Genio e Memoria”.

Eloisa Reverie Vezzosi, Anna Conway, Collezione Maramotti

Reverie visita la Collezione Maramotti in occasione della prima personale europea di Anna Conway e dimostra che l’obbiettivo dell’arte è l’arte stessa. L’arte per l’arte, l’arte che sta all’arte, l’arte meno l’arte e anche più. Dato «Art for art’s sake», infinite sono le operazioni possibili col medesimo fine.