La Biennale di Venezia

MIELE AMARO

5 giugno 2017
Reverie, la Biennale, Venezia, Padiglione Nordico

Ci vuole tempo per metabolizzare una Biennale. Il secondo significato dal dizionario, dell’unione etimologica di “biennalis” e “annus”, è «di pianta che compie il suo sviluppo entro due anni; nel primo anno sviluppa un brevissimo fusto con una rosetta di foglie e la radice, nel secondo allunga il fusto, eventualmente ramificandosi, fiorisce, produce frutto e semi, dopo di che si secca e muore: es., carota, prezzemolo, barbabietola».
Non voglio paragonare la Biennale d’Arte di Venezia a una barbabietola o a un rametto di prezzemolo poiché per definizione, almeno per questi due anni, la manifestazione vuole essere più viva che mai. Voglio invece partire da un alleggerimento di intenti, di sentire, da un attivismo meno politico e più poetico e forse più vero. “Viva Arte Viva” docet.

La Biennale di Venezia, Eloisa Reverie Vezzosi

Viviamo in un mondo fatto di codici, noi stessi lo siamo senza neanche rendercene conto.
Ma esiste anche un codice artistico?
A rispondere ci pensa Venezia e la sua 56esima edizione della Biennale.
Con 89 esposizioni nazionali straniere e su una superficie 46.000 mq + 6.526 mq + 50.000 mq di Giardini, Sale d’Armi e Arsenale nasce “All the World’s Futures”. Le novità di questa edizione sono molte. Seguitemi, vi porto a conoscere i 12 padiglioni che mi hanno fatto più di tutti riflettere sull’attualità dell’arte e sullo “stato delle cose”.