Alberto Giacometti

MIELE AMARO

5 giugno 2017
Reverie, la Biennale, Venezia, Padiglione Nordico

Ci vuole tempo per metabolizzare una Biennale. Il secondo significato dal dizionario, dell’unione etimologica di “biennalis” e “annus”, è «di pianta che compie il suo sviluppo entro due anni; nel primo anno sviluppa un brevissimo fusto con una rosetta di foglie e la radice, nel secondo allunga il fusto, eventualmente ramificandosi, fiorisce, produce frutto e semi, dopo di che si secca e muore: es., carota, prezzemolo, barbabietola».
Non voglio paragonare la Biennale d’Arte di Venezia a una barbabietola o a un rametto di prezzemolo poiché per definizione, almeno per questi due anni, la manifestazione vuole essere più viva che mai. Voglio invece partire da un alleggerimento di intenti, di sentire, da un attivismo meno politico e più poetico e forse più vero. “Viva Arte Viva” docet.

Eloisa Reverie Vezzosi, Palazzo Fortuny

Quali sono le proporzioni che regolano l’universo? E qual è il posto che l’uomo occupa in questa armonia?
Ho visitato “PROPORTIO”, l’esposizione organizzata dalla Fondazione Axel e May Vervoordt e dalla Fondazione Musei Civici di Venezia che, fino al 22 novembre, occuperà le eleganti sale di una delle più celebri case museo veneziane, Palazzo Fortuny. Da Marina Abramović, Massimo Bartolini, Michael Borremans, Maurizio Donzelli, Riccardo De Marchi, Arthur Duff, Anish Kapoor e Izhar Patkin fino ad Antonio Canova: esploriamo l’onnipresenza delle proporzioni universali nell’arte.

Artgirl at GAM Milano, Alberto Giacometti

«Nessuno là dentro osava respirare: io meno degli altri». Queste le parole di Giorgio Soavi, scrittore italiano e ospite privilegiato dell’atelier parigino di Alberto Giacometti. «L’aria dello studio al numero 46 di rue Hyppolyte-Maindron era talmente rarefatta che riusciva difficile anche

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